COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

….la paesologia…… o si fa carne,pensiero e storie o non è.


1.

Scrivo sperando che le parole producano un’alterazione della loro stessa natura e si facciano lievito, carne, corpo, fiato che posso respirare insieme agli altri. Faccio questo parlando della paura della morte (niente di più privato, niente di più comune) e dell’agonia dei paesi. Parlo di questa terra-carne che continua a ferirmi, parlo di questo muro contro cui ogni giorno sbatto la testa.

Le strade, le piazze che attraverso sono camere ardenti. Raccolgo ormai da anni il lamento funebre sul paese che non c’è più. Sono il cronista di un funerale senza fine, perché la salma del paese non si può inumare. Anzi, assisto a varie operazioni di maquillage dell’abbandono, di restauro della cenere. Ogni giorno faccio l’autopsia dal vivo, come se vivere fosse solo un modo di esplorare la morte della vita.

2.

Per vivere in un paese devi dismettere ogni arroganza. Non importa se la nascondi o la fai fluire. L’arroganza si sente, agisce come un acido che corrode i tuoi legami con gli altri. Il paese è una creatura che ti chiede misericordia. Devi sentirti come un cane bastonato. Non devi sentirti uno che ha qualcosa da insegnare, uno che vuole cambiare la sua vita e quella degli altri. Il paese ti chiede di amare quello che sei e quello che il paese è. Non devi fare altro.
Sono infinitamente stupidi i cittadini che quando arrivano in un paese fanno sempre la solita domanda: ma qui di cosa si vive? È la domanda di chi pensa di essere in piedi, in sella al cavallo del mondo e di poter andare alla conquista di chissà che. Il paese, se accogli la sua lingua, ti dice che sei un cane, che devi dismettere l’arroganza di chi pensa di essere il padrone della terra.
Il paese è una creatura che sgretola qualunque narcisismo, per questo le vetrine sono sempre un po’ fuori posto (il paese è una creatura intimamente puberale e se gli metti il doppiopetto diventa ridicolo).
L’uomo che va in giro per i paesi, il paesologo, in realtà è un cane, ha il punto di vista del cane. La sua è una scrittura sgretolata, ha la postura accasciata di chi è stato colpito da un male fraternamente incurabile e non può che congedarsi dalla letteratura come prova titanica di un autore che pretende di spiegare il mondo.
Non ci si arrende solo rispetto all’idea di inseguire il mito dello sviluppo, ci si arrende all’idea di essere qualcosa o qualcuno. Per uscire dall’autismo corale ci vogliono posture nuove. È tempo di tornare a una fisiologia meno velleitaria, a un quieto vagabondare nel mondo che gira, nell’aria che non sta mai ferma, nella polvere in cui luccichiamo ad occhi aperti insieme al sole e alle stelle.

3.

La paesologia è una disciplina fondata sulla terra e sulla carne. Una forma d’attenzione fluttuante, in cui l’osservatore e l’oggetto dell’osservazione arrivano spesso a cambiare ruolo. Allora è la terra a indagare gli umori di chi la guarda.
Ci vuole un’idea di sé scucita dagli abitini classici e rassicuranti dell’ego cartesiano. Noi siamo materia esposta alle intemperie esattamente come un albero, come una casa cantoniera. Non siamo una fortezza da cui spiare l’infantile disastro del mondo.
Un amico architetto mi diceva che lui vorrebbe qualificarsi come paesologo. Mi diceva che l’ottica paesologica contiene in sé tutto quello che lui fa e non gli dà molto piacere definirsi architetto. È lo stesso motivo per cui non mi sento a mio agio a sentirmi definire scrittore o anche poeta. Mi sembrano parole che parlano di esperienze troppo diverse. Con la paesologia io me ne vado da un’altra parte, definisco un territorio fatto di volpi e di poiane, di lampioni rotti, di cani randagi, di gatti, di vecchi sulle panchine, di vecchine che girano per strada con una busta in mano. Questo territorio è la goccia di sangue sotto il vetrino. Ma non c’è bisogno di microscopio. La vista è dilatata dall’ansia, dal tremore di stare nel cratere del proprio corpo, un cratere che trema, trema da sempre.
La paesologia non è una nuova scienza umana, è una forma d’attenzione verso il fuori, attenzione intensa perché provvisoria, perché il paesologo parte dagli abissi del suo corpo e ci torna continuamente. Il suo guardare è un tentativo perenne di venire al mondo che pare non riesca mai a compiersi del tutto. Ma proprio qui si avverte la grazia, il vorticare confuso delle cose che stanno fuori, la distesa immensa delle creature deposte nel lieto inferno della terra tonda.
Per me oggi non ha senso essere scrittori, sociologi, architetti. Forse non ha senso neppure definirsi umani. Siamo chiamati ad ascoltare l’aria e l’aria ci dice che i nostri saperi sono chiodi di gesso a cui non possiamo appendere niente. La paesologia è una disciplina inerme, ma non arresa. Non partecipa alle marcette e alla marchette accademiche. Allinea dettagli, avanza, indietreggia, inciampa e forse è con questo inciampare che riesce a essere più dentro, più vicina alle cose.

