COMUNITA' PROVVISORIA

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Tranelli tranesi ad Ariano Irpino

ariano iprino, il castello / interno _ foto a.v.

ariano iprino, il castello / interno _ foto a.v.

di Edoardo Alamaro
Tranelli tranesi ad Ariano Irpino

… vi guiderò nell’avellinese, sull’Appennino. Nelle terre di Pan.

Esattamente nella nobile Ariano Irpino, località “i Tranesi”. A visitare lo storico insediamento produttivo ove per secoli, almeno dal Medioevo, ci sono state le fabbriche di ceramica. Tra Campania e Puglie, sulla via Appia, a cavallo tra i due mari. Mica erano stupidi, allora!

Facevano terracotta utile e maiolica artistica. Arte ben applicata al luogo. Velocemente trasportabile. Fabbriche a impatto ambientale zero. Paesaggisticamente ineccepibili. Scavate ingegnosamente (e architettonicamente) nella montagna d’Ariano. Una sorta di Sassi di Matera della produzione artigianale armoniosa che fu. Un nucleo industrioso fuori dalle mura di cinta della città antica. E oggi fuori dal tempo. “Ai Tranesi”, appunto.

Vi ho portati qui, inter-mestatori miei, per farvi toccare con mano un luogo topico e tipico d’Italia delle occasioni perdute.  Ai Leggi il seguito di questo post »

Written by A_ve

18 ottobre 2009 at 6:40 pm

la scossa scassa 3

riprendono i contributi e le attività del BLOG ___  dal Prof. Eduardo Alamaro, riceviamo e pubblichiamo con invito a commentare senza timore di cadere in imboscate; ghino di rocco è in spam

Cari amici, se avete tempo leggete questa mia riflessione sull’architettura del  terremolto nostrano d’autore. Era un mio scritto do un pasio di anni fa che ora sta pubblicato nel blog di  Giorgio Muratore “Archiwatch”. _ Saluti, a presto, Aladolce

 La scossa scassa 3 … LPP … “Avanzi” …

Martedì, 14 Aprile 2009 _____  Di ritorno dal ponte, … la sorpresa, …

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Written by comunitariamente123

15 aprile 2009 at 10:02 pm

Comunità provvisoria e capitona

E’ una cosa leggera ma complicata. Festiva e feriale insieme. Una cosa tipicamente freudiana, la mia. Quella che vi scrivo, miei amici della post/Irpinia (e della nostra Sposta/irpinia provvisoria via web). Avevo letto comunità “angiullesca” invece che comunità “anguillesca”. Così come in effetti l’aveva scritta Franco Festa, post di un mio “affondo” (nel senso che io stesso vado steso a fondo, nel mare d’Irpinia. E/o nel pro-fondo. O nel tondo. Che io stesso mi arravoglio nel web. Non so, vedete Voi.) E io, riprendendo l’equivoco, il quiproquo, dicevo tra me e me, come Totò: “Ma chissà questo Festa dove vuole arrivare? Che vuole dire con “angiullesca”? Forse che “i provvisori” sono angiulli?, fanciulli?, aucielli? O forse sono angiulilli che volano sul presepe post-irpino? Sono, siamo?, una scassata comunità presepiale volante? Votante, vuotante, ruotante?,  pasture d”a meraviglia? Chissà!! M’era rimasto quest’alone di mistero “angiullesco” quando, mangianno ‘o capitone, ‘a notte ‘e Natale, ho finalmente connesso, associato, corretto l’errore. Il lapsus, l’equivico! Sono andato perciò a rileggere il Franco per la santa Festa. Si, era proprio scritto “anguillesca”, da anguilla. Intendendo dire che quella dei “provvisori” è ‘na comunità che sfugge da tutte le parti. Che capitona e sanamente capi-tombola. Che più la scassi, più la tagliuzzi ad arte harminiana, …. più la spezzetti e quella più se move ancora. Indivisibile per parti, per partenogenesi, per partenogenerosi. Vedete voi, fate voi. Una comunità-capitona che fuje, fuje sempre, scassata e bbona!!. E’ ‘nu miracolo! Ed io penso che il capitone ha avuto successo da queste parti d’Italia perché ha una sua vita interna insopprimibile. Sintesi di una società sfrantummata e parcellizzata. Ma assolutamente vitale. Una società post-sociale che, benché divisa in mille rivoli, resiste ancora, nonostante ‘a munnezza Sovrana!!! La vita del capitone è associabile a quella ignifuga di San Gennaro: è una e trina. Magari, se si vuole, con rispetto parlando, anche cinquina. E perfino tombola, capi-tombola, appunto!) Tornando a noi, ai pasturi d’ ‘a meraviglia dell’altairpinia (nel senso che ci meravigliamo ancora, e perciò scriviamo -anzi, scrivono- poesie, che belle!!, bravi!!!), Franco Festa mi ha convinto sul senso di questa insieme vitale: sono, siamo?, capitoni. Sono, siamo?, comunità-capitone. Autenticamente provvisoria, insopprimibile, d’alta quota (e d’alta quotazione). Niente unità. Siamo, sono?, sparpagliati e vicoli al contempo. Come pezzi di capitone senza capitano. Una sana e innovativa comunità-capitone, imprendibile ed invendibile perché sfuggente alle logiche comuni & comunali (e provinciali) . Perché siamo, sono?, senza corpo centrale. Comunità-guerrigliera culturale sulle montagne sannitiche. Alla Sergio Leone, vero genio della recente Irpinia, profeta della post/irpinia, a leggerlo con disinibizione “capitonesca”. Una comunità senza comunioni, quindi. Solo cresime e cresimati, rigorosamante orfani e senza padrini (e padroni). Solo estreme f-unzioni è finzioni comunitarie. Siamo sp-unti (& spuntoni acuti) del Signore! Saluti innovativi,  Eduardo Alamaro

Written by comunitaprovvisoria

27 dicembre 2007 at 2:50 pm

Buon Natale Provvisorio !!!

