COMUNITA' PROVVISORIA

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il viaggiatore smemorato

I viaggi si fanno per perdere tempo. Poi alcune cose te le ricordi, altre no. Magari un giorno a Mirabella ho visto una persona coi baffi di cui non ho memoria e poi a Montefusco una donna che usciva da una panda e poi la postina a Montemiletto e poi un contadino in una vigna di Taurasi. Il mondo ci sfila davanti ogni giorno incurante del fatto che i nostri occhi siano aperti o chiusi. Adesso mentre scrivo ho il balcone aperto, sento dei rumori e penso ai miei giri, penso alle tante strade vuote e silenziose in cui sono entrato. Penso a tutte le volte che i ragazzi davanti a un bar mi hanno detto che nel loro paese non c’è niente. E mentre scrivo questa cosa penso alla mia testa, penso alla vena che si chiude e va via la luce, va via il mondo. Ci pensavo sul Pollino, guardando dei cavalli davanti a una piccola pozza d’acqua. Ce n’era uno che stava con le gambe per aria. Era una bella scena, era luce e letizia, ma ogni volta che mi trovo davanti a una bella vista devo scavalcare il buio che si installa nella mente e l’amarezza che dimora nel fegato. Andare quasi tutti i giorni nei paesi non è che ti metta in contatto con miracoli di letizia. A volte basta una piccola curiosità. Qualche giorno fa a Pietramontecorvino uno storico locale parlava di un’usanza di carnevale che consisteva nel mettere delle altalene dentro le case. Non era un gioco al chiuso, la porta era aperta e quello sull’altalena regolava il canto proprio su questa oscillazione tra il dentro e il fuori. Mentre sentivo questa storia pensavo a come sono adesso le case, al fatto che prima della porta c’è il cancello. Pensavo alla diffidenza come motore dell’economia. Ne parlava a Cairano un anziano architetto. La diffidenza produce eserciti, cancelli, avvocati, carabinieri. Mi ha colpito quando ha parlato del gesto con cui chiudiamo la macchina. Un gesto che ormai si fa ovunque e che consuma tanta energia in un giorno quanta ne basterebbe per illuminare una città. Se non fossi andato a Cairano non avrei raccolto questa riflessione. I giri nei paesi sono giri nel mondo, sono giri nella follia e nella grazia, sono giri nell’opaco, nel silenzio e nel chiasso. Ricordo un pomeriggio d’inverno a Scampitella. Mi avevano invitato per parlare di un mio libro. L’incontro era in un bar. Aspettando chi mi aveva invitato mi sono accorto che le persone parlavano ad alta voce. Da allora ho fatto caso che in alcuni paesi le persone parlano ad alta voce. Mi ricordo la stessa cosa a Melito. Mi sembrava che parlassero ad alta voce per farsi coraggio. A Scampitella mi avevano invitato per sfogarsi. A un certo punto si lamentavano del fatto che nella zona c’erano molti reperti archeologici. Consigliai di provare a donarli. Non ricordo bene come finì la discussione. Non ricordo la faccia che aveva poche settimana fa il vecchio che ad Altilia, in Calabria, mi recitò una poesia scritta in guerra da uno del suo paese. Quel giorno a un certo punto mi andai a distendere su una panchina e mi presi venti gocce di xanax per calmarmi. Aspettai disteso che il cuore tornasse piccolo e mi rimisi in marcia. Non ricordo le facce, ma ricordo benissimo i balconi a Montenero di Bisaccia, non avevo mai notato dei palazzi con balconi così larghi. È la smania di rubare spazio al mondo. Molti si fanno delle case grandi e il vuoto che era fuori adesso è imprigionato nelle case. Non è la stessa cosa, perché fuori c’è sempre l’aria e l’aria è sempre nuova. Nei miei giri non entro quasi mai nelle case, perché sono chiuse, stanno diventando come gli organi genitali, cose da nascondere o da mostrare solo agli intimi. All’ora in cui la gente mangia nelle case, io mangio il panino in mezzo alla strada. A Civita, un paese di origine albanese, il panino l’ho mangiato in un belvedere in cui non c’era nessuno. Avevo davanti a me le rughe del paesaggio, le pietre delle case e il filo d’acqua in fondo alle montagne spaccate. Era un giorno di grandi nuvole, pensavo ai fatti miei mentre mangiavo e avrò pensato pure a qualcosa che non mi ricordo, come non mi ricordo il nome del ristorante chiuso vicino al belvedere. Ignoro per quale motivo andai a Grottaminarda il giorno in cui uno mi venne vicino chiedendomi di mettere una firma per mandare un suo amico alla Corrida di Corrado. Nei paesi molte iniziative