COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

un appunto di enzo luongo

A dirla tutta io considero la nostra attuale condizione, non una sorta di sottosviluppo urbano, materiale e culturale, ma il massimo dello sviluppo possibile sotto ogni forma lo si guardi, se è vero che esso può essere preso a base di discussione di un ipotetico modello di convivenza nuova, quella chiamata ‘nuovo umanesimo’. Avevo immaginato, ai tempi delle iniziative di questo inverno a Sant’Andrea di Conza, di porre le basi vere e concrete per una sorta di “filiera culturale” dell’Irpinia. Infatti di tutte le filiere di cui ci si riempie la bocca quella culturale non è da inventare ma esiste da secoli se vogliamo, essa sopravvive invisa e nascosta alle luci della ribalta. Eppure dà i suoi frutti continuamente assicurando formazione e cultura alle nuove generazioni. In sostanza mentre le altre forse bisogna inventarsele, questa esiste e va solo valorizzata. Immaginavo una sorta di marchio DOP Culturale o altro (è da decidere).

enzo luongo

Written by Arminio

21 marzo 2011 a 10:21 pm

Pubblicato su AUTORI

10 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. caro enzo
    cairano è proprio un’occasione per mettere in luce la nostra filiera culturale.
    vorrei tanto che le immaginazioni su cairano zampillassero da più punti.
    questa tua riflessione merita molti commenti e approfondimenti.

    Arminio

    21 marzo 2011 at 10:54 pm

  2. In tempi di disastri fatali e di brutta guerra ciò che abbiamo è ciò che ci sopravviverà. La nostra forma culturale lo farà indipendentemente da noi e noi solo questo abbiamo in questa terra. Se poi sapremo ampliarla le daremo la dignità che la fisserà nel tempo.

    Nel futuro penso, immagino, che si tenderà a vivere secondo modelli urbani e culturali che noi abbiamo già concepito, sperimentato e strutturato. Senza accorgercene siamo diventati “maestri di vita”.
    Se solo imparassimo a ribaltare i nostri punti di vista in una sorta di controprova culturale!.
    Forse il nostro limite o errore grossolano non è di essere timidi, rancorosi, o altro, ma solo quello di oscillare indecisi da una sola parte dello schermo su cui si svolge la vita. Eppure lo schermo è trasparente e dall’altro lato, il lato dell’eternità, la vita ci apparirebbe meno misteriosa e dolorosa.

    EnzLu

    enzlu

    21 marzo 2011 at 11:40 pm

  3. enzo
    questo tuo commento è vertiginoso.
    sarebbe bello se provassi a scrivere ancora su questo punto, a svilupparlo.
    chiedo a tutti gli amici di rifletterci sopra.

    Arminio

    21 marzo 2011 at 11:52 pm

  4. Filiera culturale Controprova culturale
    Maestri di vita Riflessioni Spunti
    (di rocco quagliariello)

    >>>arrivati ad una certa età, benché si aggravi in ciascuno il pericolo di cedere alla tentazione irresistibile di scriverne, non si leggono più nuovi romanzi, al massimo si rileggono, per gustarli con un sapore nuovo, quelli già conosciuti, i “classici”.

    Senza l’antico calore, piuttosto per cercare nuove idee, “schiarire” tra le righe il processo della creazione o realizzare una “conclusiva” visione dell’opera…
    semmai giustificarne la necessità narrativa e morale.

    La neuroetica studia le basi neurologiche della Morale
    La neuroetica è una disciplina recente della Bioetica e si occupa proprio dei contenuti articolati nel Post e nei commenti che da esso sono scaturiti.

    Il piacere della lettura puo’ diventare ginnastica per la mente , di tal che lo scrittore, il narratore, l’artista creativo, l’intellettuale svolge un ruolo di “ingegnere dell’anima”, come nelle migliori tradizioni letterarie.

    Senonché il rischio per l’intellettuale è quello della propaganda, dell’autocelebrazione, dell’auto referenzialità.

    Il destino dei libri “troppo chiari” è quello di essere quasi inevitabilmente noiosi ed indecifrabili.

    Se, invece , le idee hanno ” i muscoli”, l’Opera acquista Valore, se possiede larghi margini per letture successive e se riesce ad offrire ad ogni attento Lettore la sensazione di averne capito un certo suo aspetto particolare in “quella” maniera.

    Tutte le riduzioni “teatrali” ” rappresentate” dei cosiddetti ” capolavori letterari” sono per lo più superflue, essendo destinate a togliere ai capolavori medesimi proprio quel tanto che li giustifica e spinge gli Autori a gettarsi nella mischia dei “fatti della cronaca”.

    Il “riduttore”, l’ingegnere dell’anima, dovrebbe saper “ridurre” dai fatti minuti, dalla didascalìe, dalle brevi osservazioni ed ottenere tanti atti minuscoli che siano altrettante vedute al microscopio di altrettanti particolari decisivi di un’opera, oppure completare in opera drammatica un cattivo romanzo, aggiungendovi cio’ che il “cattivo autore” non era riuscito a dargli, cioè quei margini necessari al lettore per le sue “ricerche”.

