COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

……scuasate la mia “capa tosta”!

di   mauro orlando

……..non mi rassegno all’idea  che si sia esaurita “la spinta  propulsiva” della Comunità provvisoria e della sua vocazione ad esporsi liberamente ed emotivamente nella esperienza  molteplice di Cairano 7X  come spazio reale o come sogno ideale………

La nostra vocazione  di ‘homo sapiens’  è  soprattutto di  verificare il nostro pensiero in quella terra di nessuno che delimita ogni discorso con la comunicazione di esso.Immettendolo attraverso la  sua esteriorità personale  all’interno di  una scelta  comunitaria  si accetta di esporsi al rischio del più grave e doloroso fraintendimento e incomprensione.Questo accade semplicemente perché costitutivamente siamo avvinghiati culturalmente a visioni e congetture in un abitudinario esercizo categoriale,lessicale e stilistico finalizzato o a una sapienza sistematica e pacificata in vista  di opere scritte per la posterità o alla frammentarietà conflittuale, quotidiana e praticata senza destinatari e quasi senza autore.Accettiamo supinamente  assenze o possibilità limitate   di relazioni e uno svuotamento alleggerito di senso che ci trascina in un gorgo di “violento e dolorante  silenzio”.

Mentalmente ci costringe a spezzare  definitivamente ogni possibilità di dialettica formale o reale tra origine e compimento,perdita e ritrovamento, diversione  e ritorno, ‘lògos’  rigido e “mithos” leggero, bellezza e bruttezza, ‘poièsis e teknè’ ……..Facciamo fatica a coltivare nella attraente e fascinosa  incompletezza del superficiale non tanto il socratico “saper di non sapere” ma un  “ non-sapere”attivo e responsabile se pur  in una dimensione autonoma,libera  e saparata dal sapere corrente  ancora prigioniero delle rotture,lacerazioni,distinzioni  e contrasti dialettici tra conosciuto e conoscibile,essere e non-essere,essere e divenire,bene e male,giusto sbagliato ……. Si tratterà di “passare  dalle approssimazioni vacillanti dei filosofi dell’esistenza alla determinatezza  oggettivamente fornita dall’esperienza” (Bataille).Nel nostro specifico anche da una lettura letteraria  e esistenziale della “paesologia” a quella di “una scienza arresa”  che ha la forza di indicarci un viaggio possibile  per la “cura “ di sé e degli altri soprattutto in una esperienza esistenziale  che si fa pratica sociale e politica.Tutto ciò in una predilezione ad esporsi e senza  nessuna pretesa pedagogica e d educativa.

Per fare ciò dobbiamo recuperare in pieno il significato autentico  e profondo di “esperienza” raccolta e piegata  precipuamente su se stessa anche quando sembra  integralmente ed emotivamente rovesciata al proprio esterno come impegno o al proprio interno come piacere. Come se ,a dispetto della sua comunque dichiarata  e naturale  ritorno  interioriore ,(rede in te ipsum di Agostino essa  spingesse per scelta razionale   la vita mentale e reale  al suo “fuori  …comunitario”. E’ quello che in modo contrario e biunivoco hanno fatto Rousseau,Cartesio e Kant  all’inizio della modernità filosofica disegnando la mappa di un viaggio introverso o estroverso.

Ecco allora perché spesso abbiamo associato la nostra “esperienza comunitaria” all’idea di traversata o di viaggio…..ma di un viaggio identitario senza meta e senza ritorno nel senso “povero”  inteso da Benjamin  non come “privazione” dell’esperienza  ma anche come esperienza “della privazione e come privazione”.

Consapevoli,però, che l’esperienza stessa  porta il soggetto fuori di sé e la depriva di ogni “soggettività” leggera o pesante che sia.

“Rimettere  in questione il soggetto- spiega Foucault- significa sperimentare qualcosa che sbocca nella sua distruzione reale, nella sua dissociazione, nella sua esplosione, nel suo capovolgimento in tutt’altra cosa”. Può essere difficile e doloroso  per le nostre  inossidabili e comode convinzioni  ma resta  l’unica strada per poter costruire “Comunità libere ed aperte”  e non “enclaves identitari e autoritari”  e sopratutto non invischiarsi affascinati in una “microfisica dei poteri”  come puro esercizio egoistico, retorico o sofistico.

