COMUNITA' PROVVISORIA

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partito democratico rivoluzionario

santojanni-verderosa-37.jpg  _ dal diario di Franco Arminio

lunedì 28 gennaio, 10.12  ____________ programma del partito

il partito democratico rivoluzionario è il partito dell’irpinia d’oriente.

il programma per ora costa di un solo punto: andare dietro il paesaggio, il nostro paesaggio.

un partito silenzioso. non è necessario sollevare troppe parole. un partito che urla a bassa voce.

un partito territoriale, comunitario.

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di nuovo su rifiuti e comunità provvisoria

Caro Angelo,
credo che si stia insinuando tra i “comunitari” una confusione. La confusione è tra Comunità Provvisoria e agire pubblico. E si commettono, secondo me, due errori. Il primo è quello di non capire che l’organismo che abbiamo chiamato non a caso “provvisorio” non è in grado di agire collettivamente come un partito o un gruppo più o meno omogeneo e strutturato. E’ un pò come se uno volesse far giocare ad un bambino di tre anni, invece che ad un ragazzo di sedici, una partita di calcio. Prima che stupido è astratto. La Comunità Provvisoria, in pratica, “non esiste”. E’ quindi difficile far fare una cosa strutturata e Leggi il seguito di questo post »

Written by comunitaprovvisoria

8 gennaio 2008 at 9:35 PM

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Costruire qualcosa di nuovo, sia pure provvisorio, presuppone una visione diversa dal gioco ricorrente

Costruire qualcosa di nuovo, sia pure provvisorio, presuppone una visione diversa dal gioco ricorrente / Cari amici della Comunità Provvisoria,
mi vedo costretto a intervenire per la terza volta su cose che dovevano già essere acquisite tra di noi e invece riscontro sempre la tentazione di ritornare indietro. Mi riferisco al rincorrere l’attualità, o addirittura gli ormai stucchevoli sondaggi. E’ evidente che questa creatura fragile che si chiama Comunità Provvisoria, se continua su questo Leggi il seguito di questo post »

Written by comunitaprovvisoria

6 gennaio 2008 at 11:49 PM

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il viaggio non è più quello di prima

Cari Amici, // caro franco, caro marco, e cari viaggiatori.  Sull’onda dei versi montaliani che esprimono il disagio e l’amarezza di non poter dare risposta alle cose se non difensiva (codesto solo possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo), mi inserisco in questo dibattito sul viaggio che potremmo però aprire meglio se ci decidiamo a mandare in prima pagina un argomento per volta. Per dire, per ora, soltanto questo (e mi scuso per l’evidente approssimazione ed estremizzazione dell’argomento). Il viaggio, come l’abbiamo conosciuto, non esiste più. Perchè non esistono più il tempo e la storia, cioè non esiste più il futuro. Sia il viaggio impressionistico (guardare, descrivere, limitarsi nei commenti) che quello più “politico” (guardare, commmentare, sintetizzare) hanno fatto il loro tempo. Per questo non hanno tutti i torti quelli che si rompono le palle del giornalismo e della letteratura da viaggio. Non per colpa di chi scrive (un pò sì, ovviamente, perchè bisogna essere intelligenti e prevenire i tempi sempre), ma semplicemente per colpa dell’ingolfamento della storia che si trascina dietro tutte le nostre parole e le rende “vecchie”, “spompate”, “noiose” anche quando la scrittura è rispettabile e “bella”. // Se non avviene una “rottura”, simile alle rivolte generazionali o alle rivoluzioni, è difficile che le parole possano di nuovo avere un senso. Tutto questo è molto tragico, d’accordo. Ma questa è, secondo me, la situazione. Come fare per ridare alle parole il loro valore e la loro storicità? Come fare per ridare al viaggio la sua funzione di conoscenza e quindi di racconto “reale”, cioè “nuovo”? // Avrei forse qualcosa da dire, ma per ora, in attesa del dibattito “ordinato”, mi limito all’assunto montaliano. // Con affetto, Michele Fumagallo

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3 gennaio 2008 at 5:55 PM

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ma il costo della politica coincide in gran parte in Italia con quello delle istituzioni

