COMUNITA' PROVVISORIA

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LETTERA AGLI AMICI NAPOLETANI

questo è il testo uscito oggi sul mattino in occasione della visita degli amici del premio Napoli a Bisaccia. sull’argomento è uscito anche un divertente pezzo di trapanese su ottapagine e un grande omaggio di isaia sales sul corriere del mezzogiorno. non mi resto che andare al castello, dopo le mie solite tre ore di lavoro mattutino.

armin

***

Procedendo verso est sulla Napoli-Bari, dopo la galleria di Vallata si entra in un’altra luce, in un altro paesaggio. È l’Irpinia d’oriente. Per salire a Bisaccia che De Sanctis definì la gentile si esce al casello di Lacedonia. E lì ci sono le fabbriche chiuse, chiuse come le case. Il grande progetto degli anni ottanta, ricostruzione è sviluppo, non ha avuto gli esiti sperati. Finita quella storia, al mio paese ne sono cominciate altre due, quella dell’ospedale da chiudere e quella della discarica da aprire. Per l’ospedale a Napoli abbiamo avuto una brutta accoglienza. Tremila persone e tutte le principali autorità della provincia. Risultato: il portone della Regione sprangato. Non è andata meglio neppure coi giornali: neppure una riga sulla nostra manifestazione. La resistenza contro la discarica ha un simbolo, un grande striscione che conservo in casa e che ricompare ogni volta che in questi quindici anni si torna a parlare del Formicoso. Oggi gli amici napoletani troveranno lo striscione aperto dentro il bellissimo castello ducale che ospita un piccolo ma importante museo archeologico. Non ci vuole molto per capire che l’idea di una terra vuota può venire solo a chi da queste parti non c’è mai venuto. Se si guarda la lista dei cento paesi italiani a più bassa identità abitativa non ci sono paesi irpini. Il problema è la differenza gigantesca della densità demografica. A Monteverde ci sono mille abitanti su quaranta chilometri quadrati. A San Giorgio a Cremano ce ne sono cinquantamila su quattro chilometri quadrati. La Campania avrebbe bisogno di una poderosa equilibratura più che di scissioni. Se si prosegue su questa china ci vorrebbero dieci regioni. Il problema particolare delle mie zone è essere molto decentrare sia dal capoluogo provinciale che da quello regionale. Terra di confine, terra di confino un tempo, terra che adesso sembra ideale per confinare l’immondizia.

Il nuovo capitolo della lunga vicenda che si è aperto in questi giorni intorno a una norma che si presta a molte interpretazioni è destinato a provocare clamorose lacerazioni nel tessuto regionale. Mi piacerebbe che gli amici napoletani si rendessero conto che risolvere i loro problemi con la buca sul Formicoso è una furbata che somiglia più a quella di uno scippatore d’autobus che non a un disegno politico plausibile. Il politico napoletano più potente non è certo conosciuto per le sue letture e non è da lui che ci si può aspettare un’impostazione avanzata per la gestione dei rifiuti. La spinta deve venire dagli intellettuali napoletani capaci di capire che Napoli non deve guardare a Parigi ma alle sue non lontane montagne, ai paesi invisibili e giganti che gli fanno da corona, a partire da San Giorgio per finire a Monteverde.

Il mio sogno è di vivere in una regione in cui convivano le opportunità della grande metropoli e quelle dei piccoli paesi. Abbiamo costruito una regione in cui si sommano i guasti della metropoli e la desolazione dei paesi. Quando un territorio raggiunge un così grave punto di crisi non è più il caso di delegare niente a nessuno. Il mondo della cultura non può stare qui aspettando che arrivino tempi migliori. La Campania che lasceremo ai nostri figli sarà ancora peggio di questa se non si apre una grande stagione di passione civile, un grande cantiere democratico. Insomma, adesso più che mai, questa è una regione in cui gli intellettuali devono mettersi al lavoro resistendo alle tentazioni di sempre: asservirsi o andare altrove. C’è una terza via, la via di un lavoro comunitario, libero e coraggioso. Il premio Napoli rappresenta il tentativo di allargarla questa strada, perché non si limita a premiare i libri, ma costruisce relazioni tra i luoghi e chi li abita. La giornata di oggi più che un significato letterario ha un significato politico. È un modo per cominciare a dismettere la nostra diffidenza e la loro sufficienza. Si può costruire un altro sguardo e sono contento che oggi questo accade al mio paese, il paese di Antonio La Penna e delle lotte contadine, il luogo dove mettere insieme la fabbrica del pane e quella del vento, il computer e il pero selvatico.