Non può esservi nessuna  forma di conoscenza e di sapere  senza una comunità di riferimento né esperienza interiore e personale   senza la comunità di quanti la vivono e……..la conseguente esternazione o  “comunicazione è qualcosa  che non viene affatto ad aggiungersi alla realtà umana, bensì la costituisce” (Bataille)

Bisogna ricreare un luogo e un clima  di “tensione  contraddittoria” non umorale e fegatosa fatta insieme di fascino e di sfida, di identificazione e rifiuto,di paradossali equivoci e palesi fraintendimenti, di diversità  e amicizia , di generosità e dono……di sogno e realtà  fino alla rivendicazione polemica  del carattere originariamente costitutivo della comunità in cui si sceglie di vivere, pensare,sentire e agire . Perché ci sia “comunità” non è sufficiente che  l’io  si apre ,si perda o si dona all’altro  ma la nostra fuoriuscita  si determini  mediante un “contagio” rompendo tutte le forme di “immunitas”  coinvolgendo  tutti i singoli membri della comunità e la comunità nel suo insieme. Intaccare l’isolamento  e le solitudini che non si possono attenuare  socialmente o chimicamente  ma soltanto colla condivisione….. “cum-dividere”……”noi non possiamo fare a meno della ricomparsa ( anche se dolorosa ,straziante) dell’attimo in cui si rivela alle coscienze, che pure si uniscono e si compenetrano illimitatamente, la loro impenetrabilità”…..unicità e diversità.

Dopo  Hobbes  ci siamo garantititi dalla paura  e scelto il diritto di sopravvivenza individuale con una sorta di “immunizzazione” (Stato) volta a garantire  la sopravvivenza individuale imponendoci una restrizione o  eliminazione del senso naturale  di Comunità umana  non coincidente con lo Stato come una sorta di “protesi artificiale”. Cosa sia ad ora la Comunità provvisoria nessuno può dire con chiarezza  e determinazione…..è inattuale e aspaziale per cultura  ma nello stesso tempo ha un luogo e un tempo …vive di orizzonti mutevoli  e irreali al limite del miraggio  ma tutto ciò non è un buon  motivo  per abbassare lo sguardo  sui nostri piedi e affogare nel quotidiano,nel luogo comune e nelle abitudini ma pretendere  alzarlo anche se non  troppo in alto “al di là del cielo stellato sopra di noi”.Siamo non a caso “irpini” uomini  con orizzonti verticali  ma bassi  e abbiamo la ingaggiato una sfida  per ricreare un “umanesimo degli appennini” come orizzonte specifico e non assoluto del nostro viaggio mentale e pratico.

mauro orlando

 

Written by Mercuzio

4 luglio 2011 a 10:14 am

Pubblicato su AUTORI

16 Risposte

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  1. nulla muore ……: “angeli & demoni”

    Nanosecondo

    4 luglio 2011 at 1:54 pm

  2. Mauro sei encomiabile !

    luca b

    4 luglio 2011 at 4:02 pm

  3. Mauro, come sempre grande.

    giovanni ventre

    4 luglio 2011 at 6:27 pm

  4. sono ancora più encomiabili e grandi luca e giovanni che sono riusciti a finire quest’articolo di mauro…! lo dico con rispettosa simpatia nei riguardi dell’autore…ah ah

    sergio gioia

    4 luglio 2011 at 6:44 pm

  5. sergio non disperare …..forse un giorno ci riuscirai !
    con altrettanta rispettosa simpatia……!?!?!?
    mauro