Caro Franco, // sì, certo, i consiglieri regionali farebbero bene a ridursi lo stipendio del dieci per cento e a devolverlo al bilancio regionale. Ma il problema è che non lo fanno, e non sono i soli a non farlo. Si potrebbero citare, soltanto nella storia degli ultimi 20 anni, numerosissimi esempi di richieste di piccoli sacrifici alla classe amministrativa (attenzione, non classe politica!), tutti disattesi. Allora cosa vuol dire, che sono tutti corrotti, insensibili, egoisti, rincoglioniti e chi più ne ha più ne metta? No, caro Franco, le cose purtroppo non stanno così, voglio dire che non sono così semplici. Certo, c’è una esagerazione tutta italiana su stipendi, benefit, eccetera riguardante il ceto cosiddetto politico. Guadagnano troppo e producono poco, questo é sicuro. Ma al punto in cui sono arrivate le cose, e dopo infinite richieste di piccoli sacrifici mai esaudite, occorre chiedersi il perchè accade questo se non si vuole cadere nella protesta banale e nella reazionaria richiesta di capri espiatori o di sfoghi popolari (il sud è maestro nella protesta che precede la rassegnazione). // Io credo che dobbiamo interrogarci sulla validità e funzione delle istituzioni in cui è diviso lo stato italiano. Scopriremo qualcosa di veramente scandaloso, una piovra che mangia danaro in modo impressionante, altro che riduzione di uno stipendio del dieci per cento! E soprattutto una piovra che sta lì a impedire un nuovo sviluppo e un nuovo progresso della società italiana a dispetto dei proclami contrari. // Oggi lo stato italiano, che dovrebbe attrezzarsi a “chiudere” in prospettiva della costruzione (già in ritardo sui tempi della storia) del nuovo stato (federale magari, d’accordo) europeo, è diviso in stato centrale, regioni, province, comunità montane, circoscrizioni nelle città, comuni. Tralascio i numerosissimi Enti su cui occorrerebbe fare un altro discorso. Che c’entra tutto questo con le prospettive future del nuovo stato europeo? Vogliamo scendere nei particolari? Bene. // Che c’entrano le regioni (venti!) nella prospettiva del nuovo stato europeo? E’ ovvio che in quella prospettiva è l’Italia ad assurgere al ruolo di Regione (che, si badi bene, è un’istituzione giusta, punto intermedio tra Stato Nazionale e Comuni), che cazzo c’entra la Campania o la Lombardia?
Vogliamo proseguire, anche a prescindere (ma non si può, ovviamente) dalla costruzione del nuovo stato europeo? Bene, prendiamo un’istituzione fondamentale come il Comune. Che c’entra, semplicemente con la modernità, un’aggregazione o paese di cento, mille, diecimila e anche trentamila abitanti con un Comune moderno all’altezza dei bisogni di una collettività fatta di uomini-macchine che si spostano continuamente, che hanno altri bisogni dal vecchio comune isolato di cinquanta o cento anni fa? E ancora: che significato hanno le Comunità Montane su cui è stato detto tanto e non aggiungo altro solo per non sparare sulla croce rossa? E le Province, che sarebbero tranquillamente eliminate se si ragionasse in termini di Nuovi Municipi che naturalmente non possono avere, se vogliono programmare all’altezza della storia del nostro tempo, meno di ottanta/ centomila abitanti? Semplifico, rimandando il discorso a un’altra volta. L’Italia dovrebbe essere divisa così: 400 / 500 Comuni (decentrati nello stile dei Municipi della città di Roma nelle grandi città, aggregazioni dei vecchi comuni per territorio in tutti gli altri numerosissimi casi) raccordati da una Regione forte che è l’Italia, nel frattempo ridimensionata come stato nazionale in favore del nuovo stato europeo che prende la funzione e i poteri (forti!) degli stati nazionali. // Ecco, questa è la battaglia contro il costo della politica, non ce n’è un’altra. Tutte le altre hanno fallito perchè si sono “sottomesse” a chiedere piccole cose e hanno ricevuto, ben gli stà ho la tentazione di dire, pesci in faccia. E’ solo la battaglia per la riforma radicale delle istituzioni che può portare anche a piccole vittorie sulla diminuzione degli stipendi. Chi si “sottomette” al ceto politico può solo avere risposte simili a quelle della regione Campania.
Con affetto,   Michele Fumagallo   3.1.2008

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1 gennaio 2008 at 11:05 PM

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una sera a Visazz

POST ‘primario’ della home page 1-6 gennaio 2007 _ la discussione parte dalla serata del 30 a Bisaccia; si distingue tra Blog e Comunità, si parla della bellezza degli avvenimenti provvisori, di arte concettuale, di arte amicale (?) applicata; si progettano nuove giornate comunitarie _
COMMENTI APERTI e LIBERI _ BUON 2008 d-alla Comunità Provvisoria _ a.v.

2.1.2008
il caso e la necessità
Agli inizi il Blog sembrava accogliere una energia diffusa, la voglia di stare in questa Comunità Provvisoria, debbo constatare che in questo ultimo periodo accoglie commenti che provocano altri commenti in una teoria senza occhi, incapace forse di guardare altrove ad un Campo che accolga semplicemente e con freschezza l’esserci.
Mi pare che sempre di più la forza della C.P. più che sul Blog si manifesti negli incontri come quello di Cairano fino all’ultimo di ieri sera a Bisaccia. La C.P. ha bisogno di guardarsi ed ascoltarsi con gli occhi, il blog penso possa essere uno strumento per far veicolare notizie e contributi di approfondimento per facilitare e stimolare l’organizzazione di nuovi incontri e di altri campi. Gli abitanti della C.P. sono quelli che nell’accettare l’invito si pongono nella condizione di riconoscere e valutare il significato dell’inaspettato perché le cose parlano, ma spesso nessuno le ascolta. Tutto si rende possibile quando c’è l’atteggiamento fertile, quando ogni cosa ha valore e ogni evento ogni incontro è un’opportunità, quando l’imprevisto e la stranezza della vita sono accolti con fiducia, quando l’imprevedibile danza delle cose non spaventa, non annoia, ma interessa, quando c’è sempre un perché da chiedersi, sempre un giuoco a cui giocare. Ieri sera a Bisaccia c’èra questo ed altro, materiali e storie infinite da condividere e mettere in Scena. Buon presente, Dario Bavaro

