COMUNITA' PROVVISORIA

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Tranelli tranesi ad Ariano Irpino

ariano iprino, il castello / interno _ foto a.v.

ariano iprino, il castello / interno _ foto a.v.

di Edoardo Alamaro
Tranelli tranesi ad Ariano Irpino

… vi guiderò nell’avellinese, sull’Appennino. Nelle terre di Pan.

Esattamente nella nobile Ariano Irpino, località “i Tranesi”. A visitare lo storico insediamento produttivo ove per secoli, almeno dal Medioevo, ci sono state le fabbriche di ceramica. Tra Campania e Puglie, sulla via Appia, a cavallo tra i due mari. Mica erano stupidi, allora!

Facevano terracotta utile e maiolica artistica. Arte ben applicata al luogo. Velocemente trasportabile. Fabbriche a impatto ambientale zero. Paesaggisticamente ineccepibili. Scavate ingegnosamente (e architettonicamente) nella montagna d’Ariano. Una sorta di Sassi di Matera della produzione artigianale armoniosa che fu. Un nucleo industrioso fuori dalle mura di cinta della città antica. E oggi fuori dal tempo. “Ai Tranesi”, appunto.

Vi ho portati qui, inter-mestatori miei, per farvi toccare con mano un luogo topico e tipico d’Italia delle occasioni perdute.  Ai Leggi il seguito di questo post »

Written by A_ve

18 ottobre 2009 at 6:40 pm

la scossa scassa 3

riprendono i contributi e le attività del BLOG ___  dal Prof. Eduardo Alamaro, riceviamo e pubblichiamo con invito a commentare senza timore di cadere in imboscate; ghino di rocco è in spam

Cari amici, se avete tempo leggete questa mia riflessione sull’architettura del  terremolto nostrano d’autore. Era un mio scritto do un pasio di anni fa che ora sta pubblicato nel blog di  Giorgio Muratore “Archiwatch”. _ Saluti, a presto, Aladolce

 La scossa scassa 3 … LPP … “Avanzi” …

Martedì, 14 Aprile 2009 _____  Di ritorno dal ponte, … la sorpresa, …

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Written by comunitariamente123

15 aprile 2009 at 10:02 pm

Comunità provvisoria e capitona

E’ una cosa leggera ma complicata. Festiva e feriale insieme. Una cosa tipicamente freudiana, la mia. Quella che vi scrivo, miei amici della post/Irpinia (e della nostra Sposta/irpinia provvisoria via web). Avevo letto comunità “angiullesca” invece che comunità “anguillesca”. Così come in effetti l’aveva scritta Franco Festa, post di un mio “affondo” (nel senso che io stesso vado steso a fondo, nel mare d’Irpinia. E/o nel pro-fondo. O nel tondo. Che io stesso mi arravoglio nel web. Non so, vedete Voi.) E io, riprendendo l’equivoco, il quiproquo, dicevo tra me e me, come Totò: “Ma chissà questo Festa dove vuole arrivare? Che vuole dire con “angiullesca”? Forse che “i provvisori” sono angiulli?, fanciulli?, aucielli? O forse sono angiulilli che volano sul presepe post-irpino? Sono, siamo?, una scassata comunità presepiale volante? Votante, vuotante, ruotante?,  pasture d”a meraviglia? Chissà!! M’era rimasto quest’alone di mistero “angiullesco” quando, mangianno ‘o capitone, ‘a notte ‘e Natale, ho finalmente connesso, associato, corretto l’errore. Il lapsus, l’equivico! Sono andato perciò a rileggere il Franco per la santa Festa. Si, era proprio scritto “anguillesca”, da anguilla. Intendendo dire che quella dei “provvisori” è ‘na comunità che sfugge da tutte le parti. Che capitona e sanamente capi-tombola. Che più la scassi, più la tagliuzzi ad arte harminiana, …. più la spezzetti e quella più se move ancora. Indivisibile per parti, per partenogenesi, per partenogenerosi. Vedete voi, fate voi. Una comunità-capitona che fuje, fuje sempre, scassata e bbona!!. E’ ‘nu miracolo! Ed io penso che il capitone ha avuto successo da queste parti d’Italia perché ha una sua vita interna insopprimibile. Sintesi di una società sfrantummata e parcellizzata. Ma assolutamente vitale. Una società post-sociale che, benché divisa in mille rivoli, resiste ancora, nonostante ‘a munnezza Sovrana!!! La vita del capitone è associabile a quella ignifuga di San Gennaro: è una e trina. Magari, se si vuole, con rispetto parlando, anche cinquina. E perfino tombola, capi-tombola, appunto!) Tornando a noi, ai pasturi d’ ‘a meraviglia dell’altairpinia (nel senso che ci meravigliamo ancora, e perciò scriviamo -anzi, scrivono- poesie, che belle!!, bravi!!!), Franco Festa mi ha convinto sul senso di questa insieme vitale: sono, siamo?, capitoni. Sono, siamo?, comunità-capitone. Autenticamente provvisoria, insopprimibile, d’alta quota (e d’alta quotazione). Niente unità. Siamo, sono?, sparpagliati e vicoli al contempo. Come pezzi di capitone senza capitano. Una sana e innovativa comunità-capitone, imprendibile ed invendibile perché sfuggente alle logiche comuni & comunali (e provinciali) . Perché siamo, sono?, senza corpo centrale. Comunità-guerrigliera culturale sulle montagne sannitiche. Alla Sergio Leone, vero genio della recente Irpinia, profeta della post/irpinia, a leggerlo con disinibizione “capitonesca”. Una comunità senza comunioni, quindi. Solo cresime e cresimati, rigorosamante orfani e senza padrini (e padroni). Solo estreme f-unzioni è finzioni comunitarie. Siamo sp-unti (& spuntoni acuti) del Signore! Saluti innovativi,  Eduardo Alamaro

