COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

proposta per cairano

carissimi

la riunione prevista per venerdì prossimo non ha ragione di essere alla luce delle risposte o delle non risposte pervenute.

a questo punto la mia proposta è la seguente:

1. prossima riunione organizzativa per cairano7x in data 10 giugno 2011  presso la proloco di cairano alle ore 17.00

2. proposta sulle date:

cairano7x edizione 2011:

4 – 5 –  6 –  7 agosto

10 settembre

8 ottobre

12 novembre

motivazione della proposta. 1. si rimane nei sette giorni canonici.  2. considerando le risorse a disposizione è velleitario un allungamento e diluirebbe l’intensità dell’evento. 3. si parte ad agosto perché con la situazione che si è creata non si riesce a partire prima e perché intendiamo sperimentare come funziona il tutto in questo momento dell’anno così particolare per l’irpinia.

organizzazione della proposta: l’edizione 2011 si muove nel solco delle edizioni precedenti. sono stati già contatatti a mia cura e hanno assicurato la loro presenza ospiti prestigiosi come Dondero, Farinelli, Fiori, Cassano, De Angelis, Montesano e tantissimi altri. angelo verderosa si occuperà di un progetto specificamente caldeggiato da franco dragone e che rientra pienamente nello spirito di cairano 7x.

grazie a tutti e arrivederci a giugno, se volete….

franco arminio

p.s

tra il dieci e il trenta giugno potremo lavorare comunitariamente alla definizione del programma in ogni dettaglio. ognuno può utilizzare il tempo da qui a giugno per stabilire contatti utili per la prossima edizione o anche idee sul come fare le cose. ovviamente io sono pronto a raccogliere e coordinare il tutto.

Written by Arminio

27 aprile 2011 a 11:11 am

Pubblicato su AUTORI

32 Risposte

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  1. A me questa proposta piace, per quanto possa contare il mio parere.
    Tra il dieci e il 30 giugno sarò anche più libero di darvi una mano, su qualche aspetto più idoneo alle cose di cui mi occupo.

    Cairano 7x ha bisogno di fare il tagliando, non certo di essere rottamato.

    stefano

    27 aprile 2011 at 11:55 am

  2. caro stefano
    mi pare che la procedura è quanto mai democratica. e il tuo parere conto e conterà anche quello degli altri che vorranno esprimersi. per il resto ognuno fa quello che sa fare.

    Arminio

    27 aprile 2011 at 12:32 pm

  3. metto qui un testo messo qualche giorno fa sul blog. cairano si fa anche per continuare un lavoro culturale che è in corso

    Ho un problema con i libri che parlano di paesaggi: quasi mai ti fanno vedere la cosa di cui parlano. Penso che la lingua letteraria sia quella più adatta a parlare in termini non specialistici del mondo che ci circonda. Un libro sul paesaggio deve far venire voglia di spegnere la televisione e uscire. Deve essere un invito a disertare il divano e a scegliere quello c’è fuori. Per me un autore che produce questa sensazione è Gianni Celati. I libri sul paesaggio scritti dai saggisti spesso hanno il difetto di usare il linguaggio delle astrazioni mentre un paesaggio è sempre una cosa concreta, un ammasso di dettagli. E forse lo strumento migliore per avvicinarsi ad esso è la poesia, la poesia in quanto scienza delle eccezioni, dei dettagli. Non penso alla poesia come atletica del sentimento, come stimmate di una sofferta vita interiore. Penso alla poesia che viene dall’osservazione del mondo. Il mondo esterno osservato con un occhio intimo e distante, un’osservazione ravvicinata e panoramica.

    Altri paesaggi, il libro pubblicato per le edizioni Franco Angeli (2010, pp. 328, € 39.00) dallo spagnolo Joan Nogué è importante, anche se non si sottrae ai limiti di cui parlavo prima. C’è lo sforzo di un atteggiamento più obliquo, meno canonico, meno imbalsamato. Lo studioso spagnolo non dispone di una lingua luccicante, ma lo sguardo sulla materia è appassionato, coinvolto e coinvolgente. Insomma, è un libro che sono riuscito a leggere per intero a differenza di quello che mi è capitato con altri libri che portavano nel titolo la parola “paesaggio”.

    Nel caso dello studioso spagnolo basta scorrere l’indice per capire che siamo di fronte al tentativo di fare un catalogo dei paesaggi, di quelli smarriti o in via di smarrimento, ma anche dei paesaggi che si formano e si deformano ogni giorno sotto i nostri occhi. Forse il problema sta tutto nella parola, forse non è chiaro di cosa parliamo quando parliamo di paesaggio e allora la parola diventa sempre più inflazionata. Alla fine paesaggio diventa sinonimo di mondo, diventa semplicemente il pezzo di mondo esterno a cui di volta in volta ci capita di rivolgere l’attenzione.