Una sera a Bisaccia, Michele dice che è Arte Applicata a incontri fra amici. la locuzione la ripete e gli piace. piace anche a me, ma, a pensarci bene, a me pare anche qualcosa in più. non mi pare tanto arte applicata a livello industriale per produrre qualcosa per il mercato del funzionale, semmai per il gioco del gratuito. della bellezza di ciò che ha grazia in sé. Una sera a Bisaccia è stata un’opera d’arte. Fluxus del tempo. arte concettuale e laboratorio dello spirito applicato al momento creativo. una sera a Bisaccia, così come l’ha illustrata Michele, così come l’abbiamo vissuta noi che abbiamo preso parte all’evento, non può e non deve finire tra quelle persone a quell’ora. credo debba, proprio come i nostri incontri mensili, essere congelata per essere divulgata, messa sul banco di vendita del blog, per allettare la vista, per stimolare il palato, per provocare il gusto. Angelo Verderosa, che ha curato la videoregistrazione, ha iniziato la catena del freddo. Spero che il prodotto arrivi, salvo proteste di camionisti in autostrada, presto in questa vetrina. peccato che il momento “altofragile” della discussione innestata dall’altro Michele, sia rimasta nel mattatoio di quell’ora. Cambria potrà sempre incartarcene i pezzi e appenderli a questo gancio, in questa nostra macelleria. _ alfonso nannariello

Se c’è un motivo per disprezzarti ti disprezzaranno. Se c’è un motivo per amarti altri te ne chiederanno. caro michele (fumagallo), il tuo post mi ha fatto venire in mente alcuni versi di non eccelso valore. la tua cronacha e le considerazioni sull’incontro bisaccese ti fanno onore. Penso che il problema principale degli irpini sia proprio la difficoltà di esprimere ammirazione. Non ammiravamo De Sanctis e in fondo non è stato ammirato nessuno dei politici, ma si è sempre trattato di timoroso rispetto. Mi piacerebbe che sull’argomento si aprisse una discussione tra i comunitari. Anzi, la apro subito parlando del fatto che trovo mirabile la tua postura intellettuale e morale. Una cosa che conosco da anni e che altri devono conoscere. Non trovo affatto adulatorio sottolineare che sei venuto a Bisaccia in una sera di grande nebbia e che non avevi il viaggio pagato. sono anni che fai questi giri per il sud interno, sono anni che vai a incoraggiore ogni fermento politico e culturale (e magari qualche volta ti accorgi pure che non di fermento si tratta). Erano anni che parlavamo al telefono di trovare uno spazio comunitario. Ora che c’è non staremo certo a indugiare intorno ai demoralizzatori e agli invidiosi. _ f.a.

Caro Michele Fumagallo, veramente è sempre difficile vedere l’altro specialmente se è uno che non la pensa come noi! E’ sempre buono forse tenerlo più in disparte, perchè insinua dubbi, avanza richieste, pone questioni, enuncia la propria posizione politica, affronta e dibatte con il proprio credo l’entità delle cose e offre il suo responso con parole di bronzo. “Eravamo quattro amici al bar…” e tu dimentichi “Riccardo! “Già, perché pur se era con voi: Pietrantonio, Franco, Alfonso, Pasquale, Michele Ciasullo e con te! “lui da solo gioca al bigliardo!…” Anzi lo lasciamo ai suoi tiri, o meglio dopo i tiri fatti a 5 sponde per acciuffare l’onestà nel castelletto idee, è sempre meglio lasciarlo da solo, (tanto è uno!). Carissimo Michele F., forse in questi tempi di magra e di incrancrenite idealità, si preferisce il teorema: ” Colui che dice sempre tutto ciò che pensa è meglio se ne stia da solo”, oppure se vuoi, anche per un riscontro letterario più aulico, possiamo dirla con IBSEN, così: “Un uomo libero è sempre solo!” ed aggiungo che se (però) è saggiamente dubbioso è senz’altro pericoloso, perchè esce dalle nebbie fumose dei pensieri, anzi dei desiderata altrui e lo farà sicuramente anche domani e con certezza-testimonianza sottoscritta in forma letteraria, altresì, qui in confirmazione commentaria, ovvero in espresso dire onesto, fatto presto presto: Gaetano Calabrese, con qualche rima a proprie spese per un sorriso comunitario oltre qualsiasi assetto provvisorio.(gaetanocalabrese@.tin.it) pubblicamente come sempre e senza “nicchenaime o niccheneme” come cavolo si pronuncia”! pardon per errori di digt, ma difficile scrivere in finestra con caratteri precostituiti, per giunta! BUON ANNO, Gaetano Calabrese

