COMUNITA' PROVVISORIA

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Archive for the ‘Alfonso Nannariello’ Category

COLORI ARTIFICIALI

di Alfonso Nannariello

Qualche anno più tardi iniziai ad andare anch’io alla processione con addosso il manto di raso azzur-ro bordato d’oro. Quando mi stancavo, lo lasciavo a qualcuno e me ne andavo.

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Written by fornaitec

11 Maggio 2009 at 2:28 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

SUL PETTO E ALL’OCCHIELLO

lunedì (diventato un giorno qualsiasi)
dell’antropologia narrativa –  di alfonso nannariello
dedicato ad ENZO LUONGO


Inclusa da tempo nell’itinerario delle processioni, di qua dalle vetrine, da maggio a settembre, stormivano le feste. Dov’era l’immagine dell’Assunta era il nostro nastrino all’occhiello. Le donne del vicinato allestivano un altarino con i copriletti. Leggi il seguito di questo post »

Written by fornaitec

7 Maggio 2009 at 12:17 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

Via Concezione

Lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

dedicato a Michele Fumagallo

 

  

 

Sul parapetto in pietra della scalinata scivolavo per arrivare prima nella strada. Gli ultimi gradini li saltavo. Sul muro di fronte ritrovavo l’immagine di una madonna con i baffi. Non credo che Briuolo intendesse fare un’Assunta alla Duchamp; né che conoscesse Gli opposti psichici nell’alchimia, di Jung; Leggi il seguito di questo post »

Written by abbranca

27 aprile 2009 at 7:43 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

L’abito che indosso

Lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello

dedicato a Rocco Quagliariello

 

 

 

Anche da zie’ Lina i disegni diventavano cose vere. Ogni anno teneva un corso di taglio e cucito.

Appena entravo nel suo salone sentivo l’odore di fodere e di stoffe. Sul tavolo e dentro c’era una specie di fermento: centimetro, aghi, forbici, gesso, squadre, registri di misure con approssimativi schizzi, carte di modelli, fili di imbastiture che rendevano già chiara la parte del vestito da realizzare. Le ragazze imparavano a prendere le distanze, a distinguere sporgenze ed imperfezioni, a saper fare una ripresa, a Leggi il seguito di questo post »

Written by abbranca

21 aprile 2009 at 8:30 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

Decoratore d’interni

i lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello

 

 

 

 

 

 

 

 

Io pure avevo un istinto d’arte. Non è facile capire da dove provenisse.

A volte mamma mi portava a fare i compiti a casa di suo padre affinché mi aiutasse nel disegno, visto che io non sapevo disegnare. Quando ricordo quelle volte alla mente torna una immagine soltanto: mio nonno con un pennino di inchiostro blu che, su un quaderno di una delle mie prime classi elementari, tracciava la forma di un uccello. Mio nonno pareva Dio e quello che faceva una cosa viva. Forse per la facilità di quei piccoli tratti o per la naturalezza con cui muoveva la mano, sentii che avrei potuto disegnare anch’io. In Leggi il seguito di questo post »

Written by alfonson

23 marzo 2009 at 9:58 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

Da una parte all’altra

i lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello   

Senza quel senso della nostalgia che mi prendeva in colonia, lontano da Calitri ero già stato e le stazioni già le conoscevo.

Il più delle volte ero stato portato a Nocera Inferiore, da zi’ Annina. Con suo marito, zi’ Munn, che era ferroviere, abitava in una palazzina in via Nuova Olivella, a pochissimi metri dai binari. Zi’ Annina, per me, è stata un legame con le stazioni, anche quando veniva a Calitri. Ogni tanto mi portava con il pullman di Di Maio allo scalo, per un doux après-midi dalle sue amiche, le signorine Salvante, che ci offrivano il tè e ci servivano i biscotti su un vassoio.

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Written by alfonson

16 marzo 2009 at 9:00 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

Sui limiti del profondo

 

i lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello

 

Da casa alla stazione sarà stato 1 km in linea d’aria. D’estate, con tutte le porte aperte, sentivo passare la littorina. Qualcosa, col suo carattere di meraviglia ed incongruenza, mi sbalzava ad un altrove, mi faceva sentire diverso, mi differiva. Quel rumore metallico sul ponte dell’Ofanto era un trasalimento delle mie facoltà emotive, una rottura dei meccanismi del quotidiano, uno scrostare dal fondo le immagini interiori. Era la percezione di un senso oltre le cose, un senso che, mentre rendeva più solido il paesaggio esteriore, dentro lievitava nostalgie. Simultaneamente avvertivo il mio essere esteso mentre il mio corpo era fissato in un qui e in un ora.

