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UN ANTROPOLOGO AI BORDI DELLA STRADA

METTO QUI UNA MIA RECENSIONE A LIBRO DI MAURO MINERVINO “STATALE 18” PUBBLICATO DA FANDANGO.

di franco arminio __

Mauro Minervino è un antropologo calabrese che vive a Paola e insegna a Catanzaro. In questo suo secondo lavoro narrativo parla della strada che percorre ogni giorno, la statale 18 che dà il titolo al libro. Sempre lo stesso percorso, sempre a guardare quello che c’è fuori, la meraviglia residua e l’orrore crescente del mondo esterno. Il libro è giocato su una sola nota: lo sgomento di fronte allo scempio del paesaggio che sta intorno a quella strada. Praticamente ogni frase torna sullo stesso punto, come per gettare acqua su un fuoco che non si spegne.

Ho percorso quel tragitto alcune volte proprio insieme a Minervino. Mi sono fatto l’idea che ispezionando a caso un metro quadro di quel territorio c’è la quasi certezza di trovarsi di fronte a una miniatura del disordine, un disordine che non smette di approfondirsi.

Oggi un antropologo non ha bisogno di andare lontano, basta girare nei dintorni della propria casa per trovarsi di fronte a un paesaggio anomalo. Il territorio come caso clinico, questo è il tema. Minervino con sdegno accorato ci dice che i calabresi stanno rovinando la Calabria e non è colpa solo dei mafiosi, ma di una mentalità diffusa nella stragrande maggioranza dei cittadini.

Non ci sono storie in questo libro. Non ci sono personaggi che parlano, che esprimono pareri. L’autore ci riferisce le sue osservazioni fatte nel suo moto a luogo, da dietro il finestrino. È il libro di un voyeur del paesaggio. La Calabria che sfila sotto i suoi occhi è un corpo nudo e straziato, ingombro di case infilate in un rosario rotto. Non si dà la parola a nessuno. Non ci sono opinioni da raccogliere, non ci sono interviste che possano rivelare chissà cosa. Il referto è sotto gli occhi di tutti.

Minervino ha scritto un libro che ci racconta un luogo tra i più devastati d’Italia. E lo fa non con lo spirito di chi viene da fuori, ma col coraggio di chi questo inferno lo attraversa ogni giorno, senza neppure la speranza calviniana di trovare nell’inferno ciò che inferno non è. So che avrebbe voluto intitolare il libro A sud di Gomorra. E sarebbe stato un titolo molto preciso. In effetti la statale 18 sembra la diretta prosecuzione di luoghi come Scampia o Ponticelli.

In una nazione seria un lavoro del genere sarebbe molto discusso e sarebbe oggetto di riflessione anche per la politica. Questo è un alto esempio di letteratura civile, uno sguardo diretto e senza aloni, senza vaghezze, tutto proteso a far vedere un pezzo d’Italia che forse è la metafora dell’Italia intera.

Dispiace che un libro coraggioso e percussivo, con uno stile folto, mai laconico, atletico e generoso, debba rimanere una questione per addetti ai lavori. Minervino non indugia sui dettagli, è sempre sbilanciato a illustrarci la bulimia cementizia che ha reso quella strada una sorta di città cantiere che occupa ogni spazio vuoto nel poco spazio che c’è tra il mare e la montagna.

Il sud di cui si parla qui non è un sud povero. È però un sud che non legge, che non sa più stare insieme.  Minervino viaggia da solo.  Non ci concede divagazioni. Lo troviamo sempre alla guida e sempre pronto a farsi stupire dall’ubiquità del disastro, da questo perenne aerosol dello scempio. Questo è sicuramente il suo lavoro più compatto, quello che farebbe bene a leggere chi vuole capire il sud nei suoi punti più degradati. Un sud dove si importano mattoni e si esportano persone. Un sud che va sempre più ammucchiandosi ai bordi delle strade, incapace di restare fedele alle sue creste, ai suoi sentieri millenari.

