COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

La rupe dell’utopia, la comunità provvisoria e il blog…….

Tutta la battaglia è culturale e passa per una profonda adesione al nostro territorio e alla nostra storia, per un profondo riconoscimento delle sue miserie e delle sue bellezze……Lo stupore, ecco una insospettata e insospettabile nuova categoria della politica.Lo stupore di fronte al fatto che a dispetto degli scellerati decenni che abbiamo alle spalle, la terra c’è ancora e ora più che mai è il momento di rivolgersi al paesaggio, di guardarlo….Una comunità si cotruisce ad occhi aperti e giorno dopo giorno,ora dopo ora”. F. Arminio, Oratorio bizantino.


“….la virtù non è che la forza di compiere il proprio dovere nelle occasioni difficili; la saggezza, al contrario, sta nell’evitare le difficoltà del dovere. Felice colui che, accontentadosi di essere un uomo dabbene, si è posto in una condizione tale da non avere mai bisogno di essere virtuoso” J.J.Rousseau.


La Comunità provvisoria ……dopo la fase “contrattualistica” a cui mi sono applicato favorevolmente e personalmente per una soluzione formalmente pragmatica che ho salutato con un augurale “alleluia” non ci deve distrarre  dalla    necessità e  dalla  utilità  di  continuare con eguale responsabilità la fase “costituente” riguardo il futuro della C.P. sia  nei suoi aspetti operativi ( Cairano 7x .rupe dell’utopia) sia  in quelli   culturali,politici, filosofici ed esistenziali. Prendo spunto dai miei pregressi interessi di filosofia politica per articolare alcune considerazioni personali .Non voglio nascondermi dietro un dito e chiarisco che la mie esperienza nella comunità e nel blog si è caratterizzata nel suo aspetto essenzialmente “politico” oltre  a quello umano e amicale.Spero che da quel scriverò si capirà anche il senso che io do alla “politica” rispetto alla sfera privata ed individuale a vocazione comunitaria. Una “vita privata” non più classicamente vissuta  e pensata  come in Platone ed Aristotele come sfera “della privazione” o come in Hobbes e in Locke modernamente come lo spazio individuale che richiede la protezione dello Stato o della Politica.Diventa piuttosto non solo la dimensione alternativa alla politica ma “la politica con altri mezzi e valori”. La sua impoliticità (non apoliticità o antipartiticità) nasce da una scelta di nomadismo intellettuale e una conseguente “apolidìa”, come base teoretica ed etica) configurati anche nella dimensione  di una componente personale sofferta e tragica. Il pensare nomade come pensare sempre mutevole, aperto e libero che non si ossifica o inaridisce  in ideologia o in burocrazia e una “apolidìa” che non è conseguenza di un ostracismo che ci condanna a vivere sempre fuori le mura della città  e che ci fa comunque “memici oggettivi” dei suoi cittadini.Si creano di fatto “nuovi cittadini” senza patria e senza appartenenze in una sorte di aurea e saggia autosclusione dalla società politica e sociale come una sorte di opposizione ad una possibile “virtuosa inclusione “ entro di essa. L’apolidìa può assumere il connotato di una possibilità di una facoltà di resistere o recedere dalla società politica quando assume la fisionomia autoritaria, burocratica e prescrittiva,feudale e  clientelare.Non è una forma di “apatia” o “una fuga “dalla politica ma dal politicismo e del suo cattivo uso. Il nomadismo e l’apolidìa non inducono ad una sorta di “retraite” nella sfera domestica e nell’interiorità estetizzante e o del ripiegamento nella solitudine aristocratica rispetto ad un piano pratico e concreto della sfera dell’apparenza, delle maschere,dell’esteriorità, dell’inautenticità, delle ambizioni,dei “mystères du cabinet” o degli “arcana imperi” che promuove la “virtù “ dello spettatore più che dell’attore. La coscienza di un individuo che si chiude nella sua autoreferenzialità e atomismo destinata ad essere onorevolmente coscienza infelice che si autolimita e si castra non appena allunga lo sguardo nelle sue profondità interiori e scopre non la autosufficienza ma la lacerazione ,l’incompiutezza, la mancanza, la struggente nostalgia dell’altro e della “comunità”.
mauro orlando

