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L’asparago selvatico

di vito solazzo

 

Sono un raccoglitore sfegatato. Ho da sempre raccolto di tutto. Nei prati, tra il verde, il mio occhio immediatamente coglie: la cicoria, la bietola , i ramolacci, la borraggine, ……sulla spiaggia, è diretta la selezione per: telline, conchiglie, rami secchi e dalle forme strane,…..nel bosco è facile per me vagliare: more, fragoline, cornioli, prugne …..funghi ed asparagi.

Certamente questa del raccoglitore è una caratteristica acquisita nella mia infanzia. Già nel mese di marzo, nei campi del tenero grano, dovevo saper riconoscere, dalla differenza della pigmentazione dello stelo di due piantine simili, il buono dal cattivo. Era molto più facile individuare e strappare la gramigna, i papaveri, l’achillea che ”lu gralit”: una graminacea selvatica ed infestante  che si presentava identica nella struttura al grano seminato, ma che era necessario estirpare perché, se lasciata nel campo, sarebbe cresciuta togliendo energia alle piantine di grano e avrebbe dato chicchi non desiderati al momento del raccolto. “Eravamo innocenti” all’epoca e non volevamo il “cattivo” nel nostro pane. Unica possibilità: estirpare a tempo giusto. Unico indizio: stelo leggermente rossiccio tendente al violaceo.

Era questa la  palestra di vita che mi allenava a cogliere le differenze nelle somiglianze.

Fintanto che ho avuto a che fare con il grano, difficilmente mi sfuggiva la piantina”cattiva”. E’ da mezzo secolo  circa che non metto più le mani in un campo di grano, continuo però a “sfruculiare”, appena posso, nel bosco, tra rovi e arbusti, alla sommità o alla base delle individuabili asparagine, per mettere le mani sull’asparago selvatico. Sono uno sviscerato e appassionato ricercatore, sono disposto a chilometri a piedi, tra asperità di tutti i tipi, mi lascio facilmente coinvolgere nei racconti di grandi imprese, sono un fanatico dell’asparago selvatico.

In questo periodo ne gusto il tipico e forte sapore in succulenti spaghetti o tenere frittate, ne mangio  con piacere e soddisfazione, ma il vero piacere è la raccolta, la ricerca, l’immissione totale in natura, è il colpo d’occhio, è l’individuare, è l’abbassarsi, lo scansare rami , spini e rovi, lo stare attento alla vipera, l’allungarsi, lo strappare ,l’aggiungere al mucchio, è tenerne in mano un bel mazzetto, è mostrarli  infine con  orgoglio.

In un’epoca dove mostri il tuo potere, comprando e consumando, e più consumi più sei potente, mostrare un bel mazzo di asparagi selvatici, da me raccolto,mi conferma la strada da seguire: la strada del bosco, sentieri appena accennati, sentieri improvvisati, sentieri aggiranti, sentieri sensati, sentieri che mi consentono uno sguardo, un gesto, un contatto, un profumo, un gusto, sensazioni arcaiche che sono lì nel sottobosco o nella radura.

Ma oggi lo sguardo, il gesto, il tatto, l’odorato, il gusto sono ben indirizzati,educati e da noi ben ammirati, anzi invidiati, quindi imitati e ricercati, sono gli sguardi del “Grande fratello”, sono i gesti e le imprese de”L’isola dei famosi”, sono i profumi della pubblicità, sono i gusti dell’asparago surgelato della Findus. E facilmente li troviamo, senza alcuno sforzo, senza muovere ciglio, basta un clic comodamente stravaccati. Senza volere ce li troviamo nella pubblicità televisiva o nelle corsie stracolme dei supermercati, e via giù a riempire e a stracaricare il nostro carrello della spesa. Per gli alimenti e gli elementi naturali? Non c’è problema….tutto è dichiarato conforme e naturalmente naturale,  compreso il mazzo di asparagi selvatici, messo lì in bella mostra  e venduto a costi proibitivi. Il cartello di vendita è chiaro: asparagi di bosco. E tu li comperi perché li conosci e sai che sono diversi dai soliti coltivati e venduti in tutte le stagioni. Questi, i selvatici, li puoi gustare solo in Primavera per due mesi, e poi il richiamo è al gusto arcaico, all’amarognolo caratteristico ed unico, e forse ti ricorda la tua infanzia e  certamente ti senti più vicino all’ ambiente naturale: il bosco. E  sono  freschi, belli, alti, sottili e tutti uguali. E non immagini nemmeno lontanamente che il bosco non l’hanno nemmeno visto, non immagini nemmeno che sono asparagi selvatici coltivati tra i filari del frutteto  concimato con concimi chimici ed irrorato con diserbanti e anticrittogamici e sono pieni di tutti i veleni autorizzati. Qui al mercato sono certamente in buona compagnia, nella cassetta a fianco c’è la mela:diciotto trattamenti (forse quella di Biancaneve era meno velenosa!)Viene pubblicizzata e venduta e acquistata e mangiata. E’ bella , lucida, intatta, anche con il bollino, devi solo prenderla.….così per gli asparagi, sono lì belli, selezionati, integri, tutti uguali, avvolti nella carta verde appositamente colorata, basta prenderli, non devi andare lontano, non devi sporcarti, basta metterli nel carrello, non devi affaticarti, non devi sudare…….. non devi…… non devi soprattutto azzardarti a pensare di poter andare nel bosco, lì ci sono pericoli dappertutto: non vedi i mille tronchi ricurvi e ruvidi abbassarsi verso di te? Non senti, tra i rami e i folti cespugli, mille rumori sconosciuti? Non vedi scendere dai rami millepiedi urticanti, non vedi rovi e spini stringersi tutt’intorno e rendere invisibili serpenti,ragni, ramarri e vipere? E cinghiali e volpi e lupi feroci! No, non pensare  di poterti inoltrare impunemente in un bosco….., non puoi…..non devi…….e non ci pensi…..e butti dentro…..

E l’asparago selvatico resta lì, in piena natura, al margine o nel fitto del bosco, pronto a perpetuarsi nell’imperituro suo ciclo vitale.

 

 

Written by Arminio

10 aprile 2011 a 9:41 pm

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Una Risposta

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  1. Caro Vito, grazie per questo pezzo. Anch’io sono un cercatore di asparagi selvatici. Qualche anno fa verseggiai sulle loro “leggere cime”:

    Poi avrei percorso i tornanti
    dei colli celesti d’Appennino,
    avrei imboccato i sentieri dei boschi,
    avrei cercato nelle macchie mediterranee
    il tuo stelo vitale,
    le leggere cime di spiga
    con cui confezionare la letizia pasquale,
    delizie con aria di famiglia
    colorate di viole
    donate ed ammirate
    e poi fuggite, volate via…

    Un caro saluto e…auguri selvatici!

    Donato Salzarulo

    11 aprile 2011 at 8:30 am


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