La scoperta della scritta Calitri-Pescopagano sul muro della stazione era un’ulteriore ed inequivocabile indicazione della simultaneità del qui e dell’altrove. Erano presenti in un medesimo punto il limite e le possibilità. Quel rumore di ferro che tornava improvviso, pungeva. Non differiva il ricordo di colonie e collegi, unici posti dove fino ad allora ero stato, ma, più profondamente, «la nostalgie de l’infini».

 

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Written by alfonson

2 marzo 2009 at 9:38 am

Nelle pause del suo tumulto

i lunedì dell’antropologia narrativa _ di alfonso nannariello

La morte non è l’ultima parola, la notte ha già toccato la sua meta.

Lo so per certo ora.

I morti sepolti nell’antica chiesa Madre devono essere già risorti se le loro ossa non si sono più trovate. Non ce n’è traccia in nessun verbale di nessun consiglio comunale dell’epoca in cui questa chiesa, irreparabile per i danni della frana e di diversi terremoti, fu demolita. Deve essere proprio così, a conferma della certezza di Giobbe nel cui Testamento ritiene inutile cercare le ossa, i resti dei figli, tra le rovine della casa che su di loro è crollata, perché tanto non saranno trovati avendoli il creatore elevati a sé. Leggi il seguito di questo post »

Written by alfonson

23 febbraio 2009 at 9:33 am

Con l’anima e col corpo

i lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello 

 A Monticchio, l’arcangelo Michele, in guerra contro un angelo ribelle, era sceso fino a sotto terra.

Ci andai per la prima volta con la comare di cresima di Rosellina, alcuni anni dopo la nostra prima comunione, quando venne a farle visita dopo essersi sposata. Andammo all’abbazia, l’unica volta che ci sono stato. Me la ricordo scura, scavata nella roccia.  Poi facemmo un giro e le foto in riva al lago, le prime mie a colori.

Anche noi discendevamo agli inferi, ogni tanto.

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Written by alfonson

16 febbraio 2009 at 10:46 am

Con gli occhi appesantiti

i lunedì dell’antropologia narrativa – Alfonso Nannariello 

Allora forse non c’erano o, forse, non li vidi. Sull’altare maggiore, della chiesa Madre scoprii più tardi due angeli imprigionati nei  marmi bianchi e levigati. Stavano così senza far niente, molli nello spirito come chi ha perso le forze o per sempre qualcosa. Sembravano, così senza colore e senza venature, ancora più morti di quelli carezzevoli, scolpiti nella pietra, che ha quella pelle porosa di licheni, messi sotto i cipressi sulle tombe dei bambini.

 

L’angelo passa quando meno te lo aspetti. Diventano come lui i bambini che raccoglie dalla terra, senza difetti. Noi lo sentivamo sempre giusto. Di certo era educativo, anche quando ci dicevano

 

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Written by alfonson

9 febbraio 2009 at 9:41 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

NELL’ORDINE DEI SEGNI

 lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

faggeta di gavitoni (lioni), foto av 2004

faggeta di gavitoni (lioni), foto av 2004

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A parte i pochi mesi in cui andai alla dottrina, oltre, prima che l’aggiustassero, non credo d’esserci più entrato. Se non ricordo male, la facciata non doveva essere neanche intonacata.

Dentro, la chiesa Madre, dava l’impressione di un sudario usato. Nella parte centrale del transetto, c’erano solo un paio di nicchie -una per san Canio, l’altra per la Madonna del Rosario- ricavate nei muri imbiancati e nudi. Nello spazio dell’altare riservato ai preti, tra la fine delle volte e l’inizio delle pareti, spuntavano putrelle come cavalli di Frisia messi a sbarramento, a protezione dei passaggi aperti, tra questo nostro mondo e l’altro che è di là, durante la funzione. Non sembrava, però, un campo di battaglia, piuttosto, dopo la vittoria, una postazione abbandonata.