Written by Arminio

17 aprile 2011 a 8:05 am

Pubblicato su AUTORI

5 Risposte

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  1. la pazienza, l’amicizia e la militanza politica

    (di RQ) all’attenzione del Profeta e di lettrici e lettori del Blog, inizio della settimana Santa…

    Franco ho letto attentamente la lettera che hai concepito scritto e pubblicato agli amici napoletani

    In essa appaiono reiterati concetti slogan ed opinioni che per Noi che ti vogliamo bene non sono affatto nuovi, neppure originali,giacchè li abbiamo metabolizzati da almeno tre anni , rielaborati laddove non facili, compresi e fatti nostri.

    Il punto sul quale, se mi permetti, non possiamo andare d’accordo e non andremo ,insieme, da nessuna parte è il seguente:

    >>> le riprese servono a misurare il cammino fatto

    quell’atmosfera di attesa che precede il respiro curioso coinvolge il progresso civile fatto dalla gente comune, i cittadini, non i propri “simili caratteriali”.

    Le novità che compaiono sul palcoscenico della vita, per essere frutto di autentica intuizione e consacrata genialità ,non dovrebbero contenere patteggiamenti ma solo variazioni melodiche rispetto alla fantasia creativa che le ha ispirate, altrimenti non è lecito non è corretto immaginare di parlare di Progresso.

    Chi partecipa agli incontri, alle rappresentazioni schiarisce le idee, si rende conto cioè se la sua evoluzione e crescita dipendono soltanto dall’originalità dell’intuizione o se invece sono ostacolate guidate dall’Autore,dunque manipolate.

    Spesso ci chiediamo: quanti sciocchi “utili idioti” occorrono per comporre un gruppo coeso, o se si preferisce un pubblico non pagante. Nessuno attende una risposta a questa domenda.

    La risposta è nella natura dell’Autore della rappresentzione, nella qualità del prodotto artistico presentato, nella pazienza che ciascuno deve mantenere per resistere, assistere a tutta la rappresentazione…

    La pazienza è la virtù più attraente di un pubblico o se preferisci di un gruppo di persone che si ritrovano intorno ad un’intuizione, un’idea, un progetto, una composizione artistica rappresentata.

    La scena spesso è una palestra involontaria inconsapevole di mortificazione, molti si recano a vedere una rappresentazione con lo stesso spirito ed animo con cui si recano ad assistere ad una funzione religiosa in tempo pasquale, alla fine della quaresima quando inizia la settimana Santa…

    più o meno come è accaduto ieri nel Castello di Bisaccia, alla manifestazione cui siamo stati invitati ed abbiamo preso parte fino ad un certo punto, al punto di non sopportazione…

    La funzione religiosa, la rappresentazione artistica o il dibattito confronto politico di intellettuali assumono per chi vi partecipa lo stesso identico significato…

    Un modo per trascorrere il tempo, per assistere allo spettacolo, non solo un dovere civile etico morale di partecipazione.

    Ci si aspetta di assistere a qualcosa di vivo vitale, in un ritrovamento che puo’ essere piacevole e persino utile…

    Accade che, dopo la manifestazione cui si è partecipato, ripensandoci ci si accorge di aver vissuto per un lungo tempo di “acquose novità” ,cioè di pasticcini e di aver trascurato il “pasto principale”.