    Possiamo guardare da fermi o camminando, possiamo guardare in mezzo o sul bordo, possiamo guardare rovine o abissi, luoghi ignoti o luoghi celebri. Una cosa è certa, lo spazio esterno pare sempre più ricco di luoghi ibridi, meticci, pare una messa in scena del caos che regna nella nostra mente. Il paesaggio si è rotto, è diventato luogo del groviglio: la visione di una cosa è sempre la visione di qualcos’altro. Quando parliamo di paesaggio sembra ormai che non pensiamo a cose nette, precise, come il cielo, il mare, il deserto, ma a una geografia dello sfinimento in cui gli “spazi di eccezione” sembrano prevalere su quelli tradizionali, dove l’osservazione diventa una sorta di “requiem del paesaggio”. Insomma, si comincia col guardare e ci si accorge che è un guardare che ci fa stare male: dall’estetica si passa all’etica, dalla contemplazione alla lotta.

    Il libro di Nogué è un tentativo, è la somma di una serie di articoli e questo suo carattere frammentario paradossalmente evita un difetto che c’è in tanti libri sul paesaggio, dove sembra prevalere il piano progettuale, le cose che si vogliono dire. E invece bisogna essere sorpresi dal paesaggio, bisogna essere disposti ad accoglierlo e a respingerlo, a sentire l’impuro e l’invisibile, a indagare l’adiacenza di cose diverse. Scrivere del paesaggio, cioè del mondo, significa allontanarsi dalle astrazioni, significa avere lo sguardo di un cane, significa anche annusare gli odori, i rumori che non ci sono più e gli odori e i rumori che stanno arrivando.

    Mi piacerebbe leggere un libro in cui a un certo punto l’autore confessa la sua impotenza e magari si ferma sulla pagina come un mulo che s’impunta e non vuole andare più avanti. Nogué ci dice che bisogna considerare la dimensione liminare del paesaggio, il suo essere sempre tangibile e intangibile. Abbiamo davanti a noi i residui del passato ma anche i residui di un futuro che non arriva, abbiamo davanti a noi spazi costruiti dal disfacimento della civiltà e dai vagheggiamenti di un futuro a cui abbiamo smesso di credere. Siamo impalati nel presente, siamo impalati nella compresenza di cose che non si parlano, che si danno le spalle eppure pretendono di stare insieme. E allora siamo obbligati a “sguardi divergenti, percezioni incrociate” come dice un altro bel titolo di uno dei capitoli di questo libro che non vuole sancire nulla, anzi sembra solo dirci: attrezziamoci diversamente se vogliamo capire qualcosa del mondo che ci circonda.

    Il nostro benessere non dipende dal fatto che abbiamo un buon lavoro e un buon conto in banca e una bella casa e una bella famiglia, ma dalla qualità del mondo esterno. E possiamo mettere davanti a noi tutti i cancelli che vogliamo, il mondo esterno è ormai come il palmo di una sola mano e stiamo tutti dentro, siamo linee che s’intrecciano e dobbiamo trovare un modo tutto nuovo di essere, che parta proprio dalla capacità di percepire in maniera più immaginosa quello che siamo. Insomma ogni buon libro è un tentativo, è una ricerca. E da questo punto di vista il libro di Nogué ha lo spirito giusto.

    Mi sento di avanzare qualche riserva sulle aspettative che l’autore esprime verso la città. A mio modo di vedere c’è da aspettarsi qualcosa di più e di meglio dai paesi. Nelle mie letture sui libri che parlano di paesaggi trovo molto spesso la città e la campagna, quasi mai le creature che stanno in mezzo, cioè i paesi. È una mancanza grave e a mio avviso inspiegabile. Si può gettare lo sguardo sul grattacielo o sul teatro greco o sul campo di grano, ma ci sono anche quelle creature tanto diverse tra loro che sono i paesi come sono adesso, piccole anime stralunate in un territorio stravolto.

    Arminio

    27 aprile 2011 at 1:15 pm

  4. franco, sei un grande. scrivi tutto quello che puoi quando il direttore artistico si allontana.

    paolo

    27 aprile 2011 at 1:33 pm

  5. caro paolo
    la comunità finisce quando finiamo di leggere e scrivere.

