COMUNITA' PROVVISORIA

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dal sito di ABITARE

Piazza Convento Bisaccia

 

Un’intervista di Marco Petroni al paesologo e scrittore Franco Arminio.

Inviato da Valentina Ciuffi – 26.11.2010

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intervista di Marco Petroni
foto di Franco Arminio

Nasce da un incontro con  Franco Arminio, paesologo e scrittore di Bisaccia in provincia di Avellino, il tentativo di provare a capire come si vive ad Aquilonia, Calitri, Monteverde, Conza, Cairano paesi irpini della bandiera bianca secondo la definizione del saggista stesso.

Penso che si viva male e che si tenda a pensare che si viva malissimo. Penso anche che a furia di rappresentarci come vittime non riusciamo nemmeno più a cogliere la lietezza quando arriva. Penso ad esempio alla notizia recente che il governo ha escluso l’ipotesi di collocare qui una grande discarica. Non ci sono state particolari manifestazioni di sollievo.


Nei suoi scritti e nelle sue ricerche video/fotografiche Arminio intreccia la vita degli abitanti nello spessore complesso di una condizione che si muove sospesa tra arcaicità e contemporaneità. Emerge un interessante montaggio di anacronismi  che fanno dell’Irpinia, un laboratorio permanente di un pensiero che azzera l’alfabeto tradizionale dando vita a un nuovo linguaggio che comincia dalla lettera d di desolazione.
(il tempo, quale dimensione temporale, quale contemporaneità per il tuo territorio?)

Direi che l’Irpinia è interessante proprio per questa adiacenza di cose stridenti. Questo vale per l’architettura, ma anche per il paesaggio etico. Spesso penso che qui da noi il Novecento è durato solo vent’anni. Dal sessanta all’ottanta. Prima l’Irpinia era in tutto simile al mondo contadino descritto da Levi. Poi è venuto un postmoderno sgangherato e posticcio. Ecco, per me l’Irpinia è un laboratorio, un luogo di lavoro. Ho rinunciato da tempo all’idea che questo sia un luogo per godersi la vita, ammesso che in questo mondo sia ancora possibile godersi la vita.


«La terra è fatta così» è la frase che pronuncia una donna irpina a commento del terremoto del 1980. Da qui il titolo del documentario girato da Gianni Amelio nel 2002 a vent’anni dal terribile sisma che ha colpito questo territorio. Rovine, prefabbricati di amianto, cementificazione, orrori postmoderni che sembrano fatti con il Lego, non dissimili da quelli che si possono vedere nelle periferie (o nei centri) delle metropoli: se il terremoto ha colpito una regione già spopolata dall’emigrazione, la ricostruzione sembra essere stata un’altra catastrofe. Arminio come Amelio non predica e non fa la morale: lascia parlare persone degnissime e dignitose, e mostra silenzioso gli squarci di un’Italia rimossa.

( Cosa pensi della ricostruzione, della politica del territorio post terremoto?)

La ricostruzione ha dato le case ai cittadini ma ha tolto loro i paesi. Non è stato un disegno calato dall’alto, non è stato un disegno criminoso, come generalmente si tende a pensare. Si è trattato di un delirio collettivo a cui hanno partecipato quasi tutti nel miraggio di ottenere il tanto desiderato contributo, cioè di ottenere un’attenzione dallo Stato, un’attenzione che questa terra non aveva mai ottenuto in precedenza. Bisogna però affermare con chiarezza che le colpe degli amministratori sono più gravi di quelle dei cittadini.


Arminio è un outsider che intrattiene una certa cauta estraneità nei confronti del mondo. La sua curiosità e la passione intellettuale, il suo vagabondare dove il tempo assume lo spessore del nulla, lo scrivere al bar ne fanno il portavoce di un metodo libero, territoriale. Di paesologia non si vive però e nemmeno delle proprie parole occorre guadagnarsi da vivere insegnando in una scuola elementare.  (chiaramente ti chiedo se condividi questo pensiero che si può rettificare assolutamente con le tue parole)

Scrivere nel presente e per il presente anche nella tensione di un’ispirazione coraggiosamente inattuale.  Uno scrivere sobrio, un monumento al laconismo, alla grandiosità senza magniloquenza sempre agganciato alla sua terra. I temi all’opera nei suoi testi sono tutti ugualmente illuminanti, ammirevoli, godibili, da leggere e da rileggere.