Written by comunitaprovvisoria

27 dicembre 2007 at 2:50 pm

Buon Natale Provvisorio !!!

Caro Antonio Romano, a Napoli, in Cattedrale, il nostro bravo arcivescovo Cardinale Sepe, in queste passate quattro settimane dell’Avvento al Santo Natale, ha invitato, ogni mercoledì sera alle venti, per poco più di un’ora, quattro intellettuali napoletani non-credenti, (che non significa però a-tei). Insieme hanno discusso con profondità sui vari temi dell’Avvento, le sacre scritture di Isaia, … la gioia, la speranza, cosa significano queste parole oggi, ecc…
Il filosofo Masullo dall’altare ha detto più o meno testualmente: “ho un certo imbarazzo a parlare da qui perché io sono non credente e Voi siete credenti; ma ciò che ci accomuna è però la prospettiva del Giusto e del Bene, del far bene, della Società più giusta, del popolo in cammino, …..” Quindi, tornando (e tornado) a Noi: se per te, come per me, quello è il Popolo di Dio in cammino e se per Masullo, invece, quel popolo è erede e deriva dall’esercizio dell’ozio “politico” della Polis greca; che si è poi allargato con il messaggio di Cristo e quindi con le ragioni pubbliche di Voltaire che sancì le basi delle nostre libertà democratiche, fundamento comune nostro, che ci Voi fare?

Perché vuoi essere più realista del re, più cristiano di Cristo, più osservante dell’arcivescovo di Napoli? Ognuno fa il Natale che meglio crede e vede! I Giusti non sono, fortunatamente, solo di parte cristiana (e cattolica)! Le vie del Signore sono infatti varie e sorprendenti! Magari passano anche per l’Irpinia dei “Provvisori” a-partiti, a-tessere e a-pd, non si sa mai! Di quelle vie nessuno ha il monopolio, spero tu voglia ammettere!!!!
Saluti e buon Natale “allargato” a tutti gli uomini di buona volontà provvisoria e “anonima”, come la buona carità, Eduardo Alamaro

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Ciao Eduardo, approfitto del tuo tempo per augurarti Buon Natale. Se sei d’accordo, proporrei di abolire gli auguri neopagani che riguardano il Natale. Se dico Buon Natale, l’unico significato che posso dare a quest’espressione è “Che Gesù Cristo, figlio dell’Uomo nasca nel tuo cuore e che attraverso il tuo cuore il Regno di Dio diventi attualità adesso in quest’istante”. Diversamente dire Buon Natale non ha alcun significato e assume per chi si sforza quotidianamente di essere cattolico il senso di un’appropriazione indebita da parte dei neopagani e postatei contemporanei.
Siete liberi di credere o di non credere, ma chiunque ha l’onere di chiamare le cose col nome adatto. Se sei per un Natale di luci e consumi l’augurio da fare è:” Buone abbuffate” o “Buoni regali” o ” Buona Tombolata” o ” Buon divertimento”. Il Natale è per chi crede e per chi decide di aprire il proprio cuore a Cristo. Con affetto, Antonio
Romano

