COMUNITA' PROVVISORIA

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ancora sui migranti

metto qui un’intervista uscita oggi sul quotidiano ottopagine

 

Dopo l’intervista al nostro giornale in cui hai lanciato la proposta di accogliere in Irpinia i migranti come valuti le reazioni che ci sono state?

I sindaci della mia provincia non si sono fatti avanti e lo stesso vale per tutti gli altri sindaci italiani. Sanno bene che i loro elettori i migranti non li vogliono, nemmeno gli elettori che la domenica vanno alla messa, nemmeno i parroci che predicano la parola di Cristo e poi sono più attenti al conto in banca che alle sofferenze degli sventurati. Si può anche essere cinici e indifferenti (basti pensare al cimitero marino in cui si è trasformata l’acqua che ci divede dall’Africa), ma bisogna avere l’onestà di dichiararlo, e invece viviamo in una nazione  in cui tutti sembrano ispirati da buoni sentimenti, a condizione di non metterli in pratica.

Non mi interessa discutere con  chi avanza cavilli burocratici, pur di tutelare l’esistente che assicura lo stipendio da sindaco e qualche residua attività clientelare. L’operazione di distribuire una parte dei nordafricani in fuga nei paesi dell’Appennino mi sembra vantaggiosa, non solo per chi viene accolto, ma anche per chi accoglie. I paesi non hanno bisogno dei turisti della domenica, né dei cittadini che si comprano la casa per aprirla il giorno di Pasquetta. Ci vogliono politiche per portare nuovi residenti, per aprire strutture produttive e servizi, non per chiudere scuole o ospedali.

In quest’ottica l’arrivo dei migranti non è la stravaganza di un poeta perso dietro alle sue chimere, ma la semplice considerazione che per salvarsi i nostri paesi hanno una sola strada, quella di coniugare scrupolo e utopia.

 

Però almeno qui in Irpinia si è aperto un minimo di dibattito. Non è che altrove si segnalino grandi iniziative su questa faccenda.

Certo, l’Irpinia non è messa peggio di altri luoghi. Se gli italiani seguissero il vangelo sarebbe tutta un’altra storia. E invece viviamo in una nazione incattivita. I buoni ovviamente ci sono ancora, ma sono attori non protagonisti. La mutazione antropologica di cui parlava Pasolini è andata avanti e ci ha condotti al punto in cui siamo: una nazione di gente chiusa in casa o dentro le automobili. Se incontrate un italiano in giro, molto spesso è impegnato a vendere o comprare qualcosa, abbiamo perso il piacere di stare all’aria aperta, di essere operai della più antica fabbrica umana, quella di passare il tempo. La vicenda dei migranti in arrivo dalla Tunisia è l’ultima lampante dimostrazione di uno Stato e di un’opinione pubblica dominati dall’egoismo.

Tornando all’Irpinia: che fare?

Direi che bisogna chiamare in causa i comuni che dispongono di alloggi. Penso ai borghi di Quaglietta, Castelvetere, Taurasi, ma anche all’albergo diffuso di Bisaccia. Non trovo nulla di scandaloso che questi alloggi vengano utilizzati per i migranti. A Bisaccia si potrebbe anche trovare il modo di utilizzare degli alloggi adibiti a case popolari per un popolo che non c’è. Attualmente stanno cadendo a pezzi. Immagino che il ministero dell’interno sarebbe interessato a un loro recupero per costruire un centro di accoglienza per le varie emergenze.

Non penso che i problemi di questo territorio si possano risolvere ospitando una decina di africani per ogni paese, ma sarebbe almeno un modo per dare un po’ di fiato a una vita sociale sempre più asfittica che si anima solo alla vigilia delle competizioni elettorali. Il problema di certi paesi non è il fatto che sono rimaste mille persone là dove, mezzo secolo fa, ce n’erano tremila. Il problema è lo sfinimento di chi è rimasto, la dittatura degli accidiosi, la logica del bar sport che domina la vita morale e quella amministrativa.

Non mi interessa riflettere sulle possibili ricadute economiche dell’accoglienza ai migranti nei piccoli centri, né sono pagato per indicare come organizzare l’operazione e le difficoltà che comporta. Mi interessa capire come arrestare la valanga della desolazione che sta travolgendo tutto l’Appennino. L’antica miseria contadina ha ceduto il posto a una modernità fallita, abitata da un’umanità nichilista, sospettosa e diffidente, capace soltanto di alimentare il valzer delle betoniere. Ovviamente non è una caratteristica solo delle mie terre, l’Italia è sempre più una nazione di case e di anime sparse. L’autismo corale domina la scena del mondo interiore. E fuori è tutto un panorama di muretti e cancelli. Altro che muraglia cinese: se provassimo a mettere in fila tutte le inferriate che circondano le villette degli italiani potremmo arrivare fino a Saturno.

 

È un paesaggio che racconti assai spesso nei tuoi libri?

Si, è il paesaggio che perlustro in un libro sul sud che uscirà a ottobre per  Mondadori, è il paesaggio filmato nel documentario “Di mestiere faccio il paesologo” che uscirà a fine mese per DeriveApprodi insieme a un mio libretto di versi.

 

Un Arminio quanto mai instancabile?

