COMUNITA' PROVVISORIA

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lettera ai comunitari (2)

di PAOLO DE FALCO

Cari amici di CP, la lettera di Giovanni Ventre mi da l’occasione di scrivervi, come pensavo da un po’ di tempo. Forse qualcuno ricorderà che ho partecipato alla prima edizione di Cairano 7X, su invito di Franco Arminio. Portai i miei film-documentari sugli italiani in Argentina e Cile (Radice e frontiera e Frontiera blanca) ma soprattutto venni con la mia piccola troupe poiché stavo girando il mio film Via Appia. Quando seppi di quello che stavate organizzando a Cairano pensai che sarebbe stato molto interessante venire a stare con voi, non solo per la lavorazione del mio film.
E così è stato: Cairano, la Piana del Formicoso, Arminio e alcuni di voi sono entrati nel film. E durante 7X ho conosciuto Giacomo De Stefano al quale proposi di lavorare con me, attraversando i fiumi del sud con una piccola barchetta.
Non voglio parlare del mio film ora. Ma raccontarvi di alcune sensazioni che fanno seguito a ciò che ha scritto Giovanni Ventre.
Il mio lavoro, la mia storia mi hanno portato a sentirmi sempre più cosmopolita. Dico subito che del progetto di CP mi hanno interessato molte cose. Forse maggiormente proprio quelle “difettose”, almeno per me. Quelle cose che mi affaticavano per vari motivi. Questo non tanto perché entrare in crisi è uno stato che mi piace e fluttuare e faticare nelle sensazioni opposte, nelle intermittenze del cuore e del pensiero, mi fa sentire vivo. Ma perché sono interessato alla complessità delle cose, non alla loro riduzione schematica e semplicistica, al famoso bianco e nero.
Dunque non ero interessato a dare giudizi né tantomeno a darli ora su CP.
Se vi scrivo, però, è per esprimere un dispiacere.

