COMUNITA' PROVVISORIA

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LA COMUNITA’

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sono graditi i commenti di adesione; invita chi vuoi; sarà la giornata del RAFFORZAMENTO

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Written by A_ve

20 settembre 2010 a 12:21 pm

Pubblicato su COMUNITA' PROVVISORIA _

39 Risposte

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  1. Vi aspetto a Tufo (AV) a partire dalle ore 8:30 in Piazza.

    mario perrotta

    11 settembre 2010 at 3:50 pm

  2. ragazzi
    agostino ha preso una bella iniziativa. non mi pare corretto lasciare questo post senza commenti.
    io sto in romagna in quei giorni e farò di tutto per esserci. sarebbe il caso che tutti dicessero se ci sono o se non ci sono, altrimenti veramente è meglio chiudere la baracca.

    arminio

    11 settembre 2010 at 10:46 pm

  3. Tufo e Nusco sono due bellissimi incontri comunitari.Io non posso esserci ma spero molto che le iniziative di Mario ed Agostino abbiano il successo che meritano .Generosità ed entusiasmo sono i loro senso.mauro ed edda

    mercuzio

    12 settembre 2010 at 7:11 am

  4. “aspettando i ritardatari”……e gli “assenti”?…come noi confinati al Nord. Speriamo che gli Irpini Doc (cioè i NON FUGGITIVI) siano presenti e numerosi. Scusateci. Un abbraccio Edda e Mauro

    Edda Canali

    12 settembre 2010 at 10:00 am

  5. Mauro dovrà insegnare all’Università, con Vecchioni, fino a Dicembre!….. sono contenta per lui, ma io come farò, lontana dalla mia “anima irpina” per ancora così lungo tempo? …. Un abbraccio. EDDA

    Edda Canali

    12 settembre 2010 at 10:13 am

  6. io ci sarò, ma resto del parere che quando si indice una giornata comunitaria non servano le segnalazioni preventive di presenza. se pure l’organizzatore si ritrova solo con una persona questi due si mangiano una pizza, se si ritrova solo e basta l’organizzatore si fa una passeggiata solitaria.

    sergio gioia

    12 settembre 2010 at 4:37 pm

  7. caro Sergio, condivido in parte. Chi si volesse fermare a pranzo lo deve far sapere, se no mi mette in difficoltà con la prenotazione dello stesso.
    Per chi invece vuole partecipare a tutto il resto è sempre ben accetto fino alla fine della giornata!

    agostino

    13 settembre 2010 at 7:05 am

  8. caro ago, non mi riferivo alla tua iniziativa, lo so che si deve prenotare nel tuo caso il ristorante a cui si deve dare un numero preciso prima. mi riferivo a tutti gli eventi della comunità provvisoria, che ognuno può organizzare, a prescindere ovviamente da comunicazioni da fare a terzi (ristoranti, musei, etc). a volte infatti chi ha comunicato prima la sua adesione ci resta male se un evento indetto viene annullato, gli verrebbe da pensare: forse si aspettavano persone più importanti di me la cui assenza rende inutile l’evento? certo, si potrebbe dire che si cerca un numero minimo e avvisare che non è stato raggiunto

    sergio gioia

    13 settembre 2010 at 12:41 pm

  9. bene Sergio, condivido appieno!!
    e mi auguro che ogni comunitario prenda iniziativa per una giornata nella sua terra (o anche altrove); abbiamo tempo fino alla prossima estate.

    agostino

    13 settembre 2010 at 5:11 pm

  10. Spero di esserci.Grazie Agostino

    Salvatore D'Angelo

    14 settembre 2010 at 10:57 pm

  11. Di certo ci saranno anche Anna e Raffaele Ruberto, direttamente dalla California a Cairano e a ..Nusco il 25 settembre. Accogliamoli bene!

