COMUNITA' PROVVISORIA

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IL CANTORE DEI CAMPI FLEGREI

ABITO LA MIA INCERTEZZA

 

 

 

 

 

 


di Michele Sovente


abito la mia incertezza

senza oppormi al sibilo

di piante e tralicci

conto distrattamente

le ruote che si arrampicano

le rupi sospese

da tempo ho imparato

a stare con gli oggetti in disuso

a archiviare l’effimero

vado avanti come se nulla

più dovesse accadere

tra schermi bui

avidamente respiro

sale muffe catrame

e il bianco ancora mi stordisce

vado avanti per sentire

l’attrito del vento

cedo e cado

se lucidamente abito

l’incertezza mia

senza perché di tutto dubito

BOCCA E OCCHI


bocca e occhi legati

a sudari gualciti

percorro stradine fuori mano

ascoltando insetti che fuggono

rapaci bestiole

tra crepacci e vitigni

resto fermo

poi riprendo a diffondere

la mia ombra inquieta

sono andato tante volte

vicino a steccati di ruggine

masticando parole

e quelle finivano per avvolgermi

come un ragno

soprattutto al tramonto

quando la lingua

si fa crudele

i piedi dopo tanto camminare

mi fanno male

c’è anche il fatto che il sangue

con gli anni ha strane impennate

e sul divano mi distendo

ricordando i nomi

mettendo in fila date

poi bocca e occhi viaggiano

come astri e maree

 

PARLO DI ME


parlo di me
con paesanimetropolitani

sempre più strani

e fuori di sé

li seguo a distanza

sono macchie sono pulviscolo

in dissolvenza

inciampano nel pietrisco

di me parlo

con me senza tregua allevando

il mio tarlo

in curva sbandando

sbadato passo accanto

ai metropolitanipaesani

fischio e canto

loro mi guardano strani

 

IN FONDO


in fondo le cose da dire

si confondono con la cartastraccia

non c’è punto da chiarire

né sintesi da fare

le apparenze in fondo sono

come il mare che sempre trascolora

 

Alcuni inediti tratti dalla rete , a cura di :

http://www.chiaradeluca.com/Michele_Sovente_index.htm

 

Riporto qui di seguito il ricordo-profilo  di  Michele Sovente da parte di Francesco De Core e apparso su IL MATTINO on line di ieri e sull’edizione cartacea di oggi.

 

Se n’è andato in una di quelle giornate fatte d’oro e azzurro che tanto riscaldano il cuore dei veri poeti.
Michele Sovente si è spento così, in un assolato pomeriggio di marzo, nella casa di Cappella, Monte di Procida, il ventre dei suoi Campi flegrei sospesi tra natura e storia, amati sopra ogni altra cosa, il mare di fronte e ogni colore a rimbalzarci dentro: lunedì avrebbe compiuto 63 anni, Sovente, che diceva, divertendosi a nascondere se stesso nelle pieghe dei suoi versi nitidi, taglienti come cocci aguzzi di vetro, di essere impastato di «acqua sangue rovine».

Nato a Cappella, nei Campi Flegrei, nel 1948, docente all’Accademia di Belle arti di Napoli – dove ha insegnato Antropologia culturale finché le forze lo hanno retto prima della resa al male – Michele Sovente ha esordito nel 1978 con «L’uomo al naturale» (Vallecchi) cui sono seguite le raccolte «Contropar(ab)ola» (Vallecchi, 1981), «Per specula aenigmatis» (Garzanti, 1990), «Cumae» (Marsilio, 1998), «Carbones» (Garzanti, 2002), «Bradisismo» (Garzanti, 2008), «Superstiti» (San Marco dei Giustiniani, 2010). Numerosi i premi ottenuti: dal Viareggio al Morante fino al riconoscimento speciale del Premio Napoli nell’ottobre scorso.

 

Nella lingua e nel paesaggio sapeva ritrovare la pasta filiforme della vita, dell’esistenza che scorre tra urti, attriti, fibrillazioni, un andirivieni nello spazio della memoria che non è mai sterile girovagare. Tellurici come la terra che li ha generati, i versi delle ultime raccolte – in particolare “Cumae”, “Carbones”, “Bradisismo” – hanno ritmo inquieto, sono laceranti, riproduzioni di scosse che dal basso esplodono nel cuore del lettore, in un gioco di rimandi, di pulsazioni appunto, di improvvisi scarti, di accelerazioni; non solo intuitività linguistica, quella di Sovente, ma anche sapienza, che è il risultato di una raffinata qualità del sentire – in ciò vicino alle impazienze di Zanzotto, pur senza toccare, volutamente, i picchi sperimentali del maestro veneto.

Di suo – e con una potenza espressiva che mai deborda in ridondanze, e quindi addomesticata con cura, con certosina pazienza, attraverso un processo di scarnificazione letteraria, un togliere anziché un aggiungere – Sovente ha voluto metterci lo spartito delle tre lingue: latino, italiano, napoletano.

Il suo marchio, il senso di una originalità connessa alla storia e alla terra, che qui, piantate nei versi, riprendono anima e corpo. L’eleganza del latino, la cantabilità dell’italiano, la plasticità del napoletano; non c’è altro posto all’infuori dei Campi flegrei e non c’è altro poeta oltre Sovente in grado di impastare la stessa materia, gli stessi colori, la stessa natura, la stessa tradizione con eguale musicalità. Tre partiture, tre momenti apparentemente slegati eppure tenuti assieme dalla stessa capacità di replicare emozioni, adattate all’umore e all’eleganza della lingua scelta. Phantasmata saepe lucem abradunt. Spesso spazzano via la luce, i fantasmi. Che ingrassano le lingue. Pecché comm’ ‘i vampire zùcano ‘u sanghe a tutte cose ‘i lléngue. Le sensazioni sulfuree diventano così battiti di un unico grembo materno, la tana entro cui rifugiarsi; al di là di esso, superata quella soglia, ecco proporsi lo sfinimento e le contraddizioni accecanti della iper-modernità – il caos delle metropoli, l’eden plastificato della tv, il disintegrarsi delle famiglie, la paura del terrore e delle guerre, la decadenza di Napoli, città che inghiotte e divora.

Ma Sovente non è, non può essere definito un nostalgico, o liquidato come tale; la sua parola poetica è una rasoiata, un impulso, una visione: Il piacere di guardare / cresce con gli anni e la solitudine, / aiuta a spostare / il corpo e la mente / dai luoghi dell’abitudine.

E poi Sovente sapeva anche giocarci, nobilmente, con le lingue. Le costruiva e le smontava, le rincorreva, ci pazziava, come solo un’anima pura, dolente e ironica come la sua sapeva fare; incrociando la malinconia del suo incedere ai blu possenti che afferrava nei giorni e nelle notti, d’inverno e d’estate, quasi fosse un personaggio di Chagall o un pittore impressionista.

Brancolava tra le rovine come un rabdomante, Sovente, cercando l’estremo guizzo, la fonte di un’antica luce; figlio della terra instabile, che mai si ferma, ha saputo testimoniare il primordiale e il marginale nell’ora tarda che amplifica sogni e visioni: ogni frammento, ogni fenditura, ogni ferita diventa verso che ci resta attaccato dentro, e non ci abbandonerà.

Venerdì 25 Marzo 2011 – 21:25    Ultimo aggiornamento: Sabato 26 Marzo – 11:36

 

Written by soter54

26 marzo 2011 a 1:34 pm

Pubblicato su AUTORI

3 Risposte

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  1. caro Michele…

    Antonio D'Agostino

    26 marzo 2011 at 1:46 pm

  2. Ho conosciuto Sovente in una sua mostra a San Giorgio a Cremano, 5 o 6 anni fa per una conoscenza comune all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, ma ho avuto modo di apprezzarlo come poeta delle tre lingue leggendolo attraverso i libri Garzanti etc. e, da un po’ di tempo a questa parte, sulle pagine de Il Mattino.
    Sovente ha mostrato originalità e stile attraverso la fusione dei suoi linguaggi (apparentemente dissonanti) che, però, gli hanno permesso una specificità e criticità acuta. egli è un testimone del nostro vivevere concitato metropolitano proteso alla ricerca dell’etnia del verbo, della parola forgiata dal suono per il senso.
    Grazie per il post; avevo letto della sua dipartita su altro giornale.
    Saluti garbati a tutti, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    26 marzo 2011 at 3:29 pm

  3. Michele Sovente vive nei Campi Flegrei a Cappella dove e nato nel 1948. Le tre lingue nelle quali si esprime si propongono come tre lingue diverse ma sorelle che si rincorrono e s insinuano l una nell altra il latino alma mater di tutto quello che noi siamo l italiano ormai prossimo come il latino a diventare lingua morta ma i poeti diceva Pascoli sono sempre poeti di lingua morta il dialetto di Cuma lingua del grembo e del nido di tana dice Sovente sulfureo e ballerino come la terra in cui vive il poeta…..Michele Sovente ha partecipato con Casa della poesia a Napolipoesia nel 2002 e a Napolipoesia nel Parco nel 2009…..

    business

    31 marzo 2011 at 4:17 pm


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