COMUNITA' PROVVISORIA

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MIGRANTI: SCRUPOLO E UTOPIA

metto qui un mio pezzo uscito sul manifesto dell’otto gennaio scorso.

per cairano è previsto un piccolo cambio nelle date, considerando che il secondo appuntamento coincide con i referendum. continuano ad arrivarmi richieste di persone importanti che vogliono venire a cairano.  servirà una riunione  tecnica per capire se ce la facciamo ad accogliere tutti….

*****

 

Se gli italiani seguissero il vangelo non ci sarebbe alcun bisogno di scrivere quest’articolo. E invece viviamo in una nazione incattivita. I buoni ovviamente ci sono ancora, ma sono attori non protagonisti. La mutazione antropologica di cui parlava Pasolini è andata avanti e ci ha condotti al punto in cui siamo: una nazione di gente chiusa in casa o dentro le automobili. Se incontrate un italiano in giro, molto spesso è impegnato a vendere o comprare qualcosa, abbiamo perso il piacere di stare all’aria aperta, di essere operai della più antica fabbrica umana, quella di passare il tempo. La vicenda dei migranti in arrivo dalla Tunisia è l’ultima lampante dimostrazione di uno Stato e di un’opinione pubblica dominati dall’egoismo.

Qualche giorno fa è uscita una mia intervista su un  giornale dell’Irpinia. In estrema sintesi proponevo ai sindaci di farsi avanti per partecipare in qualche modo all’accoglienza dei migranti. La zona in cui vivo, quella colpita dal terremoto dell’80, ha più case che abitanti. Non è più la terra dei cafoni descritta da Carlo Levi, non è più la terra della rivolta contadina auspicata da Scotellaro e neppure la desolata terra dell’osso descritta da Rossi Doria. L’Appennino meridionale, il midollo antico delle tribù italiche, adesso è il museo delle porte chiuse.

Non penso che i problemi di questo territorio si possano risolvere ospitando una decina di africani per ogni paese, ma sarebbe almeno un modo per dare un po’ di fiato a una vita sociale sempre più asfittica che si anima solo alla vigilia delle competizioni elettorali. Il problema di certi paesi non è il fatto che sono rimaste mille persone là dove, mezzo secolo fa, ce n’erano tremila. Il problema è lo sfinimento di chi è rimasto, la dittatura degli accidiosi, la logica del bar sport che domina la vita morale e quella amministrativa.

Il giorno seguente all’uscita dell’intervista il giornale locale ha dedicato due pagine con commenti e interviste alla mia proposta. Nessun chiaro dissenso, ma alla fine solo un sindaco disposto ad accogliere la sfida: il sindaco di Conza della Campania che già da anni ospita una quindicina di rifugiati politici, un’impresa che occupa dodici persone del posto.

Non mi interessa riflettere sulle possibili ricadute economiche dell’accoglienza ai migranti nei piccoli centri, né sono pagato per indicare come organizzare l’operazione e le difficoltà che comporta. Mi interessa capire come arrestare la valanga della desolazione che sta travolgendo tutto l’Appennino. L’antica miseria contadina ha ceduto il posto a una modernità fallita, abitata da un’umanità nichilista, sospettosa e diffidente, capace soltanto di alimentare il valzer delle betoniere. Ovviamente non è una caratteristica solo delle mie terre, l’Italia è sempre più una nazione di case e di anime sparse. L’autismo corale domina la scena del mondo interiore. E fuori è tutto un panorama di muretti e cancelli. Altro che muraglia cinese: se provassimo a mettere in fila tutte le inferriate che circondano le villette degli italiani potremmo arrivare fino a Saturno.

I sindaci della mia provincia non si sono fatti avanti e lo stesso vale per tutti gli altri sindaci italiani. Sanno bene che i loro elettori i migranti non li vogliono, nemmeno gli elettori che la domenica vanno alla messa, nemmeno i parroci che predicano la parola di Cristo e poi sono più attenti al conto in banca che alle sofferenze degli sventurati. Si può anche essere cinici e indifferenti (basti pensare al cimitero marino in cui si è trasformata l’acqua che ci divede dall’Africa), ma bisogna avere l’onestà di dichiararlo, e invece viviamo in una nazione  in cui tutti sembrano ispirati da buoni sentimenti, a condizione di non metterli in pratica. Nella mia provincia ci sono alcuni borghi ben restaurati e completamente vuoti, case  che appartengono al patrimonio dei comuni, ai fasti della muffa e delle ragnatele. Non è successo niente neppure questa volta, gli estremisti della moderazione hanno vinto ancora, ma io penso che prima o poi verrà fuori un nuovo umanesimo e nascerà nelle montagne. Credo che se ci sarà un nuovo sessantotto verrà dai luoghi più sperduti e affranti. Luoghi dove è ancora possibile sentire l’energia della terra non coperta dall’asfalto e dal cemento. Non mi interessa discutere con  chi avanza cavilli burocratici, pur di tutelare l’esistente che assicura lo stipendio da sindaco e qualche residua attività clientelare. L’operazione di distribuire una parte dei nordafricani in fuga nei paesi dell’Appennino mi sembra vantaggiosa, non solo per chi viene accolto, ma anche per chi accoglie. I paesi non hanno bisogno dei turisti della domenica, né dei cittadini che si comprano la casa per aprirla il giorno di Pasquetta. Ci vogliono politiche per portare nuovi residenti, per aprire strutture produttive e servizi, non per chiudere scuole o ospedali.