    Salvatore D'Angelo

    20 settembre 2010 at 7:03 pm

  12. Per amore e per rispetto della iniziativa mi sia consentito un chiarimento preventivo….In altri spazi di discussione la presenza utile di Domenico Cambria viene caricato di significati devianti rispetto allo spirito autentico della iniziativa della Comunità provvisoria…Dell’ospit si scriveva da parte di Angelo ” sviscerato amore per i boschi celtici di fontigliano dove stanno avvenendo manomissioni e distruzioni nell’ignoranza della storia e delle nostre origini nordeuropee” Siccome in altro spazio lo stesso Cambria dichiarava di essere organizzatore attivo e consapevole della Lega sannita, nel rispetto delle sue idee e scelte politche io credo che gli vada anche detto con chiarezza che lo spirito,le idee e i progetti nostri sono di ben altro spessore e intenzioni. Io vivo in una terra che di “radici celtiche” ne ha fatto un uso improprio ed ideologico con i risultati politici che tutti vorremmo contrastare. Ha un senso scoprire per un irpino le sue radici nordeuropee? Per farne cosa ? A noi Comunità provvisoria non serve nè agguattarsi o adgiairsi nella mitologia o classicità della cultura greca-mediterranea tanto meno nelle mitomanie di radici ‘celtiche o nordeuropee’ e quant’altro. Iterritori e le loro storie sono un divenire, una speranza non solo radici .Sono temi di una tale serietà e importanza che vanno affrontati con competenza e rigore scentifico come giusta ricerca storico-antropologica e usati con intelligenza e parsimonia se si vuole avere un impegno pubblico culturale e politico originale e nuovo.Le nostre esperienze sono talmente originali ed importanti che non potranno in nessun modo confondersi o farsi rappresentare da tragicomiche pantomime o scimmiottature di ben altri studi e residuali e residuati storici ideologici a base identitaria con scopi e finalità diverse e contrarie alla nostra esperienza.Attenzione ai megafoni e ai comunicati stampa che possono defomare l’immagine e la sostanza delle nostre idee,sentimenti e passioni……amicus Plato sed magis amica veritas! mauro orlando

    mercuzio

    22 settembre 2010 at 7:48 am

  13. Caro mauro, io so che sei un amico vero e so anche che sei innamorato della tua terra natia e so anche che comunità provvisoria è luogo di democrazia, di libertà e di speranza. Proprio per questo non capisco come proprio tu possa pensare per un solo momento, conoscendoci, che qualcuno di noi possa avere delle derive leghiste. La terra che abitiamo ci ha abituati a convivere con persone che dicono delle cose e poi puntualmente ne fanno altre. Il problema da noi sollevato nasce dal fatto che Mimì Cambria, ha giorni fa denunciato su un quotidiano irpino, l’unico che gli ha concesso spazio, la distruzione di un simbolo, un Menhir, situato proprio nel territorio in cui ci riuniremo sabato. Or Bene assodato che ogni simbolo che riguarda la storia di un popolo debba essere tutelato e conservato, noi non facciamo altro che andare a constatare con Mimì questa ennesima deturpazione. Siamo o non siamo le sentinelle del territorio ??? Siamo o non siamo coloro che hanno il coraggio e la faccia di dire a chi continua ad interpretare il ruolo di amministratore delle cose pubbliche che bisogna cambiare modo di agire, siamo o non siamo una comunità che opera su un territorio e di questo territorio in particolare si occupa ??? Questo e nulla altro ci spinge ad essere a fianco di Mimì Cambria in una lotta di civiltà e di cultura. Tutto il resto è frutto della tua preoccupazione … immagini Franco Arminio, Agostino dela Gatta, Angelo Verderosa … riempire un ampolla alle sorgenti dell’Ofanto ??? Follia, pura follia. Per cui permettimi caro Mauro, non avere remore, non dobbiamo sottolineare un bel nulla, noi siamo per la comunità provvisoria e aborriamo in modo assoluto qualsiasi leghismo. Cairano ne è la prova più evidente. Però anche i menhir irpini meritano rispetto, se non altro perchè testimoni di una storia che si voglia o no appartenutaci. Peccato che tu non possa essere con noi, ti terremo informato e aspettiamo con ansia di riabbracciare te e la stupenda Edda, la bresciana irpina … anche questa è una storia da tutelare!!!

    giovanni ventre

    22 settembre 2010 at 3:47 pm

  14. … Io spero di esserci …. Stai tranquillo mercuzio.. Mi sono fatto tatuare il codice a barra sul braccio …!!:|]\~!=<:¤) "comunitario provvisorio clown". Cia angelo mio, nanos

    nanosecondo

    22 settembre 2010 at 5:20 pm

  15. La nostra preoccupazione e la nostra diffidenza, (speriamo tanto ingiustificata), è frutto di una storia lunghissima (circa 30 anni), lunghissima e
    dolorosa. Non posso certo spiegarvi dettagliatamente le decine di riunioni fatte al Partito ed al Sindacato per mettere in guardia i Compagni del “pericolo” che poteva costituire il formarsi di questi “gruppi” (nelle montagne bergamasche e bresciane) che ad alcuni di noi sembravano, (detto in modo troppo semplice), ” razzisti, incolti e, nel migliore dei casi, qualuncuisti” La Lega Nord è nata,(da circa 30 anni), nella terra dove noi viviamo e che
    calpestiamo tutti i giorni. Vi assicuro che non è un bel vivere. Io con gioia ho accettato di “fuggire”
    nella “dolce e verde Irpinia” anche per allontanarmi
    da questo clima “pesante e volgare” che umiliava le
    nostre intelligenze, le nostre curiosità, il nostro desiderio, bisogno di Cultura. Non capisco, non conosco il vostro contesto. Allora Mauro, alcuni Compagni (ed anche io )non ci sbagliammo, spero tanto di sbagliare ora….! Sicuramente, come io vi conosco,
    siete esattamente l’opposto!Un abbraccio calorosissimo
    Edda