    Nel primo caso occorre l’intelligenza semplice, normale.

    Nel secondo caso necessita il genio, l’intelligenza straordinaria, superiore.

    Sono sempre il Cinema ed il Teatro a chiedere ed usare “riduzioni” di romanzi di letteratura, sicchè il “riduttore” deve “saltare a pié pari”…

    Un mio conoscente, poi impazzito, non tollerava che la sua cameriera spolverasse il suo scrittoio… temendo che il piumino passando sui fogli già scritti ne scompaginasse la punteggiatura!!!

    Detto questo,
    invitando ad occuparsi ,se si ha voglia e tempo, di neuroetica e di neuroni a specchio…

    immagino che la “trasparenza dello schermo” non somigli alla trasparenza del cristallo di Boemia che,come è noto, presenta filigrane tenui di “rosa”, quasi come se per ottenere una trasparenza cristallina pura sia necessario tendere appena appena al “rosa”…

    In tal caso, la cristalleria avrebbe bisogno di una cristalliera per preservarne l’integrità e consentire di ammirarne ,attraverso un altro cristallo,
    purezza e splendore.
    Grazie.

    Absit iniuria verbis.

    Intelligenti, pauca. Semper ,cum grano salis…

    Chissà cosa scriverà adesso , in margine di un testo implicito, il carissimo EnzLu cui invio un saluto cordiale , come pure al Profeta.

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    22 marzo 2011 at 5:01 am

  5. che peccato e che fessi che siamo…
    il ragionare di enzo qui andrebbe raccolto e sviluppato con entusiasmo

    arminio

    22 marzo 2011 at 5:49 pm

  6. un’idea di medicina narrativa in un Post a forte impronta ed impatto culturale, saluti Enzlu…

    >>>molti deliri hanno cause che non possono essere razionalizzate né dal malato né dall’osservatore

    sono proprio i deliri monotematici, tubulari, che non consentono ai deliranti di cogliere l’assurdità del loro delirio, ammettendo che se ascoltassero la loro storia raccontata da “qualcun altro” farebbero persino fatica a crederci, a crederla possibile…

    il grado di consapevolezza del malato rispetto alla sua condizione mentale è variabile, presocchè assente nel paziente “delirante”…

    anche i soggetti semplicemente “depressi” di solito non sono consapevoli della loro condizione depresiva , di inadeguatezza e di smarrimento, blocco dell’azione…

    pensano che il loro sentirsi di non valere nulla e di non avere speranza sia giustificato dalle loro capacità e dalla situazione contestuale socio economica non solo relazionale…

    i pazienti deliranti sanno che il loro delirio tubulare è bizzarro, sanno che i loro “rituali” non hanno finalità e neppure senso, potrebbero addirittura capirne le cause come chiunque altro…

    il livello di consapevolezza correla approssimativamente con il grado di paternalismo rappresentato da un potenziale intervento di prendersene cura…

    se un malato è consapevole della sua condizione patologica, potrebbe richiedere di essere preso in cure, persino curato e potrebbe collaborare attivamente alle cure, attraverso una partecipazione attiva motivata, “compliance”…

    Quando invece non è consapevole della sua condizione patologica, in genere resiste al trattamento e lo subisce passivamente, in questo caso il paternalismo medico prevale sull’efficacia …

    non è semplice ottenere consenso e stima nell’esercizio della professione medica: quando il cittadino paziente si affeziona al medico umano che esercita la sua missione vocazionale con serietà ed umanità oltre che con competenza, generalmente la gratitudine è imperitura e si struttura una relazione di vera amicizia, di grande confidenzialità…

    ma, purtroppo, questa non è la regola oggigiorno, quanto piuttosto l’eccezione.>>>..

    un’idea di medicina narrativa, una proposta culturale per Cairano 2011, se Franco e coll. condivideranno, non dimenticando “nessuno” si intende.

    Un caro saluto

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    23 marzo 2011 at 11:04 am