Nel mio lavoro cerco di trovare un difficile equilibrio, apparentemente paradossale, tra empatia e distacco. Faccio un cinema non del reale ma semmai dal reale e “spingo” l’osservazione, la “registrazione”, attuata attraverso la ricerca di un punto di vista “invisibile”, ad entrare dentro una narrazione che è frutto di scelte precise (anche se a volte inconsce e misteriose), una narrazione che porti il realismo all’incontro con l’astratto e il metafisico. Non voglio dilungarmi su questioni teoriche e forse, vanitosamente, raccontarvi della mia ricerca. Tuttavia se l’invito a venire a vedere il mio film non è bastato, se qualche mail scambiata con Arminio e Martino non hanno portato ad un dialogo vero e profondo, se anche qualche mio commento su FB è passato inosservato, allora cerco di prendermi un po’ la vostra attenzione aldilà della vostra indifferenza, della vostra chiusura, del mio pudore e insomma, in una parola, della solitudine in cui tutti stiamo sempre più finendo.
Ma vorrei che provaste a sentire il mio come un gesto di dialogo, come un invito al confronto non come un atto d’accusa.
Certo è non solo incoerente, come dice Ventre, parlare di sensibilità, di ascolto, di democrazia, di rigore e poi comportarsi con sufficienza, con autoreferenzialità continua, con paura.
A meno che si usino i paesi, i vecchi, il sud come dei prodotti tipici da “vendere”.
Ho imparato che spesso l’interesse personale si nasconde proprio la dove meno sembra esserci, dove ideologicamente e sentimentalmente gli individui sembrano meno soggetti al suo “potere”. Certo, parlo di un nascondiglio non voluto cinicamente, ma magari inconscio, sofferto, intermittente.
Tuttavia se come dice sempre Ventre, Cairano serve a lavarsi la coscienza, se non si ha il coraggio di offrire non tanto le medicine agli altri ma prima di tutto a se stessi, aprendosi con impegno e umiltà, allora una Comunità non può che andare verso una celebrazione retorica di se stessa.
Io non amo l’enfasi, né quella antropologica che tende a vedere che “essere irpino, essere napoletano, essere salernitano, esprimere con forza l’orgoglio dell’appartenenza ad una etnia, ad un popolo, ad una tribù, ad un villaggio non è altro che riconoscere se stessi, le proprie origini rispetto ad un mondo globalizzato il cui motto è: tagliare tutti i peri selvatici”. Né quella politica o ideologica, spesso tesa al vittimismo.
E non sono d’accordo con Ventre. Credo che le frontiere le facciamo noi, prima che con le leggi, con le nostre “teste”. Nonostante il mondo si stia abbrutendo esso va colto, sempre più, nella sua interezza, nella sua ampia possibilità. Anche quella drammatica. Senza paura. Il nostro paese ha una storia “meticcia” eppure è così lontano dall’essere una società multirazziale. E non ci sono le sole questioni economiche alla radice di questa difficoltà.
La deriva antropologica non vuol dire necessariamente alienazione, ma può voler dire creare, aprirsi ad un’altra identità forse più liquida, come dice qualcuno, ma in tutti i casi più ricca di suggestioni. Ho imparato dagli italiani emigrati che ho incontrato, che attaccamento alle radici e cosmopolitismo possono coesistere. E che lo smarrimento procurato da un’indeterminazione identitaria può anche rappresentare, appunto, una risorsa, costringendoci a cercarci sempre nel mondo. Ed è questo quello che conta: la ricerca.
La ricerca è rivoluzionaria. Ed è faticosa solo se ce ne opponiamo, ma se diventa la nostra “casa”, essa ci può riparare come e meglio di qualsiasi altra appartenenza.
E poi se l’identità si chiude, necessariamente, prima o poi, si spezza. Certo solo i forti possono aprirsi… solo chi è radicato bene in se stesso non ha bisogno sempre di se stesso. Viviamo un’epoca strapiena di egocentrici e vanitosi e non sono solo quelli che ci governano a soffrire di questa patologia!
Comunque potete trovare altre riflessioni su questo argomento sul sito dell’Archivio liquido dell’identità (www.archivioliquido.org). Proposi una collaborazione tra la CP e l’archivio già due anni fa ad Arminio, poi ripetuta in altre occasioni ma ho visto poco interesse non solo sul piano dei fatti ma anche su quello ideale. L’anno scorso poi ho proposto di montare un corto documentario dedicato a due dolcissimi vecchietti (Vito Luongo e Leonilda Santoro) che abitavano accanto alla casa dove stavo con la mia troupe, alla fine del paese, chiedendo un piccolo contributo a Cairano 7X. Arminio mi propose di girare la richiesta direttamente al Comune di Cairano, il quale ci rispose che non c’erano fondi.
Il Comune però ci ha ospitato gentilmente per delle riprese ulteriori di Via Appia durante l’inverno. Ma non è stato il rifiuto economico che mi ha fatto dispiacere: pensavo che dopo i difetti della prima edizione di 7X, di cui parlai con il caro Mario Perrotta, la CP avrebbe deciso di fare una seconda edizione più rigorosa, più attenta a scegliere ed attivare percorsi creativi sostanziali e che cominciassero a costruire dei processi, provvisori magari, ma realmente incidenti sul territorio. A vari livelli.
Pensavo, francamente, che mi avreste invitato ancora alla seconda edizione, non solo per scusarvi per la cattiva organizzazione del mio film Radice e frontiera, ma perché, appunto, interessati al mio lavoro. Io ho attraversato tutte le arti in quasi 30 anni di studio e lavoro
(nei quali ho incontrato tanti maestri) e ho fatto anche il direttore artistico e mi occupo, con grande passione, di pedagogia creativa. Ho scelto di non fare più il direttore artistico di residenze artistiche o rassegne-festival né di parteciparvi come giurato per dedicarmi solo al mie mestiere creativo ma se vi racconto questo è per dire che mi sarebbe piaciuto dare un mio piccolo apporto al vostro progetto. Perché, aldilà dei proclami e dell’enfasi, amo anche io il Sud.
Ma del sud mi piace soprattutto il suo tempo aperto, la sua vocazione all’assenza.
Con il tempo, con la maturità ho imparato ad interessarmi della storia (sia intesa come il Grande Scenario nel quale si iscrivono quotidianamente le nostre vicende, sia intesa come composizione formale ed estetica). Ma della storia fondamentalmente “me ne fotto”, come diceva qualcuno… Perché è il tempo, o la sua assenza, il vero “magister vitae”.
E poi se faccio un cinema anche documentario è perché forse cerco dei finali nuovi, ovvero cerco di non far finire un film. Di farlo continuare nella vita, diciamo così.
I miei film, dunque, hanno bisogno dello spettatore, sia prima che dopo. Del suo lavoro.
Hanno bisogno di voi.