    Edda Canali

    22 settembre 2010 at 8:22 pm

  16. ..ops,,,, dimenticavo l’altra sera sono passato per San Gioorgio del sannio ed ho visto una “bella” statuta di un guerriero celtico tutta bianca e pura…. spero che abbia poco a che fare con le nostre “sentinelle”..perchè anche li lo hanno messo a “guardia” di un bivio….. ma , …..chi vivà vedrà!

    Nanosecondo

    22 settembre 2010 at 10:26 pm

  17. i pensieri e le sensazioni della Edda sono strettamente persomali e mi dispiace quando ne parla al plurale .Mi piace chairire che non è un problema di famiglia.La mia cultura politica predilige la democrazia come partecipazione responsabilità individuale,libera,attiva con esigenze comumitarie e plurali ….
    mauro orlando

    mercuzio

    22 settembre 2010 at 10:35 pm

  18. E’ necessario rifondare il concetto di comunità territoriale. parlare di leghismi, di nuove regioni , è troppo pericoloso è troppo anacronistico.

    luca b.

    22 settembre 2010 at 11:33 pm

  19. Mauro solleva un problema che esiste. Un problema che sarebbe sciocco far finta di non vedere o sottovalutare. Non c’è alcun dubbio che la Lega Nord, a ogni elezione o quando ritiene di essere abbastanza forte, cerca di mettere il naso fuori dai “suoi” territori, attraverso due strategie diversificate:

    al Nord, nei comuni dove è maggioranza consolidata, dispiega pienamente una politica amministrativa etno-razzista, discriminatoria, lesiva dei diritti civili e sociali esigibili ovunque da tutti coloro che concorrono alla ricchezza comune, senza discriminazione di razza, etnia, religione o provenienza geografica.

    Essa, invece, nella gestione dei fondi a sostegno dei nuovi poveri (buoni libro, contributi- casa, integrazione canoni di locazione ecc.) adotta criteri discriminatori, escludendo l’accesso a “terroni, marocchini, zingari” attraverso norme che non stanno in piedi dal punto di vista giuridico , perché sono una palese violazione del principio costituzionale di reciprocità ed esigibilità dei diritti da parte di tutti i contribuenti.

    Che senso ha introdurre nei bandi norme del tipo “ si accede alla casa se si ha minimo diciotto anni di residenza in un Comune”? e quelli che vi risiedono da sedici, quindici, dieci anni? Forse non hanno puntualmente pagato le tasse sui rifiuti, le acque reflue, le addizionali sull’elettricità e tutti gli altri balzelli? Non hanno contribuito alla formazione del gettito comunale? e dunque, perchè dovrebbero essere discriminati da una norma che ha il solo scopo di escludere a priori gli immigrati – stranieri e meridionali?

    Ma le trattenute mensili sugli stipendi non li paghiamo tutti, italiani, “meridionali” e stranieri – trattenute che vanno a anche a formare il fondo per le case popolari che l’IACP poi distribuisce , attraverso le regioni, ai vari Comuni?

    Lo stesso avviene per i buoni-libro, i contributi a sostegno del pagamento dei canoni di locazione e per le altre forme minime di assistenza. Cittadini – ripeto, meridionali e stranieri, vengono discriminati per il solo fatto di essere tali, nonostante siano regolari contribuenti e paganti tutte le tasse comunali là dove risiedono.

    Una politica miope e grave, che porterà, da qui a qualche anno, a rivolte e sollevazioni tra i giovani figli di questi “cittadini di serie B”, proprio come avveniva nel profondo sud dell’America razzista e come avviene nelle periferie parigine.

    La verità è che queste norme sono figlie dell’ ideologia etno-razzista della Lega Nord, e hanno lo scopo di discriminare meridionali e immigrati stranieri. In sostanza , con determinazione e la miope, vile connivenza interessata dell’ala berlusconiana del Governo , essi stanno adottando le stesse misure varate dai nazisti in Germania e dai fascisti in Italia nella seconda metà degli anni trenta; le stesse leggi discriminatorie adottate dagli stati razzisti del Sud negli Stati Uniti fino alla fine degli anni sessanta.

    Sono state ripubblicate anche in rete. Andate a leggerle. Vedrete che non esagero affatto.
    Stesse mascherate, stesse ignobili panzane, stessa demagogia (le camice verdi, la scuola pubblica tappezzata di simboli della lega al posto dei fasci littori buonanima, il risultato è lo stesso), e sempre con l’aria di farlo tra il serio e il faceto.

