COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Posts Tagged ‘marco ciriello

VERSI x il FORMICOSO, il 16 a Torella

cairano7xverderosa28609 058Ad un anno dalle manifestazioni per il Formicoso e dal reading poetico e dalla giornata per il Formicoso (tenuta a Sant’Angelo dei Lombardi, presso il Castello degli Imperiale, il 7 settembre 2008), voluta fortemente da Angelo Verderosa, Franco Arminio, Paolo Saggese, Giuseppe Iuliano, Alfonso Nannariello, e ad un anno dalla pubblicazione della raccolta “Versi per il Formicoso. Raccolta differenziata”, per tenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica sulla tutela del Formicoso e dell’Irpinia, l’Amministrazione comunale di Torella dei Lombardi presenta – il 16 agosto, ore 20.30, Castello “Ruspoli – Caracciolo” – la raccolta  “Versi per il Formicoso. Raccolta differenziata” a Leggi il seguito di questo post »

Annunci

Written by A_ve

14 agosto 2009 at 7:27 pm

un coro d’amore per il Formicoso

versi-per-il-formicosodi Paolo Saggese

 

Venerdì prossimo, 14 novembre, alle ore 17.00, a Nusco, in occasione della seconda serata del Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo, presenteremo la plaquette “Versi per il Formicoso. Raccolta differenziata”, edita con il contributo dell’Associazione culturale “Fateci respirare” dal Centro di documentazione sulla Poesia del Sud, dalla Comunità Provvisoria, dal Comitato Nessuno tocchi il Formicoso, dal Centro Studi “Giordano Bruno” di Castelfranci.  È un’opera corale: sono una settantina di voci diverse, per cultura, per convinzioni politiche, per formazione, che si sono unite in un coro alto di indignazione, di protesta, di dolore, di speranza, di amore, di gioia per la loro terra e per la Madre Terra.

Leggi il seguito di questo post »

Written by A_ve

12 novembre 2008 at 2:26 pm

VERSI per il FORMICOSO _ a Nusco il 14 novembre

versi-per-il-formicosoPresentazione della raccolta “Versi per il Formicoso” in occasione della seconda giornata del Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo

Riprende il Festival della Paesi dei Paesi del Mediterraneo, dopo la giornata inaugurale del 18 ottobre.

La manifestazione, organizzata dal centro di documentazione sulla poesia del Sud, dall’Amministrazione comunale di Nusco, dal Teatro Sancarluccio e dalla Casa editrice Elio Sellino, con il patrocinio di  Amministrazione Provinciale di Avellino e delle Amministrazioni comunali di: Caposele – Castelfranci – Lioni – Luogosano – Mirabella Eclano – Montella – Montemiletto –  Monteverde – Prata P. U. – Pratola Serra e  degli Istituti scolastici:

 Istituto Comprensivo di Prata Principato Ultra – Istituto Superiore “Maffucci” di Calitri –  Istituto Superiore “Ronca” di Solofra

Istituto Superiore “Vanvitelli” di Lioni

Leggi il seguito di questo post »

Written by A_ve

8 novembre 2008 at 5:39 pm

Pubblicato su Petizioni, Segnalazioni, Stampa, Poesia del Sud _

Tagged with , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

da Lisbona, Marco Ciriello

Per la serie “esercizi di ammirazione” iniziata con Innarella e proseguita con Fumagallo, mettiamo qui un reportage di Marco Ciriello. Si può essere bravi scrittori e vivere in un piccolo paese come Pietrastornina. Marco scrive per Il Mattino e ha pubblicato due libri con Pequod. Il resto ve lo dirà lui in uno dei prossimi incontri della Comunità. ___ f.a. 3.1.2008