    Mauro Orlando

    5 luglio 2011 at 7:12 am

  6. caro mercuzio, vedo che ti stai impegnando per essere anche tu un clown. Complimenti . . . . Il problema é sempre lo stesso ti avverto unire tutte le nostre parti angeli & demoni! Mi fa piacere che tu stia ora considerando la “tua fuga” dal paradiso. D’altronde se il paradiso non cerchiamo di costruirlo qui sulla terra figurati tu se lo possiamo trovare in cielo. Per questo come clown dottore mi sono preso cura dei miei mali ed ora provo a prendermi cura dei mali della terra avendo appunto coscienza che il primo nale sono io. Sono sempre più continuo caro mercuzio che se cambio io cambia il mondo. Io continuo ad andare in giro con la mia moto del tempo anche se pare che a Cairano non ci sia più posto per l’utopia. Ecco se ritorneremo sulla rupe mi piacerebbe fare un dialogo immaginidico tra un angelo che vuole diventare clown ed un clown che aprirà a diventare un angelo. Semmai possiamo anche invitare qualche architetto che vuole diventare un diavoletto ed un clown che vuole diventare scrittore di “fame” ed un filosofo da tramandare in poster. Nanos

    nanosecondo54@alice.it

    5 luglio 2011 at 7:42 am

  7. Caro Nano, non ti conosco personalmente ma apprezzo quello che fai o cerchi di fare. Non credo che a Cairano non ci sia piu’ posto per l’utopia, Secondo me, pero’, prima di qualsiasi utopia bisogna avere una comunita’, cioe’ un insieme di persone che possa poi creare una utopia. Senza questa comunita’ invece dell’utopia a Cairano ci sara’ il deserto e da cairanese proprio non vorrei arrivare a questo. Quindi spero che continuerai nel tuo girovagare e tornerai anche a Cairano per aiutare questa comunita’ a non morire.
    Raffaele

    Raffaele Ruberto

    5 luglio 2011 at 10:18 am

  8. ….. tranquilli …..to facendo un corso per “rianimatore ” di comunità….daltronde già me ne sto costruendo una provvisoria e l’altra di clown e sognatori partici…. nel frattempo vienici a trovare ad APICE BN dal 7 al 10 luglio …stiamo organizzando un evento immaginifico ..un arrunamento di clown dottori & sognatori pratici…. per lappunto.

    il programma dell’evento:
    http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/2011/06/programma-raduno-clown-dottori.html

    Nanosecondo

    5 luglio 2011 at 12:09 pm

  9. memoria recente , memoria non recente…

    Osservai nella Chiesa sconsacrata di San Leone in Cairano il “ghigno sardonico” del Sindaco L d’A. che partecipo’ alla “riunione” per i quattro giorni di Agosto sulla Rupe dell’Utopia, “firmati Arminio”, per circa sette minuti, se ricordo bene, per andare via alle ore 18.00 precise dovendo partecipare ad altra Riunione per il Borgo Giardino dove era atteso PUNTUALE.

    Franco fece finta di “non capire, di “non notare”, mentre la più parte dei Presenti gustava gli amaretti fragranti offerti da Luciano( caposelesi) e qualcuno versava il Moscato di Pantelleria nei piccoli bicchieri di plastica.

    Ci guardammo negli occhi, Mauro ed io, poi ci guardammo negli occhi Saldan ed io, poi ci guardammo negli occhi Franco ed io, poi si incrociarono gli sguardi di Mauro Salvatore-Saldan Luciano Franco Gaetano con i miei.

    A quel punto me ne andai da Cairano, me ne uscii dalla Chiesa sconsacrata di San Leone ,preferii non andare alle Riunione delle ore 18.OO alla quale si era diretto il Sindaco ed il cui inizio era stato annunciato con cartelli di carta San Leone.

    Il resto è favola, sogno, museo dell’aria, rupe dell’ utopìa, realtà, vissuto cairanese e comunitario.

    Il resto è UN “DE PROFUNDIS”, NON PROVVISORIO, QUANTO PIUTTOSTO DEFINITIVO, UN’UMILIAZIONE per Franco, per Tutti Coloro che ci hanno creduto, per i Comunitari Costituenti del Settembre 2007.