Written by comunitaprovvisoria

23 dicembre 2007 at 5:10 pm

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Provvisori, ovvero comunitari anomini e forti

Cari amici alti e bassirpini, è domenica matina, qui a casa mia (anzi della mia gentile Signora), sul Vomero di Napoli, tutti dormono. Ma io no, veglio!!! E vi penso. E vi leggo!!! E sono anche preoccupato, per la piega che ha preso il blog. Ha ragione Franco Festa: questa storia di Harmin il guerriero irpino colle due Bisacce (una per la Comunità, l’altra per il nuovo direttivo locale del pd), è ed è stata devastante per “i Provvisori”. Rischia di incrementare sospetti, malanimi, antichi e recenti rancori, nuove rigidità che affondano in secolari strutture mentali ‘e muntagna, di guerrieri-pastori sconfitti e depressi da secoli, da troppo tempo …. Certo l’Harmin d’Oriente – non so come dirlo?, lo dico leggero, alla napoletana-: o è ffesso, o fa ‘o ffesso! O è (e si vive), “troppo dritto”!! E pensa di mettere nel sacco, nelle due Bisacce d’Oriente, tutti: comunità, comunitari, pd, cd, musicassette, casette; casotti, cazzotti, cazzetti, poesie, prose, pose; sparapose, … un simpatico maestrino autocentrato; un mostricello di provincia con mille zampe in cento staffe di un cavallo arrepezzato che arranca sbilenco! Come in un film sfocato di Sergio Leone l’irpino. Inseguendo qualche eurodollaro in più. Aiuto, voglio scendere!!, salvate il guerriero Harmin, è impazzito!!!
Scherzo Arminio. Sono di buon humore, ed amore. Ma voglio dire, proprio a te, caro Provvisorio, caro sfrattato dell’antica Irpinia, che Harmion è stato leggerino a non capire (o lo prevedeva golosamente e furbescamente?) che una decisione del genere pd -per il ruolo che aveva rivestito nel parto “provvisorio”-, rischiava di trasformarsi in un macigno definitivo sulla Comunità, …
Che fare?, allora? Come salvarsi dal cannibalismo comunitario che mi pare si stia generando? (e de-generando?) In altri tempi, quelli tosti e di partito, .. la cosa si sarebbe (apparentemente) risolta molta facilmente, .. si sarebbe riunito il direttivo CP e si sarebbe detto che l’Arminio era pieno di soggettivismo, di arrivismo piccolo piccolo borghese; di cazzismi e cazzimmeria acuta postirpina, e lo avrebbero espluso per condotta indegna. Punto a capo, a capa, fine del film, della commedia. Ma i Provvisori no! Non espellono: sono, siamo?, buoni, non violenti, non direttivi. Hanno, abbiamo?, -leggo dal punto primo del patto del Goleto-, “una struttura fluida, accogliente e raccogliente chi intende vivere nei nostri irpini luoghi coi sensi spalancati….. per non farsi travolgere dalla miseria spirituale che dilaga.” (alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe Totò, nda). Inoltre, punto due: “Non c’è bisogno di darsi una struttura organizzativa rigida: basta semplicemente l’elenco di chi aderisce che d’ora in poi comparirà sul blog.”
Tutto ciò è buono e giusto, ma non per questo devono (dobbiamo?) essere troppobbuoni e troppofessi. E ciò per il semplice motivo che sennò su qusto blog arriveremo a “chi songh’io e chi si tu!!!” Arriveremo alle guerre balcaniche, alle nuove guerre sannitiche!! Scherzo ancora, ma qualcosa di deciso & tenero si dovrà assolutamente fare, pena l’estinsione della Comunità. Che è piena di ricchezze, di vive intelligenze, da non specare, credo. E qui vado rapidamente al secondo punto, all’anonimato deprecato. Registro tra noi, in questo blog, troppo protagonismo, di cui l’Harmin delle due facce e Bisacce è solo la punta emersa (in ciò bisognerebbe ringraziarlo, per aver segnalato il problema). Noto un Ego spropositato, un super-ultas-IOOOO, eccezionale e ipertrofico irpino!! Non voglio farmi maestro spartenopeo, ma anche nelle mia progettazione architettonica e critica, tendo a innestare, per quanto posso e ne sono capace, delle dinamiche partecipative e comunitarie nuove (o menovecchie). A…a…a architettura a rischio. Fuori dalla logioca delle stars, delle archistars, dei surrogati e brodostar. E questo implica, da parte mia di progettista nuovo (o meno vecchio), fare un passo, anche due, indietro. Attenuare il mio IOOOO!!! Ridurlo, ascoltare. Diventare cioè “coprotagonista anonimo!!!!”, regista, un ruolo “starordinario”, credetemi!!