    Come pensate che abbiano iniziato i nazi- fascisti, se non allo stesso identico modo? Certo, cambiano i tempi e le forme , ma la sostanza è uguale (“Qui comandiamo noi e facciamo come ci pare!” ha biascicato con occhi pieni di odio uno nella piazza di Adro il giorno della manifestazione contro l’ignominia dei simboli di un partito etno-razzista nella scuola pubblica.

    L’ altra strategia leghista è quella della “penetrazione” al Sud, che puntualmente viene tentata a ogni stormir di elezione e che ha due momenti tattici, soffiare sul fuoco di ogni possibile “secessionismo” all’incontrario o incoraggiare, aizzandoli, “i leghismi” locali: le varie leghe e leghette sud che hanno , mutate le condizioni geografiche, pari mentalità e uguali obiettivi, e fanno un gioco di sponda con gli etno-razzisti del Nord.

    Alcuni episodi che provano la strategia leghista di penetrazione a Sud: di recente “Radio Padania” ha chiesto di installare un potente ripetitore nel Salento, e da lì aizzare i piccoli fuochi separatisti, soffiando sulle “paesanologie” locali.

    Nell’agosto scorso sono stato testimone oculare di un episodio grottesco. Il cosiddetto “Dottor Cirillo”- quello della ex Lista-Partito degli Impotenti, ricordate?- noto personaggio pluritrombato protagonista di mille avventure politiche che si muove nel Casertano e nel Napoletano, si è presentato al Lido Azalee di Baia Domizia, per dar vita alla prima selezione di Miss Padania del Sud”, con giuria in sgargianti cravatte verde-leghista ; la prima tappa di un lungo tour che si sarebbe poi conclusa in un “noto teatro napoletano” per l’elezione di Miss Padania del Sud. Il tutto con l’aria finto-antileghista, a imbonire qualcuno meno ingenuo tra il pubblico; in realtà una strategia perfettamente funzionale al concorso di Miss Padania del Nord. Come dire, ogni sistema è buono per far breccia anche a Sud.

    Dunque, attenzione a come si muovono certi sedicenti campioni di pretese neo-regioni da costruire contro “Napoli ladrona” (vi ricorda qualcosa questo slogan?), che – toh, guarda il caso, sono proattivi sì, ma sempre in sintonia con la strategia leghista.

    Attenzione a quelli che aizzano contro il “cancro” dei napoletani e dei casertani (camorristi nati, vero?) Anche qui, vi ricorda qualcosa questo slogan?

    Quando si incomincia a parlare di etnie e di territori in questi termini…beh, sento odore di leghismo merdajolo e di ascari, che non mancano mai.

    Cosa sia, invece, la paesologia e lo spirito che deve animare la CP, lo abbiamo ampiamente sviscerato nel Seminario di Grottanimarda.

    E’ meglio ribadirlo a chiare lettere: un nuovo umanesimo che nasce nelle montagne e nei paesi – in tutti i paesi, a prescindere dalla loro collocazione geografica.

    La paesologia è democratica e popolare, non è reazionaria e ottusamente paesana; non vede nell’altro il nemico, il diverso, ma in esso si specchia e si riconosce, partendo dalla propria identificazione.

    Dunque l’esatto opposto della ideologia leghista, discriminatoria, reazionaria, fondamentalista, intimamente antidemocratica; che ha con la democrazia un rapporto strumentale: se ne serve per concretare i fini totalitari della sua ideologia etno-razzista.

    Non lasciatevi ingannare da come si presentano in Tv con i loro discorsi melliflui, ambiguamente reazionari. Bisogna osservarli in azione, per ciò che dicono e fanno nel loro territorio, al riparo dall’occhio dei media.

    Tutto questo esula da Domenico Cambria, che non conosco, e dalla giornata di Nusco. Ma è bene che se ne parli, con estrema chiarezza. Già altri hanno cercato di trascinarci in una polemica di retroguardia, ritagliandoci addosso tentazioni “leghiste” che non ci appartengono.

    Che se ne parli anche a Nusco e altrove, con clemenza e fermezza, non sarà un male ma un salutare inizio.

    Mi scuso per la lunghezza, ma ho ritenuto giusto puntualizzare, articolando un poco di più.