    Arminio

    27 aprile 2011 at 1:36 pm

  6. ….la comunità finisce quando finiamo di leggere e scrivere….e neanche quando i direttori artistici si allontanano o vengono allotanati ma quando smettono di sentire ,emozionarsi o semplicemente pensare .Ogni prodotto umano sia esso un manufatto o un opera letteraria o artistica “appena terminate ,entrano in un processo di degradoirreversibile;un opera quando è compiuta è già morta” solo in natura “naturale” (naturans) non si esaurisce mai nulla …in natura ” naturata o ordinata” ogni opera umana comincia vivere con il suo uso e consumo che possono diventare storia se stimolano dialetticamente conflitto o confronto o ideologia se mirano all’apparteneza o identità o bizzarrie estetico-mercantili…interessante il testo pervaso di poeticità di Gille Clement :”il giardino in movimento” recensito intelligentemente da Gregotti oggi sul Corriere della sera. lo scritto di Franco e questa recensione mi hanno ricordato un stralcio del mio interevento al seminario sulla paesologia a Grottaminarda……..Scivevo :”La questione di base è per ‘il soggetto”, oggi come per il passato, come abitare e pensare la terra. E l’analisi del “come”, della “terra” e delle “abitare” è quanto c’è di più interessante per impegnarsi in un lavoro anche conoscitivo oltre che estetico, esistenziale, etico o politico . Riguardo all’“abitare” bisogna riconoscere un debito alla teorizzazione filosofica di Heidegger e alla sua filosofia sulla esistenza autentica . La radice di abitare è quella del verbo avere. Avere la terra. Possedere la terra. Dominare la terra. Padroneggiare la terra. Controllare la terra. Tenere la terra. Prendere la terra. Occupare la terra. Appropriarsi della terra. Ognuno s’accorge di questo immediatamente. Di fatto bisogna riconoscere che l’ordine sociale e culturale espelle la natura in cui esso originariamente si è costituito. Tale trionfo dell’artificio e della tecnica nella modernità coincide con il dominio quasi assoluto dell’intelligenza meccanizzata sugli enti intramondani siano esseri umani, oggetti e manufatti o prodotti naturali? O questo trionfo è dovuto anche alla delega che la filosofia o il pensiero in generale attualmente hanno concesso alla “tecnica”, fino al punto paradossale e tragico nella storia del secolo passato di nascondere la mano dell’uomo che ha trasformato i forni da pane in forni crematori degli umani? La filosofia e il pensiero umano hanno ancora il compito precipuo di espandersi o allocarsi nel tempo e nello spazio che agiscono sulla terra? La filosofia comunque non è mai una disciplina accademica ma un modo di essere …. un corridoio aperto attraverso cui la persona ricerca la verità di sè e del mondo che la circonda. Per amarlo e migliorarlo.
    Per parlare di una formulazione alta e profondo sulla “terra” dobbiamo necessariamente in ambito filosofico parlare di Heidegger( Essere e tempo) e Schmitt (Il nomos della terra). Non per salmodiare in modo rituale da allievi fedeli e proni ma per individuare un nuovo modo e un nuovo ‘nomos’ per pensare e vivere “il proprio territorio” in una epoca postfilosofica, postmetafica, postpolitca e soprattutto postideologica. Occorre intendere che l’abitare la terra di Heidegger, come quello di Schmitt è comunque nel circolo. L’uno sprona e l’altro frena, il tempo. E nessuno vanifica l’ipotesi del cerchio magico e ipnotico. La contemporaneità con gli inevitabili strascici del moderno , la tirannia del postmoderno tecnologico con gli echi mai sopiti del classico ,ci impone un orizzonte del pensiero, dove gli strumenti della ragione sono coniugati necessariamente assieme quelli della passione ,del sentimento ,del cuore ,consapevoli che gli orizzonti si allontanano tanto quanto ci avviciniamo. Perchè come ricorda la poetessa Marina Cveteva, “ Il pensiero è una freccia. Il sentimento –un cerchio”. Bisogna ,quindi, riprendere il cammino dal pensiero di Heidegger, integrandolo con la nostra esperienza dell’abitare quotidiano felice o infelice, che arricchisce di nuove considerazioni un nuovo modo di pensare , fare e utilizzare al meglio “una critica severa della condizione in cui si trova lo svolgimento della nostra esistenza”,evidenziando che non si tratta di tornare al passato mitico o edenico di “paradisi perduti”o “isole felici” da rincorrere, ma di pensare,vedere , vivere e raccontare “i piccoli paesi” gli oggetti,le piante e gli uomini che li abitano concretamente con nuovi occhi e anche con nuove parole.” Per vivere in un paese – scrive Franco Arminio – devi dismettere ogni arroganza. Non importa se la nascondi o la fai fluire. L’arroganza si sente, agisce come un acido che corrode i tuoi legami con gli altri. Il paese è una creatura che ti chiede misericordia. Devi sentirti come un cane bastonato. Non devi sentirti uno che ha qualcosa da insegnare, uno che vuole cambiare la sua vita e quella degli altri. Il paese ti chiede di amare quello che sei e quello che il paese è. Non devi fare altro”.. La terra è lo stesso luogo, quello che appare a Heidegger, come a Hegel, quello ipotizzato nel IV sec a.Ch. da Platone con il mito della caverna per evitare che i sensi diventassero catene costrittive e imparare a usarli per poter “ritornare a riveder le stelle”. Il luogo dell’essere umano nella sua essenza ideale è nel suo “esserci” gettato nel mondo e predisposto alla morte come fatto naturale e razionale. La vita è lineare, quindi si tratta di “tornare al passato” per essere capaci di pensare e lanciarsi nel futuro. “Il futuro – scrive M. Zambrano – ci si presenta anzitutto come ciò che sta per arrivare… il futuro lo sentiamo arrivare, sopraggiunge in maniera inevitabile”……
    …solo se le nostre scritture non diventano archeologia e manufatti retorici la Comunità provvisoria e la paesologia non sono passate invano e non potranno morire con noi…..
    mauro orlando

    mercuzio

    27 aprile 2011 at 3:18 pm

  7. Non si fa in tempo ad inviare racconti dedicati, immediatamente viene impaginato un altro Post che ci invita alla riflessione ed alla scrittura…

    Il fumetto e l’Eternità

    >>>E’ un fatto di questi tempi che per essere chiari bisogna cominciare con l’escludere la realtà, non vederci in quella che l’epoca impone come la “nostra realtà” ,CON LE SUGGESTIONI DELLE ARTI POPOLARI DI CONSUMO ED INTRATTENIMENTO.