collettive hanno di mira la televisione. Anche i cantanti che vengono chiamati alla festa patronale hanno questo obiettivo, quello di portare una faccia nota nel paese. Una volta le feste patronali erano un giorno di pausa dalla grandi fatiche dei campi. Le luminarie avevano un senso perché i paesi erano male illuminati. Adesso il cantante non lo sente quasi nessuno, è una sorta di arredo dello struscio. Se fai notare a quelli che organizzano le feste che sono soldi spesi male, ti dicono che è la tradizione, che così si è sempre fatto. Mi piacerebbe che nelle feste patronali fossero aboliti i cantanti. Detta questa cosa ripenso al mio mal di testa e a un recente viaggio in Lucania. A un certo punto dovevo scegliere tra l’andare a vedere gli scavi di Grumentum e il paese. Ho scelto gli scavi, ma mi sono annoiato. Il paese si vedeva da lontano, magari non aveva niente di speciale, ma non ci sono stato dentro, non ho visto che aria aveva. È bello arrivare in certi paesi e sentire che hanno un’aria che è solo la loro. Ricordo l’arrivo in un tardo pomeriggio estivo a Orsara. Faceva caldo, erano tutti in mezzo alla strada, in effetti era la festa della vita quotidiana, non c’era nessun santo patrono da festeggiare, semplicemente le persone si godevano il fresco dopo una giornata d’afa. Questa scena era di molti anni fa. Le scene recenti sono in prevalenza meste. Qualche giorno fa ad Andretta un contadino vedovo mi diceva che aveva piantato pure quest’anno i pomodori, le fave, i fagioli, un po’ per passare il tempo, un po’ per paura del giudizio dei passanti davanti alla terra vuota. L’anno prima ero stato al funerale della moglie. Lo so che nei paesi gli anziani sono fuori dall’autismo corale. Ancora fanno le cose pensando che qualcuno le guardi. Pensate alle anziane che di mattina presto si mettono a fare servizi attorno alla casa per paura che i vicini possano dire che si svegliano tardi. Sono cose a cui guardo con clemenza. Invece mi viene un po’ di rabbia quando vedo le pose pretenziose. Mi ricordo che sono entrato a Satriano, vicino Potenza, per seguire un cartello turistico che parlava di affreschi. La chiesetta indicata era chiusa. Quello che si poteva vedere erano degli orrendi murales. Sulla questione dell’abbellimento dei paesi ci sarebbe tanto da dire. Quando parli con un sindaco magari non appare chiaro se è onesto o disonesto, ma la mancanza di gusto estetico è quasi subito evidente. In certi paesi del sud l’oltraggio al poco di bellezza che c’era è lancinante. Ho fresca nella mente la memoria di Senise, ancora in Lucania. C’erano una ventina di vecchi, ormai è raro vederne tanti tutti assieme, ma stavano nella parte nuova, lì dove è possibile vedere e farsi vedere dalle macchine. La parte antica del paese sembrava addobbata per una sagra dell’incuria. Non sempre è così, non tutto il sud è così. Mi basta andare a Troia e la scena è diversa e non solo per il meraviglioso rosone della cattedrale, con la pietra che sembra lavorata all’uncinetto. A Troia c’è anche una buonissima pasticceria, c’è ancora chi ha il gusto delle cose fatte bene. Insomma, non c’è un canone meridionale, anche se alcune cose tendono a ripetersi, tipo la scena del videoproiettore che non funziona. Nelle presentazioni dei miei libri, in molti casi manca il computer a cui collegarlo, oppure c’è il computer, ma mancano i cavi, e se ci sono il videoproiettore, il computer e i cavi manca la presa. In qualche caso non manca proprio niente, però il video non funziona. Ovviamente nessuno si è premurato di fare una verifica preventiva. In genere il guasto più frequente è l’assenza dell’audio. E sull’audio nei paesi ci sarebbe tanto da dire. I paesi perdono abitanti e perdono suoni. Vanno via le voci, vanno via i rumori dei vecchi mestieri, non si sente il martello del fabbro, la sega del falegname. Come ho già scritto da qualche altra parte, il paese adesso ha il rumore del coma.

 

franco arminio

Written by Arminio

30 maggio 2011 a 11:21 pm

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. affetto e tenerezza , Nanos

    nanosecondo

    1 giugno 2011 at 7:48 am

  2. molto bella la storia del video proiettore mi so fatto un sacco di risate . Ho condiviso su facebook questo post bellissimo. Cia Nanos

    nanosecondo

    1 giugno 2011 at 7:57 am


I commenti sono chiusi.

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