Caro Antonio Romano, a Napoli, in Cattedrale, il nostro bravo arcivescovo Cardinale Sepe, in queste passate quattro settimane dell’Avvento al Santo Natale, ha invitato, ogni mercoledì sera alle venti, per poco più di un’ora, quattro intellettuali napoletani non-credenti, (che non significa però a-tei). Insieme hanno discusso con profondità sui vari temi dell’Avvento, le sacre scritture di Isaia, … la gioia, la speranza, cosa significano queste parole oggi, ecc…
Il filosofo Masullo dall’altare ha detto più o meno testualmente: “ho un certo imbarazzo a parlare da qui perché io sono non credente e Voi siete credenti; ma ciò che ci accomuna è però la prospettiva del Giusto e del Bene, del far bene, della Società più giusta, del popolo in cammino, …..” Quindi, tornando (e tornado) a Noi: se per te, come per me, quello è il Popolo di Dio in cammino e se per Masullo, invece, quel popolo è erede e deriva dall’esercizio dell’ozio “politico” della Polis greca; che si è poi allargato con il messaggio di Cristo e quindi con le ragioni pubbliche di Voltaire che sancì le basi delle nostre libertà democratiche, fundamento comune nostro, che ci Voi fare?

Perché vuoi essere più realista del re, più cristiano di Cristo, più osservante dell’arcivescovo di Napoli? Ognuno fa il Natale che meglio crede e vede! I Giusti non sono, fortunatamente, solo di parte cristiana (e cattolica)! Le vie del Signore sono infatti varie e sorprendenti! Magari passano anche per l’Irpinia dei “Provvisori” a-partiti, a-tessere e a-pd, non si sa mai! Di quelle vie nessuno ha il monopolio, spero tu voglia ammettere!!!!
Saluti e buon Natale “allargato” a tutti gli uomini di buona volontà provvisoria e “anonima”, come la buona carità, Eduardo Alamaro

__
Ciao Eduardo, approfitto del tuo tempo per augurarti Buon Natale. Se sei d’accordo, proporrei di abolire gli auguri neopagani che riguardano il Natale. Se dico Buon Natale, l’unico significato che posso dare a quest’espressione è “Che Gesù Cristo, figlio dell’Uomo nasca nel tuo cuore e che attraverso il tuo cuore il Regno di Dio diventi attualità adesso in quest’istante”. Diversamente dire Buon Natale non ha alcun significato e assume per chi si sforza quotidianamente di essere cattolico il senso di un’appropriazione indebita da parte dei neopagani e postatei contemporanei.
Siete liberi di credere o di non credere, ma chiunque ha l’onere di chiamare le cose col nome adatto. Se sei per un Natale di luci e consumi l’augurio da fare è:” Buone abbuffate” o “Buoni regali” o ” Buona Tombolata” o ” Buon divertimento”. Il Natale è per chi crede e per chi decide di aprire il proprio cuore a Cristo. Con affetto, Antonio
Romano

Written by comunitaprovvisoria

23 dicembre 2007 at 5:10 pm

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Provvisori, ovvero comunitari anomini e forti

Cari amici alti e bassirpini, è domenica matina, qui a casa mia (anzi della mia gentile Signora), sul Vomero di Napoli, tutti dormono. Ma io no, veglio!!! E vi penso. E vi leggo!!! E sono anche preoccupato, per la piega che ha preso il blog. Ha ragione Franco Festa: questa storia di Harmin il guerriero irpino colle due Bisacce (una per la Comunità, l’altra per il nuovo direttivo locale del pd), è ed è stata devastante per “i Provvisori”. Rischia di incrementare sospetti, malanimi, antichi e recenti rancori, nuove rigidità che affondano in secolari strutture mentali ‘e muntagna, di guerrieri-pastori sconfitti e depressi da secoli, da troppo tempo …. Certo l’Harmin d’Oriente – non so come dirlo?, lo dico leggero, alla napoletana-: o è ffesso, o fa ‘o ffesso! O è (e si vive), “troppo dritto”!! E pensa di mettere nel sacco, nelle due Bisacce d’Oriente, tutti: comunità, comunitari, pd, cd, musicassette, casette; casotti, cazzotti, cazzetti, poesie, prose, pose; sparapose, … un simpatico maestrino autocentrato; un mostricello di provincia con mille zampe in cento staffe di un cavallo arrepezzato che arranca sbilenco! Come in un film sfocato di Sergio Leone l’irpino. Inseguendo qualche eurodollaro in più. Aiuto, voglio scendere!!, salvate il guerriero Harmin, è impazzito!!!
Scherzo Arminio. Sono di buon humore, ed amore. Ma voglio dire, proprio a te, caro Provvisorio, caro sfrattato dell’antica Irpinia, che Harmion è stato leggerino a non capire (o lo prevedeva golosamente e furbescamente?) che una decisione del genere pd -per il ruolo che aveva rivestito nel parto “provvisorio”-, rischiava di trasformarsi in un macigno definitivo sulla Comunità, …
Che fare?, allora? Come salvarsi dal cannibalismo comunitario che mi pare si stia generando? (e de-generando?) In altri tempi, quelli tosti e di partito, .. la cosa si sarebbe (apparentemente) risolta molta facilmente, .. si sarebbe riunito il direttivo CP e si sarebbe detto che l’Arminio era pieno di soggettivismo, di arrivismo piccolo piccolo borghese; di cazzismi e cazzimmeria acuta postirpina, e lo avrebbero espluso per condotta indegna. Punto a capo, a capa, fine del film, della commedia. Ma i Provvisori no! Non espellono: sono, siamo?, buoni, non violenti, non direttivi. Hanno, abbiamo?, -leggo dal punto primo del patto del Goleto-, “una struttura fluida, accogliente e raccogliente chi intende vivere nei nostri irpini luoghi coi sensi spalancati….. per non farsi travolgere dalla miseria spirituale che dilaga.” (alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe Totò, nda). Inoltre, punto due: “Non c’è bisogno di darsi una struttura organizzativa rigida: basta semplicemente l’elenco di chi aderisce che d’ora in poi comparirà sul blog.”
Tutto ciò è buono e giusto, ma non per questo devono (dobbiamo?) essere troppobbuoni e troppofessi. E ciò per il semplice motivo che sennò su qusto blog arriveremo a “chi songh’io e chi si tu!!!” Arriveremo alle guerre balcaniche, alle nuove guerre sannitiche!! Scherzo ancora, ma qualcosa di deciso & tenero si dovrà assolutamente fare, pena l’estinsione della Comunità. Che è piena di ricchezze, di vive intelligenze, da non specare, credo. E qui vado rapidamente al secondo punto, all’anonimato deprecato. Registro tra noi, in questo blog, troppo protagonismo, di cui l’Harmin delle due facce e Bisacce è solo la punta emersa (in ciò bisognerebbe ringraziarlo, per aver segnalato il problema). Noto un Ego spropositato, un super-ultas-IOOOO, eccezionale e ipertrofico irpino!! Non voglio farmi maestro spartenopeo, ma anche nelle mia progettazione architettonica e critica, tendo a innestare, per quanto posso e ne sono capace, delle dinamiche partecipative e comunitarie nuove (o menovecchie). A…a…a architettura a rischio. Fuori dalla logioca delle stars, delle archistars, dei surrogati e brodostar. E questo implica, da parte mia di progettista nuovo (o meno vecchio), fare un passo, anche due, indietro. Attenuare il mio IOOOO!!! Ridurlo, ascoltare. Diventare cioè “coprotagonista anonimo!!!!”, regista, un ruolo “starordinario”, credetemi!!