Arte Applicata a incontri fra amici _
Cari amici, un piccolo avvenimento, come quello dell’incontro bisaccese del 30 dicembre 2007, può dare l’idea di cosa potrebbe essere davvero la politica se si occupasse del benessere delle persone, se tornasse ad essere fantasia e invenzione “comunitaria”, organizzazione reale delle donne e degli uomini, insomma la grande invenzione messa in piedi per uscire dall’atomizzazione, per ritrovare e ricostruire lo spirito pubblico smarrito. La serata organizzata a Bisaccia da Franco per inaugurare la Casa Museo dello scultore Pietrantonio Arminio è stata davvero piacevole, squisitamente “comunitaria”, “politica” in senso alto (e basso, perchè la cultura “alta” e quella “bassa” devono andare sempre insieme, questo è il segreto). Andare a casa di un amico, essere ricevuti con grande calore e ospitalità, mangiare cose genuine, parlare, poi presentare l’ospite “illustre”, in questo caso Pasquale Innarella, musicista jazz proveniente da Lacedonia, nostro nobile (e oggi troppo “abbandonato”) paese, è una cosa che non solo fa piacere ma persino commuovere. Se poi la serata si svolge così: presentazione del video di lavoro di Innarella a Roma, spostamento nella Casa Museo di Pietrantonio a pochi metri per l’inaugurazione (naturalmente si parla anche di ironica inaugurazione, con una simpaticissima mamma Arminio), presentazione delle opere scultoree di Pietrantonio con interessante dibattito lampo, poi recital del duo Franco Arminio – Pasquale Innarella fatto di poesia e sax accanto al caminetto accompagnati da panzerotti alle castagne; quindi ritorno nella casa madre dove si proietta il nuovo video di Franco “Scuola di paesologia” con la musica improvvisata in diretta da Pasquale. Poi ancora commenti e battute e nuovi progetti per il futuro “comunitario” e non. Dulcis in fundo, persino un piacevole e forse “troppo maturo” dibattito in notturna, introdotto da Michele Ciasullo. Verrebbe quasi da dire: ma che volete di più di questi tempi?In quale partito o associazione si riesce a mettere in piedi un esempio così alto di politica (è davvero l’unico nome appropriato che mi viene, tutti gli altri sarebbero inadeguati)? p.s. : c’è sempre qualcuno che ti chiede, poi, il perché delle cose: perchè si fanno, a che servono, qual’è l’obiettivo. Penso che dobbiamo imparare ad uscire dall’alienazione, dalla fuga dalla realtà. A Bisaccia ci sono state cinque ore piacevoli e ricche, su cui certo si può discutere oltre a farne patrimonio di memoria.Il resto viene davvero dal maligno, cioè dalla nostra falsa coscienza. Ma dov’è quel tale che insegnava: “a ciascun giorno basta il suo affanno” ? Con affetto _ Michele Fumagallo
Splendide occasioni … Quanto alla serata di ieri a Bisaccia, non spetta a me parlarne. Posso solo dire che il mio impegno sarà sempre focalizzato nell’inventare insieme ad altri queste splendide occasioni di “comunità provvisoria”. Buona Anno _ f.a.
CLICCA per VEDERE i VIDEOCLIP di Bisaccia _ a.v.

per vedere le foto (a.v.) correlate http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157603611185562/

Written by comunitaprovvisoria

1 gennaio 2008 at 8:40 PM

il Blog della montagna

La Comunità rimane “provvisoria” ma inizia una sua nuova fase più strutturata, specialmente per quanto riguarda l’ORGANIZZAZIONE del BLOG.
Si mantiene la possibilità di fare commenti, ma saranno eliminati i commenti anonimi e quelli ingiuriosi. Non siamo un partito: la logica di una maggioranza e di una minoranza non può albergare in questo luogo.
Vogliamo fare delle esperienze collettive in un momento in cui è difficile fare esperienze e il termine “collettivo” non lo pronuncia più nessuno.
Esperienze collettive che producano cambiamenti nei luoghi in cui viviamo, i luoghi del sud interno (da qui blog della montagna ovvero mountain blog). Sappiamo che questi luoghi hanno nemici antichi e nuovi, qui e altrove. Sappiamo anche che oltre alle belle persone già incontrate, la Comunità può diventare un punto di riferimento per tanti che ancora non abbiamo incrociato e che come noi hanno voglia di opporsi alla crescente desertificazione sociale, non solo irpina. A prescindere dalle scelte dei singoli componenti, siamo impegnati come gruppo a promuovere questo cambiamento facendo leva in prima luogo sulla sensibilità estetica e sul piacere di stare insieme.