E dunque, vi chiedo, perché siete stati così poco interessati a Via Appia, che parla di Cairano, di voi, ma soprattutto del sud, della sua irracontabilità, magari?
Forse perché chi lo ha fatto non fa parte attiva di CP? Perché è uno straniero?
O perché c’è Pascale, uno scrittore metropolitano che attacca i prodotti tipici?
O perché non siete interessati a specchiarvi? O a vedervi costretti in una lettura soggettiva, arbitraria, che vi ha “usato”, senza coinvolgervi attivamente?
Francamente non capisco.
Anche se ho imparato che una comunità, generalmente, ha sempre difficoltà nel rivedersi “raccontata”. Desidera che qualcuno ne restituisca i suoi gesti, ma poi ha paura di questa narrazione. E’ comprensibile, ma bisogna sforzarsi e vedere. Comunque sia, può essere interessante.
Finisco allora con l’invitarvi alla proiezione che ci sarà Giovedì 27 alle 22.30 al Bif&st di Bari. Ho rifiutato la partecipazione in concorso chiedendo al Direttore Laudadio di organizzare un incontro sul-oltre il mio film. Un incontro che partendo da Via Appia possa diventare un’occasione di riflessione ed immaginazione su alcuni temi che ci stanno a cuore.
Vi informo che a Torino, dove c’è stata la prima del film, e dove non ho visto nessuno di voi, è venuto Felice Floris, leader del movimento dei pastori sardi. Un amico comune, Paolo De Cesare (un intellettuale e operatore culturale pugliese che potrebbe dare un bel apporto a CP) gli aveva parlato del film e loro sono venuti appositamente per vederlo e per confrontarsi con me e Pascale e anche, certo, per usare uno scenario nazionale e prestigioso per parlare dei loro problemi.
Per Bari mi piacerebbe che avvenisse un bell’ incontro con loro, voi e altri che lavorano nel sud come Frammartino di cui vi consiglio di vedere il suo bel Le quattro volte.
Ma non credo che sarà possibile: finora non ho avuto alcuna “proposta” operativa da parte del Festival. Ma questo appartiene ad un’altra questione, una questione più grande che riguarda tutto il paesaggio culturale italiano sempre più cinico e spento.
Che riguarda la Puglia, la tanto acclamata Puglia, dove ora tutti vengono a girare ma dove i soldi vengono spesi male, forse per costruire solo un consenso consumistico.
Spero, però, che vi interessi la cosa anche se si tratta di un altro territorio.
Come spero che abbiate voglia di organizzare una proiezione del film a Cairano o in altro luogo dell’Irpinia, dato che a parte qualche complimento di Arminio non ho ricevuto da lui alcun invito-proposta in tal senso.
Vedere Arminio e Pascale che in sogno si incontrano sulla piana del formicoso tra le pale eoliche che girano al contrario, vederli rimproverarsi reciprocamente di somigliare a Don Chisciotte, vederli allontanarsi, non sarà forse un esercizio di paesologia ma un atto di testimonianza e di abbandono all’auto ironia forse salutare per tutti, un invito a sorridere delle nostre paure provvisorie…
Un caro saluto a tutti, Paolo De Falco

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SEGNALAZIONI DEL FILM ‘via appia ‘ SUl BLOG  C.P.

https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?s=paolo+de+falco

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Written by A_ve

11 gennaio 2011 a 7:50 pm

10 Risposte

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  1. mi ritrovo dal rigo 33 al 42
    a metà novembre 2010 ho scritto più o meno le attuali parole di giovanni ventre e di paolo de falco

    il blog è un insostituibile sismografo

    a_ver

    11 gennaio 2011 at 7:59 pm

  2. post succoso e trailer intrigante
    http://www.cinemaitaliano.info/viaappia

    lucrezia r.