Basta, non posso dilungarmi oltre. Sono sttao scoperto, sono le 8.30. Si sono alzati, … mi sfrattano.
Amici post-irpini, ci risentiamo, siete troppi belli, … ma mi raccomando più provvissori ed “attenuati”, … fate, facciamo insieme “arte attenuata” sul territorio, arte “anonima” e collettiva, senza firma. Siamo veramente provvisori, indegeribili ed invendibili agli Harmin di turno. Un bacio sulla bocca comunitaria, con succhiotto sul collo dell’amata irpinia-arminia, …. nulla di personale, solo qualche riflessione politica, ma di quelle nostre, post e a-forma partito, diffusa via web. Saluti, buon Natale, Eduardo Alamaro, l’anonimo

Written by comunitaprovvisoria

23 dicembre 2007 at 7:53 am

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"Provvisori" o definiti e diretti?

Cari amici della post/irpinia, vecchi lupi del Pan, dell’apPanno, e dell’apPannino campano, coraggio! Lo so, siete depressi: l’Arminio dell’Irpinia d’Oriente (non a sorpresa, per me che intuisco le cose dai piccioli segni, e vengo da lontano, da Napoli) s’è accasato. Ha fatto il gran passo. Ci comunica nel blog che entra nel “direttivo” provinciale pd. Che dirigeranno? Dove dirigeranno la provincia democratica irpina? Non si sa, io non lo so. Forse nessuno lo sa. Neanche i direttori, i “maestrini”. Voi lo sapete? E’ una direzione “a sorpresa”, ma non troppo. E’ interessante che prima si facciano (alla faccia!!) i dirigenti, poi si decida dove andare con “i diretti”. I direttissimi, i rapidi, gli eurostar. Probabilmente star-euro verso se stessi, ad alta-velocità verso le antiche cose e case Madri. Le antiche tasche( e le Tosche)! La scuola “democratica di fatto” irpina è maestra, antica e callaudata. O no? // Non sono pessimista, ma non mi piace fare aperture di credito così, senza tenere nulla in mano provvisoria. Il dubbio esaminatore mi accompagna ancora, fortunatamente, comunitariamente. Che vi devo dire? Questa scelta dell’Arminio, di Harmin il guerriero d’Oriente, credo che ponga una questione delicata, ai “Provvisori” tutti di questa comunità web. Io son vecchio della politica e dei movimenti della costa s-partenopea (dal verbo “spartere”, spartimmo, … e andarono, col malloppo). Dell’interno della Campania non so molto. Voi lupi d’Irpinia siete più pratici, ragguagliatemi, di grazia!!! So che a Napoli ne ho visti e partecipato “da dentro” a tanti. Dico ai movimenti, a tutti i venti e ai sacramenti (… e chillemmuorte!!!), sempre fottuti da partito di turno, e di torno. Siamo maestri, a Napoli, sin dal ’68, da studenti, studenti/operai, .. poi il colera, i disoccupati organizzati post/colera del ’74- 75, ve li ricordate? … e via via colle “giunte rosse”, con Valenzi sindaco (che ha scritto ora un libro, Pironti editore: “Confesso che mi son divertito”!, nda), .. poi le politiche del ’76, il sorpasso mancato, il cartello di estrema sinistra che assorbi e prosciugò i movimenti di allora, una catastrofe, (Mimmo Pinto, ve lo ricordate?)… la lotta continua … al Parlamento, sospensione provvisoria, …. lasciateci lavorare, non disturbate il manovratore, …. lasciatevi manovrare, non rompete il cazzen!!, …. sempre sedotti, inculati ed abbandonati, ecc… ecc… // Insomma, io mi son fatto l’idea (che qui scrivo succintamente, pecché Antonio ave raggione: questa forma di comunicazione web va per vie brevi e brillanti, sennò ci rompono le palle, che già son rotte per la lettura del manifesto di Harmin, …), mi son fatto l’idea, dicevo, che persistono i vecchi modi e moduli di far politica; che persiste la divaricazione strutturale tra movimenti e partiti; tra strutture direttive e società civile; tra rigidi e sciolti, magari anche al selz; vale a dire tra direttivi rigidi fuori tempo max e com-unità, com-unitari, com-unicati, scomunicati …., tutti Noi eretici post/politici diffusi, capillari; Panici dell’Irpinia e della costa; com-unicatori, com-unicauntori e poeti senza versi perduti; com-unistazzi con com-puter e senza più liste dirette (da altri); blognauti d’assalto al cielo, … diteli com-me cazzo ve pare. Anzi non lo dite, facciamola insieme, tutta un’altra storia, progetto a mano-mano libera, in rete, ma senza rete protettiva, dise-retata, senza preservativo di partito, a rischio, del doman non c’è certezza, menomale, per carità !!!!… … // Insomma, per concludere veramente: a me ‘sta storia di Arminio etero-direttivo dei Provvisori, non mi piace? Me puzza. Pè me fete!!! Puzza di bruciato (ma non c’è niente di personale, la mia è una critica “politica”, nel senso di apparente ed appartenente alla nostra Polis, alla Comunità, per metodologie comunitarie, per non comunicare a cose fatte, dico!!!). E penso, ma chiedo conforto ai blogaaamici, che la Comunità, se è veramente e strutturalmente Provvisoria, pienamente situazionevole (e non fatta di sfrattati mentali pensionistici per gite, pranzi e pranzotti), deve porsi l’interrogativo: cambia qualcosa con questa novità di Harmin-direttivo? Con questa scelta privata calata a sorpresa sui Provvisori? (che, per quanto mi riguarda, non sono degli Improvvisati, né dei lupetti di primo pelo).Tutto è come prima?, anzi, meglio di prima? Siamo Comunità o no? Vincoli o sparpagliati? Provvisori o diretti? // Solo un interrogativo e un bacio affettuoso ad Harmin, neo-babbo Natale d’Irpinia. // a presto, Eduardo Alamaro