Il concetto di «sopravvivenza» non è solo legato alla sua biografia, ma è il cuore del suo approccio alla scrittura e al racconto dei luoghi ovvero sopravvivenza dell’Irpinia sempre lei, amata e odiata terra di nascita e vita. ( ulteriore riflessione cosa significa scrivere di/per una terra?)

Ciò che vive è allora il coincidere di azione e testimonianza, «passaggio» tra opera e vita. Una gloria senza splendore, la sopravvivenza, inesauribilmente testimoniate dai suoi testi, che continuano a rivivere nella nostra lettura. A sventolare una bandiera bianca di vita e conoscenza.

A che punto è la bandiera bianca?

Io sono un residente a oltranza. Scrivo dall’infiammazione della residenza, come se mi volessi togliere di dosso una febbre che invece la scrittura finisce per accrescere. La mia si può letteralmente definire una scrittura febbrile proprio per questa sua natura ossessiva, senza interruzioni. Sono rarissimi i giorni in cui non scrivo nulla, come se vivere qui mi obbligasse a questo gesto riparatore. La scrittura come tentativo di dare un’intensità in un luogo in cui le delusioni hanno la naturale propensione a ripetersi. Per anni ho scritto in un sostanziale isolamento e percependo una forte ostilità. Adesso la mia scrittura spesso è accompagnata dall’attenzione di persone che vivono qui. Mi pare una grande novità. Nonostante la mia natura ipocondriaca sono diventato un intellettuale comunitario. Il mio lavoro s’intreccia con quello di altre persone in un gruppo che abbiamo chiamato Comunità Provvisoria. Mi pare un esperimento unico in Italia. Un esperimento con tanti fili. Forse quello che emerge più distintamente dal groviglio è la costruzione di un nuovo umanesimo, un umanesimo delle montagne. Ecco il paradosso. Dalla terra del lamento, dalla terra connotata dal servilismo e dal clientelismo democristiamo e post democristiano, viene fuori una poetica ambiziosa che intende andare ben oltre l’Irpinia.

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, centro dell’Irpinia orientale in provincia di Avellino. Giornalista, poeta e paesologo collabora con diverse testate locali e nazionali come Il Mattino di Napoli, Ottopagine, Corriere del Mezzogiorno e Nazione Indiana. È documentarista e animatore di battaglie civili. Roberto Saviano ha definito Franco Arminio «uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato», citando un suo passo: «Trent’anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno». Cartoline dai morti, Edizioni Nottetempo, Roma, 2010 è la sua ultima opera.

di Franco Arminio

Una poesia paesologica

guardala, la terra è più tenera del cielo.

non restare tutta la vita

con le unghie conficcate nella tua anima

o in quella degli altri.

porta il tuo paese in testa

come si porta l’immagine dell’amata.

esci, vai nella piazza tua o di un paese vicino,

vai nella piazza degli altri,

mai ti mancherà una bella vista.

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Written by Arminio

27 novembre 2010 a 12:05 am

Pubblicato su AUTORI

3 Risposte

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  1. un’intervista sobria, asciutta, di sostanza, senza retorica e senza autocelebrazioni, come deve essere la passione civile di questa epoca di disfacmento morale sociale e di nazione.

    ringraziamo Franco per aver dato lustro ad una rivista importante del panorama editoriale di settore italiano e recamioci anche tutti noi, almeno una volta al mese, alla piazza del convento di Bisaccia non fosse altro per ammirare la luce l’aura e metterci in contatto con l’infinito.
    Grazie Franco.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    27 novembre 2010 at 4:50 am

  2. Marco Petroni,
    bene, ottima intervista.
    Cominciamo a raccontare i bordi di quest’Italia con dignità.
    Poiché proprio da questi anfratti, spesso nasce il maggiore consenso alla politica più becera ed è il luogo di centinaia/migliaia di micro interventi insani che hanno rovinato il nostro territorio.
    Ma sono anche margini ricchi ‘di risorse umane e paesaggistiche straordinarie’ che non possono essere banalizzati dagli ‘scazzi’ degli assessori del turismo di massa e dai media generalisti.
    Questi luoghi hanno bisogno d’occhi attenti e visioni silenziose come quelle suggerite da Franco Arminio.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    Salvatore D'Agostino

    27 novembre 2010 at 10:14 am

  3. @ franco
    ottimo contributo con grande sintesi
    opportuno inserire il link di ‘abitare’

    necessario inserire i ‘tag’ per ritrovare questo post tra i 2.315 del blog e associare le ‘categorie’ del blog, ad esempio ‘terremoto’

    angelo

    29 novembre 2010 at 9:18 am


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