Il paesologo non ha in programma la salvezza dei paesi, non tutela i campanili, i dialetti, le manfrine del rancore, la fregola delle confidenze e dello stare vicini. A volte combatte, s’indigna, chiede tutela per gli esseri e le cose che stanno in alto, lontane dai vaneggiamenti delle pianure, ma questo filo di ardore subito s’intreccia al filo della mestizia. Il paesologo va nei paesi a pescare lo sconforto e si ritrova tra le mani un poco di beatitudine: può essere uno scalino, una casa nuova o antica, può essere la visione di un castello o di un albero di noci, può essere una piazza vuota o un vicolo col ronzio di un televisore.

La paesologia non dà ricette per curare, ma si prende cura di guardare, di aggirarsi senza meta, di indugiare o anche di andare via alla svelta. Non ci sono regole, questionari da riempire, non c’è un formulario da approntare. Si esce per poche ore oltre la prigione domestica, oltre la prigione della propria professione, si va nei luoghi più nascosti e affranti e sempre si trova qualcosa, ci si riempie perché il mondo ha più senso dov’è più vuoto, il mondo è sopportabile solo nelle sue fessure, negli spazi trascurati, nei luoghi dove il rullo del consumare e del produrre ha trovato qualche sasso che non si lascia sbriciolare.
Non sarà sempre così. La paesologia è una scienza a tempo. Non poteva esistere cento anni fa e non potrà esistere fra cento anni. Fra un secolo i paesi avranno una piega più chiara, saranno morti o saranno vivi e vegeti e allora non avranno più questo crepuscolo che li rende così particolari. Si è aperta una piccola finestra e da questa finestra il paese ci fa vedere il delirio e la gloria di stare al mondo
Andate nei paesi allora, andate dove non c’è nessuno in giro. Abbiate cura di credere alla bellezza sprecata del paesaggio, portate il vostro fiato alle sperdute fontanelle del respiro.

4.

Ci sono giorni in cui sento che è impossibile scrivere versi. Non c’è musica nella testa, non c’è ritmo. Il respiro nasce da luoghi sparsi, la vita è un peso sullo stomaco, niente di più. In giorni come questi la scrittura prende necessariamente la via della prosa. Per lunghi anni ho conosciuto la fermentazione che trasforma la testa in una fabbrica di versi. Adesso sono sempre più frequenti le giornate in cui mi è possibile solo la prosa. Sono le giornate in cui vado nei paesi e mi affido a loro, uso i luoghi come pinze per tirare fuori le parole infilzate nel mio corpo. La paesologia non è una nuova disciplina, non è una scienza, è semplicemente la scrittura che viene dopo aver bagnato il corpo nella luce di un luogo. È una scrittura che viene da fuori e che passa dentro solo per tornare fuori.