MENO POST, PIU’ COMMENTI
Riguardo il BLOG
, tutti avranno constatato l’ attuale confusione dovuta al fatto che si postano quotidianamente, contemporaneamente, più testi, e poesie, e foto. Nella confusione, molti post non hanno visibilità e non vengono commentati. Spesso i “commenti” diventano “post” e viceversa. Ci si scrive tra comunitari (spesso si finisce col litigare) sui “post” anzichè usare la posta elettronica. …C’è forse voglia di esibirsi … ma c’è molta disattenzione verso i temi originari e di aggregazione della Comunità Provvisoria.
Da inizio anno nuovo ci sarà quindi una home page più impegnata sulle tematiche del nostro territorio. Si eviterà di postare direttamente nella home page; si provvederà ad organizzare, attraverso gruppi di discussione, i contributi che arriveranno dai Comunitari.
Ci sarà quindi bisogno di un lavoro più “redazionale”, di impaginazione, di evidenziazione, di promozione, di convogliamento dei commenti sui post di discussione comunitaria; ci saranno probabilmente “CANALI” tematici dedicati alla poesia, alla musica, al paesaggio, ecc. Forse l’attuale piattaforma del BLOG emigrerà da “blogger” a “splindler”, più aderente alle esigenze subentrate. Inizia un periodo di sperimentazione.
Da questo momento, per inviare i nuovi interventi, l’indirizzo del BLOG è : altairpinia@gmail.com
I “commenti” restano immediati e si scrivono nella pop-up, come sempre, al fondo di ogni POST; saranno eleminati solo i commenti “anonimi” e ingiuriosi.

EVENTI La CP organizzerà, oltre momenti straordinari legati a particolari situazioni, un evento mensile secondo la formula già sperimentata a Cairano. Esperienze distese lungo l’arco di tutta una giornata, dislocate in luoghi che saranno individuati di volta in volta. Tutti i comunitari che intendono segnalare possibili temi, idee e proposte possono rivolgersi a Franco Arminio farminio(chiocciola)libero.it

ARMATA BRANCALEONE __ L’organizzazione del BLOG non è in contraddizione con lo spirito libero e vagamente delirante che ispira la CP. Preferiamo sentirci parte di un’armata brancaleone piuttosto che membri di un’associazione ingessata da norme burocratiche. E questo sarà sempre chiaro in tutti gli eventi che organizzeremo, a partire da quello di domani sera a Bisaccia. Resta confermato che tutto avviene senza fare ricorso ad alcuna ribalta giornalistica. Non abbiamo bisogno di essere amplificati, perché un urlo è un urlo anche a bassa voce.

Dell’ organizzazione del BLOG parleremo in un prossimo incontro e lì sarà impossibile essere anonimi. non crediamo, comunque, che sia il punto cruciale per la vita della comunità. una casa in costruzione non si costruirà mai se non ci chiudiamo in cantiere e ci mettiamo a lavorare. la questione non è di far parlare le persone. ci sono migliaia di blog in cui si può parlare. a noi interessa costruire uno spazio e non è che trasformando le nostre gole in polvere da sparo si vada molto lontano. tutta la vita pubblica è un fiorire di chiacchiere. la socialità totalitaria in cui viviamo si è costituita proprio lasciando crescere questo fastidioso ronzio in cui tutte queste parole finiscono per occultare i veri conflitti e i veri rapporti di forza.

Per inviare i propri interventi l’indirizzo del BLOG è : altairpinia@gmail.com // In alternativa si potrà inviare il materiale a coloro che finora hanno dato disponibilità “redazionale” (chiunque può aggiungersi) : Franco Arminio farminio(chiocciola)libero.it / Antonio Romano antonio.romano75(chiocciola)gmail.com / Angelo Verderosa studio(chiocciola)verderosa.it / Alfonso Nannariello alnannar(chiocciola)tin.it / Michele Fumagallo m.fumagallo(chiocciola)virgilio.it /Dario Bavaro d.bavaro(chiocciola)libero.it / Andrea Di Consoli andreadiconsoli(chiocciola)hotmail.com Michele Ciasullo mciasul(chiocciola)tin.it /// p.s.: Si preferisce scrivere (chiocciola), anzichè metterla in simbolo @, per evitare che i lettori automatici dei siti internet, si approprino degli indirizzi e li utilizzino per SPAM.