    Salvatore D'Angelo

    23 settembre 2010 at 12:53 am

  20. Caro salvatore, la tua analisi è logica e puntualizza in modo inflessibile la collocazione e la ideoogia di comunità provvisoria. Ma come già sottolineato ampiamente nessuno, e sottolineo nessuno vuole mischiare l’acqua con il vino. Il nostro percorso è chiaro. Possiamo avere diverse ideologie, possiamo confrontarci ancheduramente su questa o quella decisione, ma stanne certo e sabato lo toccherai con mano, ci faremo incantare da derive secessioniste, l’Irpinia è terra d’Italia, l’Irpinia è terra d’amore. Se solo partecipaste ai viaggi sul treno irpino del paesagio potreste essere artecipi di avvenimenti che meravigliano ogni volta anche noi che organizziamo le escursioni. Sabato 18 settembre a Calitri, stavamo tornando dalla visita a Borgo castello, ed ero in compagnia di circa 15 persone, abbiamo incontrato altri partecipanti che avevano deciso che la irta era troppo impegnativa ed avevano rinunciato alla visita, erano seduti comodamente nel cortile antistante una delle abitazioni calitrane, due signore, cortesissime, avevano offerto loro delle sedie, avevano preparato il caffè e offerto anche dei biscotti. Al momento dei saluti, si sono abbracciati come se si conoscerssero da una vita, semmai non si incontreranno mai più. Nel frattempo accanto vi era un altra abitazione che aveva dei peperoni appessi alla facciata, mi sono avvicinato per fare una foto e la proprietaria, una adorabile signora settantenne, mi ha invitato a salire le scale per fotografare meglio, allora le ho detto che i peperoni erano bellissimi, ma che sarebbe stato megli se avessero accompagnato il baccalà in una delle ricette tipiche del luogho, ” signora, ci vorrebbe un assaggio di baccalà alla pertecaregna. Una signora avellinese del gruppo, interviene chiedendo come si faceva il baccalà alla pertecaregna e la signora dal terrazzo, spiega alla platea sottostante la ricetta. Poi si rivolge a me e mi dice … datemi due ore di tempo e poi venite tutti a mangiare da me il baccalà, lo tiro fuori dal congelatore e ve lo preparo. Ci è voluto tutta la mia persuasione per non offendere la signora con il rifiuto, nel frattempo la stessa era stata affiancata del marito, Alfredo. Alla fino ho dovuto promettere che una di queste domeniche sarei andato a casa loro a mangiare il baccalà. Inutile dire che la gente per tutta la giornata non faceva altro che parlare di questo evento. Questa è l’Irpinia che vogliamo, solidarietà, altruismo, condivisione.

    giovanni ventre

    23 settembre 2010 at 9:11 am

  21. Caro Salvatore, non puoi immaginare quanto mi ha fatto piacere leggere il tuo scritto, la tua analisi politica è perfetta, questo si sospettava, negli anni 80, e questo è avvenuto puntualmente; purtroppo la “storia” non è ancora finita……!
    La situazione Irpina è sicuramente differente, ma fare attemzione, in questi momenti, non è un errore.
    Grazie, un abbraccio. Edda

    Edda Canali

    23 settembre 2010 at 9:31 am

  22. “ma stanne certo e sabato lo toccherai con mano, ci faremo incantare da derive secessioniste”… NON ci faremo incantare da derive secessioniste, caro Giovanni!

    Scherzo. E’ chiaro che trattasi di refuso. Poi, come dubitare di quanto dici?

    Conosco perfettamente questo spirito, per esserci nato dentro e per averlo praticato: ho vissuto gli anni fondamentali della mia formazione (dai sette ai diciotto anni) in un convitto nazionale in Ciociarìa, nel frusinate. Lì c’era proprio tutta l’italia, ragazzi altoatesini e siculo-sardi compresi, mancavano solo i valdostani.

    Quanto dici lo condivido al cento per cento ed esso tanto più ha valore quanto maggiormente si è in grado di praticarlo nel fuoco delle contraddizioni, soprattutto quando si ha a che fare con ciò che chiamiano “l’altro”, il diverso da noi, l’alieno rispetto ai nostri modi e alla nostra cultura; una alterità solo apparente, a ben vedere, perchè, nel fondo di quel’alterità c’è sempre il riconoscimento di ciò che siamo stati.

    Solidarietà e condivisione assumono valore inestimabile quando siamo capaci di viverle soprattutto con “l’altro, il diverso”, nel fuoco della contraddizione, appunto.

    E non ho dubbi che tantissimi nella CP ne siano capaci.

    Credo tuttavia che , a prescindere da Nusco, , il problema sollevato da Mauro e da altri, me compreso, esiste : nel nostro territorio, nel Sud e in Italia, più in generale.

    Noi della CP vi operiamo in questa realtà, non possiamo ignorarlo. E’ sempre bene che fra noi se ne discuta . Per amore di chiarezza e per servire la verità.

    Nessuno, in buona fede, deve sentirsi personalmente attaccato. Non ve n’è motivo.

    Arrivederci a Nusco, dunque.