La paesologia è il mio modo di non arrendermi all’universale sfiatamento degli esseri e delle cose. Una forma di resistenza dunque, morale e civile, una resistenza mestamente privata ma non per questo priva di una sua venatura politica. Al paesologo non bisogna chiedere cosa fare per impedire la morte dei paesi, ma come usare questa morte per dare un senso alla nostra, per renderla meno insignificante. Qui ormai non è in gioco la lietezza e neppure sorti magnifiche, in gioco è la capacità di dare un colore più vivo alla propria fine e a quella delle cose che ci circondano. In certi paesi le giornate sono fatte solo di epiloghi, ogni persona, ogni avvenimento sembra ruotare intorno alla dismissione, alla resa, al fallimento. Forse c’è un solo modo per non cadere nella disperazione: svolgere una serena obiezione all’esistente, immaginare che dai paesi più vuoti può venire uno sguardo che risana, perché quando si è in pochi nessun cuore è acqua piovana.

di franco arminio

Written by Mercuzio

20 maggio 2011 a 5:30 pm

Pubblicato su AUTORI

5 Risposte

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  1. commento al Post:lo avevamo già letto riletto interpretato gustato ed apprezzato in maniera lusinghiera e lusingata, fa bene Franco a farci rileggere o leggere i suoi ” pezzi migliori”…

    Vorrei mi si consentisse invece parlare di un altro delicato drammatico momento che appartiene alla modernità “liquida” dagli anni sessanta ad oggi.

    IL POPOLO DELLA NOTTE>>><<>> anche quest’anno il quattro luglio arriva il grande evento della “notte rosa” su Tutta la Riviera Adriatica nelle Città più belle come Rimini, Riccione, Cesenatico e tante altre per accendere ancora di più le serate di tanti ragazzi del posto e vacanzieri venuti da tutt’Italia!!!

    A Riccione addirittura in un evento analogo si è esibito anniorsono nientepopodimenoche il musicista regista cantautore e cantante Franco Battiato.

    A Rimini in Piazzale Fellini parimenti la cantante Fiorella Mannoia, mentre sulla spiaggia sabbiosa il sig Morgan.

    Per i bambini la sera prima c’è sempre tanta animazione e giochi ideati apposta per i piccoli>>>

    >>>La notte rosa si puo’ definire “il capodanno dell’estate” ,giunge un’atmosfera di gioia con tanta gente che si vuole divertire nei locali, nei bar, ristoranti, pizzerie, pub, osterie ,bettole, hotel grand’hotel che resteranno aperti fino all’alba per la immensa gioia del “popolo della notte” >>>

    La riviera romagnola si trasforma in un immenso luna park con strade illuminate rosa ,palloncini colorati,decorazioni e si festeggerà nelle piazze dove ognuno lo riterrà più opportuno.

    negli anni precedenti ogni “notte rosa” ha portato sulla Riviera più di un milione di persone!!!!

    Il “popolo della notte” è quell’insieme di persone che soprattutto il sabato, nei prefestivi, sceglie di trascorrere la notte in compagnia frequentando locali notturni che diventano la nuova piazza dove trascorrere il tempo a ballare ascoltare buona(!?) musica e stare insieme

    Il popolo della notte è lo specchio di una società che ha drammatici problemi e che durante la notte vorrebbe dimenticarli

    Il popolo della notte ammira le architetture moderne e post moderne dei luoghi d’incontro di “tendenza” come se provasse a fare un giretto su Marte tornando poi sulla Terra.

    Quale migliore surrogato se il “giretto su Marte” lo si fa in compagnia di una pasticchetta colorata, sintetica chimica eccitante allucinante psichedelica ed una buone dose di alcool???

    L’abbigliamento del popolo della notte è omologato, tutti i maschietti sono vestiti allo stesso modo, cambia solo talvolta la marca dei blue jeans e delle scarpe da passeggio(pantofole notturne), mentre alle femminucce è concesso “sbalordire” la platea con abiti “mozzafiato e tacco “11”(almeno)!!!