    Siamo propensi a credere che l’isola sia veramente un’isola solo se essa è una proiezione bassamente fantastica della nostra stanza preferita( stanza di Pascal) dell’ambiente in cui viviamo con oggetti che ci parlano di una vita quotidiana non selvaggia, anzi allietata da un sacco di gadget ,nuvole pacioccone, popolata soltanto da “Noi”…

    La solitudine che ne scaturisce con tutti i temi che l’accompagnano , la società, il tempo libero, la memoria , le occasioni da non mancare, la guerra come igiene mentale, i conti da regolare col Padreterno, la necessità di difendere la solitudine anche a costo di dover uccidere un altro naufrago che sta per fare scalo sulla nostra isola e mettere quindi in dubbio la nostra cara preziona “unicità”…

    E’ tutto un po’ confuso…

    Bene, ricominciamo con la dovuta calma:

    all’alba di ogni giornata viene a trovarci Robinson Crusoe, al suo levare, al suo girare a vuoto nel tentativo di riprendere contatto con la realtà quo tidiana.

    beviamo il primo caffé, facciamo la solita telefonata erotica, inviamo un seriale di messaggi e mail a mente fresca, poi una pesca ironica dalla quale tiriamo via gli oggetti di plastica non biodegradabili, parliamo arcadicamente con la sirena che ci invita a fare l’amore sott’acqua( nella placenta ovviamente, brodo primordiale, liquido amniotico protettivo) ,poi ci caschiamo davvero definitivamente…

    La sirena è sinceramente innamorata, come pure Noi…

    Alle apparenze si direbbe l’isola delle vignette umoristiche ,esaurite tutte le possibilità unmoristiche dell’isola concettuale

    Cosa c’è dietro quell’arcipelago che gli umoristi di mestiere non si stancano di riproporci se non il miraggio che l’inconscio ci suggerisce, l’isola della nostra piena realizzazione egoistica , l’ipotesi di una società matriarcale…

    Robinson è un uomo che ha accettato la realtà del naufragio esistenziale e che è capace di risorgere dalla propria disfatta…

    Vede le cose non proprio esattamente come sono, trova uno scopo cognitivo alla sua Vita nel vincere l’ostilità della solitudine, nell’affrancarsi dalla natura selvaggia con un paziente uso del suo ingegno ed una fiducia illimitata riposta nell’Uomo, creatura di Dio…

    La sua unica certezza è il miraggio della solitudine e del tempo di cui dispone ,limitato, concesso, disponibile per ridurla ad un giuoco onanistico…

    E’ alienato, gli manca un Venerdi’, cioè un compagno fedele, uno specchio in cui mirarsi umilmente ed accettare la Società come riflesso di se stesso

    Anche l’Amore per la Donna che adora è intriso di sottile gustosa ironìa e cautela, sa bene che ogni sirena per quanto seducente “desinet in piscem”…

    L’unico vero immenso guaio è il rapporto con Dio…

    Nel “secondo tempo” esistenziale, Robinson affronta il problema teologico della sua Vita…

    che è poi il problema dei rapporti comn le altre creature che smentiscono il fatto di essere Egli l’unico Uomo.

    Dio tenta invano di persuadere l’Uomo dal desistere dal suo proposito “fratricida”…

    Ma Qualcuno gli ricorda che l’assassinio è una Legge fondamentale della Natura, creata proprio da Dio stesso…

    Finalmente gli resta un motivo per restare SOLO…

    Il fumetto è l’unica manifestazione dello spirito contemporaneo odierno , l’unica che si avvicina all’Eternità, di fatti “continua”…<<<

    Fuori di Metafora…

    Segnalo l'opportunità di saper correttamente interpretare l'aforisma "desinet in piscem"

    Cordialità e Benevolenza

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    27 aprile 2011 at 4:24 pm

  8. Cari amici, ero già al lavoro, resto al lavoro, sarò al lavoro, per…
    donare il meglio che posso,
    per essere e restare insieme
    per tutto ciò che attiene
    e per il meglio che possiamo
    nella moltiplicazione di 7 x Cairano!
    Saluti affettuosi a tutti, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    27 aprile 2011 at 5:42 pm

  9. sai franco anche a me capita sempre più spesso che se mi metto difronte allo specchio da solo mi ritrovo d’accordo. E mi accorgono che mi ritrovo insopportabile. E già i clown non si sopportano. Cia bello. Nanos

    nanosecondo54@alice.it

    27 aprile 2011 at 8:37 pm

  10. il sindaco mi ha comunicato via mail che non condivide questa impostazione. ne prendo atto. io continuo a credere che sia l’impostazione migliore per tutti. non posso fare altra scelta che difendere la mia visione. quando si ha la fortuna di credere in qualcosa bisogna proteggerla.

    arminio

    28 aprile 2011 at 7:55 am

  11. è chiaro che cairano7x già era l’incontro di posizioni diverse e quello dovrebbe restare. io non sono una persona rigida e neppure rancorosa, ma devo difendere con mitezza e determinazione un’esperienza collettiva molto lacunosa ma pur sempre importante. poi ognuno faccio quello che sa fare. non voglio forzare nessuno.

    arminio

    28 aprile 2011 at 8:40 am

  12. per me cominciare ad agosto serve a ristabilire un tessuto festoso intorno a cairano7x.
    capisco che ognuno ha i suoi punti di vista e non c’è alcun problema che siano esplicitati fino in fondo. io lavoro da sempre con le radici per aria…
    non pretendo affatto che la mia poetica diventi normativa per altri.

    arminio

    28 aprile 2011 at 8:58 am

  13. franco, sarebbe una cosa buona pubblicare questa email, tanto per cominciare. così, per riprendere la metafora di adelelmo, assistiamo ad una regata velica e non ad un balletto di di sommergibili coi periscopi scassati.

    paolo

    28 aprile 2011 at 9:10 am

  14. le radici per aria….. che bello avere le radici per aria. le mie le sto sradicando per esporle al vento come franco mi sta insegnado.
    è indispensabile ristabilire questo tessuto festoso

    luciano

    28 aprile 2011 at 9:12 am

  15. caro paolo
    se vuole può pubblicarla il sindaco. io avevo solo il dovere, come ho sempre fatto in questi giorni, di dire che abbiamo delle difficoltà e che in fondo è anche naturale.
    io non dimentico mai che a cairano siamo ospiti e che alla base di tutto c’è la generosità di dragone.
    caro luciano
    con o senza cairano qualche affetto lo stiamo costruendo…

    Arminio

    28 aprile 2011 at 9:33 am

  16. ospitalità o comunità? hostis o munus?
    la tua risposta è il certificato di morte dell’idea visionaria e generosa (questa sì) di raccogliersi comunitariamente intorno a suggestioni potenti e radicali.
    Altro che museo dell’aria, ci siamo persi dentro i calendari, nelle calcolazioni astratte 7x, 3×3, 5 al cubo, nei valzer dei direttori artistici, nei ritorni economici, nei budget, fino ad approdare alla regola antica che gioca chi porta il pallone.
    Con tutto il rispetto per cairano, torno ai miei giocattoli, hic manebimus optime.

    paolo

    28 aprile 2011 at 11:46 am

  17. ma perchè non si poteva fare tale e quale all’anno scorso?
    trattasi di ritorno di autolesionismo ancestrale?

    sergio gioia

    28 aprile 2011 at 12:43 pm

  18. non ci può essere nessun ufficiale anagrafico che possa certificare la morte della visionarietà e della generosità quando comunque hanno fatto esperienza di raccoglimento comunitario intorno asuggestioni potenti e radicali! Sono questi i nostri giocattoli che avevamo portato con noi a Cairano per farne dono gratuito a tutti quelli che non amavono i calendari,i ritorni economici, i calcoli e i direttori artistici ed istituzionali. Non siamo noi a doverci rammaricare per le contraddizione ed i limiti degli altri….ce ne dispiace molto ma ce ne faremo una ragione mai un senso di colpa o di frustrazione. La nostra “comunità provviosoria” di sognatori pratici non è una esperienza cervellotica o una bizzarria estetica ….è una cosa seria e gioiosa di vita concreta che ci ha segnato in profondità e ci ha presposto ai pensieri lunghi delle cose che contano davvero.Non voglio fare i nomi di tutte le belle persone che ho conosciute e solo in modo paradigmatico voglio citare la profonda sensibilità femminile di Elda e le umane e profonde contraddizioni di Franco che comunque ci hanno aperto il loro cuore di amici veri. Ognuno di noi in fondo può dire come Flaubert per Madame Bovary…..Cairano c’est moi…non è un luogo specifico e nessuno ,dico nessuno, potrà portarcelo via anche volendolo per legittimità giuridica.A patto che ognuno di noi si sente soggetto e non solo testimone di questa magnifica esperienza che contiuneremo a fare …..insieme comunitariamente….. mauro orlando

    mercuzio

    28 aprile 2011 at 4:26 pm

  19. Invito Luigi D’Angelis a pubblicare sotto forma di post, attraverso Franco Arminio, la lettera che gli ha inviato, in modo da contribuire alla chiarezza , illuminare quanto sta avvenendo e così permettere a chi eventualmente ne avesse ancora voglia di intervenire in maniera congrua.

    Quanto al resto, sottoscrivo al 100% il commento di Mauro.

    Gli errori e le (umanissime) contraddizioni di Franco Arminio, la sua splendida visione, unita a quelle, la sua mancanza di rancore me lo rendono più fragile e amico, la generosità e lo slancio di Elda, assieme ai tanti che hanno condiviso e condividono questo “sogno pratico” – sono il vero spirito di Cairano 7x, che non è morto e che non muore.

    Franco Dragone va ringraziato, sempre e comunque, senza se e senza ma.

