COMUNITA' PROVVISORIA

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Lettera aperta al signor Ciriello

E’ evidente che il signor Ciriello, europeo irpino con la mente a Berlino non abbia capito nulla di quanto accade in Irpinia, che seppur europea a tutti gli effetti è distante anni luce dalla sua magnifica Berlino. I muri di cui parla sono stati abbattuti in diretta TV , in Irpinia i tanti cervelli europeisti, predicatori di aperture verso l’Europa ed il mondo hanno invece pensato a cullare solo i propri interessi in nome di una civiltà dimentica delle origini contadine. E’ indubbio che non si possa immaginare un ritorno alla civiltà contadina ma affacciarsi a guardare i sacrifici fatti dai nostri padri e dai nostri nonni non è affatto una cosa anti europeista. Il legame con la terra è per la nostra Irpinia cosa imprescindibile, negarlo vuol dire essere fuori dal mondo. L’analisi superficiale fatta da Cirillo dimostra ancora una volta il perché l’Irpinia è oggi quella che vediamo. Cirillo crede di essere il conservatore di tutte le verità, proprio come i politici o politicanti che fino ad oggi hanno governato la nostra terra negando anch’essi l’appartenenza ad un mondo contadino, un mondo vero, fatto di fatti, di lavoro di sacrificio, cercando un oasi inesistente, una apertura verso quell’Europa industrializzata che è improponibile in questi territori come dimostra ampiamente la storia degli ultimi anni.

La nostra provincia senza guida e identità è figlia del rinnegamento delle sue origini contadine. E’ irresponsabile e secondo me delirante poi affermare che Franco Arminio sia una specie di santone alla guida di una setta di ignoranti incapaci di guardare al mondo attuale, pervasi da una voglia di guardarsi indietro senza volgere lo sguardo al futuro. Mi consenta signor Ciriello lei non ha capito nulla, esattamente come coloro che con presunzione ed incapacità hanno accompagnato la nostra terra al lento ed inesorabile declino. Comunità provvisoria è l’insieme di tante personalità che grazie a Franco Armino ed alla paesologia, si ritrovano a parlare democraticamente, senza sputare veleno contro il resto del mondo di modelli di vita condivisi o meno, emergenti dal proprio modo di vedere il mondo, accettando anche di confrontarsi con gli altri e le loro visioni ed aspettative. I democristiani e non solo invasati da una voglia di ricostruzione ovunque e comunque sono esattamente il contrario di chi ama il territorio e la paesologia. Vada a spiegare agli abitanti di Teora o di Cairano o di Lacedonia, o di Aquilonia, o di Monteverde, o di Bisaccia, o di Vallata, o di … se si sentono di appartenere alla Europa a lei tanto cara ma da loro tanto, tanto lontana. Vada in giro nelle campagne altirpine, dove la vita ha il sapore del vento e della noia, vada a chiedere a chi ogni giorno lotta per sopravvivere e non fuggire verso quella Europa che come una maliarda attira i nostri giovani rubandoci la loro voglia di emergere e costringendoli ad accettare compromessi pesanti come macigni.

Lei scrive, sa scrivere e col suo scrivere ci vive, nella sua terra senza andare in cerca dell’Europa che i giovani altirpini cercano abbandonando i loro luoghi natii. Lei dice di Franco “ buona scrittura, cattiva analisi”   almeno Franco ha il coraggio di fare una analisi, altri le analisi le criticano in nome di una propria veduta personale del mondo da proporre come modello di che cosa ??? di un europeismo che qui non è mai arrivato se è vero che ancora oggi, sarà anche caduto il muro di Berlino ma noi candidiamo ancora  personaggi da Jurassic Park. Il modello che la comunità provvisoria e coloro che la compongono vogliono creare è un modello che insegni a conoscere i luoghi in cui si vive e quelli circostanti, andare in un paese, essere presenti anche per un giorno, rompere la monotonia di luoghi infermi è un esercizio di buona volontà, certamente non abbiamo alcun modo per poter proporre politicamente il cambiamento europeista che lei auspica, secondo me sbagliando obiettivo, lo vada a dire a chi politicamente decide in tal senso, lo vada a dire ha chi ha voluto il mercatone, la Bonatti, i giardini e le panchine nel fossato del carcere borbonico, lo vada a dire a chi ha proposto il Formicoso per una mega discarica, a chi da dieci anni non fa nulla per arginare una frana a Montaguto che continua a creare danni, lo vada a dire a chi sperpera i fondi europei per organizzare sagre paesane e manifestazioni che non danno assolutamente visibilità al territorio, lo dica a chi in questi decenni si è reso colpevole di impiantare fabbriche di cartone che alla prima pioggia si sono afflosciate su se stesse, lo vada a dire a chi ha saputo solo creare carrozzoni politici ed enti inutili, lo vada a dire a chi ha gestito in modo criminale la ricostruzione post terremoto e le scelte urbanistiche, lo vada a dire a coloro che hanno e che continuano, loro si a  credere che sono degli eroi, che ancora continuano negli spot elettorali ad usare parole come amore – dignità – serietà – passione …  questi caro signor Ciriello sono i nemici della nostra terra, Franco Arminio e la comunità provvisoria non hanno mai chiesto nulla a nessuno, men che meno a lei. Noi andiamo a creare eventi che possono o non possono piacere, che possono o non possono essere condivisi ma lo facciamo con lo spirito di chi ama la propria terra, che sia o non sia Europea. Nessuno ci ha mai dato nulla e a nessuno chiediamo di darci nulla. Non crede che questa sia una rivoluzione in una terra dove tutti chiedono fondi anche per andare a ca….

Franco Arminio non ha bisogno di essere difeso, questo mio scritto nasce dalla rabbia ingenerata dalle sue opinioni sparate su un foglio, usando la penna come un mitra,  sparando nel mucchio senza evidentemente conoscere nessuno dei comunitari che con tanti sacrifici cercano di proporre idee, solo idee, tese a stimolare discussioni su possibili miglioramenti della qualità della vita.

Ma purtroppo l’Irpinia che lei auspica quale  parte di Europa è ancora pervasa da intellettuali chiusi nel loro provincialismo che li rende onnipotenti, consapevolmente onnipotenti e per questo poco propensi a diventare loro per primi cittadini europei.

Giovanni Ventre

7 Risposte

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  1. Bella la replica di Giovanni. Buona la scelta dell’immagine.
    Quando si dice: “…ci mettiamo la faccia”.

    vittorio

    20 marzo 2010 at 5:32 am

  2. condivido!!!

    Agostino Della Gatta

    20 marzo 2010 at 9:03 am

  3. letto, confermato e sottoscritto…
    viva la comunità provvisoria
    viva franco arminio

    luciano

    20 marzo 2010 at 9:12 am

  4. siamo bravissimi a far girare le palle ..noi, uaooo

    Nanosecondo

    20 marzo 2010 at 11:19 am

  5. La passione di Giovanni è bella ed è un grande stimolo.Spero che non lo sia solo per me, che mi sento irpino d’adozione, ma per tutti quelli che frequentano la Comunità Provvisoria come luogo dove risuona il concerto delle voci che si oppongono agli inganni perpetrati in nome di una astratta europa e altrettanto astratta tradizione. Spero che sia stimolo per tutti coloro che hanno mente lucida e cuore aperto, onestà e serena determinazione, perchè “leggano” oltre la superficie di certi interventi. Mi sa che è ormai cominciato il concerto di coloro incominciano a cospargere cortine fumogene intorno a Franco e alla CP per preparare il terreno alla rentrée politica dei “soliti noti”, che sono stati tra i primi responsabili dei fallimenti di quei “modelli che funzionano”.

    Salvatore D'Angelo

    25 marzo 2010 at 2:08 pm

  6. grazie, Salvatore. Noi useremo il vento di Cairano per spazzare via le cortine fumogene e mostrare le verdi valli del nostro fare.

    giovanni ventre

    25 marzo 2010 at 4:24 pm

  7. verde è l’aggettivo che si accosta all’Irpinia, un gran bel dono, non degli uomini, quelli ci mettono poco, non tutti, a scempiare la bellezza dei nostri paesaggi. Sono stata due settimane fa a Bisaccia, Aquilonia, Monteverde, un vero viaggio, uno spettacolo insuperabile di bellezza, di squarci, di colline, e poi il silenzio, la solitudine. E’ arrivare in un altrove dove la meraviglia spaventa, dove il cuore si commuove per chi ha deciso di restare e la rabbia è tanta per l’ingiuria, l’offesa arrecata nel tempo ai luoghi e alla gente. Ma la gente irpina è di pasta dura e in un’epoca dove tutto si consuma, riaffermare la propria identità è un miracolo e un dovere. lia

    Lia Sellitto

    29 aprile 2010 at 9:38 am


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