COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

non c’è comunità senza “amicizia”……..

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di  mauro orlando

“ Se uno ,con la parte migliore del suo occhio, che noi chiamiamo pupilla, guarda la parte migliore dell’occhio dell’altro, vede se stesso” Platone.

L’amicizia è ancora un sentimento fondativo  ed essenziale della esperienza esistenziale e culturale della Comunità provvisoria?E’ dissolta,nascosta o momentaneamente  accantonata  per i tempi migliori? Forse siamo vittime  inconsapevoli degli ultimi sviluppi tecnologici delle società di massa  che incollandoci davanti  a un computer a consumare le nostre bulimie affettive  per esorcizzare la solitudine,lo sradicamento , il silenzio,le offese e le amnesie delle identità. Sempre più l’amicizia  non praticata  diventa difficile,impraticabile nello schema  e nella funzione della ‘fiction’.La pratica praticata intorno a noi delle conoscenze utili e degli scambi di favori  che aiutano  le relazioni ipocrite e convenzionali che possono diventare vantaggiose…..non ci aiuta .La nostra grammatica  sentimentale e sociale  ci obbliga oggi  a ragionare  al ‘singolare’ o al ‘plurale’.Nel singolare  coniughiamo la solitudine dell’anima  che progetta e vagheggia mondi  ideali o ancestrali, eden e paradisi perduti, radici nobili che la società ha corrotto ,dimenticato o deviate,ideazioni e sogni  che non possono essere declinate in pubblico o nei rapporti comunitari. Al singolare possiamo vivere  il dolore e il morire  con dignità e autenticità e al massimo ci permette di  avere il coraggio di esporci  nelle nostre piccole comunità. Al plurale  siamo costretti sempre a dare  prova di sano realismo, apertura,tolleranza e pluralismo, di stare ai fatti, di controllare le emozioni, le rabbie, i  sogni ,le speranze, a dare risposte agli altri  e contenere e controllare  le domande per essere accettati,riconosciuti,identificati e in qualche caso applauditi. L’amicizia   può permettersi  di  coniugare il singolare al plurale ….e non è un gioco di parola. I nostri  antenati greci ( spero di non offendere altre convinzioni) avevano in uso il ‘duale’  come forma verbale  che esprimesse  la valenza simbolica del linguaggio  quando doveva esprimere  i momenti  e i furori  sentimentali  dell’innamoramento come “stato nascente” in cui non si riesce a pensare  a se stessi  senza l’altro. L’amicizia comunitaria  come l’amore abita e vive al duale rifiutando l’anonimato e l’ipocrisia nel pubblico e  la solitudine  e l’afonia in privato. Ecco perché la scelta comunitaria e paesologica  e altruista e rivoluzionaria e l’amicizia in più ci permette di  comprendere tutte le eccedenze di senso  che in pubblico potrebbero apparire  come segni di follia ,di idealismo,romanticismo ma in privato una possibilità di ascolto accogliente e generoso delle nostre intime verità e sentimenti. Per questo anche nella Comunità provvisoria  si possono auspicare molte amicizie che possono corrispondere  alle sfaccettature delle nostre anime  che non possono essere svelate alla legittimità di custodire intimi segreti che altri segretamente custodiscono. Le nostre azioni pubbliche e comunitarie non devono necessariamente  cercare consenso, conforto o confidenze ma sviluppare la necessità di alterità e apertura  nei ritmi intimi della propria anima  che non hanno voglia perdersi  nella solitudine dolorosa o nei rumori assordanti e omologanti del mondo. Per questo  io sono  per sviluppare e non mortificare nella nostra esperienza comunitaria  il sentimento e lo stato dell’amicizia per derimere  e combattere la falsa alternativa tra  l’anonimato  o l’adeguamento nel pubblico  e la solitudine  dolorosa o gloriosa nel privato. Nelle caotiche e anonime   società  del nord  e nell’isolamento delle società dei piccoli paesi e delle colline  l’esperienza politica deve sempre più ricreare,favorire  o promuovere  primaditutto l’incontro a tu per tu  con quello sconosciuto che ciascuno di noi è diventato per se stesso e vedere in un amico  lo sguardo accogliente che ci invita a fare un viaggio assieme  per scoprire le proprie  radici per poter continuare  i propri racconti personali  ad altri a cui hanno mortificato la coscienza , vietato le storie ma sopratutto   gli hanno tolto  le parole  per raccontarle e continuare a  viverle amichevolmente  e politicamente insieme agli altri.

mauro orlando

p.s………tutto per esternarvi il mio personale disagio a continuare “esperienze  comunitarie”  che non siano nello spirito dell’accettazione,dell’amicizia,della generosità e del dono nel rispetto della diversità,dell’intelligenza  e della tolleranza   che ho trafugato a piene mani  dalla bella  e preziosa amicizia con la Elda che……manca tanto alla nostre comune esperienza……

Written by Mercuzio

2 luglio 2011 a 10:11 am

Pubblicato su AUTORI

8 Risposte

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  1. E’ arrivato il momento di dismettere i panni della mitezza, della buona educazione a tutti i costi (ossia pure con gli stupidi, i bavosi e gli scostumati), del compromesso per non arrivare alla rottura. Non voglio più avere a che fare con quella parte di questa terra (di questo mondo) che non crede in se stessa, che non sa vedere la sua bellezza e la sua miseria insieme, senza nostalgia ma anche senza ciechi slanci verso modelli che non ci appartengono. Io non voglio più assistere a pantomime in cui tutti si lamentano di qualcosa e altri fanno spallucce e si trincerano dietro verità assolute, stili di vita e affermazioni agghiaccianti, sono stufa di questa levigatezza finta, voglio vedere lo squarcio, la frana, la frattura vera, profonda. Vorrei vedere, oltre a Franco,con il suo fervore titanico, la sua sofferenza, la sua terracarne, oltre a noi ( ad alcuni di noi),con il nostro impegno individuale e collettivo, altri esseri furenti che si indignano, che non restano quieti, vorrei che non ci fossero solo pochissime voci, ma mille, centomila insieme. Sarebbe bella una serata in cui, finalmente, si ammettesse che, qui, proprio qui ed ora, sta nascendo qualcosa di nuovo, sarebbe bello un momento in cui si riconoscesse il valore reale di un’esperienza come quella della Comunità Provvisoria. Invece sento solo condiscendenza e, spesso, incredulità, mentre da Milano scrivono di noi, qui, in Irpinia, le voci e gli occhi tradiscono ben altre emozioni. Quindi, da oggi, io mi voglio arrabbiare con chi non la vede questa terra ( e, di conseguenza, il mondo), e pure con chi finge di vederla, con chi non si preoccupa di che fine stiamo facendo fare al suo spazio, con chi cura il suo orticello, il suo bel giardinetto e si gode il suo panorama, mentre tutto il resto va a rotoli. Con chi pensa che basti una serata “culturale” o una scampagnata per mettersi a posto con la coscienza. Sono stufa di sentirmi dire da persone che hanno da tempo abdicato che qui non c’è niente ( ma cosa volete, ditelo, cosa cavolo volete davvero?). Per alcuni, qui, non ci sarà mai niente, perché molti sono nati già con la voglia di andarsene, hanno dentro di sé il germe dell’odio, della disfatta, del disprezzo. Molto meglio andare a vivere in un garage come Milano, meglio fare l’avvocato a quattrocento euro al mese( se ti va bene) a Roma,meglio rovinarsi l’esistenza facendo la propria comparsata nella vita cittadina, meglio qualsiasi cosa! Mi voglio indignare con chi non sa dire “bravo” e “grazie”, con chi è ostinatamente scontento e rancoroso, con chi si nutre di invidia e, al meglio, gode delle disfatte altrui. E ancora di più mi voglio arrabbiare con chi non apre le porte della sua casa, con chi non si incuriosisce, con chi si riunisce sì, ma fino a ora di cena, con chi mi parla di impegno e, poi, non si impegna a donare la cosa più preziosa che possiede: il suo tempo. Forse è un bene che l’Irpinia si spopoli davvero, non come adesso che ancora ci sono paesi di mille abitanti, che si arrivi a paesi piccolissimi. Spero che tutti quelli che vogliono andare via se ne vadano e che qui ci resti solo chi ha il coraggio di rimanere e chi non può più partire. Così nei paesi non arriveranno più i turisti della domenica e il loro posto verrà preso dalle selve, dagli animali. Ma non li vedete anche voi questi disertori compiaciuti di sé che fingono di battersi il petto e, invece, sotto il tavolo, si sfregano le mani contenti che il loro sfinimento, che è lo sfinimento occidentale, sta contagiando ogni angolo, ogni luogo, ogni cuore? Così loro possono non sentirsi in colpa, possono dire che è tutto normale, che è così per tutti. Non lo avvertite anche voi questo senso di morte che percorre ogni incontro, ogni volto, ogni strada di quella che noi chiamiamo società civile? Ci vuole coraggio, adesso, non per partire, adesso ci vuole coraggio per restare. E restare vuol dire dirla tutta, esporsi, mettere in gioco se stessi e la propria vita, vuol dire non scendere più a compromessi. Ecco, questo è il punto, la nostra esperienza è un’eccezione, ha bisogno di impegno, di anima e corpo, di cuori generosi, di parole sul blog e di mani e menti per Cairano. Non c’è spazio per le avarizie dell’ultima ora, per i puntigli. Se vogliamo davvero sabotare i sabotatori di questa terra, allora dobbiamo darci tutti la mano e stringerci intorno a questa creatura, con vigore, con slancio, con convinzione. Lasciateli perdere quelli che dicono di non crederci, così come quelli che ci credono fino a un certo punto. Non possiamo consegnarci ai traccheggiatori, dobbiamo continuare sulla nostra linea più vera, quella della generosa messa a disposizione di sé per gli altri, senza remore, senza falsi tremori. Di cosa abbiamo paura? Lasciamoli lì a rigirarsi nel buio gli uomini di fango