    Invito ancora una volta Luigi D’Angelis perché autorizzi Franco Arminio a postare la lettera che gli ha inviato, perché vi sia il massimo di trasparenza.

    soter54

    28 aprile 2011 at 5:19 pm

  20. Come si vede dalla foto in effigie, soter54 sono io, Salvatore D’Angelo.

    soter54

    28 aprile 2011 at 5:28 pm

  21. Non frequento questo blog ma sono stato sollecitato ad intervenire essendo stato chiamato in causa. Ritengo che ci siano una serie di inesattezze nelle cose che sono state dette ed è per opportuna trasparenza che rispondo puntualmente e senza vis polemica perché questa non mi appartiene. Ho sempre avuto grande rispetto per la cp ma in occasione delle nuove proposte sul progetto cairano 7x 2011 i pareri e le discussioni per lo più sono rimaste all’interno di questo blog e solo da pochissimi portate direttamente all’interno degli incontri propedeutici alla stesura della proposta 2011. Ovviamente non spettava a me il compito di trasferire o sostenere tutte le opinioni da questo luogo a quello operativo degli incontri alla pro-loco. Per questo mi preme puntualizzare alcune cose che forse molti non conoscono direttamente ma che probabilmente gli sono state raccontate male. Non è una critica o una colpa ma è un fatto.
    1) Molti ritengono che la scelta di quest’anno sia stata dettata da motivi “pragmatici” ed economici, ovvero che sia stata una soluzione imposta o frutto di compromessi. Nulla di più falso. Il paese giardino richiesto da dragone, per altro senza che questo ostacolasse le iniziative già intraprese nei precedenti due anni, ha trovato in molti perplessità, ma nessuno alla fine ha affermato che l’idea fosse incoerente sia con il tema paesologico che con lo stesso laboratorio sperimentato già nel 2009 del “giardino in movimento” di cui l’idea di quest’anno ne è l’evoluzione.
    2) La scelta di concentrare su più appuntamenti posizionati nel corso dei mesi da maggio a novembre è stata discussa da subito nelle riunioni che non ha certamente organizzato “il sindaco” ma il direttore artistico in primis. Se c’è stata una mancanza di comunicazione o di coinvolgimento di tutta la c.p. questa responsabilità non è certo ascrivibile al sottoscritto. In ogni caso ricordo a tutti che l’obiettivo fin dall’inizio è stato quello di cercare di non caratterizzare il progetto su un unico appuntamento se pur settimanale, ma di organizzarlo con avvenimenti che si posizionassero lungo il corso dell’anno. Quindi nulla di nuovo.
    3) Io non ho comunicato nessuna intolleranza all’impostazione di franco. Sembrerebbe che la proposta di quest’anno sia uscita dal mio cilindro. Né dragone né io o la pro-loco abbiamo imposto nulla o disapprovato qualcosa. Tutto si è svolto sempre nelle discussioni democratiche fra i presenti. Sugli assenti vedi sopra…
    4) Quello che ho comunicato a franco nell’e-mail è il risultato di mesi di sterili discussioni, di recenti scontri anche personali (sempre interni alla c.p.) che hanno portato al risultato che ormai siamo a maggio e ancora non siamo in grado di stendere il programma definitivo, il bilancio di previsione e ancora peggio di avere un’idea condivisa della proposta. L’invito, sempre di arminio, di “rivederci” a giugno mi è apparso davvero incomprensibile e anche un pò offensivo. Quindi con molta rabbia ho detto che le date venivano tutte confermate, che l’organizzazione passava nelle mie mani (non del sindaco ma di luigi d’angelis) insieme alla pro-loco e che il contributo era aperto a tutti i singoli, non più alla comunità provvisoria vista la degenerazione dei rapporti interni ad essa che ha di fatto compromesso il progetto stesso di cairano 7x.
    5) Ho anche scritto a franco che il suo impegno, se lo riteneva, poteva iniziare ad agosto (lo ha chiesto lui, mica io….) ma trovavo e trovo incoerente affermare che si condivide l’idea di franco dragone sul paese giardino ma poi ci si impegna solo per la parte che lo si riguarda.
    6) Altra questione ha interessato l’aspetto economico. Quest’anno siamo nella possibilità di garantire 85.000 euro di risorse al progetto delle quali 25.000 sono state pensate per il solo progetto giardino. Mi si dice che con questi soldi non si va da nessuna parte e che sono talmente pochi che nessuno si sente di prendere impegni ad invitare poeti e scrittori. Su questo aspetto non faccio commenti ma richiamo solo lo spirito col quale siamo partiti.
    7) Infine, io e la pro-loco non abbiamo mai pensato di escludere nessuno né tantomeno franco arminio, anzi. Ma se siamo inconcludenti e continuiamo a vomitarci addosso rimandando solo le questioni o scaricandoci le responsabilità, io ho la responsabilità morale di dare una risposta a chi ha ancora la generosità di offrire propri soldi per un’idea importante e a tutti quelli che continuano a credere in questo sogno.
    Mi fermo a sette punti per ovvia coerenza con questo numero magico! recupero le ultime frasi del bell’intervento di mauro che mi hanno riportato a Marquez: Cairano è come Macondo, più che un luogo, uno stato d’animo, un affollato crocevia di speranze, desideri e sogni… Se non recuperiamo lo spirito a cui orlando faceva riferimento rischiamo il destino della famiglia buendìa che vive impregnata di forti sentimenti ma così chiusa nelle sue effimere illusioni da sprofondare nella più sconsolante e più irrimediabile delle solitudini e Macondo viene spazzato via dalla tempesta, metafora dell’autodistruzione. Questo è il rischio che corriamo anche noi. Ma io credo in un paese che può risorgere, credo in una Cairano che non morirà in solitudine ma rinascerà con forza e speranza. Una speranza che tutti gli uomini liberi e “franchi” possono condividere; con meno enfasi e con una ritrovata sobrietà e leggerezza.
    luigi
    p.s. non trascrivo il testo integrale dell’e-mail inviata a franco perchè per correttezza dovrei pubblicare anche quelle che ho ricevuto e non mi pare il caso.

