COMUNITA' PROVVISORIA

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DI MESTIERE FACCIO IL PAESOLOGO

«Franco Arminio, poeta vero, ha indagato i paesi, laddove tutto vive come se dovesse ancora compiersi ed è già – invece – tutto compiuto» (Roberto Saviano).

È una fortuna che Franco Arminio, maestro elementare di Bisaccia, Irpinia d’Oriente, forse il più importante poeta italiano degli anni zero, e sicuramente tra le massime voci contemporanee della letteratura nazionale (Viaggio nel cratere, Vento forte tra Lacedonia e Candela, Nevica e ho le prove, Oratorio bizantino) erede naturale, ed al contempo sintesi, delle esperienze di Ernesto De Martino, Danilo Dolci e Rocco Scotellaro, abbia incontrato il salernitano Andrea D’Ambrosio, tra i migliori documentaristi italiani del momento, reduce dalla notevole esperienza di Biùtiful Cauntri, documentario di denuncia sulle ecomafie campane realizzato con Peppe Ruggiero ed Esmeralda Calabria. Né è venuto fuori Di mestiere faccio il paesologo, un lavoro di 60 minuti, uscito ora in dvd per i tipi della romana DeriveApprodi, in una elegante confezione che comprende anche un volumetto di poesie di Arminio, Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle. Guidato dalla cinepresa partecipe ed al contempo “invisibile” del regista (originario di Roccadaspide, nel Cilento), Franco Arminio racconta il senso della disciplina che si è inventato, «impossibile ma necessaria» (al pari della «patafisica» di Alfred Jarry): la «paesologia»; a sua volta documentarista (Un giorno in edicola, La terra dei paesi, Scuola di paesologia, La voce del paesaggio, Teora 2010), Arminio («Sono Arminio/alto e fragile, d’alluminio») si muove per i paesi più dimenticati del Mezzogiorno, in particolare quelli della sua terra, l’Irpinia, per auscultarne il battito, ma anche per provare a decifrarne i silenzi, le desolazioni, i vuoti, alla scoperta di cosa significhi ancora «vivere nei paesi» agli inizi del nuovo millennio, un tempo così carico di inquietudine e di interrogativi angosciosi, che stanno intaccando anche la vita, un tempo semplice e naturale, dei paesi. Girovagando per Bisaccia, Cairano, Conza, Santomenna, Lacedonia, Morra, ed altri posti simili, intervistando uomini e donne dalla fisiognomica così peculiare, così antropologicamente connotata, soffermandosi sui residui della millenaria civiltà contadina meridionale, Arminio, «Virgilio riluttante», che «non riesce a vivere nel paese di Bisaccia, ma nemmeno riesce ad andarsene via», scopre i guasti del capitalismo acritico dominante, che ha inoculato nella civiltà dei paesi il virus del superfluo, del peso schiacciante dell’emigrazione che ha svuotato quella stessa civiltà della sua «meglio gioventù», del neofascismo televisivo di pasoliniana memoria, che sta cancellando dalla memoria di queste genti la più tipica oralità leggendaria della sua cultura. Dal canto suo, D’Ambrosio, come uno dei cineasti da lui più ammirati, Joris Ivens, si lancia a precipizio nell’impresa di filmare l’impossibile: come il grande maestro olandese volle filmare il vento (Io e il vento), il nostro prova a filmare la solitudine e la desolazione, così impalpabile ma a volte così «fisica», dei paesi: con occhio genuinamente «desetiano», del discorso del paesologo, il regista valorizza l’ironia dai risvolti spesso funerei, ma anche l’amore viscerale per una visione della vita e del mondo che trova nei «paesi» le sue ultime sacche di resistenza, la sua poetica trincea.
Scandito in capitoli significativi, designanti insieme personaggi e luoghi reali e categorie dello spirito (versetti degli emigranti, delle vecchie strade, dell’edicola, degli ipocondriaci, ecc.), la silloge di Arminio dà voce a quanti nei paesi sono restati e a quanti sono andati via, al tempo fermo di vite apparentemente immote, alla vita che – come scrive Saviano nella nota che accompagna il libro – «resiste sperando che l’identico prima o poi muti».