 

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26 gennaio 2009 at 12:15 PM

Pubblicato su Alfonso Nannariello

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Dal più alto dei cieli

i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

Gli arcangeli, da noi, ci sono tutti e tre.

Alla Nunziata c’è Gabriele con la vergine turbata.

All’Immacolata, invece, in una stanza c’era, forse di un metro e mezzo, la statua di Raffaele con Tobia che aveva in braccio un pesce grande quasi quanto il cane nero che ringhiava, con la coda alzata, allo spettatore.

Tutti e tre gli arcangeli avevano un aspetto tranquillo e volti luminosi, di una bellezza giovanile.

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Written by alfonson

19 gennaio 2009 at 9:31 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

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Jesu Passio

 

 i lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello

  

La quaresima era un rumore di cose acute urtate tra loro. Era un rimettere a posto la stanza. Era un rimettere ordine al soqquadro del Carnevale che aveva levato la carne più in alto di tutto e sfogato ogni sua pulsione. Era la mortificazione del corpo. Era la punizione per la dissacrazione del «prendete e mangiatene tutti. Prendete e bevetene tutti» dell’Ultima Cena.

Sotto il silenzio grigiopiombo del cielo, la scena di un’allegria brutale: un’umanità imbestiata ed urlante parodiava la comunione bevendo vini mescolati nel ventre tondo di Carnevale –una damigiana dentro il fantoccio coperto dalle vesti- e spartendosi il ben di Dio raccolto nei panieri e dentro i cesti.

 

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12 gennaio 2009 at 10:46 am

L’angelo nell’angolo

 i lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello

  

Una presenza minacciosa mi aveva già sconvolto. Quella sensazione di un male imminente che mi versava dentro lo scuro già la conoscevo.

 

Un paio di giorni dopo il solstizio d’estate, a san Giovanni, si battezzavano le bambole. Era un giorno di festa. Vestito per bene salii da zie’ Lina. Con delle stoffe, una cuffia e delle fasce preparava u pupl a Rosellina. Con gli altri bambini vicini di casa andammo alla funzione, chi come compare chi come genitore.

La chiesa di san Michele l’avevo vista solo da fuori. Pezzi di calcina si staccavano dagli intonaci dei muri. Dalla luce passammo a un umore d’ombra improvviso. Dentro mi pareva che fosse tutto confuso. L’aria del chiuso profumava di foglie e di mele.

Eravamo tutti intorno al prete per vedere. Vicino a me un bambino, che forse già l’aveva altre volte visto, sottovoce disse

 

u riav’l!

 

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5 gennaio 2009 at 11:14 am

Con aniline nere

 

i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

 

 

 

Uno nella curva sembrava rifrangere la parte più sospetta di ciò che è fuori dell’ordine della natura. Su un bicipite teneva tatuata l’immagine della Madonna di Pompei. La si vedeva quando, stando in canottiera, si rinfrescava l’anima riarsa dal bruciore dei campi dove, tra luglio ed agosto, lavorava.

Forse il suo verso contrario mi era stato spiegato da voci addensate su di lui, o forse dal suo aspetto, oppure dal fatto che stava in uno scantinato, come costretto ad una punizione, interrato tra ghiaia e carbone. Purificando col setaccio queste rene d’incertezze resta separato un materiale: quell’uomo aggrinzito, con quel braccio a me sembrava reggere tutta la scurìa[1]. Perciò, per tutta la durata della sua vita, immancabilmente, alla sua vista mi sentivo dentro un freddo, come quando il tempo cambia.

 

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29 dicembre 2008 at 10:55 am

L’inatteso

_ i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

abbazia del goleto, torre febronia, particolare foto a.v.2008

abbazia del goleto, torre febronia, particolare foto a.v.2008

 

Nell’angolo a sinistra della cristalliera, per Natale mio padre preparava un presepio senza cielo, su una superficie di tavole inchiodate, col muschio che andavamo a fare a Santa Lucia e gli alberi coi rami, spezzati nella nebbia, dei cipressi. Le pecore e i pastori erano comprati, altri, in terracotta dipinta, li aveva fatti lui, anni prima. Coperta col muschio, la capanna era una lamiera curva, il palazzo di Erode un tubo d’eternit pitturato, il paesaggio un deserto di tufo con la neve d’ovatta o di cemento bianco. Vicino c’era l’albero con i fili d’argento e la stella cometa di plastica e lustrini; sopra a tutti i rami babbonatali e renne di cioccolata avvolti in una carta stagnola.