Written by Mercuzio

21 maggio 2011 a 7:02 pm

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3 Risposte

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  1. ops :-) scusa, mercuzio il mio angelo custode ni avevo detto che dovevo ascoltare il silenzio! E così ne ne sono andato nel bosco. Ho trovato un taglialegna che mi ha raccontato una storia incredibile. Mentre tagliata un albero con l’ascia si ruppe il manico e lui non sapendo come fare chiese all’albero se gli dava un manico e lui glielo diede. Quando l’albero cadde un sacco di uccelli migranti volarono via. Storia immaginica? (liberamente tratta Tagore, uccelli migranti, LXXI)

    nanosecondo54@alice.it

    22 maggio 2011 at 8:44 am

  2. il ventiquattro maggio….

    del 1915 l’Italia dichiara Guerra all’Impero Austro Ungarico e cosi’ entra da protagonista nella Grande Guerra Mondiale.

    Canzone del Piave e Leggenda del Piave

    “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi Fanti il ventiquattro Maggio: L’Esercito marciava per raggiunger la Frontiera per far contro il Nemico una barriera.

    …Il Piave mormorò: “NON PASSA LO STRANIERO”…

    …Il Piave mormorò: ” Ritorna Lo STRANIERO”…

    Una prece.

    RQ

    rocco quagliariello

    24 maggio 2011 at 4:14 am

  3. >>>>

    Per Mauro ed Enzo Nanos

    >>>> Chi vive nel nostro Tempo raramente sfugge alle Nevrosi…

    Per vivere bene non bisogna essere eccessivmente esageratamente “contemporanei”…

    L’Italiano teme la Morte, ma non quella degli Altri…

    Teme la propria Morte, Ha una Paura terribile della propria Morte specie se destinata col Dolore fisico

    Spesso l’Italiano uccide per spiegarsi con “un esempio”, per “dare una lezione”, perchè teme di esse re stato “frainteso”!!!…

    L’omicidio banale per apparenti “futili motivi” lo rende quasi sempre “migliore” rispetto a come era…

    Per molti italiani il progresso è possedere quattro schede sim cellulari di ultima generzione, utilitarie griffate elegantissime, essere sempre connesso e contattabile “nel tempo reale”…

    Il superfluo li affascina, non resistono alle tentazioni del superfluo, ma vogliono che siano economicamente forti visibili e prestigiose…

    Adorano sia il rumore “di fondo” della città sia il chiasso, lo schiamazzo in senso lato…

    Il rumore è avvertito come un segno di Vita e Liberazione…
    I ragazzi continuano a fare il giro dell’isolato in motociclo, non più in bicicletta…

    Dopo la prima curva incontrano il “pusher” mimetizzato
    effettuano una transazione in “basso” e tornano felici e contenti a completare il giro dell’isolato con i parenti sul balcone a conterollare che “tutto sia filato “liscio”…

    Le madri sono più sospettose

    I padri quando riescono ad alzarsi dal divano dalla poltrona dal letto fanno semplicemente il giro dell’isolato, senza guardare, pensano ad altro…

    Sono i Nonni che hanno premura e che vigilano con tenerezza amorevole, con discrezione silenziosa , innamorati come sono dei loro nipoti…

    Volgiamo un pensiero affettuoso deferente e doveroso al popolo dei Nonni che svolge una funzione fondamentale in tutte le Famiglie di questa drammatica contemporaneità.

    Ovviamente questo descritta è un tendenza d’amore, purtroppo esistono Nonni,in certe Famiglie, che considerano il ruolo come becero nonnismo paternalistico ed autoritario.

    In questa ipotesi, che è la minoranza dura a soccombere, nelle famiglie regna , sovrano, il K A O S

    Buonissima Giornata

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    24 maggio 2011 at 4:30 am


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