    Alla fine si puo’ concludere meravigliandosi piacevolmente di non essere morti di inedia accidia e sfinimento…

    Ecco, ieri, chi ti conosce, ti ha percepito sfinito, esausto, persino incapace di essere presente a te stesso non diciamo al contesto… iperstressato.

    Non era cambiato niente, l’aria che tirava sembrava risentirne, persone vive partecipanti interessate ad assistere ad una vicenda che ne esaltasse la partecipazione con tono ardito e vivificante ne ho intercettate pochissime…

    Invece…. abbiamo ascoltato, con il nostro sistema percettivo acustico, che “non sei diventato Sindaco del tuo Paese” perchè “ti sdrai sulla panchina preferita” e non ti accontenti di sederti e che questo tuo comportamento “atipico” non si concilia con la funzione di Primo Cittadino Sindaco di un Paese…

    Ma questa macchietta è priva persino di effetto scenico ,non è credibile, soprattutto per Chi conosce fatti circostanze contenuti di Riunioni propedeutiche

    Non si puo’ riassumere il travaglio esistenziale di un intellettuale raffinato come Te in una boutade sulla quale Tu stesso ironicamente hai scherzato con la tua ilarità drammatica per ridicolizzare le scelte che i cittadini del tuo Paese hanno fatto preferendoti il Sindaco eletto, per semplice invidia paesanologica strapaesana.

    Invece nell’incontro tra intellettuali della “polpa costiera” e dell'”osso collinare montuoso” abbiamo assistito ad una farsa…

    Il lavoro comunitario libero e coraggioso, la costruzione di relazioni tra luoghi e chi li abita possono avere significato politico solo se si ha l’umiltà e l’onestà di rendere omaggio alla Storia recente contemporanea.

    Ebbene la Storia ci insegna che a dare l’impronta al Governo Regionale della Campania da quando furono istituite nel 1970 le Regioni sono state sempre intelligenze irpine, delle zone interne…

    Ascoltare che la distribuzione dei fondi del terremoto fu un modo “napoletano” di affrontare la realtà è un vanto per i napoletani, giacchè metà dei fondi dell’intera ricostruzione furono assegnati alla Città di Napoli che terremotata non era …

    Chi prese questa storica decisione non fa parte della giuria del Premio Napoli e neppure della Fondazione >Premio Napoli…

    Chi prese quella decisione fu l’Uomo di Nusco insieme al Ministro, maestro elementare del tuo Paese, in accordo con l’uomo forte del Governo Regionale e Nazionale( Don Antonio Gava).

    Qualcuno, ieri, tutto questo in maniera faziosa, affatto divertente, non lo ha saputo voluto potuto ricordare per rendere un omaggio leale onesto ed umile alla verità.

    Su questo punto non possiamo andare insieme d’acordo da nessuna parte e non si puo’ transigere.

    Se pubblicamente sei stato descritto come il migliore più efficace “antidemitiano” vivente….

    Io non ci sto a fare parte di questa faziosità “politica” … altro che significato “politico” della giornata letteraria di ieri…

    Qui stanno tornando “smanie nostalgiche del komunismo che è stato e che ha perso”….

    Un fortissimo abbraccio comunitario e fraterno

    In questa prospettiva il percorso comunitario comune si spacca definitivamente, anche prima di Cairano,
    Grazie.
    Absit Absit Absit
    Cuius Regio Eius Religio

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    18 aprile 2011 at 5:48 am

  2. quella di ieri al castello e poi al grillo d’oro è stata una giornata superlativa. belli i discorsi di sales e antonio fiore, che non avevo il piacere di conoscere da vicino, raffinato e arguto come nei suoi scritti. è davvero utile che antonio fiore sia vicino all’irpinia e alla comunità provvisoria.
    presenti marco bottigliero, luciano malanga, gaetano calabrese, fabio nigro, salvatore di vilio, giacomo petrillo, dario bavaro, rocco quagliariello: persone che vogliono davvero bene a franco arminio