    Il popolo della notte torna a casa quando il sole del giorno dopo è già spuntato,prima di ritirarsi consuma gli ultimi spiccioli con un cornetto congelato appena uscito dal forno un caffé, quindi dopo l’alba se del caso decide di tornare a casa dopo aver ricevuto una decina di telefonate sul cellulare alle quali ha risposto in maniera sempre diversa sempre uguale… Trascorre la domenica a dormire ,russando,(sonno rem) respirando le sostanze d’abuso che ha consumato che vengono eliminate anche col respiro sicchè, entrando in camera, si avverte un odore nauseabondo irrespirabile al punto da dover aprire poco poco la finestra o il balconcino per far cambiare un pochetto l’aria…

    Non li svegliamo, non dobbiamo interrompere il loro sonno, tuttavia alle 14 circa si mette il piatto in tavola.

    giungono in pigiama, fanno una rapida doccia, indossano qualche abito da casa ma non hanno fame, mangiano solo quel che desiderano, per “accontentare” la nonna che si è sacrificata ai fornelli per i nipoti, per accontentare il “nonno” che ha acquistato il dolce apposta per loro, ed anche la mamma che organizza tutta la messinscena familiare, autorizzando con la paghetta i figli a partecipare all’evento dei popolo della notte.

    Il problema si pone quando anche le mamme o i genitori, separatamente, appartengono al “popolo della notte”…..

    Omississ…………privacy…….

    Nei luoghi di incontro la privacy non regge neppuere una mezzoretta.

    Nei discorsi si ostenta una malcelata spregiudicatezza
    SEMBRA CHE UNA SIGNORA NOTTETEMPO ABBIA FATTO IL BAGNO NUDA NELLA FONTANA(pardon PISCINA VASCA) DI UNA VILLA PRIVATA…

    e’ costruzione un buon numero di “chiese” bizantine ortodosse nelle proprietà private dallo stile intonato all’ambiente

    Se si cambiasse la data di costruzione, potrebbe firmare il progetto e la griffe addirittura Plinio il Giovane, che dalle nostre parti aveva notevoli proprietà, avendo assistito anch’Egli agli eccessi della decadenza…

    Niente dunque è mutato!

    Quest’immobilità

    Questa perseveranza nell’impudicizia morale e nella meschinità dei protagonisti, un’infernale perpetuità di un quadretto sociale affatto scoraggiante, una società opaca e facilona spendacciona dove commettere reati è consentito fino a quando lo spione di turno non fa la soffiata ed interviene la gendarmeria…

    piccole figure insignificanti compongono “il branco” mostrano la loro genìa e la loro provenienza popolana e popolare, un catalogo di rappresentazioni di questa nostra società malata e decadente, dove l’apparenza ed il consumismo rappresentano l’unico indicatore del “benessere” che nasconde un Malessere drammatico e violenze familiari inenarrabili…>>>

    Prepariamoci al prossimo sabato notte, per osservare cosa farà anche in avellino e provincia il popolo della notte in attesa del “capodanno romagnolo dell’estate sobria 2011…

    Grazie Franco per il Post che hai impaginato

    Buona Domenica ovunque sarai, saremo al Tuo fianco.

    Rocco Quagliariello

    Intanto a Cairano……….

    rocco quagliariello

    21 maggio 2011 at 3:30 am

  2. Ovviamente il ringraziamento è anche per Mauro “Mercuzio” che ha saputo cogliere l’attimo giusto per ricordare a Noi Tutti il migliore verbo arminiano.

    Ciao Mauro, un caro saluto alla Edda.

    RQ

    rocco quagliariello

    27 maggio 2011 at 3:48 am

  3. il vero amore( da un’idea di RQ) per lettrici e lettori del Blog di Paesologia in questo Post:

    >>>solo l’amore circondato di mistero puo’ durare a lungo…

    il mistero gli fa da nicchia e lo mette in salvo.

    l’altro tipo di “amore” ,quello appariscente ed esibito( istituzionale-matrimoniale) forse a conti fatti non si puo’ nemmeno dire che vi sia stato e comunque finisce certamente di una fine peggiore proprio perché intende pervicacemente cancellare
    “il mistero”.

    L’amore “vero”, quello “misterioso”, si fonda sulla capacità della coppia di rimanere anime distinte, frutto del disciplinamento della parte cerebrale che controlla il cervello genitale della sottomissione totale.

    E’ meraviglioso per i due “veri amanti” fare mostra che nulla vi è tra loro, e, nello stesso tempo, intramezzarvi piccoli segni, segnali in codice, segnali mimici psico emotivi, afatto trascurabili…

    Una fugace stretta di mano che duri qualche secondo in più…
    Una carezza degli occhi che sembri solo uno sguardo distratto, mentre invece è intima e calda…

    Amano il mistero che vi è tra loro, i veri amanti…

    Amano cospargerlo di segni per il diletto di mostrarlo senza che nulla vada perduto , ma che nulla traspaia agli occhi degli altri…

    Qual’è lo scopo di tutto cio’?

    Dedurre la legittimità dell’Infedeltà dalla legittimità dell’indifferenza e del possesso matrimoniale…

    “Voi sapete che io sono il marito, il padre dei figli di mia moglie”, ma sapete anche come io non riesca ad essere il suo Amante”.

    “Io amo un’altra Donna che ha un “marito” ma non lo ama, semplicemente perchè non si sono mai veramente riconosciuti dunque amati”…

    Forse io “tradisco”?…

    Non c’è in me alcun segno di questo odioso intendimento…

    Io mi sento limpido e puro, come sono sempre stato.

    Accettero’ persino il giudizio di “infamia” con cui certamente mi bollerebbe qualsiasi “profano baciapile bigotto moralista”…

    Vi ho appena detto che nel Matrimonio si ritiene fondamentale ciò che ci costringe ad essere vincolati senza fine , sine die…

    Nel Matrimonio la sfida è la durata, non l’Amore…

    Che cioè si rimanga “sempre” insieme , … “finché morte non sèpari”…

    Essere “marito” significa esserlo per “sempre”…

    Ma tutto cio’ non ha nulla a che vedere con l’Amore!

    La posizione di Amante è tutta intrisa di Amore…

    La conversazione, la comunione del pasto, il buon giorno, la lieta sera, la malattia, il talamo nuziale, il reciproco accudimento….

    Chi potrebbe “accusare” marito e moglie di aver condiviso solamente i Figli?!… Invece è così!!!

    Tra Amanti, nel “vero” Amore, ogni attimo, ogni rapporto con il partner è un susseguirsi di infiniti piccoli “miracoli”…

    nel rapporto “coniugale” il miracolo è sempre lo stesso ed uno solo: i Figli, il bilancio effettivo…

    Due persone si uniscono in matrimonio solo per potersi riconoscere perpetuamente quali “moglie e marito”…

    Questa lotta di individuazione-riconoscimento durerà per tutta la vita…

    Attraverso i litigi la coppia di sposi scopre davvero chi è…

    il litigio ha questo fine precipuo…

    In esso come in tutte le cose seriali, appaiono entrambi i contendenti…

    I combattenti si vedono in battaglia!!!

    la vita diventa una conferma , un ” si’ ” concesso , strappato non importa perchè, a chi o a che cosa…

    Da cio’ si dipartono due grandi “visioni”:

    nella prima il Dio supremo indica la strada e concede che si possa “uccidere giacchè l’individualità è solo apparenza, mentre il vero Sé è solo uno ed immortale, illusorio diventa uccidere, persino essere uccisi…

    Nell’altra Visione invece uccidere ed essere uccisi è reale… Nessuno è l’altro e nessuno puo’ essere sostituito.

    Mettersi alla prova in una Battaglia sfugge ad ogni calcolo, diventa un Fatto interiore, nella battaglia si cerca la conferma che altri cercano nel successo e negli affari.

    Il fatidico “sì ” per cui la propria esistenza trova una causa di giustificazione( mettersi alla prova nel matrimonio sarebbe “l’altra via”)…

    Ma Chi non è mai stato ancora “marito ” non conosce la Vita!!!

    L’identità di uno dei due è concessa all’altro…

    La giovane Amante si concede per quella che è.

    Ma soprattutto perchè ha piacere, piacere di amare ed essere amata.

    Cio’ che fa dei due ” uno” nel matrimonio è pura Teologia.

    Cio’ che fa dei due “uno” nella fusione degli Amanti è per l’appunto il Vero Amore.

    All’ attenzione di Lettrici e Lettori di questo Blog,

    una risposta ,specie non soltanto da parte dell’Autore del Post, Mauro “Mercuzio”, oltre che dell’Autore del “contenuto” del Post, Franco il Profeta, sarebbe gradita, attesa, opportuna.

    Chiunque risponderà, è cosa buona e giusta

    L’importante è che il commento venga letto e correttamente interpretato, si spera.

    condividendo…

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    28 maggio 2011 at 3:25 am

  4. Un racconto dentro un Reportage, Una descrizione di descrizioni dentro un Pellegrinaggio…

    (da un’idea di RQ)>>>pertinente al Post paesologico<<>>Molti si chiedono quale sia la Città più bella del Mondo<<<…

    "bella" nel senso di importante, monumentale, bella per come l'ha voluta la Natura e per come l'Uomo l'ha saputa rendere "la più bella".

    "bella" dunque che possa avere valore universale ,non soggettivo.

    La risposta è sempre la stessa, indipendentemente da chi pone la domanda e chi fornisce la risposta:

    "Roma, ovviamente, dopo Gerusalemme, però!!!"…

    Pellegrinaggio:

    vanno a vedere Gerusalemme in Pellegrinaggio delirante mistico.

    Si incontrano sulla strada cortei nuziali che vanno a Betlemme dove si dichiara essere nato Gesù il Nazareno, forse pure Abramo, il Profeta.

    Agenzie turistiche invitano a gite in comitiva sulla riva occidentale del fiume Giordano.

    Viaggi aerei sui campi di battaglia, business dappertutto.

    Si passa attraverso la Porta di Damasco e si entra nella città Vecchia, fino a qualche tempo fa Giordana

    L'Oriente delle "fritture", odore di timo e di "olio fritto "dappertutto, tutti vendono qualcosa al "turista nemico", un fischietto, cucchiai, bibite , ceci, lenticchie artigianato povero tappetini con un cammello disegnato, piatti di ottone, gong sorretti da statuine di donne nude, cagnolini di pezza da tenere dietro il lunotto posteriore dell'auto, corone di legno o di vetro, matite e barattoli di talco, aiutini "cinesi" alla Cis Giordania, misteri della produttività dei cosiddetti paesi "socialisti"…
    Una piccola Arabia dentro il mercato della miseria…

    Poi si imbocca la Via Dolorosa, si osservano boutique, il night-club"terra santa" aperto anche di giorno ovviamente, con un'aria di sede di partito popolare meridionale, poco dopo si entra nella Chiesa del Santo Sepolcro, restaurata come una cattedrale falso gotica.

    I turisti qui si scatenano nella gara di fotografia tra di loro, mentre solo alcuni entrano per pregare, per un attimo di riflessione ed adorazione.

    Qualcuno dice:" La Palestina poteva diventare israeliana a patto di rivelarsi un miracolo agricolo ed anche industriale".

    Poi nel Museo di Tel Aviv giganteggia una grande fotografia, un souvenir delle prime sessanta famiglie che nel 1909 vennero a stabilirsi per fondare la Città.
    Un gruppo di povere gente in un abbacinante deserto di sabbia: sembrano appena scampati ad un devastante terremoto.

    Ci si chiede perchè siano restati e non se ne siano andati, invece sono rimasti per fondare la città, più tardi Kafka avrebbe scritto nel suo diario" Stiamo scavando la fossa di Babele"…

    Invece a Gerusalemme cominciavano a colmare quella fossa!!!…

    Anche il Mar Morto è strepitoso, innanzitutto perchè l'acqua tiene a galla ,comunque, per la spinta dal basso verso l'alto, indipendentemente se si sia o non si sia realmente "str"…, in tal modo ci si puo' far fotografare in acqua mentre si legge comodamente, galleggiando, il giornale.