Il sud è una terra sbilanciata, barocca sulle coste, ossuta, desolata al suo interno. Minervino non ha nostalgie del sud arcaico. Lui è intrigato dalla complessità e la Calabria è una terra complicata, di cui coglie molto bene gli aspetti della modernità caotica che si è insediata sulla statale 18. Siamo di fronte a un intellettuale cosmopolita che invece di prendere treni e aerei, sale in macchina e fa la spola tra Paola e Catanzaro. È il libro di un dromofilo, di un inquieto che descrive una terra inquieta. Minervino non intende rassicurarsi o rassicurare, va avanti e indietro, s’indigna ogni giorno, perché ogni giorno la vista si riduce, ogni giorno spunta un muro che abolisce la visione del paesaggio. Nelle sue pagine non ci sono ricette. Si sente che siamo di fronte a un intellettuale isolato, direi quasi esiliato nella sua terra. Non solo non ci sono cenni di speranza verso la classe politica, ma pare che l’autore non intrattenga dialoghi con altri intellettuali o scrittori calabresi. Una scrittura che nasce da avvistamenti solitari, che sembra parlare più alla opinione pubblica nazionale che a quella calabrese.  Ecco il paradosso: si ama un luogo, ma sembrano non esserci persone con cui condividere questo amore. I calabresi li vedi nelle loro macchine, non ci sono belle piazze dove vedere la vita degli altri e fare vedere la propria. La Calabria di Minervino è una terra sciupata e dolente e la statale 18 è il suo nervo infiammato.

Written by Arminio

21 marzo 2011 a 4:12 pm

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5 Risposte

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  1. le parole che più mi hanno colpito: un sud che non legge, che non sa più stare insieme. tornavo col traghetto da procida qualche giorno fa…quasi cinquanta persone ma nessuno leggeva, solo io mi trastullavo con una fiaba di oscar wilde
    attenzione però, sui trenini nel nord italia tutti leggono, ma neanche loro sanno più stare insieme
    impariamo questo oggi: a stare insieme

    sergio gioia

    21 marzo 2011 at 7:51 pm

  2. Grazie dell’informazione e della bella recensione; leggerò presto “Statale 18” di Mauro Minervino che saluto :-))e spero di rincontrarlo anche quest’anno a Cairano 7x, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    21 marzo 2011 at 8:30 pm

  3. dopo aver letto il libro di Mauro Minervino inviterò mia figlia Chiara,etno antropologa di scuola senese francese, attualmente in Senegal per studio osservazionale sul “campo”, a mettersi in contatto con Mauro, un bell’incontro che potrebbe tenersi nella piazza del Convento di Bisaccia alla presenza del Profeta

    Complimenti per la recensione Franco!

    Un caro saluto

    Rocco

    rocco quagliariello

    23 marzo 2011 at 4:51 am

  4. Franco Arminio,
    grazie per il suggerimento di lettura.
    Da far leggere nelle nostre piccole comunità.

    Riprendo una frase: “Oggi un antropologo non ha bisogno di andare lontano, basta girare nei dintorni della propria casa per trovarsi di fronte a un paesaggio anomalo. Il territorio come caso clinico, questo è il tema. Minervino con sdegno accorato ci dice che i calabresi stanno rovinando la Calabria e non è colpa solo dei mafiosi, ma di una mentalità diffusa nella stragrande maggioranza dei cittadini”.

    Il sud ha bisogno di affacciarsi dalla propria finestra senza più edulcorazioni ‘visive’. Il sud è brutto. La campagna/villetta a mare diffusa (contrariamente alla città diffusa del nord) attanaglia il nostro paesaggio.
    Siamo noi – falsi villeggianti/contadini – che abbiamo distrutto la nostra terra.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    Salvatore D'Agostino

    23 marzo 2011 at 4:11 pm

  5. caro franco lo faccio da qua: grazie ancora per la bella lettura, e ai cari amici comunitari dico grazie per i vostri commenti. incoraggiano a restare e a testimoniare; che altro posso fare ancora? penso che quello che succede qui al sud è lo specchio dell’italia malata di oggi, anzi uno specchio malvagio più grande e purtroppo ecumenico. che chiama tutti alla responsabilità. è vero che io sto libro come gli altri, come sempre faccio, non l’ho scritto per i calabresi e che non cerco il prilegio illusorio di interlocutori nativi. sono appena tornato da roma e poi da parma dove ho presentato ss18. succedono cose anche lì ed è vero che lì la gente legge e discute di più, anche se non basta. ma l’amore per i luoghi come quello per le persone non ha più scorciatoie, nemmeno confini e paladini nostrani a cui chiedere appello. non si può più chiedere di amare e custodire a km 0 – come la lattuga o i cetrioli bio: il mondo è ovunque e i fratelli come i sicari si incontrano ovunque. oliviero beha ha segnalato il libro nel suo blog “indietro savoia” dopo la presentazione di roma http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/beha/11/03/beha-lampedusa-strazio.html.
    spero di rivedervi tutti a cairano alla prossima occasione comunitaria.

    mauro francesco minervino

    28 marzo 2011 at 6:04 pm


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