(Salvatore Iorio, CNN Italy, 2011)

Written by Arminio

13 giugno 2011 a 3:50 pm

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5 Risposte

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  1. caro franco, tempo fa risposi al quiz di paesologia e vinsi una copia del documentario che dà il titolo a questo intervento.
    appena ti capita mettimela da parte perché ho tanto desiderio di vederla.
    un abbraccio, ci vediamo prossimamente a Cairano

    Marco Bottigliero

    13 giugno 2011 at 10:27 pm

  2. L’orgoglio d’Irpinia si chiama Franco Arminio, il tuo scrivere, il tuo sentire questa terra sono il faro che useremo per illuminare la notte profonda delle zone interne. Fiero di esserti amico ti abbraccio affettuosamente e condivido con lietezza i tuoi successi.

    giovanni ventre

    14 giugno 2011 at 11:26 am

  3. Girovagando per Bisaccia, Cairano, Conza, Santomenna, Lacedonia, Morra, ed altri posti simili, …. si scopre che in nessuno di questi si è raggiunto il quorum … piccoli paesi, mal di quorum ?

    paolo

    14 giugno 2011 at 3:04 pm

  4. napoli è inquietantemente al 49 per cento…

    sergio gioia

    14 giugno 2011 at 8:38 pm

  5. Grazie Franco per essere stato a Castelnuovo, la tua poesia aggiunge poesia al nostro paese.
    I tuoi scritti lasciano turbati. Mi fanno riflettere sulle notti, spesso passate insonni alla ricerca di soluzioni a volte impossibili. I miei due anni di mandato da sindaco mi hanno fatto “combattere” con i problemi del quotidiano, quelli che vivo giorno per giorno con miei concittadini.
    Raggiungere buoni livelli di raccolta differenziata dei rifiuti (67%), garantire servizi efficienti (scuola, servizi idrici, pubblica illuminazione e quant’altro) non è semplice con le poche risorse disponibili. Bisogna avere idee anche per pensare a chi muore, come costruire nuovi loculi quando non ci sono risorse finanziarie.
    Il primo grosso impegno è stato cercare risorse e promuovere un’azione di risanamento del bilancio comunale, (obiettivo che ritengo di aver raggiunto in buona parte) ma ciò un visitatore non lo può certamente percepire, e spesso neanche tutti i cittadini.
    Non abbiamo perso di vista però la crescita del paese e abbiamo messo in campo progetti e lavori che presto si avvieranno per la riqualificazione e la valorizzazione del centro storico e che rimuoveranno il senso di abbandono che tu descrivi.
    Altre iniziative abbiamo intrapreso: la realizzazione di mostre fotografiche sul paese di prima del sisma, la presentazione di un libro sui canti popolari di Castelnuovo nella piazza del centro storico, la collocazione, in occasione del 30° anniversario del terremoto, di una scultura di Pietro Lista, noto artista contemporaneo. Questo evento è stato ripreso in TV e trasmesso in eurovisione. Si tratta di iniziative che dimostrano che il paese che amo, o meglio che ancora amiamo, è vivo e vuole continuare ad essere vivo.
    I cavilli burocratici che spesso si frappongono alla realizzazione delle idee, che non mancano, sono molteplici in questa Bella Italia. Come sai anche tu, essere dentro ai problemi quotidiani della nostra gente è un compito arduo e difficile, soprattutto quando le istituzioni ci abbandonano.
    Molto si sta facendo e tanto altro cercheremo di fare per non far morire i nostri piccoli paesi, ma ci dobbiamo armare di tanto coraggio e buona volontà. Tante volte ci prende lo sconforto, spesso una parola ci aiuta a rialzarci ma qualche altra potrebbe metterci in crisi.
    La forza resta e sta solo nell’amore verso la nostra terra.

    Un abbraccio, e ti aspetto a Castelnuovo
    Francesco Custode
    Sindaco Castelnuovo di Conza

    Francesco Custode (Sindaco di Castelnuovo di Conza)

    15 giugno 2011 at 7:59 pm


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