    11 gennaio 2011 at 8:28 pm

  3. A novembre non c’ero, ma quoto anch’io 33-41, scritti così laicamente e senza puntare il dito contro alcun dolo.

    Bravo Paolo per la tua attività che trovo militante, qualsiasi sia la direzione verso cui tu la vedi indirizzata.

    Archivio Liquido è concetto e nome geniale, che ben rappresenta il progetto che presenti e rappresenti. Trovo -ma è parere personale- che si avvicini al mio filo ispiratore, che vede nella continuità fra la provenienza e il futuro la chiave di un’esistenza sostenibile. Se ne distanzierebbe se mai non dovesse comprendere, come pure lecito ma assimilandosi ad impropensi all’ascolto incapaci di reinterpretare termini sentiti altrove, che la difesa dei concetti di dignità e di identità è solo resistenza contro una diluizione subita, e non scelta.

    Il romano e il milanese oggi si diluiscono per schiribizzo, e tipicamente non verso la basilicata o puglia, nonostante il sapore più fancy che queste suggeriscano di recente ai loro palati. Il Sud è stato sempre, nella storia, e volente o nolente, campione di dialogo e apertura al mondo e alle cose nuove. Ma mi sarebbe piaciuto che anche i pugliesi che intervisti nel film avessero potuto scegliere di diluirsi altrove per capriccio. Eppure, qualcosa inaugurò per loro una costrizione all’emigrazione, dal 1875. L’emigrazione anch’essa fisica ma stavolta intellettuale di noi altri, e l’emigrazione verso modelli culturali esclusivamente altrui anche per chi resta, la decimazione e non diluizione Sud, il collasso endogeno e in inviluppo accelerante della cultura Sud, trovano tutti comune origine nella dislocazione al Nord, fuori dalla comunità culturalmente diversa che veniva surrettiziamente conquistata, di ogni prospettiva di sviluppo economico. La mia è una teoria neo-marxiana di quella che tu chiami “vocazione all’assenza” e che potremmo dire “vocazione alla liquefazione” (termini invece storici, con date di inizio) del Sud e della sua cultura.

    Completando da Salvemini: l’alleanza scellerata fra neo-imprenditori del Nord e conservazione del Sud a scapito della neo-imprenditoria di giù (Napoli era il principale distretto industriale della penisola nel 1859) ha impedito, stroncato il prosperare graduale di opportunità economiche che sorreggessero noi e la nostra maniera di essere e di evolvere proprietariamente verso la più aperta modernità, ha deviato e reso chino il fusto, ha menomato in pubertà il cavallo e l’ha reso perdente. Quello vincente su cui spostare le scommesse, e la propria vita, è altrove. É in quei luoghi dove qualcuno, se vuole, sceglie di diluire il proprio archivio.

    Luca Maria Sessa

    11 gennaio 2011 at 9:20 pm

  4. ho saputo in ritardo dal quotidiano il mattino della presentazione del film a torino. senza inutili giustificazioni, recuperiamo il tempo perduto. non so le intenzioni del direttore artistico ma confermo che il comune si impegna alla proiezione del film dentro o fuori cairano 7x. paolo, hai i miei numeri, possiamo parlarne. cordialmente. luigi

    LUIGI D'ANGELIS

    12 gennaio 2011 at 12:03 am

  5. la lettera del regista documentarista intellettuale Paolo De Falco è una lettera che si riceve gradevolmente, si apprezza e si custodisce nel file della memoria evocativa rievocativa financo affettiva