    Bassolino dovette “tornare” a Cairano negli anni ’70 per calmierare la popolazione cairanese che era alquanto “inferocita” contro la Federazione Comunista Irpina dell’Epoca dopo un Comizio Pubblico di Ciccio Quagliariello (Bassolino Commisssario di Federazione PCI presente) durante il quale ” Ciccio”, mio Padre, aveva invitato i ” topi” di cairano ad uscire dalle “fogne”(metafora), per ascoltare in democrazia libertà e rispetto delle altrui Opinioni la parola del PCI, mentre nella Piazza sia Ciccio che Antonio “parlarono” alle “capre ai gatti randagi ai cani randagi alle pecore ed al vento immancabile”.

    Il Notabile DC Sindaco del Paese aveva dato “ordine” ai Cittadini ” sudditi” di non aprire né “porte” né “portoni” men che meno “finestre”, altrimenti!….

    I cittadini “sudditi” formalmente”obbedirono”, ma ascoltarono il comizio attraverso le persiane delle finestre chiuse appannate abbassate al punto che si dichiararono l’indomani ” inferociti” , al punto che Totonno Bassolino dovette tornare a fare altro (senza Ciccio) per spiegare e per scusarsi!!!!!

    Questa è Storia recente di Cairano, di certi luoghi notabilari collinari dell’Irpinia d’Oriente di una certa mentalità dura a morire e niente affatto lusingata da folate di Progresso e Democrazia diretta
    modello greco…

    Nessuno la puo’ cambiare, Totonno è ancora vivo e vitale, testimone Autorevole oculare ed auricolare.
    Gaetano Calabrese, presente con me, è ancora vivo e vitale Testimone oculare ed auricolare.

    Cairano, da allora, quarantanni orsono, non è cambiata
    sul piano della mentalità e dei notabili. Sono rimasti solo trecenti residenti ma le capre i cani randagi i gatti randagi ed il Vento sono sempre lì…

    Absit Iniuria Verbis
    Sit vena verbis
    Con benevolenza La Storia siamo Noi… Non la si puo’ cambiare, qualcuno che sia disposto a raccontarla
    si faccia avanti, è gradito.

    De Profundis alla Rupe dell’Utopia.

    Saluti , Massimo Rispetto agli abitanti vicini e lontani di Cairano, in specie a “Zi’ Carminuccio” con il suo organetto ed i suoi novant’anni splendidi come la luce sulla Rupe all’Alba.

    Cordialità a Tutti, scusate l’incursione dopo il lungo silenzio, ma sono troppo amico di Mauro e di Franco, di Elda di Edda e di tanti >Comunitari Costituenti per continuare a “tacere”. in questo Post

    Rocco Quagliariello alias Aruspice Roccioso Implacabile.

    rocco quagliariello

    5 luglio 2011 at 3:20 pm

  10. “Ciò che tiene unita una intelligenza collettiva [nel nostro caso la Comunità Provvisoria ndr] non è il possesso di un sapere [oppure la coscienza di ciò che la C.P. è o può rappresentare, ndr] – relativamente statico – ma il processo sociale di acquisizione della conoscenza in quanto dinamico e partecipativo, che continuamente mette alla prova e riafferma i legami del gruppo”.
    (da Cultura convergente, p.34 – Henry Jenkins, trad. di V. Susca e M. Papacchioli, Apogeo, Milano 2007).

    Nel gruppo della C.P. il processo sociale di acquisizione partecipativa della conoscenza [attraverso i più vari argomenti ed interventi] è stato lentamente offuscato, nascosto, anzi direi scientemente bandito. Solo poche tracce sono ora visibili in queste stanche pagine e negli stanchi interventi di qualche superstite: il resto è newsletter o banale posta elettronica.

    EnzLu

    enzlu

    5 luglio 2011 at 5:50 pm

  11. l-utopia della rupe e proporre un comizio di Rocco vestito di rosso
    come cappuccetto rosso alla ricerca della nonna. Il lupo cattivo lo facciamo fare al sindaco. Il cacciatore buono lo facciamo fare a franco per la foresta oscura ci avrei un’idea ma non te la dico . . . sPero in un lieto fine comunque. Insomma più che una favola dovremmo scrivere una fiaba. E tutti vissero felici e contenti. . . sulla rupe.