Basta, non posso dilungarmi oltre. Sono sttao scoperto, sono le 8.30. Si sono alzati, … mi sfrattano.
Amici post-irpini, ci risentiamo, siete troppi belli, … ma mi raccomando più provvissori ed “attenuati”, … fate, facciamo insieme “arte attenuata” sul territorio, arte “anonima” e collettiva, senza firma. Siamo veramente provvisori, indegeribili ed invendibili agli Harmin di turno. Un bacio sulla bocca comunitaria, con succhiotto sul collo dell’amata irpinia-arminia, …. nulla di personale, solo qualche riflessione politica, ma di quelle nostre, post e a-forma partito, diffusa via web. Saluti, buon Natale, Eduardo Alamaro, l’anonimo

Written by comunitaprovvisoria

23 dicembre 2007 at 7:53 am

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"Provvisori" o definiti e diretti?

Cari amici della post/irpinia, vecchi lupi del Pan, dell’apPanno, e dell’apPannino campano, coraggio! Lo so, siete depressi: l’Arminio dell’Irpinia d’Oriente (non a sorpresa, per me che intuisco le cose dai piccioli segni, e vengo da lontano, da Napoli) s’è accasato. Ha fatto il gran passo. Ci comunica nel blog che entra nel “direttivo” provinciale pd. Che dirigeranno? Dove dirigeranno la provincia democratica irpina? Non si sa, io non lo so. Forse nessuno lo sa. Neanche i direttori, i “maestrini”. Voi lo sapete? E’ una direzione “a sorpresa”, ma non troppo. E’ interessante che prima si facciano (alla faccia!!) i dirigenti, poi si decida dove andare con “i diretti”. I direttissimi, i rapidi, gli eurostar. Probabilmente star-euro verso se stessi, ad alta-velocità verso le antiche cose e case Madri. Le antiche tasche( e le Tosche)! La scuola “democratica di fatto” irpina è maestra, antica e callaudata. O no? // Non sono pessimista, ma non mi piace fare aperture di credito così, senza tenere nulla in mano provvisoria. Il dubbio esaminatore mi accompagna ancora, fortunatamente, comunitariamente. Che vi devo dire? Questa scelta dell’Arminio, di Harmin il guerriero d’Oriente, credo che ponga una questione delicata, ai “Provvisori” tutti di questa comunità web. Io son vecchio della politica e dei movimenti della costa s-partenopea (dal verbo “spartere”, spartimmo, … e andarono, col malloppo). Dell’interno della Campania non so molto. Voi lupi d’Irpinia siete più pratici, ragguagliatemi, di grazia!!! So che a Napoli ne ho visti e partecipato “da dentro” a tanti. Dico ai movimenti, a tutti i venti e ai sacramenti (… e chillemmuorte!!!), sempre fottuti da partito di turno, e di torno. Siamo maestri, a Napoli, sin dal ’68, da studenti, studenti/operai, .. poi il colera, i disoccupati organizzati post/colera del ’74- 75, ve li ricordate? … e via via colle “giunte rosse”, con Valenzi sindaco (che ha scritto ora un libro, Pironti editore: “Confesso che mi son divertito”!, nda), .. poi le politiche del ’76, il sorpasso mancato, il cartello di estrema sinistra che assorbi e prosciugò i movimenti di allora, una catastrofe, (Mimmo Pinto, ve lo ricordate?)… la lotta continua … al Parlamento, sospensione provvisoria, …. lasciateci lavorare, non disturbate il manovratore, …. lasciatevi manovrare, non rompete il cazzen!!, …. sempre sedotti, inculati ed abbandonati, ecc… ecc… // Insomma, io mi son fatto l’idea (che qui scrivo succintamente, pecché Antonio ave raggione: questa forma di comunicazione web va per vie brevi e brillanti, sennò ci rompono le palle, che già son rotte per la lettura del manifesto di Harmin, …), mi son fatto l’idea, dicevo, che persistono i vecchi modi e moduli di far politica; che persiste la divaricazione strutturale tra movimenti e partiti; tra strutture direttive e società civile; tra rigidi e sciolti, magari anche al selz; vale a dire tra direttivi rigidi fuori tempo max e com-unità, com-unitari, com-unicati, scomunicati …., tutti Noi eretici post/politici diffusi, capillari; Panici dell’Irpinia e della costa; com-unicatori, com-unicauntori e poeti senza versi perduti; com-unistazzi con com-puter e senza più liste dirette (da altri); blognauti d’assalto al cielo, … diteli com-me cazzo ve pare. Anzi non lo dite, facciamola insieme, tutta un’altra storia, progetto a mano-mano libera, in rete, ma senza rete protettiva, dise-retata, senza preservativo di partito, a rischio, del doman non c’è certezza, menomale, per carità !!!!… … // Insomma, per concludere veramente: a me ‘sta storia di Arminio etero-direttivo dei Provvisori, non mi piace? Me puzza. Pè me fete!!! Puzza di bruciato (ma non c’è niente di personale, la mia è una critica “politica”, nel senso di apparente ed appartenente alla nostra Polis, alla Comunità, per metodologie comunitarie, per non comunicare a cose fatte, dico!!!). E penso, ma chiedo conforto ai blogaaamici, che la Comunità, se è veramente e strutturalmente Provvisoria, pienamente situazionevole (e non fatta di sfrattati mentali pensionistici per gite, pranzi e pranzotti), deve porsi l’interrogativo: cambia qualcosa con questa novità di Harmin-direttivo? Con questa scelta privata calata a sorpresa sui Provvisori? (che, per quanto mi riguarda, non sono degli Improvvisati, né dei lupetti di primo pelo).Tutto è come prima?, anzi, meglio di prima? Siamo Comunità o no? Vincoli o sparpagliati? Provvisori o diretti? // Solo un interrogativo e un bacio affettuoso ad Harmin, neo-babbo Natale d’Irpinia. // a presto, Eduardo Alamaro