    LUIGI D'ANGELIS

    28 aprile 2011 at 9:25 pm

  22. ieri notte ho fatto un sogno la cara dove dormivo èra a pezzi. C’èra muffa e ragnatelé alle pareti e mi sono chiesto se dovevo abbandonare questa casa o provare a mettere mano per ricostruirla. Già il sogno va praticato ma questa é anche la mia casa. E così ho pensato a tutte le persone che l’hanno abitata ed hanno vissuto una bellissima esperienza di libertà. C’èra una signora che mi disse dopo l’esperienza del prova il tuo clown ho fatto la nuvola. Ecco perché mi resta ancora oggi la voglia di volare li sulla rupe. Così mi sono svegliato e mi sono detto c’è sempre una possibilità per abitare la nostra casa comune continuare a praticare insieme il sogno. diamoci una mano. Manos

    nanosecondo54@alice.it

    28 aprile 2011 at 11:27 pm

  23. Solo due piccole cose:

    la prima riguarda un libro davvero molto bello, che si chiama “Oratorio bizantino” e l’ha scritto il nostro amico Franco, e questo libro termina proprio a Cairano – “La rupe dell’utopia” – e questo fatto è davvero molto importante secondo me; è importante che questo Paese e questa Rupe abbiano trovato una voce ci dice di loro con tanta maestria. Questo fatto secondo me è importante e quando accade una cosa così è davvero molto significativo. Ma è più significativo ancora che non si tratta solamente di “bellezza”; si tratta principalmente di una “Una possibile avanguardia” “Per un umanesimo delle montagne”, come hanno titolo due testi del capitolo finale de “La rupe dell’utopia”; si tratta di quella che Franco Cassano in prefazione a quel libro chiama la “Nobiltà dell’altura”.

    **

    la seconda cosa è questa:

    ho letto con attenzione i due calendari che sono apparsi a metà aprile e a fine aprile e ho letto le date che appaiono in “Cairano BORGO GIARDINO”. Ebbene se uno mette insieme le date del calendario di fine aprile

    4 – 5 – 6 – 7 agosto
    10 settembre
    8 ottobre
    12 novembre

    con le date del calendario di Cairano – Borgo giardino

    10-11-12 giugno FORMAZIONE e IDEAZIONE
    24-25-26 giugno DISCUSSIONE e APPROVAZIONE
    11-12-13 novembre PIANTUMAZIONE

    esce fuori il calendario d’inizio aprile, con delle minime variazioni. Insomma c’è una grande coerenza in tutto ciò.

    Un abbraccio

    Adelelmo

    (Scusate per eventuali refusi)

    adelelmo

    29 aprile 2011 at 9:40 am

  24. Cairano è il luogo dove ognuno di noi ha riposto le proprie speranze di un mondo migliore, un mondo capace di mettere in scena non la solita commedia delle parti contrapposte ma un percorso condiviso nella certezza di essere parte integrante di un nuovo vento che sia fresco e caldo allo stesso tempo. Cairano non può fare a meno di Franco e Franco non può fare a meno di Cairano, tra queste due certezze si pongono Dragone, Luigi, L’ottima Pro loco , la Comunità Provvisoria, l’associazione mesali e tutti quanti concorrono alla organizzazione dell’evento. Il mio punto di vista è che nessuno deve fare a meno degli altri, è come una buona pietanza, il gusto viene dato dai vari ingredienti sapientemente mescolati. Essere in disaccordo non è poi la fine del mondo, in questa provincia molto spesso si sono fatti accordi che hanno scelleratamente violentata questa terra. Purtroppo in questo periodo anche io sono impossibilitato ad impegnarmi in prima persona ma mi appello a coloro che hanno la possibilità di contribuire alla riuscita della manifestazione. Non diamo fiato agli sciacalli che no aspettano altro che ululare alla luna la loro gioia per l’ennesimo fallimento di un progetto che vede identità diverse impegnarsi su una idea e riuscire a farla decollare. La rupe ci aspetta, ci anela, la rupe è il luogo delle radici per aria e questo secondo me dà ancora più senso al museo dell’aria e innesca un profondo affetto tra uomini e comunità, che siano esse permanenti o provvisorie. In questi due anni ho imparato ad amare non solo il luogo Cairano, ma la gente che lo abita, le case che lo caratterizzano, il vento, il sole, la pioggia che Cairano ha saputo donarci senza chiedere nulla in cambio, è questo il bello, gli uomini pensano sempre che per avere bisogna dare, i luoghi danno e non chiedono nulla in cambio.

