COMUNITA' PROVVISORIA

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Posts Tagged ‘Franca Molinaro

Invito dell’Università Popolare

9 LUGLIO 2011

sala consiliare – FLUMERI- ORE 18:30

 L’Università Popolare dell’Irpinia

e

l’Amministrazione comunale di Flumeri

presentano

l’antologia

“Alto echeggiò di Garibaldi il nome.

I poeti irpini del Risorgimento”

A cura di Paolo Saggese

e

il volume

“La Prigione”

di Francesco De Sanctis a cura di Paolo Saggese

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la ginestrella delle mefite

La Ginestrella della Mefite                                              di Franca Molinaro

“C’è nel mezzo dell’Italia un triste luogo” tanto triste che gli antichi lo ritennero la bocca degli inferi dalla quale esalava il mefitico respiro di Aletto. Quanto c’è ancora del paesaggio virgiliano non si può stabilire, si è diradata la selva non è più visibile la spelonca, resta solo un modesto foro nell’argilla verde dal quale esce, come un soffione, gas sulfureo. C’è da dire che l’umanità, come i fanciulli, vede le cose a sua misura, pertanto, a digiuno di conoscenze, quel luogo potè essere descritto non senza esagerazione nell’Eneide. Non è da sottovalutare, però, il potere nefando del luogo in quanto, chi ha osato sfidare la sua natura, uomo o animale che sia, c’è rimasto secco.

Questo luogo è il più antico santuario dell’Irpinia e forse di gran parte del Meridione, le sue acque fangose hanno restituito testimonianze della nostra fiorente civiltà, dei suoi contatti con le due sponde e della sua religiosità. Oggi è un luogo frequentato da pochi cultori, o pochi pazzi, come mi dice qualcuno quando lo invito ad andare a visitarlo. Ma io ci torno periodicamente da buona pazza affascinata dai misteri della natura e della sua vegetazione.

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Written by A_ve

21 maggio 2011 at 5:30 pm

di FRANCA MOLINARO / Il Giardino della Grande Madre / La quercia, residenza degli dei

Dopo un breve periodo di assenza sono tornata sulle strade provinciali dell’Irpinia e con grande sgomento ho preso atto di un fatto sconvolgente. Guidando lungo la vecchia statale delle Puglie, improvvisamente, mi son sentita spaesata, come se, strada facendo, presa dai miei pensieri, avessi smarrito la via e mi fossi inoltrata in un territorio sconosciuto. Con uno sforzo di coscienza ho provato a concentrarmi sul luogo dove mi trovavo e sul perché di quell’angoscia che mi stringeva il petto quasi sospendendo il respiro. Non ho sbagliato strada, costeggio da lontano il fiume Calore nel comune di Venticano ma, nel giro di venti giorni, qualcosa è accaduto a questo luogo così familiare. L’Irpinia è piacevole da percorrere per la bellezza delle sue strade ombrose, fiancheggiate da alberi maestosi, vi crescono diverse varietà di Quercus, Acer, Ailanthus altissima, Robinia pseudoacacia, Populus, Tilia, Ulmus ecc.. In alcuni tratti la vegetazione è così folta che i rami si intrecciano nel cielo fino a formare una  volta verde dove il sole filtra con raggi frammentati e verdastri. La magia si accentua in primavera quando ogni pianta si riveste di tenere foglie e fiori appariscenti e non, allora si avverte il profumo appena percettibile delle gemme nuove, della vegetazione giovane, si realizza una sinestesia di sensi che rinvigorisce lo spirito, rallegra il cuore, allieta gli occhi. Ora, improvvisamente, la Statale delle Puglie appare calva, spogliata dei suoi cigli frondosi, ogni albero presente sui bordi della strada e sulla scarpata adiacente è stato abbattuto. La strada si offre agli occhi desolata, ci sono solo i bordi deturpati e il cielo, l’orizzonte è sgombro come sulle strade pugliesi. Chi ha commissionato tale scempio avrà sicuramente le sue ragioni, probabilmente ragioni di manutenzione, di agevolazione del traffico pesante o chissà che altro.