Written by comunitaprovvisoria

21 dicembre 2007 at 4:22 pm

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scafiamoci con un’intervista d’epoca

caro amico d’Ariano, cari amici dell’Irpinia, che vuoi che commenti?, che volete che vi dica da Napoli? Tra poco mi faccio un brodino caldo, da Voi nell’alta/campania nevica, qui nella bassa fa freddo, il vento spazza la costa …. scafatevi, scafiamoci con questa bella intervista “d’epoca” di Carmelo Bene su Napoli. Forse c’è anche un po’ d’Irpinia guerriera, non so. Forse no, voi siete persone serie e Napoli c’è proprio quello che descrive il gran Bene dell’Italia che fu. ____ Saluti, Eduardo

(DI) PASSAGGIO SU NAPOLI - Di seguito riportiamo integralmente alcuni passi dell’intervista di Lucia Di Giovanni in cui Carmelo Bene apre il discorso a De Filippo e poi a Napoli, adorabile regina di «anticiviltà». [...]Questa napoletanità di Pinocchio… CARMELO BENE. «Voi volete a tutti i costi farmi napoletano in quest’occasione. Ebbene no, è errato, io verrò a dire Dante, forse il più grande poeta che abbia avuto il mondo. E basta. Perché parliamo di Pinocchio, che va sentito lì, in dei momenti a teatro? Basta, è inutile parlarne. Non c’è bisogno di napoletanizzare, non c’è bisogno che mi sappiano tifoso del Napoli perché vengano a sentirmi in Dante. Se vogliono, vengono. Mi spiego? Detesto il Napoli, ha capito?». La squadra? «Sì» La città? La squadra, la città, non mi interessa, non mi interessa nessuna città. Ve l’ho detto, se il linguaggio è l’unica forma che fonda qualunque esisten¬za, le città non esistono, sono fatti mentali, è ovvio, no? Non è che uno ce l’ha, che odia Napoli, odia Bologna, odia Modena. Odia tutto quanto esiste. … Napoletani veri, che significa? «Chi conosce Napoli, chi conosce la Napoli secolare, questa casbah che continua a dare lezioni di anticivile» Perché detestano Eduardo? «In questo senso…quello che dissi un giorno in una intervista alla radio a Domenica Rea, proprio quando ero a Napoli. L’unica cosa che può farmi simpatica Napoli e perdonarle di esistere, mentre non perdono alle altre città di esserci, perché non fanno parte della mia esistenza, del linguaggio, è il fatto proprio della sua anticiviltà, delle sue continue lezioni di anticiviltà. Della sua ingovernabilità» Le piace questo di Napoli? «Non è che mi piace. Adoro questo di Napoli, la sua non disponibilità a lasciarsi governare da nessuno. Il mio amico Valenzi ne sa qualcosa». Non vorrebbe che fosse governata meglio, che si riuscisse a governarla? Vediamo le cose. Un conto è non rubare al Comune, non rubare alla Provincia, non rubare alle Regioni. Mi pare che Valenzi sia addirittura eroico. Essere sindaci di Napoli ed essere eroi è un po’ la stessa cosa. Mi spiego? Quindi tutta la mia solidarietà e i miei voti eterni per Maurizio Valenzi. Ci conosciamo, si sa benissimo quale follia sia governare Napoli. Quindi, a parte questo, l’ingovernabilità di Napoli è anche un fatto estremamente positivo. Napoli non crede in niente, non ha mai creduto in niente». E’ un fatto di libertà, di indipendenza? «Di anticiviltà. Non sente di dover essere. Platone non è arrivato a Napoli. Né Cristo. Forse più Cristo, ma meno Platone. Il mondo delle idee non è arrivato a Napoli. Che ha espresso gli unici pensatori, che è stata l’unica città, come Sud intendo, la Campania ha pensato per tutta l’Italia, da Campanella a Bruno, a Croce. Quello che c’era da pensare è stato pensato tutto a Napoli, o là intorno. Da Napoli in su non si pensa, non si è mai pensato, non si penserà mai». In Italia? «In Italia, certamente. Napoli è una terra capace di liberarsi anche dal pensiero. Quel che conta è liberarsi dal pensiero, affrancarsi dal pensiero, affrancarsi dal dover essere, togliersi da Hegel, da Schelling, da Fichte. Al napoletano non c’è bisogno di consigliargli di togliersi da Fichte, o da Shelling, o da Hegel. E’ nato tolto. Mi spiego? Sebbene le zone che ci riguardano credo non si possano paragonare a Napoli, via, non è Napoli». In che rapporto sta De Filippo con Napoli? «Ma io non lo so in che rapporto stia con Napoli, so che non è mai corsa buona … mi pare, ma questo non vorrei fosse pubblico. È anche un po’ una visione mia privata. È molto amato e molto odiato. Anche Eduardo è lo stesso caso, è inutile. Quando lui fonda le cose sull’essere, l’essere che poi diventa l’essere stato, sull’essenza delle cose, che è l’equivalente dello scriver testi, a me non interessa. A me non interessa nulla dei testi di Eduardo. E credo che siano quelli a offendere i napoletani. Si sentono offesi, si sentono troppo superficialmente maltrattati» Rappresentati? «Rappresentati, soprattutto, mi spiego? Quando però Eduardo è lui sulla scena, lì diventa grandissimo ed ecco allora Napoli si riconosce in lui. Mi pare che l’esame sia chiaro, perché allora fonda l’esistere. È il linguaggio, ma non è il linguaggio…non ha referente col suo scritto. Però intanto l’essere buca l’esistenza, ecco, perché siamo fatti solo della nostra mancanza. Quando l’essere in Eduardo buca, questo ça manque lacaniano, buca l’essere dei suoi scritti, a monte, buca l’esistere, l’esistenza, la fondazione del linguaggio, la mera nominazione, e la buca troppo spesso, allora riaffiorano continuamente le sue visioni, cioè l’essere riaffiora e i suoi scritti gli prendono anche la mano e bisogna aspettare i due o tre momenti di felicità sua, scenica, sua del dire, anche, dove fonda veramente l’esistenza, e lì è grandissimo. A quel punto non è più nemmeno napoletano, a quel punto si iscrive tra i grandi, tra gli astri, tra le stelle, insomma, in cielo, non è più da iscriversi in terra. I napoletani se ne accorgono, perché sono musicalissimi, e accettano la sua musicalità altissima, quando lui è in scena, altissima. E disapprovano quanto Eduardo ha scritto addosso, peggio ancora sulla carta. E’ molto semplice insomma capire tutto ciò».

