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LE LETTERE D’OTTONE

di Donato Salzarulo

 

Sprofondata nella terra, tra mille

radici e quasi a contatto con le vene

dell’acqua, mia madre non voleva

più tornare alla luce. Anche in questo

diversa.

Quando finalmente Abdul,

un somalo alto come una betulla,

scopre la linea della bara, il pietoso

lavoro si fa lento e attento.

Il primo a rifarsi vivo è il femore,

prima l’uno, poi l’altro. Tibia e perone

sono nelle calze di nylon insieme

alle falangi in frantumi dei piedi.

Si riconosce un angolo di bacino

e raccolte nella sottoveste – dio

se il nylon resiste! – le costole

della cassa toracica scomposta.

Abdul cerca la testa, il cranio

spezzato in tavolette confuse

col legno. Pulisce e ripone tutto

con delicatezza nella cassetta

sul lenzuolino bianco. Ricopre

con un altro lenzuolo e chiude

per sempre.

Mentre Abdul ripone

mia madre nella celletta sopra

mio padre, Giuseppina distribuisce

le lettere d’ottone del suo nome.

La E la prende Elisa,

un’altra E Michela, la L Lucia,

la P Marzia… (Domenico è in Qatar).

Purtroppo, nel disfare il monumento,

ne sono andate perse

diverse.

Al termine mio fratello –  forse per l’ansia

svegliatosi stamattina insolitamente tardi –

recupera la rosa cresciuta sulla tomba

per trapiantarla nel giardino.

Mia sorella conserva le parole

scritte in sua memoria. Io ho il compito

di scriverne altre, ereditando la fama

di parlatore instancabile

di mia madre.

 

29 marzo 2011

 

 

 

Written by Arminio

4 aprile 2011 a 2:29 pm

Pubblicato su AUTORI

9 Risposte

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  1. @ Donato = Bellissima poesia che porta la pietà al cospetto della più amorevole compassione e che mi riporta ad un vissuto amaro e struggente di moltissimi anni fa: al 1962 – ero appena un ragazzo – e incontravo mio padre nelle stesse lacerate circostanze…, Gaetano commosso.

    Gaetano Calabrese

    4 aprile 2011 at 10:14 pm

  2. Grazie, Gaetano!

    Donato Salzarulo

    5 aprile 2011 at 8:19 am

  3. donato se fosse a sud
    se fosse sempre con noi
    saremmo assai più ricchi

    arminio

    5 aprile 2011 at 9:52 am

  4. PARADOSSO

    La parola la scrittura – il suono dell’amore
    è quello che vince il nulla il buio il silenzio.
    In silenzio senza far rumore. Questo c’è…donato.

    Salvatore D'Angelo

    5 aprile 2011 at 11:28 am

  5. Ah, finalmente Salzarulo ritorna alla poesia!La poesia è come un buon vino che va decantato e poi assaporato con calma,è vero…ma non troppo! Aspettavamo da tanto tempo…Ma l’attesa è stata ricompensata con questi versi delicati e commoventi e soprattutto quotidiani, che cosa c’è di più quotidiano della morte?
    Un saluto Giulia

    giulia

    5 aprile 2011 at 8:25 pm

  6. Condivido il pensiero di Giulia e spero che Donato ci regali un bel libro da leggere magari a Cairano, noi verremmo a Cairano per cantare, e fra una canzone a l’altra sarebbe bello ascoltare qualche brano tratto dalla pag.123,125,145,146,156…

    angela

    5 aprile 2011 at 10:26 pm

  7. Donato possiede lo spessore del Poeta, ma anche la vena descrittiva di una Narrazione, di un Racconto.

    Conosce la lingua, sa usarla come meglio non si potrebbe.

    per questo, non soltanto, la mia stima nei suoi riguardi è incondizionata.

    Un affettuoso saluto di vivo compiacimento

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    6 aprile 2011 at 6:16 am

  8. …donato non ho parole ….detto da chi fa una grande fatica a farne a meno…ho voglia di vederti e parlarti e Cairano sarebbe un luogo ancora adatto
    mauro

    Mauro Orlando

    6 aprile 2011 at 5:34 pm

  9. Care amiche ed amici, grazie per le vostre parole e per le vostre belle annotazioni…Ci vedremo con tutti a Cairano.

    Donato Salzarulo

    11 aprile 2011 at 8:20 am


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