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Written by A_ve

1 marzo 2011 at 11:31 am

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FEDELE GIORGIO

di FRANCA MOLINARO

A poco più di due anni dalla scomparsa dell’intellettuale Fedele Giorgio torniamo a ricordarlo con commozione e rispetto. Causa prima di questo ritorno è lo studio che il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, nella persona di Paolo Saggese, sta compiendo per conoscere la produzione poetica presente in provincia. Altro motivo valido è il lavoro che sta compiendo Don Donato Cassese, Direttore responsabile del periodico “il Seminario”, sulla vita e produzione del suo compaesano Giorgio. Già nel 2007, il periodico pubblicò, come allegato per gli abbonati, “Fior del mio paese, 111 stornelli agrodolci” nello stile degli stornelli abruzzesi. Fatto unico nella storia del periodico, come scrive Don Donato nella premessa, “unico” quindi speciale, un gesto di stima per l’amico esiliato in terra marsicana. Stima che persevera nel cuore di Cassese tanto da continuare a lavorare sulla figura dell’intellettuale. Sicuramente maturerà il momento in cui nascerà qualcosa che lo immortali per sempre preservandolo dall’oblio della dimenticanza, una fondazione, un premio o qualcosa di simile, questo ho suggerito all’amico Cassese, sere fa, quando ho ricevuto con piacere e sorpresa la sua telefonata ma, al momento, sembra non ci sia molta disponibilità economica per poter mettere idee in cantiere. Certo è che, l’opera di Giorgio, così sostanziosa, basta di per sé a rendergli l’immortalità.

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Written by A_ve

22 febbraio 2011 at 6:59 pm

Il bucaneve e la Candelora

di FRANCA MOLINARO / Il Giardino della Grande Madre

Febbraio arriva con il primo pallido sole, filtrato tra nuvole, grigie come il colore dell’acquario che questo mese rappresenta. Il nome deriva dai februa latini, panni di lana utilizzati per aspergere il sangue delle vittime sacrificate a Giunone Salvatrice Madre Regina celebrata all’inizio del mese. Febbraio è il secondo mese dell’anno, il suo numero è il due che nasce dall’uno unità ed evolve verso la dualità. Il due rappresenta la prima divisione dell’unità nella sfera umana in quanto, nel divino l’uno è l’emanazione della divinità, lo zero è l’assoluto, la divinità stessa da cui tutto procede e comprende: l’eterno assenza di passato e futuro, costante e immobile presente. Febbraio dunque si avvia alla vita empirica ed a tutte le dicotomie presenti nella sfera materiale: il buio e la luce, l’amore e l’odio, il maschile e il femminile, nelle filosofie orientali yin e yang. L’origine della vita materiale. Il mese si apre con la festa della Candelora, il 2 febbraio, mutuata dai riti celti della luce nascente. La Chiesa dedicò il giorno alla purificazione della Vergine, probabilmente per esorcizzare la presenza coatta dell’antica Giunone. Nella tradizione popolare era in uso che la puerpera al primo parto, uscisse di casa dopo quaranta giorni per portare il figlio in chiesa, si diceva che doveva andare a “trasì ‘n’santa”. Quaranta, numero altamente simbolico, corrisponde anche al periodo di astinenza da rapporti dopo il parto e ai giorni in cui la donna è impura a causa delle perdite di sangue. Dopo quaranta giorni, inoltre, dovrebbe tornare il ciclo mestruale, il cosiddetto “capoparto”. Andare in chiesa era il modo per presentare al mondo il piccolo, battezzandolo e reintegrarsi, grazie alla purificazione, nel circuito ordinario. Nei giorni precedenti al battesimo del figlio, la donna non poteva avvicinarsi all’acqua né lavare. Si temeva che acque contaminate potessero, attraverso la madre, raggiungere il bimbo non battezzato, quindi contaminarlo. Il battesimo ha un forte potere apotropaico, chi ne è privo è estremamente vulnerabile.

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22 febbraio 2011 at 5:00 pm

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il sorbo

sorbo degli uccellatori

di FRANCA MOLINARO _ Il Giardino della Grande Madre _ Il sorbo

Sono iniziati ieri i tre giorni della merla, giorni ritenuti più freddi di tutto l’anno. Si racconta che un tempo il primo mese dell’anno contasse ventotto giorni. In quegli anni, nidificava su una quercia, una bellissima merla dal piumaggio candido. Ad ogni covata doveva fare i conti col crudele gennaio che, nonostante le preghiere della buona mamma, si ostinava a mandare freddo su freddo. Un anno la merla decise di gabbare il furfante e nascose la nidiata sperando di esser dimenticata. Tenne i pulcini in segreto fino al ventotto poi, convinta di aver scampato il pericolo, uscì allo scoperto. Gennaio inviperito si fece prestare tre giorni da febbraio e mandò giù tanto di quel freddo che la povera famigliola dovette riparare in un comignolo fumante. Quando passò il freddo la famigliola uscì dal comignolo ma le belle penne bianche erano talmente affumicate da diventare irreparabilmente nere.

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15 febbraio 2011 at 10:14 am

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Oro incenso e mirra

Il Giardino della Grande Madre di Franca Molinaro

Con l’Epifania del Signore una nuova luce si è irradiata sull’umanità, la luce del Salvatore che è nato contemporaneamente al nuovo anno. Gli Orientali chiamavano questa festa “eortè ton phothon” cioè “festa delle luci” eco dell’antica tradizione mazdeica del Fuoco e della Luce, in alcuni dialetti, invece, è definita “Pasqua bofania” che sta a significare all’incirca la stessa cosa. L’Epifania, festa cristiana, è anche epifania della vita sopita nei rami spogli degli alberi, nei semi dal cotiledone gonfio, nascosti sotto la neve. La Befana, che appare alla fine del periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo anno, per la Chiesa fine del Tempo di Natale, è una delle immagini di Madre Natura che giunta alla fine del ciclo vegetativo appare rinsecchita e prima di morire affida al nuovo ciclo i suoi doni, i semi, grazie ai quali ricomparirà come giovane vergine primaverile. In alcuni paesi è festeggiata il primo dell’anno allo stesso modo di Giano, la divinità con un volto vecchio rivolto al passato ed un volto fanciullo rivolto al futuro.

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22 gennaio 2011 at 1:35 pm

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l’ABETE

IL GIARDINO DELLA GRANDE MADRE _ a cura di Franca Molinaro

 

Trascorsa l’Epifania, “Ogni festa piglia la via” come dice un vecchio proverbio irpino ma “Rispunnivo Santo Bonito: Ce stace puro ancora la mia”, il permaloso santo bonitese voleva ricordare che le feste invernali finivano il 15 gennaio, appunto il giorno di San Bonito, giorno in cui “Ogni mogliera vatte a lo marito”. Ma non si prenda la cosa alla lettera perchè non accadeva affatto questo altrimenti il resto dell’anno sarebbe diventato un inferno peggiore a quanto già non fosse. In ogni modo, con queste festività terminava il ciclo invernale e ci si avviava verso un’altra ricorrenza calendariale, quella del 17 gennaio e cioè di sant’Antonio Abate, giorno in cui inizia il carnevale momento di intervallo e rivoluzionamento di un vecchio stato di cose per avviarsi alla rinascita primaverile. Il solstizio invernale, in cui il sole ha toccato il fondo, è ormai superato da giorni, la vita sopita nella terra ricomincia a pulsare con le prime gemme, la Grande Madre si risveglia dal sonno della “nera” notte. Il nero era il colore della divinità, oscurità-utero in cui si emulsionava la vita e la morte in attesa della resurrezione. Nero, colore trasmesso ad alcune icone di Vergini mediterranee ed infine alla Vergine cristiana e non a caso il primo gennaio è dedicato alla Vergine Maria, unica donna, nella cultura occidentale, che potesse ereditare la simbologia arcaica della vita feconda e, come la Grande Madre, capace di generare senza compagno. La rinascita, dunque è affidata alle gemme tenere che cominciano a gonfiarsi sui rami del gelsomino invernale o della cydonia del Giappone, a tutti quegli arbusti decidui che presto si copriranno di magnifici fiori.

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10 gennaio 2011 at 8:03 pm

Il ceppo natalizio e il vischio

IL GIARDINO DELLA GRANDE MADRE* _ a cura di Franca Molinaro

Molte sono le forme vegetali che compaiono nel periodo dell’Avvento, dal ceppo all’abete, dal vischio al pungitopo o l’agrifoglio, di recente introduzione la stella di natale. Tutti simboli provenienti da una antica tradizione pagana reperibile in ogni continente, così è l’albero simbolo del congiungimento tra cielo e terra, albero cosmico presente in tutte le civiltà. Nel nostro entroterra l’albero di Natale è arrivato nel secolo scorso, ma era comunque presente come simbolo nel ceppo natalizio. Praticamente il ceppo era una grossa sezione di tronco di quercia, di cerro o leccio, un legno duro che garantisse carboni e lunga durata. Si diceva che il ceppo posto nel caminetto la sera del ventiquattro doveva restare acceso fino al giorno dell’Epifania, cosa difficile, in effetti, il ceppo, per grande che potesse essere, resisteva un paio di giorni. La sera del ventiquattro, il capofamiglia sceglieva un grosso ceppo, vi incideva una croce e lo portava davanti al caminetto; prima della cena riuniva tutta la famiglia, si inginocchiava, baciava il legno e si segnava con una croce. Tutta la famiglia seguiva lo stesso rito poi si dava inizio alla recita delle preghiere ed infine si cenava.

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Written by A_ve

6 gennaio 2011 at 12:06 pm

Un museo etno-botanico

IL GIARDINO DELLA GRANDE MADRE _ a cura di Franca Molinaro

Lasciare le strade con lo scintillio delle luminarie natalizie, sfogo estremo della società consumistica, ed oltrepassare il portone del Museo della Civiltà Contadina di Aquilonia, ha significato, almeno per una sera, riappropriarsi del vero senso del Natale, quello scevro di ogni abuso e stravolgimento. È accaduto domenica 19 dicembre, ci siamo ritrovati tutti insieme senza abito da sera, avvolti nelle giacche a vento, causa nevischio e temperature polari, seduti su sedie intessute con paglia di Thypha latifolia, la ben nota Stiancia palustre spesso definita ‘mpagliaseggie. Abbiamo fatto un salto nel passato tra 13.000 oggetti della civiltà contadina, tra ottimi amici che calorosamente ci hanno accolto e dato fraternamente del tu sorvolando i convenevoli, senza luci intermittenti e invitanti cibarie festive, solo un comune sentire, modesto, quasi silenzioso. L’incontro voluto dall’amico Giovanni Famiglietti per presentare il libro curato da Paolo Saggese, La polvere e la luna, è stato occasione per ritrovarci a parlare di noi, della nostra terra, dei suoi problemi, di una storia millenaria di abusi e miseria.