Written by comunitaprovvisoria

17 dicembre 2007 at 9:27 am

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entente cordiale

Mio caro Eduardo, ho letto con divertimento mescolato ad apprensione le tue due ultime
mails. Divertimento dovuto alla tua ironica presa di distanza dagli eventi, sia personali sia pubblici, in cui pure sei e sei stato coinvolto, al tuo gusto per il calembour, per la distorsione piena di “agudeza” (direbbero i miei barocchi spagnoli) dei significanti e dei loro significati, e apprensione perché io un amico così, nuovo e sorprendente, vitale e tenero, non lo voglio perdere. E poiché sappiamo che alla nostra veneranda (nel senso di cara a Venere) età,
vedersi e incontrarsi diventa sempre più problematico, per gli impegni, la pigrizia di uscire dal proprio guscio, dal ritmo dei propri giorni, così ben organizzati e rassicuranti, la lontananza
delle nostre città (50 km di ingorgo permanente, come ha ben ipotizzato quell’altro bell’ingegno di cui scrivi, e adesso aggiungici la lobby degli autotrasportatori…), per tutto questo, insomma, io
fidavo nella mia buona stella e mi dicevo: Eduardo, con todos sus pensamientos y alegría a cuestas, lo rivedrò senz’altro negli incontri della Comunità, magari già al Goleto! Ed ecco che tu, come un meteorite neanche troppo buono come ormai i vulcani e i terremoti, ci scagli addosso questa minaccia di abbandonarci, ora, qui, come tanti ossicini privati della polpa, scarnificati, un pochino repulsivi, ‘na vera schifezza, insomma! Ma come! Solo perché un secondo giro dello
psicodramma di gruppo non t’è piaciuto rinunci al prossimo? Ma lo sai che a Cairano è stato un sacco bello?? E che potrebbe esserlo anche al Goleto, dove fra l’altro tu ci hai pure aderenze in alto loco (leggi S. Guglielmo)? Mi querido, un poco di compassione per questi poveri montanari,
sanniti di ritorno, irpini di vocazione, metropolitani mancati, provinciali invidiosi ed invidiati, a volte ispidi e irsuti come i loro lupi, ma non per stigmate geoantropologiche, no, dai! Non ti
siamo piaciuti, in qualche momento, non per incompatibilità ambientale fra il monte e il piano, ma solo perché uno (due, tre) di noi ha sbagliato atteggiamento, intonazione, gestualità, ha detto una parola di troppo o di meno: please, non ci cancellare dalla mappa della tua geografia dello spirito per questo. Non ci cancellare proprio, anzi, insisto. Resta cummè, pe’ carità! Scommettiamo che se insisti nel frequentarci ti riconcili non solo con Arminio, ma anche con
l’architettura moderna e postmoderna, e ti trovi una bellissima casa in alta o bassa Irpinia, dove venire come in quel buen retiro a cui aspiravi? E’ davvero imprescindibile sapere dove andremo a parare, se siamo combattenti o no, chi sono i nostri compagni di strada, qual è la battaglia o se non ce n’è nessuna? Io penso che l’esserci conosciuti e posti in contatto, fra così tante
intelligenze e sensibilità, sia già un grandissimo dono, inaspettato di questi tempi bui. Stringiamoci a coorte, por favor, e non andiamo perdendo pezzi per strada: sono anche pezzi nostri. Con un grande abbraccio, Carla

Written by comunitaprovvisoria

11 dicembre 2007 at 6:36 pm

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sulle “mie ragioni” e ragionamenti intorno alla Comunità provvisoria

