COMUNITA' PROVVISORIA

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e ora un pò di silenzio!

“Se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire”……….F. Fellini
 

………Ah che solitudine, che dolori, che soffenze…che bella e triste compagnia e…..che silenzio! “Silenzio”! Non cominciamo con i paradossi e le stranezze in una situazione di tragedia reale. Hai voglia di meravigliarmi o confondermi? Io consiglierei concretezza, operosità e decisioni. Ascolta ,prima di tutto voglio farti una confidenza importante per questa occasione. Prima di diventare ’angelo’ -come tu dici- io vivevo in Irpinia. Ma torniamo a noi ….ma veramente non senti una musica o una armonia in questo silenzio ,addolorato e ferito da parole  e sentimenti freddi ,che sa di eterno? Mi dispiace,no! Sa io sono solo un ’fool’ e per il resto io sono ’campano’ma di città e a dirti la verità non ho mai sopportato i vostri silenzi irpini e le vostre introverse e astiose separatezze e orgogliose solitudini anche nella soffrenza. Lasciamo stare queste vecchie e inutili ’querelles’ da “intellettuali della Magna Grecia”. La serietà e la drammaticità del momento ci impone leggerezza e serietà ma sopratutto autenticità…. Ascolta meglio: il silenzio non è assenza di suoni, come di dolore non è assenza di vita. Quello che tu non hai udito è la totalità dei suoni e e per la soffrenza le ricchezze delle varietà del vivere. C’è una differenza che i ‘filosofi’ usano chiamare ‘ontologica’: una cosa è zero, un’altra cosa è “ infinito meno infinito uguale zero”. Io so che proprio così il mio “Signore e padrone” ha fatto il mondo nell’atto che voi umani chiamate ’creazione’: dal niente,anche senza il dolore, come impropriamente usi dire tu, e che invece era un infinito di suoni e di “babele ” di parole liquide e pesanti, di azioni ingarbugliati tra loro e giustamente muti, vuoti ,incorporei.Con la musica si sono separato accordi ,toni, armonie,note quella che normalmente chiamate musica….con la vita ……il bene e il male, il bello e il brutto….il giusto e l’iingiusto e giù di lì in nome della vostra ’libertà’ di moderni ,ingabbiati nella sceltra tra  lbertà “da”,  “di”  o “per”. Insieme ha creato il verme e l’uomo, i pensieri e le cime di rape, Beethoven e Pupo….. Creare in fondo è dividere l’incorporeo dal corporeo e quindi il dolore e le soffrenze,l’insostanziale dal sostanziale e quindi la politica e l’economia, ” pensieri lunghi e…pensieri corti” e…. dargli dei confini, dei limiti, delle qualità con tutto quello che ne viene per le vostre vite terrene. “abbiamo consumate tutte le parole ora non ci restano che gli aggettivi”  scriveva ironicamente un vostro saggio umano.Ma la saggezza ironica  ha vita magra tra gli uomini.. Questo “silenzio della soffrenza è pieno di musica e di speranza” ….è una modulazione di una gamma spropositata e infinita di non-suoni, di non azioni e fatti che però nella tua incolpevole ‘ignoranza’ e perdita non riesci ad avvertire ,a percepire, sentire se non con questi capolavori comprensibili……come questo di Beethoven che voi chiamate ‘opera 73 o Imperatore’. Ah ma io ho comprato anche il cd e la ascolto spesso e la conosco benissimo. Io amo soprattutto la “nona”, il concerto in Do minore di Rachmaninoff, ‘Un bel dì vedremo’, Gershwin…….e anche De Andrè, Guccini, De Gregori, Vecchioni, Cohen, Dylan e altri…… Certo hai imparato ad amare pate del ’bello’ ma a non capire il dolore e ….sopratutto il morire. Per tornare all’autore che vi ho proposto con una sua opera particolare….. Qualcuno di voi che ama chiamarsi ‘critico musicale e ha scritto che Beethoven sa ascoltare e riprodurre il canto candido e leggero dell’esistente, ne ha inseguito il movimento ritmico accarezzandone il silenzioso brusio per trasformarlo in rigoroso linguaggio di una musica assoluta ma ha saputo riprodurre anche la tragica pesantezza e profondità della sofferenza e del morire. Ma, in quello che scrive sembra non capire che le due cose non sempre erano indistinguibili,conseguenza una dell’altra. In ‘origine’ per esempio canto e parola erano carichi di una sola potenza che solo il divino avrebbe potuto sopportare o sentire. La lingua era musica e il dire degli uomini riusciva farsi carico di questo di questo mistero poetico,mitico e religioso assieme. Era la prova di una perfetta innocenza che si è trasformata in algida concettualità per esigenze comunicative dimenticando persino la bellezza del libero cinquettare degli uccelli o del sibilo del vento tra le foglie o i capelli della donna amata o dei luminosi chiari di bosco in primavera.C’ancora qualche “poeta