In quest’ottica l’arrivo dei migranti non è la stravaganza di un poeta perso dietro alle sue chimere, ma la semplice considerazione che per salvarsi i nostri paesi hanno una sola strada, quella di coniugare scrupolo e utopia.

Written by Arminio

10 aprile 2011 a 9:48 pm

Pubblicato su AUTORI

5 Risposte

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  1. penso a 40 mini-alloggi (circa 100 posti letto) recuperati dalla comunità montana terminio-cervialto nei borghi di castelvetere, quaglietta, taurasi e volturara: dotati anche di arredi. Affidati alle amministrazioni comunali, inaugurati, chiusi e già in via di degrado.

    A_ve

    11 aprile 2011 at 7:06 am

  2. a questi alloggi ho fatto esplicito riferimento nelle interviste rilasciate in questi giorni sull’argomento, ma gli interessati non rispondono.
    roma è piena di turisti, piena in modo fastidioso e qui continua a non arrivare nessuno.
    facciamo cairano anche per aprire uno squarcio che nasconde l’irpinia al resto del mondo…..

    arminio

    11 aprile 2011 at 8:35 am

  3. Mi trovo completamente d’accordo con quello che dici Franco. E in quel senso ho sentito ultimamente per radio, senza avere colto dove esattamente, potrebbe essere in Sicilia, la storia di un sindaco ha accolto una collettività di migranti in un paese mezzo abbandonato e dove questi stanno dando non solo nuova vita ma anche un bel rilancio dell’economia per tutto il circondario. Perché queste persone spesso si portano dietro delle competenze che qua non esistono più e che ora invece, in questi tempi di devastazione di “progresso”, tornano ad avere valore.

    anne demijttenaere

    11 aprile 2011 at 3:37 pm

  4. “Non mi interessa riflettere sulle possibili ricadute economiche dell’accoglienza ai migranti nei piccoli centri, né sono pagato per indicare come organizzare l’operazione e le difficoltà che comporta.”
    Ed invece proprio questo dovrebbe interessare perché è il nocciolo del problema e la ragione per cui i vari sindaci non possono/vogliono accettare la proposta. La Comunità Provvisoria dovrebbe/potrebbe organizzare gruppi ad hoc dedicati a creare piani per organizzare tale operazione risolvendone le difficoltà. Durante Cairano 7x, per esempio, potrebbe mettere insieme un gruppo di persone il cui scopo sarebbe di studiare questo problema (quali sono gli ostacoli, cosa è stato fatto altrove, dove/come ottenere fondi, quali sono le obbiezioni della gente e come affrontarle ed eliminarle, ecc., ecc…) e pianificare una soluzione dettagliata, precisa e fattibile. Durante l’ultima sessione di Cairano 7x questo piano sarebbe proposto pubblicamente al governo italiano e anche al sindaco di Cairano che appunto e’ uno dei sindaci che su Ottopagine o il Corriere (non ricordo bene dove) accetta l’idea ma che ha anche indicato chiaramente quali sono i problemi per attuarla a Cairano?

    Raffaele Ruberto

    11 aprile 2011 at 4:55 pm

  5. dici nel senso che “scrivi”

    sentito da intendersi “ascoltato”

    bel rilancio dell’economia per tutto il circondario…

    contenuti, procedure, attività, economia reale, braccia non sottratte alla Terra…

    si portano dietro delle competenze che qui quo qua non esistono più e che invece ora tornano ad avere valore….

    in questi tempi di devastazione di “progresso”….

    un commento quello delle ore 3.37 del 11/4/2011 che si fa fatica non solo a comprendere, ma persino ad inquadrare geopoliticamente….

    si chiede alla “commentatrice” di vorel articolare in maniera più compiuta e dettagliata il suo pensiero,
    grazie.

    Arminio ha scritto che la città di Roma è piena di turisti,piena in una maniera fastidiosa,mentre quì da noi in Irpinia continua a non arrivare nessuno

    Questo ha scritto Arminio dopo aver impaginato il Post,oltre ad aver parlato a quella specie di “sordi” che preferiscono “non sentire”, i sordi “peggiori”…

    Ovviamente l’articolo sul Manifesto non è uscito l’otto gennaio come erroneamente scritto nel Post ma l’otto aprile…

    Grazie ancora.
    RQ

    Noi abbiamo capito questo dalle parole di Franco.

    rocco quagliariello

    12 aprile 2011 at 10:08 am


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