Caro amico provvisorio, alti e bassirpini tutti, sei gentile, siete gentili con me. Ti sento, Vi sento partecipi. Vicini e lontani, come Nunzio Filogamo coi radioascoltatori, ai suoi tempi. E’ domenica sera, ho un po’ di tempo, e quindi rispondo con gran piacere «all’Arminio pensiero web» e ad altro ch’è rimasto in arretrato, sul mio rapporto con la “Comunità”.
Con una premessa, però. Da quando – per mia fortuna – non faccio più il docente (ma non mi sento per questo “in quiescenza”, tutt’altro), mi sono ripromesso (e faccio, per quanto possibile) solo e soltanto le cose che mi fanno e danno piacere. E piaceri. Di tutti i generi e de-generi, soprattutto quelli di viaggio. Di viaggiatore in arte e in architettura, cosa che avrei sempre voluto fare. E che in effetti ho fatto, ma con gran fatica, perché dovevo pur sempre guadagnarmi la zuppa scolastica (ed il relativo agognato vitalizio). Tutto ciò nel modo meno indecente (ed indocente) possibile a Napoli, nella attuale scuola napoletana. Cosa non facile, credetemi!
E’ in quest’ottica di viaggiatore e di “curioso”, di annotatore e raccontatore – cioè di progettista (il progetto architettonico è un racconto collettivo, quando funziona e finziona) –; è in questa logica, dicevo, che son arrivato, o meglio ritornato, dopo tantissimi anni, in Irpinia. Meglio, in altairpinia. Galeotto fu un convegno di studi a Castelfranci, anni fa. Da questo discese biblicamente «l’Agnello di Dio», un fraticello di Pagani (Oddio, pagano!!) che mi condusse al convento di Folloni, ove sono stato poi ospite più volte. Sempre francescanamente e felicemente. Da una costola di Castelfranci uscì successivamente anche l’architetto Verderosa, sempre sia lodato, mai lordato. L’Angelo dell’Altairpinia architettonica mi guidò così nei luoghi del terremoto dell’ottanta. Ossia nella “ricostruzione post/sisma”, nelle nuove architetture di Lioni e Teora (e contorni & dintorni). Su queste scrissi qualche fugace nota e-mail per una rivista nazionale, non trascurabile del tutto. Resoconti di viaggi che hanno avuto un certo successo, tra gli amici architetti. Riaprendo così un po’ l’interesse critico verso (e non versus) queste zone dimenticate dell’architettura (fino al prossimo terremoto, Dio che ne scansi!) Tutto ciò in attesa di un “mio” spazio di riflessione più ampio, che cercavo ed invocavo. Nonché di una chiave di lettura più corale. Di un lavoro di gruppo “nuovo”, di taglio ed approccio diverso, che volevo “leggero”, dis-armato. Religioso direi, se la parola non fosse tanto abusata (ed io non la forza, né la lucidità, per levare tutto il grigiore che su di essa s’è depositato, nel tempo delle convenzioni. Invocavo quindi nuova (e uova) creatività collettiva, che i mezzi tecnici veloci d’oggi favoriscono, poco sfruttati e sperimentati da noi.
Per questa via, un giorno non lontano, mi ritrovai, sempre con l’Angelo Verderosa, a Bisaccia; un luogo che percepii subito diverso, sfuggente, “strano”, non so perché. Infatti, pur avendo scritto subito molto, e con efficacia, nel mio computer, non inoltrai “il pezzo” redatto sulle due Bisacce, … sulla rottamazione dell’antico nucleo abitato devastato (ove in questi giorni è morto il taciturno Giuseppe), … sulla Chiesa nuova. Non parlai neanche dell’incontro col prete e con “il genio del luogo”, l’Arminio, appunto. Nonché di tutti gli interventi visivi urbani, pubblici, che mi vennero spontanei, sulla linea della frana d’Oriente e dormiente, … niente, niente . .. non fa niente. Recuperai poi successivamente, pubblicando parte di una lettera che avevo spedito privatamente e-mail ad Arminio: una mia “cosa” paradossale, ironica, irridente, pietosa … che forse sarà stata messa anche su questo blog. Non so, non saprei dire ora. Non tengo più il conto….
Ci siete ancora?, mi avete seguito fin qui, amici provvisori? Scusatemi, ma è necessaria questa premessa. E’ necessario per me scrivere le tappe del mio lungo percorso nell’interno (mio e della Campania). Renderlo pubblico e condividerlo con Voi. Anzi singolarmente con te, amico mio provvisorio! In tutti questi primi “incontri di viaggio altoirpino”, dicevo, ho trovato molta simpatia nei miei interlocutori, molta disponibilità, … tanto che avevo deciso, quest’estate, di prender casa, seconda casa, un “buen ritiro d’arte” (gli anni passano…) in altairpinia, qualche buona occasione, … ma proprio qui, su questa “prender casa” ho incominciato a capire, a sentire “a pelle”, sulla mia pelle (e sulle mie palle, alle quali sono ancora affezionato), che l’Irpinia e l’irpino son tosti, … che non son poi tanto disponibili, che son guardinghi, sospettosi, … che l’Irpinia è montana e Napoli e la costa son zone piane e non tanto simpatiche, … per non parlare dei napoletani… Insomma, nonostante avessi interessato amici del posto e “del mestiere”, non se n’è fatto niente, finora. La mia casa dell’altairpinia è rimasta una bella sensazione estiva. Anzi, meglio: una senza azione estiva!
E’stato poi l’incontro di Bisaccia, il primo dei “Provvisori”, a farmi capire meglio che per “uno di Napoli”, e segnatamente per me, Eduardo Alamaro, era difficile poter entrare nel comune sentire (e sentore) dell’alta Irpinia. Questione di naso, di odori, di puzze, di corpi, di di altezze geografiche e topografiche. Nulla di più, nulla di meno. Chi viene dalla costa è (o si sente, o è sentito ed audito) troppo “basso” e corto, mettiamola così. L’incontro dei Provvisori – per come me ne aveva parlato Verderosa, che mi aveva invitato – lo pensavo tutto diverso da quello che poi in effetti è stato (ed io che ho fatto non poca vita politica e di movimento, nel passato, mi annoiai molto, … mi sembrò di tornare indietro nel tempo, in un tempo stupido e inutile, pieno di morti e di fantasmi, di tempo perso, per me). Non me l’ero immaginato certo un parlare da “cemento armato”, da sannita in armi (le forche caudine sono lontane…), ma lo immaginavo un incontro leggero, di taglio sciolto, seltz, nuova sartoria irpina, con molto racconto e racconti di bottega, con fabule del tipo: “gente raccontate le vostre cose, i vostri luoghi, i vostri cazzi che son anche i nostri, … progettiamo insieme, senza l’assillo della geometrica potenza della politica, bbr… che freddo in iiiirpinia!!!, …
… ed infatti così era iniziato quell’incontro di Bisaccia, quel pomeriggio bello e simpatico, … ricordo un intervento dell’Angelo color verde e rosa, … parlò dei bambini, dei suoi figli, della difficoltà per loro di stare in Irpinia, … tante piccole cose che fanno grandi cose e grandi case, … e poi ricordo l’ironia (mia), il non prendermi troppo suo serio, fare un battuta senza sentirsi per questo colpevolizzato … scherzare col fuoco, colle cose serie d’un tempo, …. poi prevalse, al secondo giro, con l’ingresso dei “politici” e dei sanniti, quello che Armino chiama qui giustamente “il codice genetico di questa Terra”. Il codice di comportamento atavico dei guerrieri-pastori che tennero in scacco Roma per tanto tempo, costringendoli a ben tre lunghe guerre, sanguinosissime. Quei sanniti che avevamo una struttura difensiva sul territorio “a rete”, niente centri abitati ampi, … una cosa che persiste evidentemente nella memoria, che rende strutturalmente diverso un irpino, un sannita da “uno” della costa come me, costaiolo. Uno che vive da secoli di scambi, di viaggi, di mare, di imbrogli, di sfottò, di commedie, di maschere, di fabule, di meticciati, di comunità scomunitarie, di tarantelle (ma anche a Montemarano c’è una versione meravigliosa!!!) … non so se mi spiego, miei amici provvisori?
Insomma tutto questo per dire, per dirti, per domandarmi: ma io che c’entro in questo schema di guerrieri irpini?, in questa comunità? .. io sono un uomo di pace, uno “normale” a cui piace andare in altairpina, al Goleto, da viaggiatore dello Spirito, … e ciò solo e soltanto perché una domenica sera di quest’estate, per caso, mente suonavano giù il pianoforte, magnificamente, … me ne andai per quelle assolute architetture federiciane di sopra, nella chiesa illuminata … e lì incontrai San Guglielmo che mi disse: “ti aspettavamo da tanto tempo, tu sei un peccatore dell’architettura e dell’arte, uno che irridi, ma che cerchi … ma che, vedi, …ma sai..… ma .. ma sarò discreto sul resto, scusatemi, non posso andar oltre …
Con questo, cari amici provvisori, non voglio però lamentarmi per eventuali e prossime “battaglie che non ho mai combattuto” con Voi, per voi, con te, … non per giustificarmi, ma per essere chiari: io conosco bene le mie caratteristiche fisiche e mantali “di lotta” … ed il luogo della battaglia (e i compagni al fianco) me li scelgo da me, se me lo si consente, … sempre per qual principio di piacere (e di piacermi & com-piacermi) di cui dicevo all’inizio…. e qui non ho ancora capito di che battaglia si tratta, che battaglia si dovrà fare, se si deve fare… non è scattato in me il comune sentire, sento distanza, …. troppa, non so…
E io non vorrei, non volevo fare battaglie altoirpine, sono a disagio su questo terreno, …sono solo un viaggiatore che voleva prender casa e non l’ha trovata… vado quindi per un’altra via, …non so quale, si vedrà … ma il linguaggio di Arminio non mi appartiene, non mi intressa molto, nn lo capisco, …sento certo più consonanza con Carla, con i suoi temi, … con “la quiescente” di Avellino (scherzo), una simpatica signora che ho visto anche a Napoli, nei giorni scorsi, alla presentazione di un bel libro (che ho acquistato e letto) di poesie della “sinistra erotica” (ed io, a s-proposito di erotismo e dintorni sinistrati e sinistrosi, dalla sinistra “nostra”, soprattutto estrema, l’ho sempre preso nel culo, da bravo compagno, credetemi!, e mi fa ancora male, … e non ho più l’età per babbo Natale), …
Posto ciò, non voglio farvi e farti perdere altro tempo prezioso, benché provvisorio, … e poi non so veramente, con questo atavico schema mentale di guerrieri in testa, come non si possa evitare di richiudersi nel “recinto irpino”, come fatalmente accadrà, mi pare di capire, nonostante le buone intenzioni di cui, com’è noto, è tappezzato l’inferno … ….. non lo so che dire, … certo dall’Irpinia è venuto il grande De Sanctis, … io l’ho amato, a suo tempo, …ma forse fu miscelato tra “osso e polpa”, perché educato a Napoli, da Basilio Puoti, non so, … forse dovremmo fare un ping pong mare-monti, osso-polpa, come intuì mia madre, che è morta nei giorni scorsi, quando eravamo ragazzi: un mese di mare, aluglio, ed ad agosto in montagna, ad Ariano Irpino. Perché l’aria di Ariano, l’aria dell’altairpinia fa bene. O meglio: faceva bene, allora, anni cinquanta – sessanta!
Saluti, non ho più tempo. Un bacio provvisorio, Eduardo Alamaro

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11 dicembre 2007 at 6:34 pm

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Casa-Madre / eduardo alamaro

“La casa e l’albero”. E’ il sottotitolo di un vecchio libro del non dimenticato professor Roberto Pane che ha come tema l’ambiente naturale e costruito della Campania. Edito da Montanino Editore-Napoli, in occasione di «Italia ’61 », documentò magistralmente, attraverso ottime foto dell’autore, introdotte da poche ed efficaci schede tematiche, “singolari aspetti dell’edilizia popolare ed agricola campana”. L’architettura quindi, “non era presentata nei suoi aspetti monumentali, ma in quelli più propriamente corali”. Quando lo scoprii, amai quel libro, oggi raro (in molti sensi). Vi trovai molta poesia e verità “antica”. L’addio ad un mondo “normale”, niente performance. Solo Pane e lavoro. Sfogliarlo oggi è addirittura struggente, per chi conosce ed ama quei “nostri” delicatissimi luoghi, oggi spesso irriconoscibili. E perciò son diventati miei luoghi della memoria, nutrimento, arte, poesia, ironia, sberleffo…. insomma «‘a casciaforte», come da titolo della famosa canzone.
Mi è venuto in mente prepotentemente questo libro, anzi il titolo di questo libro, “la casa e l’albero”, in questi giorni, dolorosi per me e la mia casa “antica”: la mia anziana e nobile madre siciliana, appartenente ad una Sicilia profonda e misteriosa, si va spegnendo lentamente, inesorabilmente, come una candela. Quel titolo “amico” del libro del professor Pane mi ha fatto perciò molta compagnia. Insieme alle sue struggenti immagini b/n, quelle che lo rendono documento di un mondo che fu. Mi sono passate nella mente quelle case, quelle chiesette, quei volti paesani e faticati, …. quelle architetture semplici e corali, “normali”, santi quotidiani. Sono scese una ad una, lentamente, quelle immagini, come le mie silenziose lacrime sul foglio. Come le gocce di sangue che dalla bottiglietta montata sul trespolo dell’ospedale vanno ad irrorare un “monumento” antico, mia madre, che non vuol cedere. Una lotta disperata, quella tra quella “mia” antica Casa-Madre e la ruspa della Morte … il sangue della trasfusione, come iniezioni di cemento nelle vecchie mura, tentano di trattenerla in vita, ancora per un giorno, per due, una settimana, chissà? Erano case forti, casceforti ben costruite, quelle d’ante-guerra, tradizionali ma robuste e adatte all’uso… ma dalli e dalli, a colpi di ruspa, saranno tutte demolite, rottamate. Ora sembra il turno di mia madre …..
Stamani il medico mi ha detto: “E’ una donna d’acciaio, … la pressione e il cuore reggono,… è aggrappata con le unghia e con i denti alla vita, alla Terra, perciò resiste. E’ ‘nu lione!!” Scusate, sto piangendo, mi faccio forza, proseguo. La vita continua, lo so. Si faranno altre case, altre madri partoriranno, altri alberi si pianteranno, altri figli nasceranno. Altri libri d’amore si scriveranno, spero. Ma questo “mio” b/n è chiuso. Stop, rivado in ospedale. Chissà se ha resistito la mia “casarella”?, la mia Casa-Madre?
Oggi a Napoli è una bellissima giornata, meravigliosa. C’è il sole che scalda, che mi asciuga le lacrime. E come si dice qui: “Quanno jesce ‘na jurnata ‘e sole pigliatella, pecchè chella malamente sta arreta ‘a porta!” E perciò, uscito stamani dal “Fatebenefratelli” di via Manzoni a Posillipo, ho fatto il “giro largo” per andare alla Stella. Me ne sono andato in macchina per via Caracciolo, via Partenope, … ho rivisto la città, l’arco del golfo, la sagoma-madre del Vesuvio, il Sole, … piangevo, … ma ho anche respirato: v’immaginate se ci fosse stato anche il freddo ed il nebbione del Nord? Non sarebbe stato peggio? Saluti, scusate questo intermezzo triste, ma anche di speranza, … non ho voluto “mancare”, nonostante tutto, Eduardo Alamaro