libertà individuali / collettive

Spesso ritorno con il pensiero alle vicende ed ai personaggi della favolosa CP. // Fatta di gente incazzosa e polemica faziosa e ideologizzata, manichea e priva di una grossa capacità di ascolto ma di una grossa capacità di eloquio e soliloquio. // Sono gli irpini, miei adorati conterranei comunque. Da vecchi montanari e pecorari hanno un grosso senso dell’autorità e dell’individualità, un senso quasi statunitense di autonomia e di difesa violenta delle proprie prerogative e libertà. // Conoscono da tempo le libertà individuali ed il rispetto che si deve al signore locale. Hanno un minor senso delle libertà collettive che derivino dalla partecipazione libera ed incondizionata a quella che si chiama la Società Civile. // In questi mesi di CP ho visto questo: il grande genio irpino insofferente per lo stesso genio irpino detenuto da altri. Una cosa desolante e allo stesso tempo che fa ben sperare sulla necessità che nei prossimi anni ci sia un immane lavoro da fare per costruire un senso di appartenenza alla comunità che oggi non c’è. Ringrazio Franco Arminio perché quasi tutte le sere mi telefona Gaetano Calabrese e ridiamo per circa un’ora per tutte le sere. Peccato che Gaetano non sia una donna e che non sia più giovane. Ma mi piacciono le sue poesie ed il suo tono da vero irriverente: anche Benigni avrebbe da imparare dal nostro professore di Lioni. Un grazie a Franco Arminio che spesso mi consente di leggere gli umoristici interventi del Compagno Lucio Garofano: mi è simpatico per la quasi assonanza del suo cognome con un fiore che sto studiando in questi mesi come simbolo della mancata stagione politica degli anni 80 e 90 in Italia. Un grazie a Franco Arminio che mi ha consentito di parlare con persone di Nusco che non siano Don Ciriaco. Un grazie a Franco Arminio che mi ha fatto scoprire una vecchia parentela con il fratello di Angelo Verderosa ma non con Angelo Verderosa. Vi pare poco? Incontrarsi e poter parlare e potersi sentire quasi una famiglia anche se un po’ litigiosa? A me tutto questo pare splendido: sento l’esigenza di un senso di solidarietà fra noi che va al di là di qualsiasi differenza. Vedo le mie libertà accresciute grazie anche all’ipocondriaco di Visazz. Che poi ogni tanto va ad Avellino a Via Tagliamento, posso anche pensare qualche giorno di sabotargli la macchina cosi non parte manco da Bisaccia. Con affetto // Un saluto ( vado a capo senò il compagno Garofano si incazza) ROMANO

Written by comunitaprovvisoria

30 dicembre 2007 at 8:58 am

Pubblicato su Antonio Romano

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fattore tempo

Su sollecitazione degli amici della Comunità provvisoria, intervengo di nuovo su questa creatura fragile messa in piedi da Franco Arminio e gli altri. Per le idee generali rimando a un mio precedente intervento, perché davvero non ho altro da aggiungere se non la conferma di quelle idee. Con la sottolineatura, questa volta, di un punto decisivo per qualsiasi intervento, non solo della comunità: il fattore tempo. Vedo spesso, anche nei promotori dell’iniziativa, troppa impazienza, troppa voglia di bruciare i tempi. Allora ripeto: vediamoci ogni mese (non occorre di più, anche se incontri spontanei aggiuntivi non fanno male) con un’iniziativa corposa e che lascia il segno. // Facciamolo per un tempo giusto, cioè un anno, che non è né brevissimo quindi effimerro e inconcludente, né lunghissimo, impossibile per una cosa che si definisce giustamente provvisoria. Poi, alla fine, ritorniamo a riunirci, magari là dove ci incontrammo la prima volta (Bisaccia) e facciamo il punto della situazione. // Tutto il resto, intendo il massimo di discussione tra di noi su qualsiasi cosa, va lasciato al nostro sito internet che certamente va arricchito con la partecipazione di quanti più comunitari è possibile. Gli incontri mensili, quelli decisivi, certo, possono essere un pò riordinati, magari per tema. Mantenendo però tutta la ricchezza di vitalità, arte applicata a incontri tra amici, benessere direi, che si è stati capaci di mettere in atto nelle giornate precedenti. Ma, per favore, niente fretta. Lasciamo la fretta ai manipolatori. Oggi noi abbiamo un solo obiettivo. Preparare per bene l’incontro previsto per il 16 dicembre e poi saltato per la neve. Dedichiamoci a questo. Segnamo un altro punto a favore dei comunitari. Poi, sul sito, la discussione continua per il nostro prossimo incontro. __ Michele Fumagallo

Written by comunitaprovvisoria

21 dicembre 2007 at 6:47 PM

Pubblicato su COMUNITA' PROVVISORIA _

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La redazione eccezionalmente ripubblica