    Salvatore D'Angelo

    23 settembre 2010 at 9:37 am

  23. Caro Giovanni, nella 6° riga del tuo scritto manca un “NON”, è ovvio un errore di battitura.
    Sei sempre preciso e generoso, il tuo sentire ci rallegra e ci mostra sempre la “nostra Irpinia”.
    Grazie,un abbraccio. Edda

    Edda Canali

    23 settembre 2010 at 9:49 am

  24. grazie a Edda e Salvatore … la nostra è una strada condivisa … la nostra è la storia di chi soffre per chi è in sofferenza, il cielo sulle nostre teste pullula di stelle della solidarietà. Noi non appertiamo agli egoisti, agli untori della maldicenza, noi non ci laviamo le mani se stringiamo quella di un derelitto … Noi siamo per l’odore del sudore di chi lavora piuttosto che del profumo di chi non fa niente, noi siamo quelli che si communovono quando non possono fare nulla per aiutare chi ne ha bisogno. Noi siamo uomini e donne in cerca di noi stessi nelle mancanze degli altri, quelli che ancora credono che le aquile volano alte nel cielo dell’indifferenza, noi non chineremo mai il capo dinanzi ai corruttori e ai corrotti, noi preferiamo le strade sterrate a quelle asfaltate, noi amiamo gli uomini e le donne di qualsiasi estrazione e razza, noi ci commuoviamo quando “Zio Carmine” da Cairano suona l’organetto ed i suoi meravigliosi occhi si inumidiscono. E’ giusto dire anche queste cose, perchè il nostro essere è vivere, e condividere con voi questi sentimenti è vivere meglio. Ci vediamo sabato a Nusco … da dove continueremo il viaggio con delle scarpe nuove che ci faciliteranno il cammino, anche attraverso i Menihr che siano irpini o celti o africani. Noi siamo e restiamo sempre noi, portatori ognuno della loro storia e della loro appartenenza, delle loro sofferenze e delle loro gioie.
    Vi abbraccio e vi saluto

    giovanni ventre

    23 settembre 2010 at 11:49 am

  25. …tempo fà un’amico mi disse ma come la vostra associazione si chiama Raduno Nazionale Clown Dottori …ma che avete di nazionale? (mi chiese lui) ed io ..il senso della comunità…….vuoi che sia provvisoria o libertaria di clown & sognatori pratici …questa sera siamo stati invitati come associazioni al teatro De Simone di Benevento per parlare del clown e di come il clown è “uomo intero” che cerca di superare ogni divisione attraverso un sorriso….

    c’era una volta un viandante che arrivo in un paese e chiese ad un vecchietto che persone abitano questo paese…e il vecchietto…tu dove stavi prima che persone conoscevi? Tutte brave persone ….e lui anche qui le incontrerai. Ne arrivò dopo un pò un’altra che fece la stessa domanda al vecchietto …..ed il vecchietto gli chiesi ma tu nel paese dove stavi prima che persone incontravi? E, lui tutte brutte persone…..il vecchietto rispose: anche qui troverai le stesse persone.

    proviamo a camminare scambiandoci le scarpe cosi potremmo comprendere meglio ognuno di noi dove vuole andare….

    cia nanos

    nanosecondo

    23 settembre 2010 at 4:19 pm

  26. E’che io, pur seguendovi ancora con interesse, resto senza parole per la stringente irpinitudine che vi anima… ma forse avete ragione, bisogna rendere confortevole la propria prigione. con annessi e connessi.Tuttoquà?

    lucrezia r.

    23 settembre 2010 at 10:24 pm

  27. Un bel Respiro:

    (M. CvetaevA)Potessi prenderei nella tana del lupo ecc. ecc

    lucrezia r.

    23 settembre 2010 at 10:25 pm

  28. Cara Lucrezia ha un senso quello che dici (e grazie per la Cvetaeva). Ma allora preferisco rispondere così, con l’ultima nata :

    CONTROCANTO N.4

    a F. K . su un pensiero di Blaise Pascal

    Il vasto mare alla fine non è che
    l’angusto spazio di vivere sempre
    nel povero guscio dei nostri corpi
    vascelli, da un capo all’altro del cuore
    e dei sensi, con poca ragione perfino.

    Ma se è pur vero che per noi nulla
    si ferma, e tutto via scivola e fugge
    (mìtili attaccati allo scoglio della
    memoria), nessun dio ci farà salvi
    né s’ergerà a giudice della nostra
    (coscienza.

    E “con i buchi nel petto, col pianto
    appiccicato al muro, le nevrosi
    che tagliano vivi, col perfetto modo
    per non tirar dritto”
    *, fermi sull’uscio,
    noi andremo fino in fondo allo specchio.

    Ci mireremo (chissà se riconosceremo
    il fratello o un compagno segreto)
    poi esitando spegneremo la luce
    e passeremo di là, nel pozzo del buio,
    ancora cercando quell’ ultimo fiato
    (d’amore.

    E così (non) sia.

    * cit. (con modifiche) quartina pre-finale di
    “Come sono” da FRANZWOLF (un’autobiografia in versi)
    di Franz Krauspenhaar, Edizioni Manifattura Torino Poesia 2009.

    S . D. A. , 23 . 9 . 2010

    Salvatore D'Angelo

    23 settembre 2010 at 11:44 pm

  29. @lucrezia …
    Io credo che senza radici una persona non possa essere se stessa. Certamente, per me in particolare che ho sempre creduto nella riscossa di queste terre, che ho sempre investito capitali e risorse umane in Irpinia, io, avellinese che nonostante tuttoho deciso di investire acquistando una masseria ad Aquilonia, dove tutti vendono per scappare via … bene ti posso garantire che non devo rendere confortevole nessuna prigione, per il semplice fatto che non potrò mai essere prigioniero della terra che amo.

    giovanni ventre

    24 settembre 2010 at 8:11 am

  30. Visto che siamo in tema di poesie ne pubblico una mia inerente la comunità provvisoria…

    RESTARE

    Sotto sotto son brigante
    della terra vero amante
    come un fiume la mia vita
    cerca ogni or una via d’uscita

    Questi luoghi abbandonati
    non si sentono più amati
    come donne maltrattate
    quante croci han sopportato

    Diamo loro una carezza
    fomentiamo una speranza
    occupiamo questi luoghi
    non con spada ma con danza

    Il Formicoso è bello assai
    grano e vento non mancan mai
    noi portiamo un po’ di sole
    e il profumo delle viole

    Nella terra dell’accidia
    c’è chi grida vita vita
    provvisoria comunità
    di chi soffre ma resta qua

    Giovanni Ventre

    giovanni ventre

    24 settembre 2010 at 8:15 am

  31. Questo blog mi è caro perchè penso che sia fatto da persone generose
    @G.Ventre
    Caro Giovanni, capisco bene quello che dici, le radici e tutto il resto. Gli ambiti territoriali, comunemente intesi, mi stanno stretti, coltivo da sempre una geografia senza confini. Soffro, come puoi intuire,di claustrofobia.

    @ Salvatore
    zac,toccata!
    Gusci, mitili, lo specchio e la luce spenta ed un ultimo pensiero d’amore prima di dormire. Quasi mi vedo.

    lucrezia r.

    24 settembre 2010 at 2:40 pm

  32. Anche io sono per le ampie vedute, ma nonostante ciò soffro di irpinite e purtroppo o per fortuna non vi è ancora un antidoto capace di soffocare questa mia malattia.

    giovanni ventre

    24 settembre 2010 at 4:41 pm

  33. ci vediamo a nusco, ma prima di pranzo non ci riesco. quindi, per Agostino, a pranzo ci sono, ho già aderito ma lo ripeto per sicurezza.
    volevo sapere se c’è qualcuno che intorno all’una passa da grotta. se no mi devo organizzare. grazie, a domani.
    baci
    e.

    eldarin

    24 settembre 2010 at 9:20 pm

  34. Carissima Elda, non puoi immaginare quanto mi faccia piacere la tua presenza a Nusco. Spero anche tu ti possa divertire. Il vostro “fare” così importante, intelligente e generoso deve riempirvi di orgoglio.
    Un bacio. Edda

    Edda Canali

    25 settembre 2010 at 11:52 am

  35. Cara Elda, se fossimo a Grotta…….noi saremmo felicissimi di darti un passaggio, ma…..
    Un bacio Edda e Mauro

    Edda Canali

    25 settembre 2010 at 11:56 am

  36. Caro Salvatore,
    peccato non esserci incontrati nemmeno questa volta. Alla fine non mi è stato possibile scendere da Roma Ladrona fino in Terronia…

    La tua analisi (anche quando accenna alla discutibile qualità umana di certi personaggi di quart’ordine che pascolano nella politica che ci tocca vedere oggi) mi ha fatto tornare in mente una deliziosa quanto drammatica lettura della scorsa estate. Parlo di “Marcia su Roma e dintorni” di Emilio Lussu (quello di “Un anno sull’altipiano”). Scritto nei primi anni ’30 per il pubblico non italiano, è un tragicomico racconto di come una civiltà possa finire in mano ai peggiori (implacabili alcuni ritratti di ferventi oppositori passati al fascismo da un attimo all’altro: la borghesia italiana, qualora ci fosse qualche dubbio, ne esce a brandelli). Me lo hanno prestato in una edizione Einaudi degli anni 70-80, poi mio padre a casa l’ha ritrovato in quella degli Struzzi con copertina incorniciata arancione, risalente al ’45, tutta spaginata. Veloce, a tratti esilarante, utile nella ricostruzione storica, lo consiglio vivamente a tutt*.

    Mi ripropongo di fargli seguire la lettura di “Come si diventa nazisti” dello statunitense William Sheridan Allen, sempre edito da Einaudi (1968 e 1994), che tengo lì pronto ormai da troppo tempo. Cito dall’introduzione di Luciano Gallino:

    «Con la sua storia composta da cento storie quotidiane che assomigliano tanto alle nostre, le storie di una comunità che si stava disfacendo, e non se n’accorgeva, “Come si diventa nazisti” non dice affatto che ciò che è stato è sul punto di ripetersi tal quale. Piuttosto esprime qualcosa che per un verso è perfino più inquietante, ma per un altro è più utile che non una profezia, considerato il senso di ineluttabilità che questa alimenta. Esso trasmette la convinzione che la distruzione d’una comunità politica, la fine della democrazia, è sempre possibile; che non ci si può minimamente illudere ― come troppe volte ritualmente si afferma ― che a sbarrare la strada a tale possibilità siano le condizioni storiche affatto differenti, il livello più alto di sviluppo economico, le istituzioni forgiate in Europa dopo il 1945 a difesa della democrazia, una supposta maggior maturità democratica dei cittadini. Oggi come allora gli avversari della democrazia circolano numerosi tra noi, ma stanno anche dentro di noi, nel perenne conflitto, ch’è a un tempo sociale e psichico, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà; tra l’impulso di ridurre l’angoscia del futuro e del dover scegliere, e la volontà di non sottostare a nessun capo che decida in nostra vece quel che va bene per noi.
    L’opera di Allen dimostra altresì che nel momento in cui una comunità politica sta procedendo a piccoli passi, tortuosamente, verso l’abisso, nessuno è in grado di prevedere quale forma concreta prenderà il disastro, né in quale punto esso esattamente verrà a collocarsi. È proprio questa, mi pare, una delle indicazioni chiave da cogliere in positivo nel libro: se ogni passo che facciamo, all’apparenza del tutto insignificante, in realtà può avvicinarci all’abisso, e però anche allontanarcene, la migliore precauzione consiste nell’essere il più possibile consapevoli della doppia direzione in cui qualunque passo può portarci.»

    Mi sembra che tutto ciò riguardi da vicino il Paese, il Sud e questo blog. Una cosa però discuterei di quanto hai scritto: stiamo attenti anche tra noi, non attestiamoci sul pur sacrosanto carattere universale dello scambio tra servizi e prelievo fiscale. Ci sono diritti che si hanno in quanto si è esseri umani vivi, punto e basta. La civiltà comincia a erodere le sue fondamenta a partire dalle nostre timidezze.

    Ti/vi abbraccio.

    P.S.: In un altro post di cui ho sollecitato la pubblicazione, quello sulla lotta per la difesa dell’acqua come bene comune in vista dei referendum (—ATTENZIONE, quello dell’Idv è una truffa, qui si parla di quelli promossi dai movimenti di base per l’acqua pubblica con la raccolta di 1.400.000 firme, preceduta dalla legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua—), c’è lo slogan “Si scrive acqua e si legge democrazia”. Le cose stanno proprio così, legate a filo doppio. Penso che la CP debba battere un colpo su questo tema, che a un tempo è lotta per il bene comune come principio generale, per l’interesse pubblico, per l’autonomia e l’autogoverno, per la difesa di una risorsa naturale, per un aspetto concreto della cura della propria terra, per restituire sana quest’ultima ai nostri figli che ce l’hanno data in prestito.

    Michele Citoni

    25 settembre 2010 at 8:09 pm

  37. ieri positiva giornata paesologica a nusco con una dozzina di affecionados della prima ora e una quindicina di volti nuovi.
    ottima la proposta di franco di fissare un incontro alla settimana in un giorno e un orario fisso per cementare meglio il gruppo, innanzitutto sul piano delle relazioni individuali. aspettiamo riscontri senza tentennamenti

    sergio gioia

    26 settembre 2010 at 1:39 pm

  38. Concordo con Michele, quella per l’acqua pubblica, in una terra come l’irpinia, è una battaglia da sentinelle del territorio.
    Ma sono altrettanto sicuro che la sensibilità dei comunitari verso questo tema è massima.

    teoraventura

    26 settembre 2010 at 1:58 pm

  39. Stefano sono d’accordo, si tratta di intervenire concretamente a partire dalle specifiche competenze, sensibilità e attitudini del gruppo.

    P.P.S.: errata corrige per bibliofili: la collana Einaudi arancione non è quella degli Struzzi, ma dei Saggi.

    Michele Citoni

    26 settembre 2010 at 7:39 pm


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