 

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Written by alfonson

22 dicembre 2008 at 10:25 am

Nelle vene

i lunedì dell’antropologia narrativa –di Alfonso Nannariello

 

Gennaio era una mano di cementite bianca che cancellava tutto l’orizzonte. Era un cielo crudo. Era mia madre che mi passava i panni sopra il fuoco ed io, sotto le coperte, che restavo nudo. O me lo mostrava, così senza calore, quando apriva gli scuri al mio risveglio.

Gennaio era nel barattolo di vetro sopra il davanzale. Era un paesaggio di foglie d’alloro tra parti di maiale sommerse da un silenzio di gelatina di brodo ed aceto. Era, dalle finestre di casa, la luce opaca sul bosco spoglio e il colle innevato.

 

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Written by alfonson

15 dicembre 2008 at 9:51 am

In posa altèra

 i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

Si sarebbe potuto, sfogliando, scambiarne non pochi per apaches o cherokees.

Dalle foto di calitrani della fine dell’’800 e del primo ‘900 che ho visto nella raccolta curata dal mio amico Franco Arminio, Siamo esseri antichi, e dalla descrizione di De Sanctis me li figuro una bestemmia fatta carne. Sembrano, in quella posa altèra, ritenersi i più in alto nella scala degli esseri esistenti.

Quelle espressioni asciutte e quella gravità testimoniano una smisurata opinione di sé, che li fa competere in forza e rigore con Dio. Sembravano ritenere di possedere tutta l’elevazione data a degli esseri in un tempo mitico. Forse in virtù di questa consapevolezza, che non consentiva loro di abbassarsi ad esseri inferiori, erano attenti a non decadere da quel loro stato, a non gettar via il loro onore con parole fuori posto o commettendo azioni sconvenienti ed atti vili.

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Written by alfonson

1 dicembre 2008 at 9:41 am

In una concisa chiarezza

i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

 

Qualche giorno prima del matrimonio nella casa di mia madre si esposero con cura i panni della dote, per farli apprezzare. Poi si compilò l’«Elenco nominativo del corredo» che fu «letto, accettato e sottofirmato dagli sposi in presenza di tutti gli invitati».

La lista serviva ai figli maschi per non fare avanzare alle sorelle pretese alla divisione finale. Letta di fronte agli invitati serviva a far giudicare l’intima corrispondenza di quanto era dato con le possibilità economiche della famiglia e a far riconoscere che non più di quello era dovuto alla figlia che andava a costruire la casa del marito.

 

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Written by alfonson

24 novembre 2008 at 9:52 am

Le stanze del sangue

i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

formicoso 2, foto f. iadarola

formicoso 2, foto f. iadarola

Probabilmente la conservazione dell’anima del morto nel confetto da mangiare risaliva ad un più antico rituale che affidava l’incorporazione alla libagione del sangue, sede della vita.

Forse da noi u sammùcch1 era la rappresentazione del morto sotto un altro aspetto, una primitiva forma di confetto. Nello stomaco cucito ad ovale del maiale, il sangue dell’animale amalgamato e cotto con qualcosa di nuziale: il riso lessato e un odore di zagara, insieme ad uva secca, polvere di garofano e cannella.

Anche un’usanza sembra confermare la supposizione che lo spirito si dovesse conservare. Ogni tanto vedevo mia madre riporre, sporco di sangue, un suo indumento intimo tra i panni da lavare. A me pare di ricordare che poi si fasciasse la caviglia con una benda bianca.

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Written by alfonson

17 novembre 2008 at 11:59 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

Dio non è cattolico, parola di cardinale

Carlo Maria Martini pubblica un libro “sul rischio della fede” e invita a diffidare delle definizioni dottrinali, perché Dio “è al di là”. Ma così il rischio è che svaniscano gli articoli del Credo, obietta il professor Pietro De Marco. E spiega perché
ROMA, 12 novembre 2008 – L’ultimo libro del cardinale Carlo Maria Martini uscito in Italia, come già qualche mese fa in Germania e ora anche in Spagna, ha subito conquistato l’alta classifica dei più venduti. È intitolato “Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede”, ed è in forma di intervista, col gesuita tedesco Georg Sporschill. Le volte in cui Benedetto XVI ha parlato in pubblico del cardinale Martini – famoso biblista e arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002 – lo ha sempre elogiato come “un vero maestro della ‘lectio divina’, che aiuta ad entrare nel vivo della Sacra Scrittura”. In questo suo libro, però, il cardinale non appare altrettanto magnanimo, nel giudicare gli atti di governo e di magistero degli ultimi papi, da Paolo VI in poi. In un precedente servizio, http://www.chiesa ha già riferito dell’attacco frontale portato da Martini contro l’enciclica “Humanae Vitae”. Ma nel libro c’è di più. C’è una ricorrente accusa alla Chiesa di “involuzione”.

di Sandro Magister

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Written by alfonson

13 novembre 2008 at 9:23 am

«Amandula inzuccherata»

(ritornano) i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

 oh dolce cume lu mele!

nun la vidite stamane,

cum’è turnata crudele?

Amandula inzuccherata

occhie amare come fele.

(lamento di una madre còrsa di Pietra della Verde sulla figlia morta) 

Nella bara bianca i confetti erano sparsi sul crespo balletto dei veli di Nina r Scatòzza[1] con gli occhi di due anni chiusi, nel vicolo sopra casa, affossati da un mistero.

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Written by alfonson

10 novembre 2008 at 9:30 am

Pubblicato su Alfonso Nannariello

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Sepolti in un album

I lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

 

Il salone fu la camera ardente di mia nonna, esposta su una branda per l’omaggio. Coi denti sguainati dal dolore tirato sulle labbra, fu adornata dal vestito della morte, preparato in tempo, prima. Veletta e guanti in nero. In tasca una moneta, ai piedi i fiori a mazzi e le felci del cuscino. Lungo le pareti corone e veli neri -con le scritte in lettere dorate di figli, figlie, generi e nuore- e visitatori, compunti come alberi invernali. Ai lati della salma, quattro candelieri.

Parato a lutto il salone fu lo sfondo delle foto rituali da mandare a mia zia, in America: al centro l’armatura del corpo defunto e l’ombra di mestizia dei parenti ai lati; come l’undici d’aprile dell’anno prima, come mi pareva che fossero i volti in bianco e nero nel giorno in cui fui battezzato. Al lutto si offrì caffè, come un refrigerio per la morte; al battesimo mandorle affogate al cioccolato, segno che era seppellito nell’acqua il mio peccato.

 

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Written by alfonson

20 ottobre 2008 at 10:51 am

POESIA MERIDIANA. La cifra di un qualcosa

di Alfonso Nannariello

Organo del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud di Nusco è la nuova rivista di poesia Poesia Meridiana. Spazi e luoghi letterari per i Paesi Mediterranei e per i Sud del mondo edita «Altairpinia» voluta dai direttori Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano. Il numero zero, appena uscito, raccoglie poesie da Italia, Grecia, Guinea Conakry, Iraq, Kosova, Madagascar e Palestina.

La rivista è stata presentata a Nusco il 18 ottobre, giorno inaugurale del Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo.

 Questa nuova rivista è, con i tre volumi di Poeti del Sud, con Quando il terremoto è nell’anima. I poeti del 23 novembre e Operai di sogni. Poeti irpini del Novecento, tutti editi da Sellino, e con le tre edizioni del Festival della Poesia del Sud… e per il Sud, un nuovo frutto di quel lungo lavoro di équipe iniziato nel settembre del 2002.

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Written by alfonson

18 ottobre 2008 at 6:36 PM

De iusta proportione

I lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

In verità a casa qualche cornice c’era. Le conservo ancora. Una era nel salone: una striscia dorata di due dita con il bordo stuccato come se fosse un intaglio. Dentro, su un foglio di compensato quaranta per cinquanta, era dipinto ad olio un lago stretto tra i monti e le case. Era il regalo di Alfonso Usiello, un pittore di Torre Annunziata che al matrimonio dei miei aveva fatto da testimone. Appena un poco più in basso, tra le due foto dei nonni, il quadro stava sulla parete come una marca a fare la sua figura. Nel quadro tutto era fermo come in un quadro è fermo, ma avevo l’impressione di un silenzioso arrivo da una barca.

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Written by alfonson

13 ottobre 2008 at 10:50 am

Una tempera compatta

I lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

Il padre di mio padre morì nel 1935, a cinquantasei anni. Era tornato dalla guerra a fare il muratore. A casa gli obbedivano senza che alzasse mai la voce, a volte senza che parlasse. In quel silenzio pacato e fermo era raccolta la sua forza, lo spirito inviolabile della sua personalità.

Credo che in tutta la sua vita non abbia mai messo la cravatta. Sull’ingrandimento di una foto del marzo del ‘33, fatta per la carta d’identità, gliela dipinse il fotografo con una tempera compatta. Gli fece anche il colletto della camicia con un celeste molto molto chiaro.

Anche se più spesso si usavano camicie r p’stàgna[1] e fazzoletti da collo, avere una cravatta e camicie col colletto non era più raro. Lui di certo una cravatta vera l’aveva, tanto che sua moglie lo riprese, così mi ha detto mia cugina Lisabbètta, il giorno della foto, quando non la mise.

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Written by alfonson

6 ottobre 2008 at 10:34 am

Da acqua che si è fatta ghiaccio

I lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

rocca san felice _a.verderosa 2008

Mi è parso di capire che i miei sentissero la casa come loro carne e se stessi come intonaci dei suoi muri.

Dentro queste sue stanze ho trovato le loro impronte come aure intorno alle pareti e ne ho sentito i passi. Li ho sentiti adattarsi a mano a mano alle cose della vita.

Dalle loro foto e dalle loro carte, come in una pozzanghera, da acqua che si è fatta ghiaccio, ho potuto intravedere sotto cosa c’è.

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Written by alfonson

29 settembre 2008 at 9:30 am

INDIA, LA CACCIA AI CRISTIANI NON SMUOVE L’OCCIDENTE

Questa notizia è dedicata soprattutto a coloro che si informano soltanto attraverso il TG1 delle 20. Costoro infatti, ancora non sanno che in India, più precisamente nello stato dell’Orissa, si è scatenata la caccia al cristiano da parte dei fondamentalisti indù. Finora il bilancio parla di 14 morti, una cinquantina di chiese distrutte, centinaia di case bruciate o distrutte, villaggi messi a ferro e fuoco, decine di migliaia di sfollati. Le violenze anti-cristiane in Orissa  vanno avanti da molto tempo, ma l’ondata scatenatasi in questi giorni non ha precedenti. Ad innescarla la morte di un leader religioso indù, pretestuosamente attribuita ai cristiani proprio per scatenare la reazione. A fomentare le violenze sono i gruppi estremisti indù, che mescolano il fondamentalismo religioso al nazionalismo più estremo, ma le autorità locali appaiono compiacenti mentre il governo centrale non sembra avere né la forza né la volontà di fermare le violenze.

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Written by alfonson

25 settembre 2008 at 7:57 am

La biacca sugli infissi

I lunedì dell’antropologia narrativa _ di Alfonso Nannariello

La casa non perse niente di questo suo carattere e nessuno dei suoi sensi anche quando divenne una fonte di reddito per diversi anni.

Rispetto a tante era certo più grande. Oltre al salone aveva una stanza in più, almeno, e un altro bagno, che separava la nostra lòggia[1] da quella di zi’ P’ppin[2].

Per un anno intero ad Enrico, il barman r zie’ Nanà[3], trasferitosi da Napoli con tutta la famiglia, fu data la camera più ampia, quella di mamma e di papà.

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Written by alfonson

22 settembre 2008 at 8:05 am

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Senza cornici né specchiere

i lunedì dell’antropologia narrativa _ di alfonso nannariello

abbazia del goleto / cappella di san luca / particolare 3 _ a.verderosa 2008

abbazia del goleto / cappella di san luca / particolare 3 _ a.verderosa 2008

Mio padre e suo fratello divisero la casa. Furono chiuse le porte dei muri diventati di confine e demolita la scala tra le due cucine. Da noi fu rifatta la làmpia

[1] del soggiorno e, con un sottotetto per gli attrezzi di mio padre, fu comprata la paglièra[2] nel vicolo, per un’altra via d’uscita da quella parte e per un porta a porta ancora con mio zio. Si aggiustarono le porte sulla scalinata sulla strada e si aggiunse una ringhiera al pianerottolo esterno, per non farmi cadere.

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Written by alfonson

15 settembre 2008 at 10:48 am

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