 Appello, ora la moratoria per l’aborto

Caro Antonio, desidero commentare, per gli amici comunitari, il pezzo di Giuliano Ferrara sull’aborto, apparso su “Il foglio” del 19/12/2007, e che tu mi hai gentilmente inviato. “Non so se userò l’arma del sarcasmo per demolire dal mio punto di vista le ragioni di Giuliano Ferrara sull’aborto. Certamente mi piacerebbe usare l’arma dell’indignazione. Perchè indignazione, che è espressione quanto mai forte nel ragionamento di un individuo con un altro individuo? Ma perchè usare il termine assassinio per gli aborti è cosa assolutamente violenta, falsa, ipocrita. Aggiungere poi una frase del tipo “il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza”, porta l’ipocrisia all’ennesima potenza. E’ notorio invece che le legislazioni sull’aborto portano alla luce ciò che già avviene in modo nascosto, pericoloso per la salute della donna. Insomma un prendere atto di una realtà per porvi rimedio, non il contrario, cioè un incentivo a fare ciò che prima non avveniva. / Le leggi sull’aborto, insomma, non sono in nessuna parte del mondo incentivi ad abortire ma il contrario. Che poi la prevenzione dell’aborto, cioè l’uso delle precauzioni (preservativo, pillola e quant’altro) nella sessualità, non venga stimolato come si deve è un altro discorso. Ed è un discorso che bisognerebbe portare avanti con energia, mentre invece, soprattutto da parte delle organizzazioni antiabortiste, viene portata avanti una tesi oscurantista, banale, peccaminosa sulla sessualità. / Non mi convince poi, ovviamente, tutta la chiacchierata pedagogica sulle donne. / Mi fa sempre impressione una persona che discute di ciò che avviene nel corpo di un’altra persona senza chiedere il permesso all’interessata. Qui non sto parlando del diritto di ognuno di noi di pensarla sull’aborto come vuole, ma semplicemente del diritto della donna di coinvolgere sulla sua (sottolineo: sua) gravidanza chi vuole e solo se lo vuole. / L’equivoco di fondo nasce infatti dall’ignoranza delle cose. Il rapporto donna-nascituro è naturalmente e squisitamente un rapporto dittatoriale, principesco (uso parole forti, evidentemente, ma è quel che ci vuole). A nessuno è lecito intervenire, pena l’intromissione autoritaria dentro la vita più intima di una persona. Naturalmente le cose cambiano se a decidere l’intervento di altre persone è la donna stessa, ma è una sua benevolenza, la benevolenza appunto della principessa, agli altri non spetta nulla. E’ questo che fa impazzire gli uomini di tutte le tendenze politiche e culturali e anche le donne stesse impaurite dalla scoperta del loro potere e della loro possibile autonomia e libertà. / Ovviamente tutto cambia con la nascita del bambino che comincia a diventare essere sociale a tutti gli effetti. Quì, è ovvio, il potere di una persona singola (la donna) è ridimensionato a favore del collettivo e della società. / In questa sede tralascio il discorso fondamentale sulla sessualità, lo faremo magari un’altra volta. Ma, è ovvio, che tutto o quasi dipende da lì. C’è un’ansia di controllare la sessualità, e soprattutto ovviamente quella femminile, per evidenti ragioni di potere maschile. Ne riparleremo. / In ultimo segnalo l’evidente manipolaziuone che mette in atto Ferrara a proposito della pena di morte e del parallelismo tra le due cose. / Non c’entrano nulla l’una con l’altra. E’ una strumentalizzazione persino troppo scoperta. La pena di morte, che è cosa prima che disumana, vile e stupida (gli stati nazionali sono così forti in rapporto a qualsiasi delinquente, del resto già catturato e giudicato da un tribunale, che è totalmente ingiustificato dare la morte), è un argomento che non c’entra proprio nulla con l’aborto. Metterli insieme è solo manipolazione, cinismo e mancanza reale di argomenti”. Con affetto, Michele Fumagallo

Appello, ora la moratoria per l’aborto, di Giuliano Ferrara – Il Foglio 19/12/2007C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni di esseri umani. Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti.Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486. Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio. La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri. Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.

 

Written by comunitaprovvisoria

20 dicembre 2007 at 6:11 PM

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Giuseppe

Franco scrive della morte di Giuseppe, l’operaio precipitato da un’impalcatura a Bisaccia, e fa bene a continuare a commentare puntualmente gli avvenimenti che accadono nei nostri paesi, sia questo che altri meno luttuosi. / A me, sinceramente, piacerebbe di più, in questo periodo storico di trapasso, che ci fosse, anche per lutti così insopportabili, un silenzio assoluto, anche a costo di essere presi per cinici. / Sì, certo, è insopportabile l’indifferenza da cui siamo circondati ogni giorno, per cui verrebbe davvero la voglia di urlare, anzi di più, ululare come facevano i lupi una volta: signori, Giuseppe muore! Ma a che servirebbe? / Viviamo in una società dove uno dei pilastri della nostra vita, cioè il lavoro (l’altro è l’amore, tema non a caso ritornato ad essere tabù), e parlo soprattutto del lavoro “vivo” degli operai, è svalorizzato come mai è accaduto nella nostra storia. / E allora che fare, in presenza della morte tragica di un uomo? / Vorrei rispondere: pregare, se la parola non fosse stata manipolata da tempo da una “razza di vipere” di evangelica memoria, svalorizzata nel suo significato più autentico di ricerca di aiuto a Dio affinché mandi gli “operai” a risollevare le sorti di un popolo smarrito, oppresso dai vampiri ma anche dai suoi stessi errori. / Resta, per ora, il dolore per questa tragedia, per quelle passate e per quelle che verranno. / Guai a noi se non facessimo fruttare questo dolore, se esso non servisse a cambiare, a diventare umili, a riprendere un cammino a fianco innanzitutto della parte dipendente e sommersa della nostra società”. Con affetto, Michele Fumagallo

Written by comunitaprovvisoria

9 dicembre 2007 at 10:59 PM

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comunità / michele fumagallo

Cari Amici della Comunità Provvisoria,
l’incontro di domenica 11 novembre a Cairano è il terzo dopo quelli di Bisaccia e Abbazia del Goleto (Sant’Angelo dei Lombardi). Dopo una partenza entusiasmante, non sfugge oggi a tutti noi l’impasse in cui si trova la “comunità” dopo appena due mesi dall’inizio della sua storia.
Vi confesso che tutto questo non mi meraviglia. E’ assolutamente normale che in una comunità di amici che si incontrano in modo spontaneo e informale accada questo.
Tuttavia c’è una cosa che non deve avvenire pena la fine anticipata dell’esperienza. Ed è quella della disgregazione del gruppo. Cerco di spiegarmi.
Il primo incontro promosso da Franco Arminio alla Locanda Grillo d’Oro di Bisaccia è stato molto interessante ma mancava forse di qualche punto fermo (c’è sempre un punto fermo in qualsiasi attività umana altrimenti la cosa muore in fasce o addirittura abortisce). In queste brevi e disordinate note cerco di indicare qualche punto fermo per la nostra attività futura.
La comunità nasce come desiderio di incontro tra persone che vivono in un territorio (per adesso più o meno quello provinciale poi si vedrà), che hanno voglia di parlarsi, di conoscersi, di scambiarsi idee ed esperienze. Questa è la sua unica, e sottolineo unica, finalità. Guai a pensare di poter sintetizzare tra persone che hanno idee, esperienze e pratiche diverse di vita e di impegno civile e politico.
Guai a pensare di poter usare le persone per altre cose, anche nobili e giuste, ma qui assolutamente improprie e pericolose perché foriere di forzature distruttive. Questo è quello che dobbiamo capire tutti.
Voglio dire che a tutti noi fa comodo e piacere incontrarsi, conoscersi, parlarsi. Ma nessuno deve avere la minima impressione di essere usato per altri fini.
Momentaneamente la comunità provvisoria, e mai nome fu più azzeccato, tale è e tale deve restare.
Chi ha il suo impegno politico, lo deve esplicare per fatti suoi altrove, non qui.
Chi ha il suo impegno professionale, lo deve verificare altrove, non qui.
Chi ha desiderio, certo legittimo, di intervenire sulla realtà in qualsiasi modo, fosse pure quello semplice e banale di un comunicato stampa, deve farlo altrove, non qui.
Per quanto riguarda l’informazione dei nostri incontri, penso che in questa sede noi dobbiamo avere il coraggio (sì, si tratta proprio di coraggio oggi) della “chiusura” e del “rifiuto”. Dove il termine chiusura rimanda un pò a quello di “separatezza”, termine caro alle femministe di un tempo, che alludeva al guardare in se stessi, al non essere disturbati momentaneamente da altro. Mentre invece il termine rifiuto è semplicemente la messa in opera, urgente ovunque e in qualsiasi attività oggi, di una difesa dall’inquinamento e manipolazione dell’informazione nella nostra epoca.
L’informazione qui da noi, nella comunità provvisoria, è solo (solo? ma è forse la più rivoluzionaria che possa esistere!) quella che scaturisce dall’incontro e dal contatto personale, naturalemnte senza escludere, siamo sempre figli della nostra epoca, l’uso intelligente ma parco di internet.
Mi rendo conto che tutto ciò possa lasciare con l’amaro in bocca chi ha altre finalità, ripeto tutte legittime, ma qui, nella nostra comunità provvisoria, assolutamente improprie.
Sento già qualche obiezione: ma allora così che facciamo, andiamo avanti a vita a incontrarci, parlarci, eccetera? La mia risposta è no, non andremo avanti a vita. Anzi io ho una proposta da fare agli amici della comunità: andremo avanti con gli incontri mensili in luoghi diversi del territorio per un anno. Poi tutto è lasciato al caso e a ciò che accadrà dopo queste esperienze di un anno. Solo allora si farà un bilancio e si deciderà il da farsi. Oggi invece è obbligatorio stabilire che gli incontri sono assolutamente informali, piacevoli, amicali e nulla più (nulla più? ma è già tantissimo se riusciamo a fare questo, altroché!), senza decisioni di nessun tipo tranne il luogo dove incontrarsi il mese dopo.
Gli argomenti, mese per mese, possono essere decisi o da Franco Arminio, che è stato il promotore di questa iniziativa, o da chiunque nell’assemblea, magari il prossimo “padrone di casa”, cioè l’amico che ci ospita nel proprio paese.
Ecco, stabilire questi punti fermi, ci fa, almeno secondo la mia opinione, uscire dall’ “ingorgo”, e soprattutto dal pericolo dello sfaldamento dell’iniziativa. Michele Fumagallo

Written by comunitaprovvisoria

9 novembre 2007 at 6:50 PM

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