    Scritto da eldarin
    15 marzo 2010 a 5:39 pm
    https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/03/15/furori/

    luciano

    3 luglio 2011 at 1:08 pm

  2. …..questo testo pieno di anima leggera e furore lieto da gioia per il dono chi scrive e il senso di cosa scrive……a commento di un mio testardo affetto per una esperienza comunitaria a cui tanti vogliono cancellare lo “spirito leggero e piano” di una “ballatetta”……all’amica risanata Elda voglio dedicare questa poesia:Perch’i’ no spero di tornar giammai,
    ballatetta, in Toscana,
    va’ tu, leggera e piana,
    dritt’ a la donna mia,
    che per sua cortesia
    ti farà molto onore.
    Tu porterai novelle di sospiri
    piene di dogli’ e di molta paura;
    ma guarda che persona non ti miri
    che sia nemica di gentil natura :
    ché certo per la mia disaventura
    tu saresti contesa,
    tanto da lei ripresa
    che mi sarebbe angoscia;
    dopo la morte, poscia,
    pianto e novel dolore.
    Tu senti, ballatetta, che la morte
    mi stringe sì, che vita m’abbandona;
    e senti come ’l cor si sbatte forte
    per quel che ciascun spirito ragiona.
    Tanto è distrutta già la mia persona,
    ch’i’ non posso soffrire :
    se tu mi vuoi servire,
    mena l’anima teco
    (molto di ciò ti preco)
    quando uscirà del core.
    Deh, ballatetta mia, a la tu’ amistate
    quest’anima che trema raccomando :
    menala teco, nella sua pietate,
    a quella bella donna a cu’ ti mando.
    Deh, ballatetta, dille sospirando,
    quando le se’ presente :
    «Questa vostra servente
    vien per istar con voi,
    partita da colui
    che fu servo d’Amore.»
    Tu, voce sbigottita e deboletta
    ch’esci piangendo de lo cor dolente,
    coll’anima e con questa ballatetta
    va’ ragionando della strutta mente.
    Voi troverete una donna piacente,
    di sì dolce intelletto
    che vi sarà diletto
    starle davanti ognora.
    Anim’, e tu l’adora
    sempre, nel su’ valore.

    Guido Cavalcanti

    con affetto, stima e amicizia
    mauro

    Mauro Orlando

    3 luglio 2011 at 2:20 pm

  3. sono tre anni che non riesco a capire che cosa avete contro i turisti della domenica…

    sergio gioia

    3 luglio 2011 at 6:20 pm

  4. Desidero ricordare a “luciano” che la “sua” ingenua e delirante filippica può trovare giustificazione proprio dalla esistenza di quei personaggi che “lui” attacca. Senza di essi non avrebbe da scrivere e le cose scritte non avrebbero senso. Quei personaggi che così malamente insegue nel vano tentativo di stanarli, danno conto della sua esistenza stessa. Senza di loro gli “intrepidi” come lui non si accorgerebbero neanche di esistere. Lunga vita a tutti i reietti, rancorosi, lontani, non partecipi, malamente intenzionati, arroganti e inani: permettono a un sacco di puri di dire qualcosa in qualche luogo. Non che tali epiteti o vaneggiamenti servano a mutare la natura della disperazione delle persone e delle genti di questi luoghi, ma perlomeno danno ad un sacco di repressi l’illusione di esistere. Ed è comunque un bel contributo.

    EnzLu

    enzlu

    3 luglio 2011 at 9:43 pm

  5. leggendo lo scritto di ‘eldarin’, pubblicato da ‘luciano’, ed il commento qui sopra postato da ‘enzlu’, mi sento inquieto e quindi ‘in movimento’; affiora in modo prepotente il ricordo della mia passata partecipazione a ‘Comunità Provvisoria’ e mi sorgono domande cui riesco in qualche maniera a rispondere utilizzando in modo forse ‘incongruo’ i miei strumenti professionali…..
    Antonio Imbriano da Monza (ed anche da Sant’Angelo dei Lombardi)
    neuropsichiatra e psicoanalista

    Antonio Imbriano

    4 luglio 2011 at 9:07 am

  6. Quando leggo gli scritti di Elda lo faccio tutto d’un fiato.
    M’accompagna dalla prima parola fino all’ultima, è quasi come sentire la sua voce, le sue pause il suo accennato gesticolare e tutto appare chiaro e comprensibile.
    Credo che sia una tra le opportunità più belle di questo blog.

    federico iadarola

    4 luglio 2011 at 6:46 pm

  7. questo testo di elda dimostra che questo blog ha ospitato grandi e generose riflessioni. è bene che ognuno dispieghi la sua voce. questo luogo è un’occasione preziosa per tutti.

    Arminio

    4 luglio 2011 at 9:51 pm

  8. ….. be io credo che ha ragione sergio ……. e che cairano debba ripondere anche a questa esigenza. il nostro compito “utopico” e far diventare tutti i giorni domenica…….

    Nanosecondo

    5 luglio 2011 at 12:18 pm


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