  7. Da bambino, il cinema mi faceva un enorme “effetto realtà”. Ricordo che andavo dietro lo schermo bianco, dall’altro lato della “rappresentazione”, per vedere se ci fossero davvero in carne e ossa i protagonisti delle storie che scorrevano sul lenzuolo bianco. Aprivo la porticina trepidante e con un senso di attesa allungavo prima il collo, poi avanzavo con passo felpato fino al centro della scena…”volevo” che quei personaggi di luce si materializzassero….Ma “dall’altro lato” mi apparivano solo come ombre indistinte, confuse, senza profondità.In fondo lo sapevo che non potevo incontrarli, ma per un attimo ci avevo creduto, m’ero illuso del contrario. Col tempo mi sono chiesto perchè volevo si materializzasse una realtà fittizia e tutte le risposte che via via mi davo – sociologiche psicologiche – lasciavano sempre fuori il senso ultimo di quel mio autoinganno. Forse non era che tensione a “reinventare” la realtà; tensione che dà sapore a un qualcosa altrimenti ripetitivo e insopportabile. Ciascuno ha una tensione, un soffio. La somma di tutto è ciò che gli antichi greci chiamavano “to pnèuma”, il “soffio vitale”, con l’articolo al neautro, a sottolineare una identità più che di “genere” di “specie”, di tutte le specie viventi.
    Ecco, a me pare che sia questo soffio che vada spegnendosi nelle “forme di vita” fin qui prevalse: forme rapaci da parte del maggior predatore tra le specie viventi. Forse non è l’osservazione dal lato dell’eterno che ci salverà, ma il ritorno a quella tensione, a quell’equilibrio tra Natura e specie viventi gravemente minato dalle nostre culture predatorie.. Forse dovremmo ripartire da qui, con tutto quel che ne consegue, a proposito di “filiere culturali”.
    La bella riflessione di Enzo mi suggerisce questi spunti sul filo del ricordo associativo, a proposito di “sguardo dall’altra parte dello schermo della vita”.

    Salvatore D'Angelo

    23 marzo 2011 at 1:43 pm

  8. Non siamo più capaci di aggrapparci al filo penzolante della realtà, vediamo le cose come vogliono farcele vedere, siamo delle marionette nelle mani dei burattinai. Enzo Luongo, che conosco poco ma apprezzo molto pone un problema fondamentale del nostro esistere. Quasi un essere o non essere e per coloro che sono la cosa fa pensare. Per coloro che ci sono ma non sono risulta essere un pensiero forse delirante. Da parte mia, preferisco leggere e pensare quello che esprime raramente Enzo e non le fandonie moralistiche e filosofiche astratte dei tanti suonatori di pifferi in cerca di serpenti da incantare. La difesa della terra è la difesa della vita e la vita in una cassaforma di cemento armato è una vita costretta, frenata, impedita. Chi come me ama gli spazi, che siano boschi, radure, sentieri o aie spera in una sorta di ravvedimento, ma so che la mia è utopia, i signori del progresso studiano ogni giorno come ucciderci, annientarci, ci fanno passare per retrogradi e non si accorgono delle loro distruzioni, vogliono un mondo dove tutti possano essere controllati e controllabili, vogliono un mondo che possono gestire e noi, noi siamo contro e chi è contro non è. A Cairano cerchiamo di guardare oltre le colline ed i monti che ci circondano, a Cairano fondiamo una scuola di volo, un volo simbolo di libertà e di non allineamento, un volo senza rotte precise, un volo senza torri e controllori, un volo libero come la nostra natura, come la vita, come l’amore, un volo che sappia essere leggero e veloce. Insieme possiamo volare, non vi accorgete che abbiamo le ali ??? basta volerlo.

    giovanni ventre

    24 marzo 2011 at 12:55 pm

  9. …e fare come nella battaglia-sequenza finale di Avatar di James Cameron! Bravo Giovanni.

    Salvatore D'Angelo

    24 marzo 2011 at 1:50 pm

  10. …ma voglio anche raccogliere l’aspetto pragmatico dell’appunto di Enzo, relativo alla proposta della “filiera culturale”. Si, ricordo bene la sua proposta e percepii che non era una priovoczione, ma un qualcosa di possibile e praticabile. Non a caso ogni tanto provio am rilanciare l’idea di una “organizzazione ” meno liquida della CP, ché su questo essa ha proposto e (talvolta) realizzato tanto e bene; e per CP intendo tutta la nebulosa di persone, sigle e associazioni che intorno ad essa e/o in suo nome hanno “fatto, proposto, organizzato”. Se solo volessimo mettere insieme tutto ciò che s’è fatto tra il 2007 e oggi sotto e/o intorni alla sigla CP, vediamo che non si ha nulla da invidiare alle altre “filiere”- Pertanto, sposo la proposta di Enzo Luono e la rilancio come uno dei temi specifici di uno dei quattro fine settimana in cui si articola Cairano 7×2011. E che possa concludersi finalmente con la realizzazione dell’ APS della Comunità Provvisoria. Però, intendiamoci, io non sto dicendo di voler aggregare confusamente tutto e tutti, ma di partire dalle idee paesologiche, il cui significatro è abbastanza chiaro e diffuso. Ma sulla loro base costruire quella filiera culturale (che di certo non sarà mero fatto tecnico organizzativo) la più ampia e rappresentativa possibile, visto che quanto fin qui fatto, salvo rare eccezioni, a mio parare può essere annoverato nella gamma dell’agire paesologico.
    Parliamone. Anzi, ri-parliamone….e alla grande,stavolta!

    Salvatore D'Angelo

    24 marzo 2011 at 2:10 pm


I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: