COMUNITA' PROVVISORIA

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il sud che non crede a se stesso

la vicenda di cairano ancora una volta ci mette davanti al solito scenario di un sud che non crede a se stesso. in soli due anni si è costruito un evento singolarissimo, oggetto di tesi di laurea, di lunghi articoli e perfino dell’inserimento nei grandi eventi della regione campania. C’è un patrimonio simbolico costruito dalla comunità provvisoria che si unisce a quello reale messo a disposizione da Dragone. Una tale situazione avrebbe dovuto produrre entusiasmo e invece ci ritroviamo con la costruzione di un consiglio di amministrazione da cui noi siamo esclusi.

Secondo me fanno un grave errore il sindaco e la pro-loco ad avviarsi verso una gestione tradizionale. In Italia esistono almeno mille comuni che organizzano eventi, ma questi eventi non vanno mai oltre i confini comunali.

A questo punto la scelta più intelligente sarebbe stata quella di costruire un meccanismo di gestione in cui siano presenti tutti gli attori della vicenda: la comunità provvisoria, franco dragone, la pro-loco, il sindaco (con la dovuta divisione dei compiti)

Nella sostanza viene scelto un altro modello. A Cairano dicono: il consiglio di amministrazione siamo noi, la cp diventa un gruppo a cui affidiamo una parte degli eventi (facile che qualcuno possa pensare: ve la affidiamo per quest’anno, perché è tardi per fare da soli o contattare altri, l’anno prossimo faremo diversamente). Sia chiaro non c’è niente di scandaloso in questa posizione, ma l’importante è che sia chiara e che non ci nascondiamo dietro i carteggi e le girandole di mail di questi mesi.

A questo punto la comunità provvisoria può benissimo organizzare una parte degli eventi, ma il rapporto è mutato, se ne prende atto e si va avanti per quest’anno, se si trova un accordo sulle cose da fare. Poi possiamo essere licenziati, ma possiamo anche licenziarci e fare le nostre esperienze altrove.

Ciascuno ha le sue forze e le utilizza come meglio crede, è chiaro che però si ritorna in un vecchio alveo, quello di un sud che quando inventa qualcosa di grande poi deve distruggerlo perché ci hanno convinto che le cose grandi possono nascere solo altrove.

franco arminio

bisaccia, 10 maggio 2011

Written by Arminio

10 maggio 2011 a 8:48 am

Pubblicato su AUTORI

11 Risposte

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  1. il dibattito su cairano è in corso nel post precedente. ho scritto questa cosa come post solo perché sia più chiara la mia posizione anche ai distratti o a chi passa da qui fugacemente

    Arminio

    10 maggio 2011 at 10:04 am

  2. non so come siano andate le cose, ma se è vero che le componernti locali di cairano vogliono prendersi le leve di cairano7x (la cosa sarebbe solo ridicola se non fosse frutto di una valutazione di convenienza da parte di quelle), allora chiedo due cose:
    -abbandono immediato e definitivo di cairano7x da parte di comunità provvisoria
    -scelta di altro paese più meritevole, ad esempio zungoli o tufo
    mi sembra il minimo che si possa pretendere dagli organizzatori, dopo tanta confusione prodotta

    sergio gioia

    10 maggio 2011 at 10:13 am

  3. Alla fine del pezzo, l’autore ha scritto nome e cognome, ha precisato la sua dimensione esteriore e ha messo la data.
    È chiaro che domani è un altro giorno.

    fabnig

    10 maggio 2011 at 10:20 am

  4. Fabio hai colto ancora una volta nel segno, con la tua grande sensibilità. come sempre.
    Domani è un altro giorno !

    luca b

    10 maggio 2011 at 10:41 am

  5. patetici

    ridicoli

    grotteschi

    paradossali

    politicamente scorretti

    masochisti di ritorno

    campanilisti

    strastrastra paesanologici

    Absit iniuria verbis, Domani è come oggi come ieri come sempre. Feudalesimo Notabilare brigantaggio sempre verde fuoco amico invidia malvagità paura del nuovo e della rivoluzione

    slogan” abbiamo fatto e vogliamo fare per tutte le generazioni sempre e solo COSI'”!!!!!! Auguri.Stop

    RQ

    rocco quagliariello

    10 maggio 2011 at 11:11 am

  6. Credo che dovremmo fornirci di tende e seguire la linea antica dei tratturi.Dobbiamo essere itineranti e fermarci solo sugli stazzi della nostra tansumanza.I tratturi erano fuori dalle angherie dei Baroni e dalle beghe locali:rispondevano solo al Re…

    giovanni luigi panzetta

    10 maggio 2011 at 11:18 am

  7. Caro Franco, ti leggo molto spesso. Le grandi cose possono nascere solo altrove, dicono. Ma chi lo dice? Chi appartiene a una generazione di rassegnati, coperto da un alone di passività che non fa ben sperare. Altrove li chiamano Baroni.
    Altrove queste figure sono man mano state messe via dai vertici della società, e così sono nate le grandi cose.

    Anche io, da nove mesi ormai, sto lavorando a un progetto di laurea. Un sogno nel cassetto per l’Alta Irpinia.
    Perchè come te credo che le grandi cose possano nascere nella mente di chi ha voglia di far rivivere i nostri luoghi, ovunque. Non solo altrove.
    Ci vorrebbero meno Baroni e più Franco in giro, soprattutto al Sud.

    Un caro saluto.

    Giuseppe

    10 maggio 2011 at 11:21 am

  8. Ultimo (!?) avviso ai naviganti:
    Stando così le cose sintetizzo e semplifico le mie intenzioni.Se ci riesco. Io credo che la Comunità provvisoria sia una esperienza culturale, filosofica e sociale originale e utile alla nostra terra per tutte le iniziative che ha messo in essere in cerca della grande vita che carsicamente vive nei nostri piccoli paesi.Vive della diversità, della ricchezza, delle varie esperienze culturali,sociali e professionali dei suoi ideatori e dei suoi praticanti provvisori.Non è conclusa e non può essere licenziata da chicchessia e vive continuamente nelle nostre individuali volontà e potenzialità future.Proprio per questa premessa e promessa indissolubile d’amore ho pensato in questi giorni a un possibile “compromesso” alto,dignitoso e decoroso di potere vericare e alimentare nella pratica anche quest’anno il nostro rapporto programmatico e umano con la comunità di Cairano e i loro rappresentanti istituzionali (Sindaco e Pro Loco) per accertare in concreto la possibilità di continuare la nostra esperienza culturale, comunitaria e paesologica all’interno di una articolazione diversa nel tempo e nelle esigenze di Cairano 7X al di là delle ingiuste e ingenerose considerazioni emerse nei vari carteggi intercorsi.E’ una possibilità di formalizzare un rapporto possibile di esperienze per sua nature diverse ma non antitetiche.Concretamente avevo stimolato Franco e Angelo ad assumersi delega e responsabilità per conto della CP di vericare in concreto in un incontro con Il Sindaco e la Pro LOco la eventualità e la possibilità di potere definire e programmare questa ulteriore occasione al di là e al di sopra di retropensieri al limite dei pettegolezzi .Fermo restando la legittimità e la utonomia delle scelte per ambedue i contraenti.Con questo scritto ritengo esaurito il mio compito di mediatore interessato ribadendo che io mi sento parte attiva e viva della esperienza della Comunità provviosoria per tutta la sua storia e mi spenderò con tutto il mio essere a che abbia lunga e bella vita ….
    mauro orlando

    mercuzio

    10 maggio 2011 at 12:40 pm

  9. uaoo il ritorno del mio angelo. La mia anima sta qui. Per fortuna che ti ho ritrovato mi stavo perdendo tra gli altri post. Quando si inizia il giro per i tratturi ? tenetemi informato Aho! Camminiamo nella bellezza Nanos

    nanosecondo54@alice.it

    10 maggio 2011 at 1:16 pm

  10. . . . solo un esperienza straordinaria mantiene la qualità di farci muovere e commuovere. Qui non c’è spazio non c’è luogo perché si sta in un’altra dimensione. Il luogo é costruito dalla gratitudine. Qui in questo luogo la vita ruota intorno all’appagamento dei desideri dell’anima alla gioia del fare in libertà al creare al piacere dell’autoespressione. Noi si siamo clown bambini capricciosi che amano essere ammirati ma senza sacrificare i pentimenti per essere speciali o superiori. “narcisisti” ? no! Solo passionali. Come bambini che non vedono la vita in termini solo di causa ed effetto ma con rispetto e affetto perché solo così si sentono amati e possono portare agli altri la gioia. L’energia della nostra gioia non puo essere così presa solo dall’iniziativa e dal potere di fare una cosa ma di scegliere liberamente anche di non farla. Alla base del nostro fare ci deve essere la lentezza di stare un po con noi nella bellezza.

    nanosecondo54@alice.it

    10 maggio 2011 at 2:03 pm

  11. Da un computer in prestito, perchè il mio e rotto…

    Lioni, 9 Maggio 2011,ore14:10
    (CARI AMICI, QUASI UN POST)

    “UN CIELO SERENO, PRECISO…”