    Il motivo per il quale L’Autore della lettera ai comunitari abbia deciso di inviarla proprio oggi mi è chiaro limpido recoaro.
    Siamo all’esposizione universale dei pezzi pregiati della collezione comunitaria e del Blog.
    Arminio plaude, ma non commenta.
    Arminio autorizza ma non scrive
    arminio ha tante cose da fare in questo momento, in questi contesti.
    Ha lasciato gli ultimi Post e la splendida intervista radiofonica radio3 rai fahrenheit di lunedi’ dieci gennaio duemilaundici.
    Io lavoro al suo fianco, io opero nel sociale, sul Blog ed in CP per aiutare Franco Arminio che ha bisogno di sostegno di calore umano ma anche di idee, di dolcezza persuasiva.
    Il nostro gioiello della collezione del “tesoro di sangennarofacciagialla” è Franco Arminio, irpino alto irpino d’oriente.
    Oriente guarda alla Puglia, alla Basilicata più a sud alla Calabria ma anche a Nord Molisano ed Abruzzese.
    Guarda ai quattro punti cardinali della bussola letteraria poetica cinematografica paesologica nazionale internazionale e mondiale con uno sguardo glocale e non solo globalizzato.
    Bisaccia non è sant’Angelo dei Lombrdi
    Cairano non è Nusco
    Lioni non è S.Andrea di Conza e neppure Caposele.
    Tutti questi Paesi ,insieme, nella concordia, costituiscono l’Alta Irpinia l’Altra Irpinia.
    Se rimarranno uniti, senza campanilismo e senza rancorose invidie e gelosie, Franco cer la farà ad entrare nel firmamento nazinale ed internazionale dell letteratura della poetica della paesologia e della cinematografia neo neo realista post neo realista documentaristica appunto.
    Se tutti gli daremo la mano e non una pugnalata Franco sarà lieto di darci la sua.
    Ogni controbuto alla consacrazione di Franco Arminio è gradito apprezzto.
    Quindi vivissime congratulazoni a Paolo de Falco che mi auguro di poter conoscere presto di persona.
    Ad maiora, cuius regio eius religio. Cordialmente
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    12 gennaio 2011 at 4:18 am

  6. Grazie Paolo per questo intervento, credo che sia di immenso aiuto a tutti. Spero di incontrarti, vedrò se possibile di essere a Bari.

    giovanni ventre

    12 gennaio 2011 at 9:20 am

  7. il richiamo ai 9 righi rappresenta, mi rivolgo a mauro, una riflessione -personale ma allargata in termini di gruppo cp- per la mancata azione politica, per la chiusura autoreferenziale in cui ci crogioliamo. concordo col medico del cremlino che in passato, pur con minor tempo e mezzi e ridotta capacità comunicativa, gli intellettuali-politici incidevano nelle comunità locali, aggregando intorno a idee ma soprattutto intorno a battaglie civili (terra, lavoro, uguaglianza ecc.). Si facevano i manifesti e si usava il ciclostile.
    Noi ci scriviamo. Ecco 33-41 per me è questo, in questo momento.

    Riguardo il film -che non ho visto- chiedo a Paolo De Falco se può inviarcene copia in modo che organizziamo una proiezione in una delle prossime giornate della CP. Bari è lontana ed è poco ecologico spostarsi in macchina. grazie

    a_ver

    12 gennaio 2011 at 11:02 am

  8. lunedì a nusco stabiliamo alcune azioni da fare nelle prossime settimane.
    azioni comunitarie e non singole…..

    Arminio

    12 gennaio 2011 at 11:10 am

  9. presente,lunedi’ a Nusco a che ora, in quale location con quale ordin del giorno.
    Lunedi’ ci sono quei comunitari che vanno a mangiare le tommacelle a Teora(vuoi mettere?”) dove pure è festa per sant’antuono diciassette gennaio…
    ma è evidente che quest’anno Nusco è il centro del Mondo non solo il balcone con le terrazze sull’Irpinia bella altra irpinia.
    Attendiamo coordinate per partecipare,grazie
    RQ

    rocco quagliariello

    12 gennaio 2011 at 11:36 am

  10. le coordinate prcise sono nel post arminiano “la nostra politica” diavolo di un paesologo poetico scrittore bromurato poco poco picca picca na’ntecchia

    rocco quagliariello

    12 gennaio 2011 at 11:53 am


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