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Written by A_ve

3 gennaio 2011 at 11:13 am

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il pungitopo – ruscio

di Franca Molinaro _  IL Pungitopo – Ruscio

Chi ama passeggiare per boschi e valloni conosce perfettamente quelle fitte ai polpacci causate dalle spine del pungitopo. I querceti asciutti sono l’habitat preferito da questa piccola pianta spinosa che si abbina ad asparagi, muschi, licheni e tante altre forme di vita. In effetti, pochi tipi di bosco sono ricchi di vita come i querceti perchè, l’aperta cupola delle querce consente alla luce di penetrare il suolo e le foglie marciscono in fretta dopo la caduta formando un soffice humus nutriente per la vegetazione più piccola. Tali condizioni consentono la vita di una grande abbondanza di specie vegetali e animali. Tra le più strane e inconfondibili piante da sottobosco, nella nostra flora, troviamo il Ruscus aculeatus, della famiglia delle Liliaceae. Si tratta di un piccolo sempreverde con rizoma robusto provvisto di radici nella parte inferiore. I fusti, originati agli apici del rizoma, sono alti fino a 60 centimetri, hanno la porzione basale lignificata, la porzione terminale rigida e solcata, ramificata nella parte aerea. La pianta è munita di cladodi, rametti a forma di foglia terminanti con una spina pungente. Le foglie vere sono minute e sono inserite nella pagina superiore dei cladodi. I fiori maschili e quelli femminili si trovano su rami diversi, sono di colore verdastro ma di forma differente. Se i fiori femminili vengono impollinati si sviluppa il frutto, una bacca rossa  contenente il seme.

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Written by A_ve

28 dicembre 2010 at 4:22 pm

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Il giardino della Grande Madre _ di Franca Molinaro

Il giardino della Grande Madre  _di Franca Molinaro

articolo pubblicato su ‘ottopagine’ 5.12.2010.   Potete seguire la rubrica di franca molinaro “Il giardino della Grande Madre” su ottopagine (domenicale)_

Ho iniziato a concretizzare su carta i miei studi di botanica quando ho capito che la ricerca antropologica incentrata sullo studio dell’uomo non mi soddisfaceva, inoltre, mi trovavo spesso a fare i conti con piante di cui necessitava la conoscenza specifica per comprenderne le proprietà eduli, officinali e apotropaiche. Volgere l’interesse verso la natura non ha significato dare un taglio con l’umanità, piuttosto dare un taglio alle apparenze, alle futilità che la quotidianità comporta. In questo modo non ho inteso rinnegare la ricerca antropologica ma approfondirla indagando su quell’intima spiritualità che lega il genere umano all’universo, quell’idea archetipa non sottoposta ad evoluzione culturale, o meme assoluto che sopravvive al susseguirsi delle ere e delle civiltà al pari di un gene nella catena di un DNA. Tale ricerca coincide col bisogno di Verità e può passare attraverso lo studio delle cose concrete, naturali, visibili. Se il cosmo è la manifestazione delle energie divine creatrici, ogni albero, ogni pianta, ogni fiore è informato da un’energia divina ovvero da un dio, è una teofania (A. Cattabiani).

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Written by A_ve

9 dicembre 2010 at 5:54 pm

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il RAFANO (e tommacelle)

IL RAFANO _ a cura di Franca Molinaro

Nome comune:  RAFANO

Sinonimi:                    Cren, Barbaforte

Nome scientifico:      Armoracia rusticana

Sinonimi:                    Nasturtium armoracia

Famiglia:                    Crucifere

Morfologia: E’ una pianta erbacea glabra con grossa radice fittonante, dal forte sentore acro-solforoso. Il fusto è ramificato nella parte superiore e può raggiungere il metro di altezza. Le foglie basali sono lungamente picciolate, crenato-dentato, bislunghe. Le foglie cauline inferiori sono pennatofide con lobi lineari, quelle superiori sono intere o leggermente dentate, lanceolate, lineari. L’infiorescenza è un’ampia pannocchia apicale costituita da piccoli fiori bianchi a 4 petali. Il frutto è una siliqua di mezzo centimetro di diametro contenente semi ovali appiattiti. Il seme è fecondo per cui si può moltiplicare attraverso la semina.

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INVITO

Sabato 05 Dicembre 2009, ore 18.00

presso la sala consiliare “Claudio Losanno”

“La Poesia della tradizione popolare irpina ai poeti dialettali” a cura di Franca Molinaro

Interverranno:

Antonio Zullo – Sindaco di Bonito

David Ardito – Assessore alla Cultura del Comune di Bonito

Salvatore Salvatore, Paolo Saggese e Peppino Iullano – Centro di Documentazione della Poesia del Sud Leggi il seguito di questo post »

VERSI x il FORMICOSO, il 16 a Torella

cairano7xverderosa28609 058Ad un anno dalle manifestazioni per il Formicoso e dal reading poetico e dalla giornata per il Formicoso (tenuta a Sant’Angelo dei Lombardi, presso il Castello degli Imperiale, il 7 settembre 2008), voluta fortemente da Angelo Verderosa, Franco Arminio, Paolo Saggese, Giuseppe Iuliano, Alfonso Nannariello, e ad un anno dalla pubblicazione della raccolta “Versi per il Formicoso. Raccolta differenziata”, per tenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica sulla tutela del Formicoso e dell’Irpinia, l’Amministrazione comunale di Torella dei Lombardi presenta – il 16 agosto, ore 20.30, Castello “Ruspoli – Caracciolo” – la raccolta  “Versi per il Formicoso. Raccolta differenziata” a Leggi il seguito di questo post »

Written by A_ve

14 agosto 2009 at 7:27 pm

Franca Molinaro, poetessa del Sud

NELLA TERRA DI MEZZO  _ di  Paolo Saggese

 

In questi giorni rileggevo un bel libro di Fernand Braudel dedicato al Mediterraneo, e pensavo alla ricchezza di questo mondo, di questo “mare nostrum”, che ha accomunato tanti uomini diversi ed è stato culla di tante civiltà. Il Mediterraneo, scrive il grande storico, “è un mosaico di tanti colori”, e che ha, comunque, alcuni punti in comune invariabili quasi. Braudel aggiunge anche un’altra osservazione, che oggi potrebbe servirci di riflessione: “Il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro, e quindi di città che, dalle più modeste alle medie, alle maggiori, si tengono tutte per mano”. Dovremmo saper cogliere questi messaggi e non fare barricate …

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Written by alfonson

12 gennaio 2009 at 5:37 pm

un coro d’amore per il Formicoso

versi-per-il-formicosodi Paolo Saggese

 

Venerdì prossimo, 14 novembre, alle ore 17.00, a Nusco, in occasione della seconda serata del Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo, presenteremo la plaquette “Versi per il Formicoso. Raccolta differenziata”, edita con il contributo dell’Associazione culturale “Fateci respirare” dal Centro di documentazione sulla Poesia del Sud, dalla Comunità Provvisoria, dal Comitato Nessuno tocchi il Formicoso, dal Centro Studi “Giordano Bruno” di Castelfranci.  È un’opera corale: sono una settantina di voci diverse, per cultura, per convinzioni politiche, per formazione, che si sono unite in un coro alto di indignazione, di protesta, di dolore, di speranza, di amore, di gioia per la loro terra e per la Madre Terra.

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Written by A_ve

12 novembre 2008 at 2:26 pm

VERSI per il FORMICOSO _ a Nusco il 14 novembre

versi-per-il-formicosoPresentazione della raccolta “Versi per il Formicoso” in occasione della seconda giornata del Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo

Riprende il Festival della Paesi dei Paesi del Mediterraneo, dopo la giornata inaugurale del 18 ottobre.

La manifestazione, organizzata dal centro di documentazione sulla poesia del Sud, dall’Amministrazione comunale di Nusco, dal Teatro Sancarluccio e dalla Casa editrice Elio Sellino, con il patrocinio di  Amministrazione Provinciale di Avellino e delle Amministrazioni comunali di: Caposele – Castelfranci – Lioni – Luogosano – Mirabella Eclano – Montella – Montemiletto –  Monteverde – Prata P. U. – Pratola Serra e  degli Istituti scolastici:

 Istituto Comprensivo di Prata Principato Ultra – Istituto Superiore “Maffucci” di Calitri –  Istituto Superiore “Ronca” di Solofra

Istituto Superiore “Vanvitelli” di Lioni

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Written by A_ve

8 novembre 2008 at 5:39 pm

Pubblicato su Petizioni, Segnalazioni, Stampa, Poesia del Sud _

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