    giovanni ventre

    29 aprile 2011 at 11:13 am

  25. al caro amico facebook luigi d’angelis…dico che lo statista democristiano aldo moro non avrebbe potuto scrivere commento più eloquente, facondo, con un ornatus da prosa ciceroniana più impeccabile!!! i miei più umili complimenti

    sergio gioia

    29 aprile 2011 at 11:51 am

  26. incredbile la pazienza con cui Arminio si ostina a restare ne suoi luoghi e lavorare per essi.
    Di Cairano ho letto nel suo bellissimo ultimo libro, di cui su questo blog si parla assai poco. Questo è il vero scandalo. Per il resto credo che Cairano si farà e io verrò a trovarvi. LM

    marco

    29 aprile 2011 at 1:50 pm

  27. Il problema non è la dicotomia tra borgo-giardino e gli incontri e gli eventi di cairano 7x : è fin troppo evidente che il progetto del borgo giardino può vivere di vita autonoma e che Cairano 7x è un evento straordinario perchè disegna sette giorni su sette, sette notti su sette di magia e di incontri.
    Luigi D’Angelis, ha a cuore il suo paese così come la intera comunità provvisoria credo abbia scelto Cairano come luogo dell’anima.
    Cairano 7x è appena un bambino che non si può abbandonare a se stesso, deve ancora imparare correre, anzi a camminare su due piedi.
    Il punto che bisogna far tesoro di ciò che di buono è stato fatto nelle scorse edizioni, materializzando ancora il concetto di rete di “protagonisti”e di leadership orizzontale.Questo vuol dire cittadinanza attiva.
    Quindi non si può affermare che una cosa o una campo di azione o una forma artistica o una idea culturale sia meglio o necessariamente più importante di tutte le altre.
    E’ opportuno, se si vuole, recuperare le persone e le associazioni di persone, che hanno creduto ed avviato Cairano 7x consentendone la costruzione di un racconto.
    Per esempio, ma a forma di appunto : si parla di giardino, dove è Mario Festa ed il suo gruppo A sud; ciò che è restato di Cairano 7x è la fotografia ed il web dove sono Federico Iadarola e David Ardito; Nymmo Bassey voleva tornare a Cairano, ci sta spazio per Amici della TErra ?
    Insomma ci sarebbe da progettare e quindi realizzare!
    Però , il problema – secondo il mio insignificante parere – in fin dei conti è la impossibilità, fino a questo momento e sulla scorta delle edizioni precedenti, di poter gestire ed amministrare direttamente i fondi necessari alla parte artistico-culturale. Cairano 7x non sarà una impresa culturale, come dice Michele Citoni (per inciso per me sarebbe un guaio se non fosse un’impresa culturale ed economica allo stesso tempo), però i meccanismi per far girare al meglio l’organizzazione sono proprio quelli di una impresa organizzata e che quindi deve disporre delle risorse da investire .
    Lo spirito volontaristico di Cairano non può prescindere da una dichiarata analisi economica e di investimento, immaginando di operare come se si dovesse progettare esecutivamente per un bando europeo. E’ necessario che si facciano avanti nuove persone capaci di avere questa visione di controllo e di progetto; anche questa è la scommessa da vincere per Cairano 7x.
    Chi deve decidere di riscrivere il soggetto ?

    luca b

    29 aprile 2011 at 5:33 pm

  28. Bellissima l’idea di Cairano. Bellissimo blog, nonostante a volte sia incomprensibile all’esterno. Andate avanti. La politica deve solo far andare avanti la poesia, se vuole fare una cosa buona.

    antonio rossi

    29 aprile 2011 at 5:34 pm

  29. Quello che ho apprezzato di Cairano 7x sono le tracce visive e materiali che sono rimaste dopo l’evento.
    L’umanesimo delle montagne dovrebbe espandersi per essere davvero tale. Una carovana itinerante che lascia tracce in luoghi remoti. C’è un’orizzonte extrairpino per fare tutto ciò?
    No alle “location”. No ai paesi-feticcio.
    Si a 10,100,1000 musei dell’Aria!
    … che c’è da vedere nel tuo paese? “abbiamo tante cose e abbiamo pure un museo dell’aria” rispose il bimbo.

    LR telepass

    29 aprile 2011 at 7:38 pm

  30. Cairano è una speranza per il sud. Non è poco.

    renzoneri

    1 maggio 2011 at 6:32 pm

  31. questa è la nostra speranza……ritrovarsi!

    Nanosecondo

    2 maggio 2011 at 7:59 pm

  32. ..rema , rema , rema, la barca nella corrente,
    giaia , gaia, gaia, la vita non è altro che un sogno…..va solo praticato…..

    nanosecondo

    2 maggio 2011 at 8:14 pm


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