    E' diventato un centro minerario ed industriale.

    La Bibbia è zeppa piena di "miracoli militari", come pure la guerra dei "sei giorni" contro la Lega Araba fa parte dei cosiddetti "miracoli previsti"…

    Dovendo sfuggire agli egiziani del Faraone, gli Ebrei pensarono bene di "aprire e richiudere" il Mar Rosso, strategicamente.

    Si puo' tentare una spiegazione geografica del "previsto miracolo" ma allora bisogna tentarne una variante musicale per quelle poche trombe che addirittura riuscirono a far cadere le Mura di Gerico, altrimenti "imprendibili invincibili"

    Chissà perchè poi cosi' sensibili alle tonalità vibratili delle Trombe!!! Mah!

    Una spiegazione astronomica per quella battaglia che, poichè durava più del previsto, "costrinse" Giosuè a "fermare un attimo" il Sole ,per prolungare la luce del giorno…

    Se ne puo' dedurre che gli Ebrei "credono" non perchè tutto cio' sia assurdo, ma proprio perchè è talmente evidente che bisogna credere per forza!!!

    Di assurdo in Medio Oriente non c'è che questa imbarazzante situazione di un popolo di centinaia di milioni di Arabi circondato da qualche milione(facciamo tre) di Ebrei!!!

    La "questione araba" dunque non si risolve che con la Pace.

    per capire bene la questione araba , dovremmo tener presente la "quarta dimensione" .

    quarta dimensione:

    Un'alleanza tra goti ostrogoti troiani sanniti vichinghi e pugliesi che comprenda anche Tebe, Stato Pontificio e naturalmente lo Zar di Tutte le Russie,

    contro la Svizzera soltanto…

    avrebbe, questa dimensione "quarta" più senso storico della Lega Araba contro Israele!!!

    Interessi economici, livelli sociali e mire politiche differenti: ecco finalmente apparire la Lega d'accordo su una sola decisione, per giunta sentimentale: lo sterminio di un popolo, di una nazione che non ha con essa nessun contatto sul piano moderno.

    Questa Lega vorrebbe la distruzione di Israele con un mezzo storicamente drastico, la guerra, che si è evoluto tecnologicamente al di fuori della portata psicologica.

    Mentre invece la guerra prevalente rimane
    "psi co lo gi ca", come tutte le guerre tra umani.

    La nostra guerra è un modo di obbligarli a fare l'esame di realtà.

    Un aspetto che colpisce il visitatore della Terra Santa e di Israele è la quantità di teatro e di musica che vi si consuma.

    Tel Aviv è poco più grande di Firenze ma conta decine di teatri, più lo stupendo Auditorium Mann.

    Sempre tutti aperti, addirittura il teatro da Camera ha novecento posti, altro che "camera" …

    Le "rappresentazioni teatrali d'urgenza" rientrano tra le prime provvidenze governative… specie nei villaggi dei nuovi immigrati ed ottengono sempre un enorme successo, giacchè il teatro diventa un punto di riferimento nazionale per comunità di differente provenienza e formazione culturale.

    Gli esperimenti e l'avanguardia in questi teatri sperimentali israeliani vengono sempre mantenuti in limiti accettabili.

    Recitano tutti, non solo gli attori professionisti, forse perchè si ha ben chiaro che la vita in fondo è una recita perpetua, continua incessante.

    Ahi Noi…Voglio augurarmi che il senso ed il significato del commento domenicale al post sulla Paesologia risultino Chiari, come è chiaro il tocco di raffinata auto ironia che Franco ha espressamente richiesto nei miei commenti per evitare fraintesi e malintesi dietrologici. Ahi Noi…

    Buonissima Domenica. Un caro saluto.

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    29 maggio 2011 at 3:56 am


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