    sergio gioia

    18 aprile 2011 at 4:22 pm

  3. Caro Franco,
    è sacrosanto invitare finalmente gli intellettuali della regione a passare dalla sterile presa di coscienza alla necessità pregnante di intervenire concretamente. Il punto però è stabilire come questo percorso, per ognuno, possa attuarsi. Perché nella situazione attuale, e sempre più a me sembra in quella futura, la provenienza borghese, altolocata, accademica, rende il ceto intellettuale napoletano, a parte le poche eccezioni santificate incodizionatamente o marginalizzate, un insieme individualistico o al massimo corporativo totalmente incapace di autorevolezza.
    Perché gli intellettuali, le parole che essi scrivono, servono poco a incidere sulla realtà se non sono corroborate da una prassi coerente. L’unica chiamata possibile per gli intellettuali è l’impegno vero a provare di entrare nelle istituzione, scardinarne l’attuale funzionamento affaristico a oltranza, e tentare di raddrizzarne l’indirizzo. Un’impegno, cioè, politico in senso proprio: frequentare i circoli, candidarsi alle elezioni, prendere responsabilità amministrative, vigilare sull’operato delle istituzioni. La visione strategica, l’onestà, e tutte le altre virtù, non le si può testimoniare (come tu insegni) nei dibattiti, o nei libri e negli articoli. Vanno calate nella realtà che è sfida costante e di non poca pressione (qui da noi specialmente).
    Si può essere intelletuali e basta. E limitarsi al racconto della realtà. Ma se si prova a agire, ci si spoglia dai panni dei professori e e si fa politica (bilanci, appalti, servizi…). La svista servile del ceto intellettuale napoletano nei confronti del potere bassoliniano e dei suoi danni brucia ancora. Tu gli credi ancora? Credi ancora a quelli che ogni tanto vanno ai dibattiti, che fanno pubblica costante manifestazione di disgusto, ma che costantemente nei decenni, loro e i loro figli, e sì che ne avrebbero il modo, lasciano l’amministrazione nelle mani del peggiore ciarpame faccendiere e camorristico, e ogni tanto ci fanno pure qualche “cofecchia” insieme?

    Con grandissimo affetto

    Roberto Balzano

    Roberto Balzano

    19 aprile 2011 at 9:19 pm

  4. Bisaccia non esiste. Ho trovato al suo posto un campo di battaglia. C’era un solo corpo disteso a terra: quello di Arminio, il festeggiato.
    Raggiungo il castello accodandomi ad una processione, una ventina di persone. Oggi è la domenica delle palme. Mi accorgo di avere il passo pesante. I libri di Arminio non condizionano lo sguardo ma l’andatura.
    Al castello si dice che il carattere irpino non ama il barocco. Qui si vive ai bordi del baratro e non c’è spazio per il superfluo.
    Si pranza al Grillo d’oro. La nuova sede è “sulla prua” del paese,un buon posto per guardare lontano. Il vecchio Grillo era aggrappato ad un gomito e aveva le spalle scoperte.
    Seconda processione. Numerosa e dal passo leggero come quello di una volpe che attraversa un campo di grano appena germogliato. Nelle mani, al posto dei ramoscelli d’ulivo, i libri di Arminio.
    Mettiamo il muso in una casa museo. Chi ha restaurato sa bene che, in questi posti, l’unica malta che tiene insieme le pietre è una miscela di luce e vento.
    IL giro finisce e “gli amici” ripartono. Tornano in città. Domani è lunedì, ma solo per loro che vanno via. Qui si vive un eterno venerdì santo.

    fabnig

    20 aprile 2011 at 2:39 pm

  5. …ho sempre apprezzato le parole di fabio ,appropriate nella sensibilità di cogliere gli umori profondi delle situazioni che descrive…..mi è sembrato di percepire che meglio della “domenica delle palme” si potrebbe parlare di “domenica delle salme” e mi sono ricordato di Fabrizio De Andrè onirico e paradossale ….

    mercuzio

    20 aprile 2011 at 4:24 pm


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