    nanosecondo54@alice.it

    5 luglio 2011 at 5:59 pm

  12. caro enzo
    permettimi la franchezza tu parli di “intelligenza collettiva”, di “conoscenza dinamica e partecipativa”,…..”che mette alla prova i legami del gruppo ma ,da quando frequento il Blog e la Comunità provvisoria devo dire che i tuoi interventi sono sempre stai improntati ad una inquieta intelligenza paradossale che sicuramente non era finalizzato a quanto tu scrivi.Io personalmente,nonostante la buona volontà e disponiobilità che mi è congeniale ho trovato difficile ecomplesso stabilire un pur minimo rapporto umano “dinamico e partecipativo”. Ma te comunque bisogna riconoscer una conoscenza tecnica delle cose che pratichi e scrivi e paradossalmente sei sempre stato coerente con le tue convinzioni e le tue idee. Devo ammettere che diversamente dagli altri non pratichi l’ipocrisa e il doppigioco e in un certo senso sei leale e sopratutto sei onesto intellettualmente……..qualità non praticata da molti conosciuti nella CP.ScusAMI LA FRANCHEZZA MA CREDO PER IL FUTURO MI COMPORTERO SEMPRE IN QUESTO MODO PER IL BENE MIO E DEGLI ALTRI ACCETTANDO DI DIALOGARE O POLEMIZZARE SOLO CON CHI SI ESPONE SU QUESTO SPAZIO DI “INTELLIGENZA COLLETTIVA E DINAMICA”
    MAURO ORLANDO

    Mauro Orlando

    5 luglio 2011 at 9:48 pm

  13. Purtroppo sono costretto, mio malgrado a dare una immagine di me sulla C.P. diversa da come mi sento, e sono costretto mio malgrado a “polemizzare bonariamente” con Mercuzio.

    Quando ho accettato il concetto di “intelligenza collettiva” (come l’ho scritta nel precedente commento) per descrivere in sintesi la mia idea di Comunità Provvisoria avevo ben presente come era nata e si era evoluta fino ad un certo tempo. All’epoca avevamo in mente, senza saperlo coscientemente, proprio la creazione di una “intelligenza collettiva, che attraverso l’insieme delle singole intelligenze, diventasse la depositaria delle conoscenze dell’intero gruppo promotore e che fosse in grado di chiamare alla partecipazione e alla condivisione della conoscenza altri comunitari, attraverso il blog e le azioni intraprese”.

    Sostiene Pierre Lévy, i singoli incanalano [in una comunità, se vogliono renderla viva e utile, ndr] la loro competenza individuale verso fini e obiettivi condivisi: “Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità”. [Pierre Lévy, L’intelligenza collettiva, trad. di M. Colò e D. Feroldi, Feltrinelli, Milano 2002].

    Io condivido questo concetto di “Intelligenza collettiva” come questa capacità delle comunità di far leva sulla competenza. Quel che non possiamo sapere o fare da soli, possiamo essere in grado di farlo collettivamente.

    Lévy traccia una distinzione, che condivido, tra il “sapere condiviso”, cioè l’informazione ritenuta attendibile e mantenuta in comune dall’intero gruppo, e “l’intelligenza collettiva”, ovvero la somma delle informazioni trattenute individualmente dai membri del gruppo e resa disponibile qualora ce ne fosse bisogno, egli dice:

    “Il sapere della “comunità pensante” non è più un sapere comune, perché ormai è impossibile che un solo essere umano, o anche un gruppo, dóminino tutte le conoscenze, tutte le competenze, esso è un sapere essenzialmente collettivo, impossibile da riunire in un unico corpo”. [op.cit.]

    Solo alcuni dati sono noti a tutti: le cose di cui la comunità ha bisogno per sostenere la sua esistenza e portare a termine i suoi obiettivi. Tutti gli altri dati sono conosciuti da individui che vengono chiamati a condividerli quando ne capita l’occasione, ma ogni nuova idea viene letta nel contesto di quello che il gruppo considera il suo sapere fondamentale.

    Questi miei due periodi sopra scritti servono solo a mettere sotto gli occhi di chi intende capire, che anche nel caso della Comunità Provvisoria non si è usciti da questo schema. I dati essenziali della natura, delle risorse, delle conoscenze e delle competenze possedute dal gruppo che ha dato vita al progetto, nonché la direzione dell’evoluzione del gruppo stesso sono sempre stati noti ad un gruppo ristretto tra i fondatori.

    Quando si manifestava la tendenza ad allargare il gruppo dei possessori di altre competenze, si è permesso che intervenissero [nelle discussioni o nelle attività] gli “incompetenti”, cioè quelli che ignorando completamente natura e storia della C.P. si sono assunti l’onere di essere i cani da guardia dell’ortodossia e della retta via [che non esistevano]. Ricordo le tante filippiche contro i rancorosi, gli accidiosi ed altre amenità delle quali tanti sono stati complici. Polemiche inutili, dannose, in malafede. La canea dei partecipanti si accapigliava ed il gruppo dei detentori delle informazioni globali, si ritirava senza comparire.

    Successivamente si organizzavano inutili raduni nei quali rastrellare nuovi adepti, scevri di conoscenza e competenza, che erano stupidamente orgogliosi di prendere il posto di chi, disamorato o perseguitato, abbandonava la militanza attiva della C.P.. Ancora oggi funziona così. Solo che i surrogati di chi se ne va, oggi scarseggiano. Non solo nel numero, ma soprattutto nell’apporto di quella conoscenza condivisa e delle conoscenze personali, che invece necessitano tanto al rilancio della C.P..

    Aggiungo che non si è mai stabilito un vero canale di comunicazione tra me ed altri, non per il mio modo controverso di agire e di pensare, ma solo per il semplice fatto che quando questi ‘altri’ sono comparsi, intenzionati a partecipare intensamente, io stavo già andando via avendo sintetizzato il pensiero che stasera ho scritto.
    Ai miei occhi era già delineato il destino di questa pur intelligente iniziativa: un lento declino, provocato dall’incuria con la quale le competenze e le capacità di tanti, venivano metodicamente (inconsciamente?) umiliate.

    A Mercuzio che “caparbiamente … non si rassegna all’idea che si sia esaurita “la spinta propulsiva” della Comunità Provvisoria”, devo solo dire che era nell’ordine delle cose ed è stata evidente a chi l’aveva vista nascere. Devo però aggiungere anche, e non per spirito di contraddizione, che oggi la Comunità Provvisoria “è altro” si è tramutata in qualcosa di diverso. Oggi riconosco l’originaria Comunità Provvisoria in Cairano 7x!

    Cairano 7x è oggi la vera Comunità Provvisoria, perché “essa è l’insieme delle intelligenze e delle competenze singole che chiamate a divenire “collettive” creano e si confrontano, raffozzandosi”. E questa nuova Comunità Provvisoria ha già travalicato i confini di questa sterile terra.

    Ma anche Cairano 7x avrà il medesimo ciclo di vita, e molti già lo sanno, se a guidarlo saranno le medesime “individualità” che popolano Comunità Provvisoria.

    EnzLu

    enzlu

    5 luglio 2011 at 11:19 pm

  14. Utile polemica anche se ritengo che la vera polemica concettualmente non può essere “bonaria” ma deve portare con sè a conoscenza vera di quello che si discute.Ma ciò non toglie che le esigenze di Enzo non solo sono legittime ma raccontano una possibile “verità o opinione ” sulla Comunità provvisoria” e i suoi strumenti di comunicazione :Blog e Cairano 7x…….il problema attuale sta tutto qui…..Io prediligo una visione non necessariamente e fisologicamente “ciclica” delle vicende e azioni umane e pertanto mi trovo d’accordo con l’analisi ma non con suoi necessitati esiti descritti. Ogni organismo vivente e quindi pensante si evolve nel cambiamento che in taluni casi non solo mette in discussione i suoi “inizi” ma deve accettare snaturamenti e cambiamenti che non dipendono solo dalle caparbie e miopi “individualità che popolano Comunità provvisoria”. Purtroppo la storia delle vecchie rivoluzioni ci ha insegnato che non basta tagliare la testa a “principi e rivoluzionari” perchè si ritorni alla vecchia e buona via.E poi esiste una vecchia e buona via contrapposta ad una nuova e sconsiderata voglia di approfondire, discutere, polemmizzare e quindi vivere consapevolmenete e attivamente le proprie mutevoli esperienze? Quello che manca nella “Comunità provviosria” è una discussione vera e leale e molti credono che basti “fare” per avere ragione.Ogni azione di cambaimento deve essere chiarita,esposta,discussa …condivisa……il sapere e le azioni non possono prescindere da una sua pratica democratica e partecipata.Questo per ristanbilire una metodologia pluralista e aperta della conduzione di un tale dinamico organismo.Per Cairano 7x si è decisa la scelta di “delegare” Franco ,Angelo ,Luigi e Tonino a trovare un compromesso fattivo al cambiamento in itinere……lo si è trovato ma poi nei fatti ognuno ha ceracto di “tirare la coperta ” dalla propria parte rischiando di retare tutti al freddo!Mi piacerebbe che tutti quelli che stanno vivendo questa esperienza (in evoluzione , in esaurimento o in propulsione come io testardamente credo) senza ipocrisia,doppi giochi, esplicitamente esprimessero il proprio punto di vista come ben ha fatto Enzo e poi a secondo delle convinzioni e delle idee ognuno è libero di scegliere la propria strada per non contraddire la “provvisorietà” di questo organismo e delle persone che lo aniomano pensando evivendo.Sapendo che le “com-munitàs” si cotruiscono sulla apertura libera e consapevole di ricevere e dare un “munus-dono” suoperando le paure egoistiche e negative delle “im-munitas” che vedono il pericolo epidemico nel cambiamento e nelle contaminazioni meticce e diverse scendo posizioni rigide e reazionarie.Grazie ancora ad Enzo nella speranza che questo Blog diventi vero spazio di democrazia e di discussione. Io di Cairano 7x…..a scanso di equivoci e malintesi…..preferisco per sensibilità e conoscenze “la rupe dell’utopia ” non per esclusione degli altri momenti e nenache per creare situazioni privilegiate di gerarchie inutili e dannose ….sempre se ci sarà permesso di realizzarla…..
    in attesa di pareri e commenti
    comunitariamente
    mauro orlando

    Mauro Orlando

    6 luglio 2011 at 6:49 am

  15. il post l’ho cancellato io perchè questa storia di cairano mi ha stufato, non l’ho fatto prima perchè ero fuori. e spero che angelo cancelli quanto prima tutti i post sull’argomento.
    il tuo post, caro michele, visto che mi trovo il tuo cognome lo metto io,
    può stare benissimo in questo contesto. spero che si facciano vivi gli altri cento esclusi. alla fine è segno che questa è una creatura ambita se chi ne è uscito se ne duole così tanto.
    questo tuo testo e tante altre cose di questi giorni sono tutte cose che in qualche modo ho già raccontato nel mio lavoro. non sapevo che ad andretta avevano la fama di “doppia faccia”. interessante annotazione etnografica. ti ringrazio.

    arminio17@gmail.com

    13 luglio 2011 at 9:54 am

  16. ……scuasate la mia “capa tosta”! mo cancellate i post e i commenti che non servono al poeta. Certo che siete bella vigliaccheria scrivendovi lettere in una mail lista ridotta e spedendola per sbaglio a me e scrivendo cose infami su uno dei vostri fino a ieri tazza e cucchiaio con voi e con invito poi a fare un assemblea a aquilonia il 16 . Certo che ce ne vuole di stomaco per leggere le calunnie che scrivono pure di compiacere il nostalgico paesologo che per i paesi non fa niente. L assemblea la dovete fare con tutte le persone come me e come tonino la penna e l’ing. luongo e imbriano di monza e almaro di napoli che avete cacciato perche non la pensavano come te poeta Arminio. Ti porti sulla coscienza i nomi contati sono oltre cento che non scrivono enon ti frequentano perche semini zizzania e sei incapace di affetti. Come persona vali zero hai la doppia faccia da bisaccese davanti ammali ma da dietro sparli mo di uno mo di l’altro e non cancellato se siete uomini e se è libero scrivere

    michele d'o

    13 luglio 2011 at 10:00 am


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