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22 novembre 2007 at 7:11 am

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Teora Infuriata / comunità / al_amaro

Non è facile essere “viaggiatore d’architettura” in Alta Irpinia
Un ignoto Enzo Bonifazi di Teora è molto infuriato come me. E perché? Perché mi son permesso di esprimere, sul foglio on-line “PresS/T letter”, che va settimanalmente a 15.000 architetti italiani, un’opinione sulla “sua” Teora post/terremoto. E questa opinione al Malifazi di Teora non è stata gradita. Non si sa perché, non è dato sapere. Forse polemiche locali, diciamo pure paesane, con l’attuale amministrazione. Non saprei, non so, non me ne fotte niente. ___ Mi pare il Nostro, per innestare una considerazione a Noi utile, la foto vivente della Vecchia Irpinia inospitale e montana. Arroccata su se stessa e alla fine perdente culturalmente. E da fottere soltanto. Teori e vacche da mungere, al prossimo terremoto. Alla prossima disgrazia. Magari da un intellettuale “locale” che ha studiato e sta “a Napule” (o altrove, … a Firenze, a Bologna, a Milano, a Seattle … in qualche attuale società di ingegneria, soprattutto sociale)!!! ___ Son certo però che è questo inospitale scritto dell’ignoto Malifazioso di Teora esprima un atteggiamento minoritario e che la bile che lo nutre non appartenga del tutto all’attuale sentimento dell’Alta Irpinia. Costretta dai fatti d’oggi a cambiare, forse suo malgrado, credo. ___ Speriamo che in tal senso la “Comunità Provvisoria” faccia qualcosa di concreto. Come pare. Qualcosa per invertire l’antica lamentata tendenza. Quella che produce soltanto autogol. Cioè che sia capace di mettere in moto cose e case comuni. Strutture di pensiero aperte, crescita collettiva glocal. Fatti che permettano ai “locali” di far percepire chi esprime un’opinione diversa, soprattutto se scritta da un “napoletano”, non come espressione di un nemico da distruggere, ma come un altro da sé da rispettare. Magari modernando anche il linguaggio e le forme, cosa sempre “buona e giusta”. E magari anche entrando in merito a quanto si vuole contestare. Magari anche argomentando, come si dovrebbe sempre fare civilmente. Democrazia a parte, o meglio, inclusa. __ Son certo però che, quanto da me auspicato, sarà un lungo percorso nel sociale profondo altoirpino, per i comunitari. Mi son reso conto, infatti, per esempio, in quell’unica “assemblea” dei Provvisori alla quale ho “partecipato”, diciamo così, che l’antica politica basata sullo scontro, sul parlarsi addosso, sulle esclusioni, sul dare la parola all’uno o all’altro a seconda dei casi e delle opportunità; cioè tutto l’armamentario ideologico & pratico emerso dallo scorso secolo, fortunatamente alle nostre spalle, è profondamente radicato in Irpinia, e nei suoi modi di gestione, anche in “insospettabili”. Ed io penso che sia un atteggiamento culturale censorio e alla fine perdente. Perché queste nostre democrazie mature, telematiche ed interrogative, Altairpinia compresa, o sono in grado di mettere in moto meccanismi che richiedono la partecipazione di tutti, dico tutti, nessuno escluso, e non è una utopia, o saranno fatalmente autocentrate ed autoritarie. Ed in Italia potremo fare solo un gran Museo del passato. E la Teora rifondata da Renna e Grassi potrà avere un ruolo significativo in questo tour. Punto. __ Concludo: la mia sensazione di simpatizzante altoirpino, di “viaggiatore in architettura”; quella che emerge anche dalla lettura delle copiosissime lettere e-mail dei “Provvisori” che mi giungono, talvolta mio malgrado, è quella fastidiosa di volersi cercare a tutti i costi il nemico di turno. Anche artificiale, pur di sopravvivere, pur di affermare se stessi. Solo burocrazia, che è il contrario di fantasia, che auspico, che amo. (E con la macchinetta-giocattolo del computer, del mondo web, molti passano la giornata a burocratizzarsi la vita scrivendo. Bisognerebbe forse riflettere di più, e scrivere di meno, solo se necessario)! __ Inutili nemici, quindi. Meglio confrontarsi con avversari. Cresciamo insieme. Atteggiamenti provinciali diffusi, in Irpinia alta o bassa, o altrove. Cose da superare, perché, per esempio, per tornare al punto, il Nostro di Teora, cosa propone? Che fare? Che vuol fare? Un convegno in loco con Sgarbi, Renzo Piano e non so chi altro!!! Magari coordinato dal lui stesso, dal Malifazioso da Teora! __ Ma si può essere così perdenti, così autogol? __ Un caro saluto, buona settimana, Eduardo Alamaro

Written by comunitaprovvisoria

11 novembre 2007 at 12:35 pm

2 novembre / Alamaro

dall’ultimo “Intermezzo”: ….. chi è partecipe dell’umanità mordi e fuggi, “usa e getta” d’oggi e di domani; chi sa come stanno combinati gli abitanti di Scampia, Corviale e di tutte le Bisaccia d’Italia, “effetti collaterali” di passate visioni “alla grande”; chi insomma è un “archi-peone per necessità”, sarà alla fine esaltato! Suo è il regno dei Cieli e della Terra dell’Architettura! Parola di Eldorado! __ Cari saluti, e mi raccomando i nostri morti, il due novembre prossimo. Pregate ed onorate tutti i morti di chi ci è morto e stramorto nell’architettura che avete (e abbiamo) mal progettato e scritto. Sempre siano lodati, mai lordati, quei defunti. E che riposino in pace, amen-o, Eduardo Alamaro vedi anche presS/Tletter n. 30-2007 http://www.prestinenza.it http://www.presstletter.com

Written by comunitaprovvisoria

5 novembre 2007 at 11:14 am

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