.
Le scale della metropolitana hanno il respiro dei poveri e la puzza di piscio di chi ci passa la notte. È quello il primo odore che senti, poi alzi gli occhi e leggi: «Cais do Sondré». Il secondo è un pensiero per la vita silenziosa della città. Ti muovi con familiarità, non devi fuggire dall’istante, c’è una tranquillità per le strade mattutine che sfiora la finzione. Ha rampe che ti consegnano al mare rubandoti il fiato e vicoli che ti inchiodano al realismo delle voci sui muri: «O Estado rouba, rouba ao Estado». Quando vedi un tram, vecchio, giallo, stinto, spuntare dalle spalle di un palazzo piastrellato d’umido: arrancare e presentarsi semplice e stupido alla ripetizione del suo tragitto, non puoi che sorridere della sua certezza: c’è e ci sarà ancora. Rassicurante come una preghiera. I tram attraversano ignari piazze immobili per il piacere dei turisti, sospesi in mezzo alle morbide piogge di questa città, orfani nella notte, girano per tranquillizzare. Lisbona ha un ritmo lento, per questo se li è tenuti, ha strade piene di luce e cieli trasparenti sul silenzio, spesso rotto dalla gente che urla a testa alta. In molti parlano soli. Seduti, composti, vecchi biglietti della sorte fra le mani o in tasca, fumano cattivo tabacco e puzzano di fritto i pazzi lisbonesi. Li puoi trovare seduti alle fermate dei tram o alle scale della metro, hanno tutti la faccia stanca, molti giorni di pietà in arretrato, e al pari dei tram riempiono le strade aspettando che finisca il giorno. Città tagliata col coltello, si mostra in disordine senza vergogna, sporca di cuore. Ha palazzi d’azzurro porcellana e finestre bianche, squadrate case che registrano luce e sguardi, calore, spazi stretti che diventano salite e selciati, e terrazze con panchine che ci passeresti la vita a guardare di sotto una smorfiosa cattedrale senza tetto, l’immenso spazio d’una piazza o una nave: pettine dimenticato in mezzo all’acqua. Qui si rischia la pigrizia di un sepolcro se lasci vincere l’anima. La ruggine, ombra ruffiana del tempo, accompagna i passi dei turisti. Le insegne sbiadite delle pasticcerie e le loro vetrine che sembrano strade dell’est fanno il paio con la malinconia dei giorni che s’accorciano e le facce da madonne tristi che hanno le portoghesi. In metropolitana, invece, vedi le città da dentro, senza palazzi, solo gente e gallerie, e storie, come quella che racconta a una sua amica la donna salita a «Baixa-Chiado». Dice di aver trovato uno che vendeva giornali d’epoca, comprato un quotidiano con la data di nascita del suo amore: quel giorno di marzo del ’56 si annunciava la prima traversata di non so che cima della terra del fuoco. O la ragazza angolana che – prima di scendere alla fermata di «Martim Moniz» – dice alla sua vicina di posto che oggi ha fatto i conti con la polvere e le ragnatele della casa dove lavora, e quando accenna alla sua vittoria sui ragni: ride rumorosamente, davvero contenta, come se avesse sconfitto Carlo Magno. Sulle pagine de o «Público» il sociologo Antonio Barreto racconta come sono cambiati i portoghesi negli ultimi anni, e seppure in movimento siano rimasti religiosissimi e orgogliosi della propria identità ma a un livello di vita ancora molto basso rispetto alla media europea. Alla fermata «Rossio» c’è un azulejos di una donna in fuga fino a scomparire dietro la linea delle piastrelle che tutti fotografano, e accanto una immagine di un’altra donna, stropicciata, quasi avesse pagato il passaggio. Prima dell’uscita un arabo vende chincaglierie e poco più in là un cieco elegantissimo intona una nenia ogni volta che una moneta risuona nel contenitore di plastica giallognola ai suoi piedi. Alla fine della strada da un furgone verde viene fuori la voce di Amália Rodrigues che canta fado sommergendo la voce del cieco. Uscendo ad «Alameda» si spunta in un bel parco pieno di gente. C’è sole caldo e molti clochard stesi a