Written by comunitaprovvisoria

21 dicembre 2007 at 4:22 pm

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scafiamoci con un’intervista d’epoca

caro amico d’Ariano, cari amici dell’Irpinia, che vuoi che commenti?, che volete che vi dica da Napoli? Tra poco mi faccio un brodino caldo, da Voi nell’alta/campania nevica, qui nella bassa fa freddo, il vento spazza la costa …. scafatevi, scafiamoci con questa bella intervista “d’epoca” di Carmelo Bene su Napoli. Forse c’è anche un po’ d’Irpinia guerriera, non so. Forse no, voi siete persone serie e Napoli c’è proprio quello che descrive il gran Bene dell’Italia che fu. ____ Saluti, Eduardo

(DI) PASSAGGIO SU NAPOLI - Di seguito riportiamo integralmente alcuni passi dell’intervista di Lucia Di Giovanni in cui Carmelo Bene apre il discorso a De Filippo e poi a Napoli, adorabile regina di «anticiviltà». […]Questa napoletanità di Pinocchio… CARMELO BENE. «Voi volete a tutti i costi farmi napoletano in quest’occasione. Ebbene no, è errato, io verrò a dire Dante, forse il più grande poeta che abbia avuto il mondo. E basta. Perché parliamo di Pinocchio, che va sentito lì, in dei momenti a teatro? Basta, è inutile parlarne. Non c’è bisogno di napoletanizzare, non c’è bisogno che mi sappiano tifoso del Napoli perché vengano a sentirmi in Dante. Se vogliono, vengono. Mi spiego? Detesto il Napoli, ha capito?». La squadra? «Sì» La città? La squadra, la città, non mi interessa, non mi interessa nessuna città. Ve l’ho detto, se il linguaggio è l’unica forma che fonda qualunque esisten¬za, le città non esistono, sono fatti mentali, è ovvio, no? Non è che uno ce l’ha, che odia Napoli, odia Bologna, odia Modena. Odia tutto quanto esiste. … Napoletani veri, che significa? «Chi conosce Napoli, chi conosce la Napoli secolare, questa casbah che continua a dare lezioni di anticivile» Perché detestano Eduardo? «In questo senso…quello che dissi un giorno in una intervista alla radio a Domenica Rea, proprio quando ero a Napoli. L’unica cosa che può farmi simpatica Napoli e perdonarle di esistere, mentre non perdono alle altre città di esserci, perché non fanno parte della mia esistenza, del linguaggio, è il fatto proprio della sua anticiviltà, delle sue continue lezioni di anticiviltà. Della sua ingovernabilità» Le piace questo di Napoli? «Non è che mi piace. Adoro questo di Napoli, la sua non disponibilità a lasciarsi governare da nessuno. Il mio amico Valenzi ne sa qualcosa». Non vorrebbe che fosse governata meglio, che si riuscisse a governarla? Vediamo le cose. Un conto è non rubare al Comune, non rubare alla Provincia, non rubare alle Regioni. Mi pare che Valenzi sia addirittura eroico. Essere sindaci di Napoli ed essere eroi è un po’ la stessa cosa. Mi spiego? Quindi tutta la mia solidarietà e i miei voti eterni per Maurizio Valenzi. Ci conosciamo, si sa benissimo quale follia sia governare Napoli. Quindi, a parte questo, l’ingovernabilità di Napoli è anche un fatto estremamente positivo. Napoli non crede in niente, non ha mai creduto in niente». E’ un fatto di libertà, di indipendenza? «Di anticiviltà. Non sente di dover essere. Platone non è arrivato a Napoli. Né Cristo. Forse più Cristo, ma meno Platone. Il mondo delle idee non è arrivato a Napoli. Che ha espresso gli unici pensatori, che è stata l’unica città, come Sud intendo, la Campania ha pensato per tutta l’Italia, da Campanella a Bruno, a Croce. Quello che c’era da pensare è stato pensato tutto a Napoli, o là intorno. Da Napoli in su non si pensa, non si è mai pensato, non si penserà mai». In Italia? «In Italia, certamente. Napoli è una terra capace di liberarsi anche dal pensiero. Quel che conta è liberarsi dal pensiero, affrancarsi dal pensiero, affrancarsi dal dover essere, togliersi da Hegel, da Schelling, da Fichte. Al napoletano non c’è bisogno di consigliargli di togliersi da Fichte, o da Shelling, o da Hegel. E’ nato tolto. Mi spiego? Sebbene le zone che ci riguardano credo non si possano paragonare a Napoli, via, non è Napoli». In che rapporto sta De Filippo con Napoli? «Ma io non lo so in che rapporto stia con Napoli, so che non è mai corsa buona … mi pare, ma questo non vorrei fosse pubblico. È anche un po’ una visione mia privata. È molto amato e molto odiato. Anche Eduardo è lo stesso caso, è inutile. Quando lui fonda le cose sull’essere, l’essere che poi diventa l’essere stato, sull’essenza delle cose, che è l’equivalente dello scriver testi, a me non interessa. A me non interessa nulla dei testi di Eduardo. E credo che siano quelli a offendere i napoletani. Si sentono offesi, si sentono troppo superficialmente maltrattati» Rappresentati? «Rappresentati, soprattutto, mi spiego? Quando però Eduardo è lui sulla scena, lì diventa grandissimo ed ecco allora Napoli si riconosce in lui. Mi pare che l’esame sia chiaro, perché allora fonda l’esistere. È il linguaggio, ma non è il linguaggio…non ha referente col suo scritto. Però intanto l’essere buca l’esistenza, ecco, perché siamo fatti solo della nostra mancanza. Quando l’essere in Eduardo buca, questo ça manque lacaniano, buca l’essere dei suoi scritti, a monte, buca l’esistere, l’esistenza, la fondazione del linguaggio, la mera nominazione, e la buca troppo spesso, allora riaffiorano continuamente le sue visioni, cioè l’essere riaffiora e i suoi scritti gli prendono anche la mano e bisogna aspettare i due o tre momenti di felicità sua, scenica, sua del dire, anche, dove fonda veramente l’esistenza, e lì è grandissimo. A quel punto non è più nemmeno napoletano, a quel punto si iscrive tra i grandi, tra gli astri, tra le stelle, insomma, in cielo, non è più da iscriversi in terra. I napoletani se ne accorgono, perché sono musicalissimi, e accettano la sua musicalità altissima, quando lui è in scena, altissima. E disapprovano quanto Eduardo ha scritto addosso, peggio ancora sulla carta. E’ molto semplice insomma capire tutto ciò».

Written by comunitaprovvisoria

17 dicembre 2007 at 9:27 am

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