    Questa espressione la rivolsi ad Adelelmo Ruggeri il 24 febbraio 2008, quando venne al Goleto, circa tre anni fa, ad uno dei nostri primi incontri della Comunità Provvisoria.
    Ricordo che era una splendida giornata invernale, mitigata da un sole coraggioso. C’era una luminosità e una nitidezza dell’aria così inusuali che le montagne violazzurrate facevano trasparire striature di verde che invitavano ad un’osservazione telescopica per rinvenire nel puntillismo quel verde clorofilliano delle giovani foglie dei noccioli, inondate dalla luce del mattino.
    L’azzurro della calotta celeste, senza alcuna nuvola, faceva pensare all’assenza di vento, al vuoto dell’infinito, alla spensieratezza di un sorriso, al miracolo dell’innocenza, al pudore dei pensieri, alla gioia di far sedimentare – con la sola forza degli sguardi – granelli di sensibilità in cuori spalancati.
    Ricordo benissimo che Adelelmo, accovacciato, annotava con grafia grossolana, discorsi e impressioni su un quadernetto a righi e che io facevo brevi annotazioni/memo di questo raduno sul mio quadernetto a quadretti auscultando il piacere dei miei battiti nel cuore perché incontravo alcuni volti noti e avevo voglia anche di dedicare un pensiero, una impressione ai volti sconosciuti.
    Uno di questi volti nuovi che incuriosiva era Adelelmo, anzi diventava una novità aggiunta e frammista allo stupore del paesaggio che si estendeva fino alla schermatura perpendicolare della corona dei Picentini.
    Incrociando il suo sguardo, centrando i suoi occhi nelle spirali delle sue spesse lenti, senza timore, gli dissi: – Oggi abbiamo un cielo sereno, preciso, eh!-
    – Ma è stupendo qui! – mi rispose e aggiunse: – Sono qui perché conosco Franco… (ndr. Arminio) –
    Ed io, porgendogli la mano: – E adesso conosci anche me, sono Gaetano Calabrese, ho saputo che sei un poeta marchigiano e vedo che scrivi… anch’io scrivo, vedi? – e gli mostrai il mio quadernetto che, aperto a caso, si connotò di due pagine fitte fitte adornate da disegnini colorati.
    Lui, quasi accarezzandolo, disse: – Ma è bellissimo, sai? Andrebbe pubblicato così com’è. Io, invece, non metto tutta questa cura, il mio quaderno e come un blocco-note… ma che bella e chiara grafia, posso leggerlo un po’?-
    – Certo!…-
    – Ma qui è scritto in dialetto, è il tuo dialetto?-
    – Sì-
    – Allora leggimi questa poesia, qui dove c’è il gatto, è il tuo gattino?-
    -Sì, ma è la mia gattina, si chiama Ciccola Cotida-
    – Dai, leggi, leggi, voglio sentire la musicalità della tua lingua…le osservazioni, le doman-de, le spiegazioni dopo, le facciamo dopo…-
    E in questa conversazione bisbigliata, seduti vicinissimi sulla testa del cordolo della cunetta del vialetto in pietra, lui, porgendo l’orecchio a livello della mia bocca, ascoltò con massima attenzione.
    – Ma è bellissima, grazie! Adesso me la leggo un po’ poi te la leggerò ad alta voce… certamente te la rovinerò, ma voglio scoprire, sapere da me stesso quali suoni ed espressioni posso rinvenire dal tuo al mio dialetto.-
    E così fece, ed io, alla fine,:- Bravo!, complimenti! –
    – Sì, ci ho capito abbastanza, poi mi spiegherai alcune parole, ma questa tua poesia sta proprio bene in questo cielo sereno, preciso, anche tutti voi qui: amici di Franco, noi in questo luogo così sacro…-
    – Non potevamo essere in un luogo migliore per praticare una fede, quella dell’amicizia serena e precisa…-
    – Sì, Gaetano, anzi penso che custodire questa sacralità dell’amicizia ci darà sempre un cielo sereno, preciso… ci permetterà di ricordare, di avere il desiderio di rincontrarci chiedendo al vento dei pensieri di attraversarlo per ricongiungerci, per rinvenire noi stessi nell’autenticità…-
    – …, …-
    -…,…,… – = FINE =

    Amici cari, allora (forse) non sapevamo bene cosa poteva essere o diventare la COMUNITÀ PROVVISORIA. Oggi lo sappiamo e credo che sapremo ritrovarci desiderosi e consapevoli di non esserci abbastanza stati e continuare ad esserci.
    Un abbraccio a tutti dal vostro Gaetano Calabrese.

    Gaetano Calabrese

    10 maggio 2011 at 3:28 pm


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