Vivere in Irpinia per me è come vivere al fronte. Se ti addormenti rischi di non risvegliarti più. Devo dire che tanta fatica comincia anche a essere riconosciuta. Domenica prossima il premio Napoli verrà a Bisaccia a rendermi omaggio. A suo modo è un piccolo evento storico. La “noblesse” intellettuale partenopea che fa visita al “cafone” della terra dell’osso. È il segno che un po’ di cose sono cambiate. Oggi ogni luogo è un luogo qualunque e in ogni luogo è possibile la vita grande e quella infima.

 

Mi pare un poco la filosofia che ispira il progetto di Cairano 7x?

Esatto, andiamo ogni anno sulla rupe dell’utopia insieme a tanti illustri esponenti delle arti e del pensiero per provare a costruire un nuovo umanesimo, l’umanesimo delle montagne. Quest’anno non staremo sette giorni, ma dodici, divisi in quattro fine settimana. Si comincia a maggio. Tra gli ospiti posso già darvi qualche anticipazione: Mario Dondero, Vezio De Lucia, Milo De Angelis, Umberto Fiori, Franco Cassano, Armin Linke, Vito Teti, Giuseppe Montesano, Lucia Citterio, Gianfranco Pannone, i Virginiana Miller, Pasquale Innarella, Il parto delle nuvole pesanti e tante altre cose, a partire dalla costruzione di un giardino commestibile.

 

In qualche modo Cairano è una prova di una vitalità misconosciuta…

Si, in Irpinia si crede poco a quello che di buono qui accade. Ma io non posso lamentarmi. Quando si va avanti per la propria strada senza farsi corrompere i riconoscimenti arrivano. A maggio sarò a Reggio Emilia invitato alla biennale di fotografia e poi al festival del cinema di Trieste dove ci sarà una giornata dedicata ai miei documentari. Devo dire che c’è molto interesse non solo intorno al mio lavoro, ma anche a quello della Comunità Provvisoria. Agli inizi di giugno sarà a Perugia al festival internazionale di architettura con Elda Martino e Angelo Verderosa proprio per illustrare quello che stiamo facendo.

 

E per riposarsi?

Spero che lascino in pace il Formicoso. È la mia casa tra la terra e le nuvole, con le pareti mosse dall’aria, un’aria che deve rimanere pulita. A Cairano quest’anno inaugureremo il museo dell’aria.

 

 

Written by Arminio

12 aprile 2011 a 8:28 am

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. Questa intervista è un ineguagliabile manifesto di ciò che è stato definito “umanesimo delle montagne”; ma che io definirei meglio come “paesologia, nuova forma di umanesimo”; paesologia e /o nuovo umanesimo che assume valore e significato universale, non localistico.

    Salvatore D'Angelo

    12 aprile 2011 at 12:02 pm

  2. Franco,amico mio, mi duole precisarti che il Quotidiano che da qualche tempo pubblica Tue interviste sull’accoglienza ai migranti

    OGGI, NEL NUMERO ODIERNO DI MARTEDI DODICI APRILE 2011

    aveva ben altre notizie con ben altri caratteri di impaginazione e di spazio da “offrire” ai suoi Lettori affezionati…

    Un fondo “al Vetriolo” dell’Editor nostro Collega Medico( C C ) contro una certa Classe Politica Storicamente Responsabile delle “scelte scellerate” in materia sanitaria e di tutela del Territorio degli ultimi dieci lustri…

    Un elogio “slurp-slurp” (“captatio?”) al nostro Manager Commissario Straordinario della ASL di Avellino che sta rispettado le consegne ricevute nel settembre 2010
    come un treno sulle rotaie senza scambi e senza precedenze o coincidenze oppositorum…

    Notizie drammatiche provenienti dal Consiglio Regionale della Regione Campania che nel pomeriggio di ieri undici aprile duemilaundici ha deliberato un colpo di mano barbarico violento selvaggio a danno del nostro Territorio d’Irpinia d’Oriente…

    La Tua intervista(bis) al Quotidiano ,a mio giudizio, non è come appare a Salvatore: “ineguagliabile manifesto del nuovo umanesimo paesologico con significato universale”
    bensi’ un “de profundis” consolatorio alle altre notizie che pure “massacrano” quel medesimo territorio dove dovrebbe nascere
    “l’umanesimo delle montagne e dell’accoglienza”…

    Una botta al “chirchio” ed una al “tompagno”…

    Un doppiopesismo in perfetto stile giornalistico della nostra stampa locale.

    Sul quotidiano ” Il Mattino” Edizione Provinciale di Avellino” poche parole sul Convegno sanitario, pochissime parole sull’Umanesimo delle Montagne Moltissime Parole e foto sulla “Munnezza” in Alta Irpinia con Foto accigliatissima del Presidente della Nostra Provincia che minaccia di adire “vie legali”…

    Vorremmo sapere, oggi, qual’era la NOTIZIA PIU’ IMPORTANTE da “vendere” ai Lettori dei nostri Quotidiani locali…

    Una risposta è gradita.

    Absit Iniuria Verbis
    Semper cum grano salis
    Cuius Regio, Eius Religio

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    12 aprile 2011 at 1:28 pm


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