errante” che osa ripetere queste sonorità  fonetiche che le parole avevano alla loro nascita:vox clamans in deserto! Ma, il vero problema è che tu fai fatica oggi …a sentire questo “silenzio” nel vento ,nella luce nei colori ,nelle parole leggere o nelle grida strozzate di dolore che girano per le notre terre  in questi giorni! Ecco io penso che per arrivare e vivere veramente un terra martoriata e ferita bisogna prima di tutto rieducarsi a casa ai “silenzi”, ai “vuoti” nei rapporti comuni ma soprattutto in quella disciplina tutta umana che usiamo chiamare  filosofia e che ci siamo costruiti nella testa e nel suo linguaggio,o da questo richiamarsi alla poesia ,al racconto ,alla narrazione. E per vostra fortuna nella nostra martoriata Italia ci sono buoni poeti, affabulatori, clowns o contastorie che hanno qualcosa di vero e di bello da dire a chi soffre anche se alcuni ancora non sanno o hanno paura di esserlo. Ma, mi raccomando tenete lontani da questi luoghi sacri, toccati nella carne e nel cuore da un Dio che ancora una volta ha voluto parlarci con dolorosa severità, almeno gli sciacalli,le iene,le volpi e i serpenti della “politica e della informazione”!!! Mercurzio, angioletto mio, sei triste anche tu, e lo so perchè, con queste disumane avventure umane rischiamo solo di essere, come dice un mio vecchio amico …..“maestri d’asilitudine”. Ma, proprio tu parli del silenzio? Che ultimamente fai sempre un baccano di parole. E, poi figurati! La filosofia? Uaooo! Adesso ti racconto un “idea del silenzio”….. in una raccolta di favole “tardo-antiche”, si legge questo apologo: “Era costume presso gli Ateniesi che chi volesse essere considerato filosofo doveva lasciarsi frustare a dovere e, se sopportava pazientemente i colpi, allora poteva essere considerato filosofo. Un tale una volta si era sottoposto alla fustigazione e, dopo aver sopportato in silenzio le busse , esclamò: “sono ben degno, dunque, di essere chiamato filosofo!”. Ma gli fu risposto a ragione: “Lo saresti stato, se solo avessi taciuto”. Ti sento un pò strapazzato, certo le sofferenze degli angeli a differenze di quelle degli uomini sono “infinite”…. e credo che qualche colpo, scossa, ultimamente, l’hai ricevuto/a anche tu alle tue ali, e non riesci più a volare ….nel silenzio! Ma, sta cosa adesso non mi convince. Sai? Io, domani parto con la mia moto del tempo, e vado a trovare i miei amici  sulla “rupe del vento a Cairano da solo e …in silenzio.  C’è troppo silenzio e  umori  neri  lì adesso, e un pò di sollievo e silenzio rumoroso, e gioviale, non guasterebbe. Perchè non vieni anche tu? Che fai mi lasci incustodito? E, dai lascia stare adesso sta filosofia del silenzio. Ora c’è bisogno di ricostruire tutti i rumori di una comunità troppo silenziosa nelle proprie “tende” della orgogliosa separatezza. Bisogna farla rivivere subito questa comunità. Vieni che c’è bisogno anche di te! Sai ormai è una “polis”- come usi dire tu-dove non si sentono più i clacson delle macchine, dove non si sentono gli scampanelii delle biciclette, ma la cosa peggiore di tutte dove non si sente una risata di una mamma, di un padre e di un bambino. Sai, per il momento insieme ai miei amici Clown e Clownesse, avrei voglia di andare  a portare un pò di rumore, di gioia e  di musica . Il rumore, almeno di una risata, per “resuscitare” in loro, la voglia di volare. ops….dimeticavo… che sbadato, contuno a sognare . Sai? Dovremmo almeno avere la forza ed il coraggio da svegli  di riabbracciare, tutti i nostri veri, silenzi d’amore…..in questo momento mi sento “arreso” come la paesologia  ma anche umile  nelle parole e intransigente nell’ascolto ….disarmato  e addolorato da “questi sbalzi di umori e di indcisioni”

mercuzio e nanos

Written by Mercuzio

14 maggio 2011 a 7:58 am

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2 Risposte

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  1. ssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss x 7

    nanosecondo54@alice.it

    20 maggio 2011 at 9:40 am

  2. Non ho bisogno di denaro.
    Ho bisogno di sentimenti,
    di parole, di parole scelte sapientemente,
    di fiori detti pensieri,
    di rose dette presenze,
    di sogni che abitino gli alberi,
    di canzoni che facciano danzare le statue,
    di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
    Ho bisogno di poesia,
    questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
    che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

    Alda Merini

    iside

    23 maggio 2011 at 2:08 pm


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