terra. Un glabro ciccione è il padrone dell’enorme fontana che chiude il lato piccolo del parco con i suoi cavalli di pietra. Disteso, pancia all’aria, si gode la bella giornata. Poco distante un nero seduto su un mucchio di cartoni recita la parte del cattivo, urlando cose incomprensibili a quelli che corrono in tondo, chiude: un sassofonista biondo e barbuto che suona Louis Armstrong. Alla fermata successiva «Olaias», si esce di fronte a due campi nuovi di zecca, uno di rugby: vuoto, e l’altro di calcio, pieno zeppo di ragazzini che sognano Cristiano Ronaldo. Il più bravo ha una vecchia maglietta di Saviola, calciatore argentino, promessa non mantenuta, e agli altri proprio non riesce di marcarlo. Si riparte in compagnia di giovani tedesche, super attrezzate, hanno guide e mappe e telecamere. Mentre sfilano le stazioni di «Bela Vista», «Chelas», «Olivais» e «Cabo Ruivo», pura periferia, si ha l’impressione che tutti filmino le stesse cose che poi finiscono su You Tube, quasi a voler giustificare che hanno vissuto, viaggiando. E osservando le ragazze tedesche: più che fotografare o filmare, sembrano intente a controllare che tutto corrisponda alle guide, perdendo quelle poche ore di gioia che un posto regala a chi gli è estraneo. C’è una pagina di Pessoa dove racconta del più grande viaggiatore conosciuto: un garzone che passava dal suo ufficio, instancabile collezionista di dépliants pubblicitari di città. Un voyeur di cartine geografiche e illustrazioni di paesi lontani. Si faceva dare dalle agenzie di viaggio le guide a nome di un ipotetico ufficio. Aveva opuscoli pubblicitari delle rotte navali dal Portogallo all’India, all’Italia, fino all’Australia. E l’aspetto che lo divertiva maggiormente era che il ragazzo conosceva esattamente per quali ferrovie si andava a Parigi o a Londra, e la sua pronuncia sbagliata di posti lontani li rendeva ancora più misteriosi e interessanti, finendo per avere un mondo tutto immaginifico e distorto dai propri desideri. Tra il garzone di Pessoa e le ragazze tedesche c’è la differenza che passa fra l’innocenza di uno sguardo bambino e la corruzione di uno adulto, non a caso Wim Wenders si poneva una questione molto simile girando «Lisbon Story», finendo per affidarsi alla casualità dello sguardo. Quando si arriva nella nuova stazione «Oriente» opera di Santiago Calatrava, si precipita in una storia di Moebius: gli ascensori tondi e trasparenti che attraversano le arcate in cemento a vista, procurano un salto temporale per chi viene dal centro della vecchia Lisbona, piastrellata, colorata e decadente. Attraversando la stazione con la sua cresta d’osso da dinosauro, il centro commerciale e le opere di architettura di un vecchio expo, si guadagna la vista del fiume Tago. Qui c’è l’unico posto dove la città non esiste e perde completamente il suo fascino, diventando un altro mondo: l’oceanario. Però, dentro i bambini, e forse anche gli adulti, provano sentimenti in modo naturale verso una specie diversa. Ponendosi curiose domande del tipo: come è strana la vita dei pesci? che memoria hanno? c’è stato un tempo lontano che ci apparteneva? Lo scivolare nell’acqua dei pesci è amplificato fino a diventare il suono guida nell’edificio, grandi e piccoli ne seguono imparzialità e soggettività, capriole e cambi di rotta, e i loro occhietti a palla, incavati o anche introvabili, diventano oggetto di discussioni. Che poi vedere in una cosa più di quello che lei stessa vede: è non vedere nulla. L’interesse è per un piccolo, sottile, pesce zebrato dall’andatura sbilenca, e sulla gobba: riflessi dorati. Quando abbandona il suo lato dell’acquario e si abbassa fino a scomparire, sembra una navicella che affonda, portandosi via anche questo vago giorno lisbonese.

Written by comunitaprovvisoria

4 gennaio 2008 at 11:01 pm

Pubblicato su AUTORI

Tagged with , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: